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Foglio di Corrispondenza comunista


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Psyop: operazione Siria

Manlio Dinucci, 26 settembre 2016, [qui]

I crimini degli Usa in Siria e quei sedicenti 'sinistri alternativi" sempre dalla parte sbagliata della storia...

Mauro Gemma, 18 settembre 2016, [qui]

Italia-Europa-Mondo

Pierluigi Fagan, 26 settembre 2016, [qui]

Perchè i recenti sviluppi in Siria mostrano che l'amministrazione Obama è in uno stato di confusa agonia

The Saker, 23 settembre 2016, [qui]

Esplosive mail di Hillary Clinton

Manlio Dinucci, 20 settembre 2016, [qui]

Media briefing sui fatti di Aleppo

video, 21 settembre 2016, [qui]

Rashomon in Siria

Piotr, 21 settembre 2016, [qui]

L'ABC. Tre lettere per capire Carlo Azeglio Ciampi

Piotr, 19 settembre 2016, [qui]

! Situazione operativa sui fronti siriani del 17 Settembre 2016

Stefano Orsi, 18 settembre 2016, [qui]

! ISIS Air Force: gli aerei di Obama fanno strage di soldati siriani

Pino Cabras, 18 settembre 2016, [qui]

In morte di Carlo Azeglio Ciampi (1920-2016) - biografia non autorizzata

Felice Fortunaci, 16 settembre 2016, [qui]

Fantapolitica

Alberto Bagnai, 6 settembre 2016, [qui]

Appunti di meritocrazia

Il Pedante, 6 settembre 2016, [qui]

Crisi sistemica: i nodi vengono al pettine

Piotr, 14 settembre 2016, [qui]

Liberare il presente, riprendersi il futuro

Marco Bersani, 10 settembre 2016, [qui]

Il Movimento Verità per l'11 settembre 15 anni dopo: a che punto siamo?

The Saker, 11 settembre 2016, [qui]

15 anni dopo l'11/9: sulla fisica dei crolli dei grattacieli

Europhysicsnews, 11 settembre 2016, [qui]

11 Settembre. La Nuova Pearl Harbor - Sintesi

Massimo Mazzucco, 11 settembre 2016, [qui]

Mille e una setta

Pier Luigi Fagan, 8 settembre 2016, [qui]

La Visione del Mondo di un Mainstream Perdente e Le Elezioni in Pomerania

Heiner Flassbeck, 6 settembre 2016, [qui]

un altro stallo greco - l'Europa rifiuta i soldi ad Atene finché le riforme non saranno adottate

Tyler Durden, 6 settembre 2016, [qui]

La Siria, la geopolitica e la complessità

Piotr, 6 settembre 2016, [qui]

Salvare l'UE dall'Euro, la Più Estrema Trappola Neoliberista

Stefano Fassina, 1 settembre 2016, [qui]

Laggiù l'ISIS non c'è. Forse le truppe statunitensi presenti ad Hasakah stanno "consigliando" i Curdi di attaccare l'esercito siriano?

Moon of Alabama, 19 agosto 2016, [qui]

Putin: "niet" ai neoliberali, "da" allo sviluppo nazionale

William Engdahl, 13 agosto 2016, [qui]

Breve nota sul dispiegamento dei bombardieri strategici russi in Iran

Guido Fontana Ros, 18 agosto 2016, [qui]

Inizia una reazione MUSULMANA contro il Wahabismo

Maurizio Blondet, 17 agosto 2016, [qui]

Il Tribunale dell'Aja dopo averlo ucciso in carcere scagiona il Presidente jugoslavo e serbo da ogni accusa circa crimini di guerra in Bosnia nel 1992/1995!

Enrico Vigna, agosto 2016, [qui]

Il linguaggio del potere e le guerre in Libia

Fosco Giannini, 10 agosto 2016, [qui]

Italia piattaforma di lancio NATO

Antonio Mazzeo, 1 luglio 2016, [qui]

Libia 2011. B. Obama e H. Clinton si rivelano in due video

Marinella Correggia, 8 agosto 2016, [qui]

L'Italia in guerra

Comitato NO guerra NO NATO, 5 agosto 2016, [qui]

Incontro a San Pietroburgo

Piotr, 9 agosto 2016, [qui]

La politica estera del Pd in tre punti: l'Italia non merita tutto questo

Antidiplomatico, 5 agosto 2016, [qui]

Libia, la guerra quasi segreta di Renzi

Checchino Antonini, 4 agosto 2016, [qui]

Cosa c'è dietro gli attentati terroristici?

