CHI HA PAURA DELLA RESISTENZA IRACHENA?

Il 19 marzo non è un giorno qualunque. E' l'anniversario del criminale attacco americano all'Iraq. Due anni di occupazione - 250mila civili uccisi, 100mila incarcerati, 10mila desaparecidos, decine di migliaia di torturati - hanno mostrato di quali mostruosità sia capace l'imperialismo USA.

Ma due anni di eroica lotta di Resistenza, in drammatiche condizioni di isolamento dovuto ad una sproporzione di forze militari, politiche e mediatiche senza precedenti nella storia, hanno dimostrato che resistere all'oppressione è non solo giusto, ma anche possibile.

E' questo l'insegnamento fondamentale che ci viene dalla lotta di liberazione del popolo iracheno, ed è questa la ragione fondamentale per cui tutte le forze che intendono sinceramente opporsi al disegno imperiale americano dovrebbero SOSTENERE ESPLICITAMENTE, senza se e senza ma, LA RESISTENZA.

Accade invece che gli organizzatori italiani dell'odierna manifestazione continuino a limitarsi ad indicarne la legittimità, certo importante ma decisamente insufficiente, anziché il necessario SOSTEGNO.

Accade invece che venga deciso di non dare la parola ad un rappresentante della RESISTENZA, cosa ben strana in una giornata dedicata alla lotta contro l'occupazione dell'Iraq.

C'è insomma chi, pur riconoscendo il diritto a resistere - e ci mancherebbe altro! - continua a barcamenarsi pur di non doversi schierare.

I Comitati Iraq Libero, che per primi hanno raccolto in Italia l'appello a manifestare il 19 marzo, che per primi hanno invitato tutte le componenti più avanzate del movimento contro la guerra a manifestare unitariamente, denunciano la pericolosità di questa posizione. Una posizione che non vuole fare i conti con alcune verità:

1. Se non vi fosse stata la Resistenza armata agli occupanti lo stesso movimento contro la guerra in occidente si sarebbe definitivamente liquefatto. In altre parole: se siamo qui lo dobbiamo alla Resistenza.

2. In Iraq, Bush lo ripete in continuazione, si gioca una partita decisiva. E' quella la prima linea tra le pretese imperiali americane e chi, nelle diverse situazioni, vi si oppone.

3. Non si contrasta il neoservilismo politicamente corretto alla Bertinotti con una linea semplicemente un pò più avanzata, ma che si rifiuta di fare i conti con le ragioni politiche e teoriche di quella deriva, che non esce da un "politically correct" sia pure un pò più a sinistra, che non vuole affrontare seriamente il nodo della lotta al regime bipolare

Il 13 marzo, insieme a tante realtà che sono qui anche oggi, con l'adesione di personaggi importanti della politica e della cultura - da Giorgio Bocca a Gianni Vattimo, da Hamza Piccardo a Giulio Girardi, da Falco Accame a Domenico Losurdo, da Luigi Cortesi a Roberto Giammanco - abbiamo manifestato a Sant'Anna di Stazzema per commemorare congiuntamente, con un gemellaggio simbolico con la città di Falluja, le vittime del nazismo, del fascismo e dell'imperialismo americano. Anche in questo caso il conformismo che porta alla prodianaUnione ha colpito. Lo ha fatto con una censura de Il Manifesto ad un'inserzione per la manifestazione di Sant'Anna, con la motivazione che la redazione di quel giornale non accetta, neppure a pagamento (a differenza dei paginoni di pubblicità dell'ENI i cui interessi non sono certo estranei alla presenza delle truppe a Nassirya), alcuna equiparazione tra la Resistenza italiana e quella irachena.

Insomma, il punto è: siamo con la Resistenza irachena oppure no?

La nostra posizione è nota e pensiamo sia condivisa dalla maggioranza di chi lotta contro la guerra e l'occupazione: siamo con la Resistenza non solo perché giusta ma anche perché decisiva, in questo contesto storico, nella battaglia più generale contro l'imperialismo.

Chi continua a tergiversare non reca danno soltanto alla lotta del popolo iracheno, danneggia anche se stesso se il suo scopo è davvero quello di costruire un'alternativa in Italia.

E' su questo, in particolare, che invitiamo tutti a riflettere.

COMITATI IRAQ LIBERO - 19 marzo 2005


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