Il nuovo sistema di sicurezza nazionale della Russia
e gli obiettivi dell'ordine mondiale americano

Dichiarazione del CC del VKPB (Partito Comunista Pansovietico dei Bolscevichi - segretario generale Nina Andreeva)
e del Centro per la lotta contro l’imperialismo

La visita ufficiale in Russia del Presidente USA George Bush, i suoi colloqui con il Presidente della Federazione Russa V.V. Putin ed il summit Russia - NATO di Roma sono stati in questi ultimi mesi al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Sullo sfondo di questi avvenimenti si guarda ai preparativi del prossimo vertice della NATO, da tenersi a Praga nel mese di novembre.

Il Trattato sulla riduzione dei potenziali strategici offensivi (Trattato sui PSO), la Dichiarazione congiunta sulle nuove relazioni strategiche tra la FR e gli USA e una serie di altri documenti firmati il 24 maggio scorso al termine dell’incontro dei due presidenti a Mosca hanno suscitato euforia nei circoli dirigenti russi e nei partiti politici al loro servizio. I mass-media da essi controllati manifestano lo stesso entusiasmo anche per le decisioni prese il 28 maggio scorso al summit di Roma, presentandole quasi come un trionfo della politica estera e della diplomazìa russe. Tutte queste "conquiste" e "vittorie" vengono ricollegate in una forma o nell’altra alla concezione del nuovo sistema di sicurezza intemazionale avanzata dal presidente della FR ed esposta nel messaggio da lui inviato all’Assembla Federale della FR il 18 aprile c.a., oltre che nel suo discorso ai veterani della Grande Guerra Patriottica in occasione del 47° anniversario della Vittoria sul fascismo.

A tale riguardo riteniamo indispensabile esprimere le seguenti considerazioni.

Primo

Da oltre un decennio ormai gli Stati Uniti, divenuti l’unica superpotenza grazie alle condizioni favorevoli determinatesi dopo il crollo dell’URSS, stanno tentando di imporre in tutto il mondo ed a tappe forzate la Pax Americana, l’ordine mondiale USA. Nella loro battaglia per il conseguimento di questo fine essi utilizzano il processo oggettivo di internazionalizzazione dei rapporti economici su scala planetaria. Il capitale americano, detenendo le leve di comando di gran parte delle più potenti corporazioni transnazionali, guida la sfrenata espansione degli imperialisti-globalizzatori in ogni continente. Da parte loro, i militaristi americani svolgono il ruolo decisivo in seno ai blocchi militari e alle alleanze aggressive dell’imperialismo, mentre la macchina propagandistica USA conduce una inesauribile campagna ideologica e persistenti guerre psicologiche contro i popoli amanti della libertà con l’intento di privarli dei loro valori spirituali e di imporre a civiltà antichissime il culto del profitto ed altre "delizie" dell’imperialismo, spudoratamente definite "diritti umani" e "democrazia".

E’ chiaro che in simili condizioni qualsiasi sistema di sicurezza internazionale minimamente solido deve prevedere misure concrete capaci di contrastare l’aggressione ed ogni altro genere di attentati alla sovranità e all’indipendenza dei popoli. Ma proprio questo manca nelle proposte del presidente della FR per il nuovo sistema di sicurezza internazionale. Il suo messaggio all’Assemblea Federale anzi, differenziandosi persino dagli analoghi messaggi di Eltzin, non contiene una sola parola sul Consiglio di Sicurezza dell’ONU come principale organismo di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, al quale oltretutto spettano i poteri esclusivi di decidere sull’uso della forza. Non è un caso che i mass-media russi abbiano scatenato proprio ora una campagna a favore della radicale trasformazione dell’ONU e della sua sostituzione con un altro organismo, ad esempio con la NATO.

Secondo

Il Trattato URSS-USA sulla limitazione dei sistemi di difesa antimissilistica del 26 maggio 1972 (ABM) è stato giustamente considerato per un trentennio, anche nella Federazione Russa il pilastro della stabilità strategica nel mondo. Il 13 giugno c.a, gli Stati Uniti usciranno ufficialmente da questo Trattato (la relativa notifica è stata inviata il 13 dicembre 2001 con i previsti sei mesi di anticipo), che in tal modo cesserà di esistere. Nei documenti sottoscritti a Mosca da Putin e Bush, del resto, si esclude qualsiasi possibilità di stipulare un nuovo Trattato ABM e si parla prevalentemente solo dì misure di "ampliamento della trasparenza", ossia di una maggiore informazione in questo campo. Ciò significa che la Russia si appresta a dare il suo consenso alla realizzazione di un sistema di difesa antimissilistica nazionale USA senza limitazioni, di un sistema cioè destinato a coprire l’intero teiritorio del paese e a rendere gli Stati Uniti invulnerabili agli attacchi nucleari di risposta da qualsiasi parte provengano. Al riparo di un simile scudo, che fin da adesso viene generosamente finanziato e la cui costruzione procederà d’ora in poi a tamburo battente, gli USA contano di affermare passo dopo passo il loro dominio sul mondo.