Unione Popolare Repubblicana, Francia, 27 luglio 2016, [qui]

Libia: bombardamenti "presidenziali"

Piccole Note, 3 agosto 2016, [qui]

La grande spartizione del dopo-Gheddafi

Manlio Dinucci, 3 agosto 2016, [qui]

La crociata antirussa di Hillary

Piccole note, 2 agosto 2016, [qui]

Il Papa: «Siamo in guerra»

Piccole note, 1 agosto 2016, [qui]

Il potere del "Niet"

Dmitry Orlov, 26 luglio 2016, [qui]

Il FMI ammette la sua disastrosa infatuazione per l'euro, chiede scusa per il sacrificio della Grecia

Ambrose Evans-Pritchard, 28 luglio 2016, [qui]

Riforma della Costituzione: cronologia di un golpe non perseguibile

Stefano Alì, 29 luglio 2016, [qui]

Italia: la crisi in arrivo

Jacques Sapir, luglio 2016, [qui]

Importanti sviluppi della battaglia di Aleppo

Stefano Orsi, 28 luglio 2016, [qui]

La sposa occidentale e l'amante orientale

Pier Luigi Fagan, 28 luglio 2016, [qui]

Eurexit: Appello per un'alternativa all'Euro (dalla Germania)

Stefano Solaro, luglio 2016, [qui]

L'Italia non è in crisi bancaria, è in crisi da Euro

Matthew Lynn, 21 luglio 2016, [qui]

L'intervista del Presidente Assad alla NBC News

trascrizione 14 luglio 2016, [qui]

Importanti sviluppi in Siria e Turchia

The Saker, 23 luglio 2016, [qui]

Il colpo di stato in Turchia mette i bastoni fra le ruote al piano "Pivot" dello Zio Sam

Mike Whitney, 20 luglio 2016, [qui]

USEXIT?

Pier Luigi Fagan, 22 luglio 2016, [qui]

Da Nizza alla Turchia. Fatti che attendono parole

Piotr, 20 luglio 2016, [qui]

Essere Turchia

Cronache n. 478 Pier Luigi Fagan, 16 luglio 2016, [qui]

Golpe in Turchia. Tutto previsto, o quasi

Pino Cabras, 16 luglio 2016, [qui]

Trump pronto a un vicepresidente bigotto e iperliberista

Pier Luigi Fagan, 15 luglio 2016, [qui]

Il patto d'acciaio NATO-UE

Manlio Dinucci, 13 luglio 2016, [qui]

Il crepuscolo della NATO

Thierry Meyssan, 11 luglio 2016, [qui]

Rapporto Chilcot: le menzogne inglesi sull'invasione dell'Iraq

G. Colonna, 9 luglio 2016, [qui]

Le "cause giuste"

Piotr, 3 luglio 2016, [qui]

Il Deserto bancario italiano

Giuseppe Masala, 30 giugno 2016, [qui]

"Regina del caos", il vero volto di Hillary Clinton

intervista a Diana Johnstone di Fulvio Scaglione, 30 giugno 2016, [qui]

Regno Unito: speciale referendum

Andrea Bulgarelli, CIVG, 2 luglio 2016, [qui]

Democrazia ed equazioni geopolitiche: Meno Europa = Più NATO?

Collettivo Pixel, 30 giugno 2016, [qui]

Cambiare il mondo, cambiare noi

Stefano Barbieri, [riflessioni sulle velleità di ricostituzione del Partito comunista]21 giugno 2016, [qui]

India e Pakistan entrano nella Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai

Alexander Mercouris, 28 giugno 2016, [qui]

Intervista del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov alla Komsomolsakja Pravda

31 maggio 2016, [qui]

Brexit: un commento dei comunisti portoghesi

João Ferreira, 24 giugno 2016, [qui]

E Brexit fu

Ugo Boghetta, 24 giugno 2016, [qui]

Brexit: divagazione fantasy

Pier Luigi Fagan, 25 giugno 2016, [qui]

Nonostante tutto, Brexit! Il mondo post-1945 è finito

Federico Dezzani, 24 giugno 2016, [qui]

Brexit e lezioni di democrazia

Jacques Sapir, 24 giugno 2016, [qui]

Brexit. Perché non è una vittoria delle xenofobie

Diego Angelo Bertozzi, 24 giugno 2016, [qui]

Babel-exit. Ovvero farsi "una" idea sull exit

Pier Luigi Fagan, 24 giugno 2016, [qui]

Due parole su Joanne Cox: "Martire d'Europa"

Francesco Santoianni, 17 giugno 2016, [qui]

Cinque note su uno strano fascismo che avanza su di noi

Piotr, 18 giugno 2016, [qui]

L'Italia alla guerra in Siria a fianco di Erdogan

Antonio Mazzeo, 15 giugno 2016, [qui]

La Brexit vista da Londra

Piccole note, 16 giugno, [qui]; vedi anche Brexit: sangue sul referendum, 17 giugno [qui]

Chi sono i veri populisti?

