La carovana dei migranti honduregni e altro...

Alessandro Di Battista

Vi racconto una storia. C'è un Paese ricco, ma proprio ricco. Ha moltissimi fiumi, montagne, campi fertili. Non ci vivono neppure troppe persone. Avrebbe tutto per garantire una vita degna alla sua popolazione. Eppure, da decenni ormai, la gente se ne va. Oggi, tra l'altro, le persone hanno deciso di organizzarsi in vere e proprie carovane. Si danno appuntamento via whatsapp e partono in migliaia. Superano il confine con il Guatemala, poi entrano in Messico e da lì risalgono fino agli Stati Uniti. Pare che al confine con gli USA incontreranno migliaia di soldati ma non gli importa. Ci provano. E comunque, nonostante tutti i disagi possibili e immaginabili che si possono avere nel percorrere migliaia di km a piedi con bambini in braccio, meglio questa carovana dei "bordos" di San Pedro Sula o delle bidonville di Tegucigalpa.

Anche prima delle carovane gli honduregni partivano direzione USA. Qualcuno lo faceva per conto proprio ma la maggior parte affidandosi a un coyote, un intermediario, un trafficante di uomini per intenderci. Costo? Tra i 7000 e gli 8000 dollari. Questi denari mica se li prende tutti il coyote. Figuriamoci, il cammino dei migranti in Messico lo gestisce il narcotraffico e i narcos vanno pagati bene altrimenti si sa quel che potrebbe succedere. Con questo denaro i narcos, oltre a corrompere poliziotti, soldati, oltre a rendere felici alcuni banchieri del primo mondo, foraggiano le bande criminali honduregne o salvadoregne. Qui le chiamano pandillas o maras e controllano i quartieri popolari. Comandano loro. L'estorsione è la normalità, è un'"imposta di guerra" perché le maras sono in guerra tra loro. La Salvatrucha contro la Mara 18 e in mezzo c'è la povera gente che se non collabora muore, se parla muore, se alza la testa muore, se al contrario collabora rischia di essere ammazzata dalla banda rivale.

La povertà è la miglior benzina per la violenza. Nei "bordos", ovvero le baraccopoli ai lati dei fiumi di San Pedro Sula, la miseria è disarmante. Si vive in mezzo alla mondezza senza nulla di nulla. Poi arriva un tizio in moto e promette a un bambino di 11, 12 anni qualche banconota in cambio di un lavoretto. Si inizia con lavori semplici, si inizia a fare le vedette davanti ai quartieri controllati. Basta avvisare chi di dovere se entra qualcuno e il gioco è fatto. I bambini accettano, hanno solo un desiderio, comprarsi un paio di scarpe o magari fare un regalo alla mamma perché la vedono disperata la mamma, sempre disperata perché non riesce a mettere su 3 pasti al giorno per i suoi figli. Questa è la situazione.

Ma non è tutto. Nel 2009 successe una cosa che pochi giornali italiani riportarono. Il premio Nobel per la pace Obama, quello buono e bravo perché afroamericano, insieme all'idolo del centro-sinistra nostrano e del gruppo l'Espresso Hillary Clinton, avallarono un colpo di stato militare contro il Presidente legittimamente eletto dell'Honduras Manuel Zelaya. Zelaya (un moderato, non certo un comunista) aveva osato guardarsi intorno per comprare petrolio ad un prezzo più basso rispetto a quello imposto dai soliti colossi e soprattutto aveva rifiutato le ricette imposte dal Fondo Monetario Internazionale. L'FMI fa una cosa molto semplice. Viene da te e ti propone un prestito. In realtà si incazza anche se non lo accetti e se si incazza l'FMI sono dolori. Ad ogni modo se invece decidi di accettarlo ti impone cambi strutturali alla tua società: abbassamenti salariali, taglio alle pensioni, privatizzazioni su privatizzazioni. Intendiamoci, mica lo fanno solo nel sud del mondo. In Grecia hanno fatto la stessa cosa, in Italia anche. La legge Fornero da dove viene secondo voi? Ebbene questo signore, Manuel Zelaya, si è rifiutato di obbedire a certi ordini. Risultato? I militari gli sono entrati in casa di notte, l'hanno catturato, messo su un aereo e spedito in Costa Rica. Zelaya (un moderato, non certo un comunista) aveva anche alzato il reddito minimo. Dal 2009 ad oggi l'Honduras è sprofondato in una crisi senza precedenti dal punto di vista sociale e di insicurezza. Ai semafori delle strade le mamme ti fermano per chiederti di comprargli i chiodi o un po' di gesso per la frattura di un figlio. I pochi ospedali pubblici mica ce li hanno i chiodi. Ma i fast-food spuntano dovunque, nascono nuovi ricchi sempre più ricchi dalla distruzione di tutto ciò che è pubblico per la felicità del FMI. La droga circola ovunque, rimediare un kalashnikov è un gioco da ragazzi e la gente fugge. E vorrei vedere!

Se io vivessi nei quartieri che ho visitato con il rischio ma direi quasi la certezza di vedere prima o poi mio figlio in una banda criminale io non avrei dubbi. Mi informerei sulla partenza della prossima carovana e andrei con loro. E credetemi, andrebbe con loro anche il primo degli xenofobi nostrani. Con questo che voglio dire che vanno buttate giù le frontiere e favorita l'entrata di chiunque fugga dal proprio Paese? Figuriamoci. E' un dovere di uno Stato serio difendere le proprie frontiere e gestire i flussi migratori. Ci mancherebbe altro. Ma è un dovere anche accendere il cervello quando si parla di immigrazione. Se non si interviene sulle cause, se non si comprende chi e cosa generano i fenomeni migratori non se ne esce. E non basteranno neppure 15.000 soldati mandati da Trump al confine con il Messico! E la principale causa delle ingiustizie, della violenza, delle povertà è questo dannatissimo neoliberismo dilagante, questo stramaledettissimo libero mercato che libero oltretutto non è, questo strapotere della finanza a livello globale, da Roma a Washington passando per Bruxelles e San Pedro Sula.

Quel che scrivo è frutto di ciò che ho visto, delle persone che ho incontrato. Ho avuto un bel colloquio con Manuel Zelaya oltretutto. Qualcuno adesso dirà un bel "e sti cazzi". Magari sarà lo stesso che si lamenta dei flussi migratori. Ebbene cerchiamo di ragionare e cerchiamo di comprendere chi sono i veri nemici dello sviluppo dei popoli. Il capolavoro del sistema (anche mediatico) è la guerra tra poveri, è metterci gli uni contro gli altri. Quello stesso sistema mediatico che ha osannato Obama e la Clinton e che magari adesso crocifigge Trump. Io non avrei mai votato Trump se fossi stato nordamericano (avrei votato la leader verde come ho sempre dichiarato) ma se avesse vinto la Clinton oggi il mondo sarebbe molto più insicuro, nuovi colpi di stato sarebbero stati avallati e le bombe sarebbero arrivate copiose su Damasco. Chi non vede tutto questo ha ancora troppe fette di ideologia davanti agli occhi o, semplicemente, legge ancora Repubblica...