Più che i sovranisti
servirebbero i sanculotti

Dal 1791 sanculotti (senza culottes) fu il nome dei partigiani della rivoluzione, i patrioti che svolgevano le mansioni considerate indegne dai nobili e dai grandi borghesi che indossavano le culottes

  Mentre i radikalen italiani stanno freneticamente lavorando su come raccogliere un po' di voti alle elezioni europee prossime venture, la situazione, quella reale, va avanti senza di loro. L'assenza di costoro non si sente, anche se continuano le azioni diversive non solo per tenere la scena, ma anche per far crescere, sotto la direzione dei piddini e dell'apparato berlusconiano, l'esecrazione contro il governo giallo-verde.

   In questo scenario di cambiamenti una assenza si nota ed è quella di una forza che sappia spingere in avanti lo scontro sulle questioni su cui si sta giocando la partita: il rapporto con l'Europa e i provvedimenti, sia pur limitati, di carattere sociale (ma anche istituzionale) contro cui si sta abbattendo la furia dei liberisti europei e italiani.

   Anche se si parla di decimali, la questione è ben altra ed è tutta politica. Un cedimento sui decimali rispetto alla manovra di bilancio vorrebbe dire, per Bruxelles e per l'ancien régime italiano, una confitta strategica che li metterebbe fuori gioco, dimostrando che l'austerità è uno spauracchio finalizzato a scopi inconfessabili. Per questo gli euroliberisti si accaniscono oltre misura e sfidano il ridicolo.

   Il governo giallo-verde, percorso da varie pulsioni (che provocano contraddizioni e torsioni, in particolare nell'area salviniana) finora ha retto, ma già porta i segni della battaglia ancora in corso.

   In soccorso a Di Maio e agli antieuropeisti del governo non ci sono però, se è lecito un azzardato esempio storico, i sanculotti della rivoluzione francese che pure nella loro autonomia, di cui pagarono il prezzo, entrarono in scena per battere le forze della restaurazione e imprimere un corso più radicale alle cose.

   No, quelli che dovevano rappresentare i sanculotti italiani, che per anni hanno strepitato con frasi vuote nei cortei rituali, hanno assunto la posizione che l'ancien régime ha richiesto loro per tenerli nel teatrino della democrazia dei talk show. La situazione si è quindi squilibrata e l'esito è incerto.

   A questo punto la domanda è: è possibile la chiamata a raccolta di quelli che noi definiamo sanculotti per dare una spinta nella direzione giusta? Finora all'appello si sono presentati sparuti gruppi che si definiscono sovranisti che pensavano, e pensano tuttora, di poter costituire un richiamo (magari elettorale) per chi non vuole omologarsi con i radikalen e di cavalcare quella spinta antieuropeista che ha portato la Lega e i Cinque Stelle al governo. Questa però sembra un'illusione che sa tanto di tentativo di strumentalizzazione degli eventi senza fare i conti con la realtà.

   Oggi non abbiamo bisogno di personaggi come Fassina con la sua Patria e Costituzione o di altri gruppetti che vengono da sinistra e timidamente, senza capire forze in campo e strategia politica da seguire (dentro e non fuori da questa situazione), ci fanno lezioni di patriottismo. Non è il patriottismo dell'ultima ora che può servire, ma servirebbe chi avesse compreso che, con una parola efficace, deve svolgere il ruolo che i sanculotti svolsero nel corso degli avvenimenti francesi all'epoca della grande rivoluzione.

   Certo, fuor di metafora, qui non c'è una grande rivoluzione e all'orizzonte non sono spuntati i sanculotti con le picche, ma ci accontenteremmo almeno dell'apertura di una discussione seria e militante che non ci faccia cadere nella farsa del patriottismo sovranista.

Aginform
26 novembre 2018