Il Trattato sui PSO sottoscritto a Mosca, oltre tutto, prevede entro il 2012 una drastica riduzione delle cariche strategiche nucleari da parte della Russia, mentre la corrispondente "riduzione" da parte degli USA (fino a 1700 - 2200 unità) si risolverà di fatto nello stoccaggio e non nella distruzione delle cariche. Per la verità il Trattato contiene una formula che riserva alla Russia il diritto di stabilire essa stessa "la composizione e la struttura dei propri armamenti strategici offensivi". Ma questo diritto viene riservato anche agli USA, per cui nulla cambia rispetto al Trattato URSS-USA per la riduzione e la limitazione degli armamenti strategici offensivi del 31 luglio 1991 (START-3), ora ribadito con il Trattato sui PSO firmato a Mosca (lo START-2, com’è noto, non è stato mai ratificato dagli Stati Uniti ed è stato annullato). La differenza sostanziale sta invece nel fatto che adesso viene meno qualsiasi legame tra riduzione degli armamenti offensivi e riduzione degli armamenti difensivi, legame che era alla base di tutti gli accordi tra URSS e USA in questa sfera. Resta ancora da aggiungere che il potenziale nucleare russo, ereditato dall’URSS, si fa inesorabilmente obsoleto ed entro il 2012, secondo gli esperti, la Russia non avrà più di 1500 cariche, che comunque combinate con testate multiple indipendenti, difficilmente potranno costituire un deterrente adeguato per gli USA, senza contare che resteranno inalterate le forze nucleari degli alleati USA Inghilterra e Francia.

Con la firma del Trattato sui PSO, gli USA ottengono un grosso vantaggio strategico sulla Russia e si avvicinano notevolmente al conseguimento di uno dei loro principali obiettivi, quello di "strappare alla Russia i denti nucleari" e porre fine alla loro vulnerabilità nucleare.

Terzo

L’analisi approfondita dei documenti firmati a Mosca ed a Roma dimostra che la Russia di fatto ritira tutte le sue obiezioni contro l’allargamento della NATO ad est. Ciò vuol dire che Mosca apre la strada ad un "proficuo lavoro" del forum della NATO a Praga, dove si esamineranno i problemi dell’ingresso in questo blocco politico-militare di Lituania, Lettonia, Estonia, Slovacchia, Slovenia, Bulgaria e Romania. Si ritiene che presto vi entreranno anche l’Albania e la Macedonia. Inoltre, da tempo la Georgia aspira a far parte della NATO, mentre l’Ucraina già nel giugno c.a. vorrebbe presentare domanda di ammissione. Infine, mostrano crescente interesse per la NATO determinati ambienti di Austria, Svezia e Finlandia. E tutto ciò avviene sullo sfondo dì continue "ferme dichiarazioni dei dirigenti USA e NATO sulla necessità di rafforzare ulteriormente la "componente militare" dell’alleanza e l'inammissibilità di trasformarla in una struttura amorfa assimilabile ad una generica organizzazione internazionale. Mentre attuano il piano di modernizzazione accelerata delle forze armate della NATO approvato nel 1999, Washington e Bruxelles sono impegnate assiduamente ad accrescere la capacità bellica del blocco, partendo dal presupposto che le aree di intervento militare dello stesso "non debbono essere limitate da alcunché".

In questo contesto, la costituzione al summit di Roma del Consiglio Russia - NATO, i "venti", non può essere interpretata che in solo modo: come un progressivo aggancio della Russia al carro militare di questo blocco aggressivo, come un chiaro assenso della stessa Russia all’inammissibile avvicinamento della macchina militare NATO ai suoi confini, come un tentativo maldestro di camuffare in tal modo il tradimento degli interessi vitali della Russia.

Quarto

Dalla dichiarazione di Roma adottata al termine del summit Russia - NATO si deduce che, sia pure nel quadro del nuovo meccanismo di cooperazione ora costituito, la Russia ed altri paesi membri dell’alleanza "opereranno in veste nazionale". In sostanza alla Russia viene assegnato un ruolo del tutto subalterno. Essa non avrà accesso alla soluzione dei principali problemi strategici di edificazione militare e politica militare della NATO, come pure dei problemi riguardanti l’ammissione di nuovi membri. La Russia dovrà soltanto "cooperare con la NATO" in campi come la lotta al terrorismo internazionale, le missioni di pace (anche e soprattutto nel territorio della CSI), la non proliferazione delle armi di sterminio di massa e relativi vettori, gli interventi di protezione civile, la lotta al narcotraffico, ecc. Ma anche in questi campi la Russia sarà priva del diritto di veto e se non dovesse essere d’accordo con questo o quell’approccio il problema in oggetto sarà semplicemente cancellato dall’ordine del giorno dei "venti" e potrà essere risolto senza la Russia e contro i suoi interessi. In altri termini la Russia ha accettato un ruolo di vassallo, di aiutante degli Stati Uniti e della NATO nella realizzazione della loro politica in svariate aree del mondo.

Quinto

A tale proposito occorre sottolineare particolarmente la questione del terrorismo internazionale, oggi collocata al centro della strategia politico-militare degli USA e della NATO. E’ significativo che neppure la dichiarazione congiunta sulla collaborazione contro il terrorismo firmata a Mosca da Putin e Bush contenga una qualche definizione del concetto di "terrorismo internazionale". Il diritto internazionale contemporaneo esclude categoricamente da questo concetto le guerre di liberazione nazionale e le lotte dei popoli per l’autodeterminazione e l’indipendenza. Nel diritto internazionale esiste, ai contrario, il concetto di "terrorismo di stato", al quale nella loro non lunga storia gli USA hanno fatto ricorso centinaia di volte, soffocando i movimenti dì liberazione nell’America Latina, in Asia (basti pensare alla decennale e sanguinosa guerra del Vietnam), in Africa e negli ultimi anni anche in Europa (bombardamento della Jugoslavia). Nel numero dei terroristi intemazionali i colonizzatori imperialisti avevano inserito non tanto tempo fa Nasser e N’Krumah, Ho Chi Minh e Allende, Lumumba e Mandela, più tanti altri insigni esponenti dei movimenti di liberazione nazionale.

Ma se lasciamo da parte la storia, vediamo che ancora oggi Washington applica arbitrariamente il concetto dì "terrorismo internazionale" a tutti gli Stati, i regimi e le organizzazioni che per questo o quel motivo non piacciono agli USA e si battono contro l’imperialismo americano. Di qui la lista sempre più lunga di quanti, a detta di Bush, costituirebbero l’"asse del male", Questo "asse", che parte dall’Afghanistan, comprende ora Iran, Iraq, Corea del Nord, Cuba, Siria, Libia, fino ad arrivare quasi alla Cina e alla Russia. E infatti, verso la metà dello scorso maggio, M. McFall, uno dei principali ideologi e consulenti dell'amministrazione Bush, ha dichiarato ai quattro venti che "nel XXI secolo dalla Cina verrà una minaccia per il mondo".

Da quanto detto risulta chiaro che con il pretesto della lotta al terrorismo internazionale gli Stati Uniti vorrebbero attirare la Russia in ogni genere di avventure contro i paesi socialisti e gli stati dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina schierati su posizioni antimperialiste. Nella fase attuale l’obiettivo strategico degli Usa è quello di avere nella Russia un alleato nell’attuazione dei piani di instaurazione della Pax Americana. Ma la Pax Americana è anche il petrolio del Caspio e la presenza militare Usa in Asia Centrale e nel Caucaso. E’ anche la Russia in quanto tale con le sue enormi risorse naturali e potenzialità umane. Dovrebbero ricordarsene i politici russi che ragionano con trasporto di "nuovo sistema di sicurezza internazionale", mentre ìn realtà hanno capitolato di fronte all’imperialismo americano, conducendo la Russia nella trappola dell’ordine mondiale americano. Solo un cieco non si accorgerebbe che questo ordine è incompatibile con gli interessi della sicurezza internazionale tanto quanto "L'ordine nuovo" di Hitler, abbattuto nel 1945.

I fatti dimostrano chiaramente che nel tentativo di tenersi le ricchezze depredate, e soprattutto nel timore dì sconvolgimenti rivoluzionari, il criminale regime oligarchico-borghese insediatosi in Russia scende sempre più spesso a patti senza principi con l'imperialismo americano e i militaristi della NATO. Nel loro campo e nell’alleanza con essi i compradori russi e la "quinta colonna" cercano febbrilmente il loro ultimo riparo dalla rabbia e dal disprezzo del popolo, che si sono ben meritati con la loro politica di tradimento della nazione. Ma la resa dei conti sarà ineluttabile.

Abbasso l'imperialismo americano ed i suoi accoliti!
Viva la solidarietà dei popoli nella lotta contro l'imperialismo e la globalizzazione imperialistica, per la pace e la sicurezza internazionale!


Fonte:http://acpb.chat.ru/new_order.html, 29 maggio 2002
traduzione di Stefano Trocini


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