Piotr, 7 giugno 2016, [qui]

Hillary Clinton, Tony Blair, i volti sinistri dell'Occidente

Kharroubi Habib, 29 maggio 2016, [qui]

Hiroshima, perché?

Oliver Stone, Peter Kuznick, 26 maggio 2016, [qui]

La Francia è lontana, ovvero dell'antropologia sindacale

Infoaut, 30 maggio 2016, [qui]

La Siria e l'opzione apocalisse

Piccole note, 30 maggio 2016, [qui]

Il capitalismo è arrivato al saccheggio: la Germania all'assalto del FMI

Paul Craig Roberts, 26 maggio 2016, [qui]

Mettere tutto a tacere nell'America che si prepara per la guerra

John Pilger, 27maggio, [qui]

Come la Russia si sta preparando alla Terza Guerra Mondiale

The Saker, 26 maggio 2016, [qui]

Vi è simpatico Putin? Preparatevi alla galera!

Roberto Quaglia, 21 maggio 2016, [qui]

La Marcia del "Reggimento Immortale"

Enrico Vigna, maggio 2016, [qui pdf] e [qui]

Il 9 Maggio dell'Ucraina resistente

Enrico Vigna, maggio 2016, [qui pdf] e [qui]

Strategia del Golpe Globale

Manlio Dinucci, 24 maggio 2016, [qui]

Il dottor Stranamore è in gran forma: negli Stati Uniti cade il tabù dell'atomica

Eriprando Sforza, 24 maggio 2016, [qui]

TTIP: l'avanzata dell'imperialismo americano

Paul Craig Roberts, 4 maggio 2016, [qui]

Si prepara la più grande distruzione economica dell'Italia

Pasquale Cicalese, 13 maggio 2016, [qui]

La tirannia della finanza e la bestia

Piccole Note, 12 maggio 2016, [qui]

Il sinistro scricchiolio delle banche: ultimo stadio del'eurocrisi

Federico Dezzani, 12 maggio 2016, [qui]

Discorso del Presidente del Brasile Dilma Rousseff

Dilma Rousseff, 12 maggio 2016, [qui - video]; vedi anche Brasile: un modello di golpe che mostra come le democrazie possono sparire, Glenn Greenwald, 12 maggio 2016

"L'Italia dovrà presto scegliere: l'euro o la catastrofe economica"

Ambrose Evans-Pritchard, , [qui]

Israele ed emiri nella Nato

Manlio Dinucci, 10 maggio 2016, [qui]

Il collaborazionismo di Tsipras

Giorgio Cremaschi, 9 maggio 2016, [qui]

Contro-propaganda, al modo russo

The Saker, 8 maggio 2016, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani dal 2 al 6 Maggio 2016

Stefano Orsi, 6 maggio 2016, [qui]

Erdogan trama a favore del Piano B statunitense

Finian Cunningham, 27 aprile 2016, [qui]

Siria: l'ospedale bombardato

Piccole Note, 29 aprile 2016, [qui]; vedi anche Aleppo: i pediatri ignorati, 3 maggio 2016 [qui]

TTIP, la NATO economica

Manlio Dinucci, 2 maggio 2016, [qui]

Come l'Unione europea manipola i profughi siriani

Thierry Meyssan, 1 maggio 2016, [qui]

Due anni fa la strage di Odessa

PTV, 24 marzo 2016, video [qui]; vedi anche Dossier Odessa, Vito Macce, 5 maggio 2015 [qui]

Marco Carrai, fedelissimo di Matteo Renzi, il suo amico è "una spia del Mossad"

A.Massari, D.Vecchi, 24 aprile 2016, [qui]

Siria: "La Resistenza Siriana" (Al Muqawamat al-Suriyah)

Enrico Vigna, marzo 2016, [qui pdf], [qui in rete]

Situazione operativa sui fronti siriani del 19, 20, 21 Aprile 2016

Stefano Orsi, [qui]

11/9, vuoi vedere che si riapre l'inchiesta? (scherzo, naturalmente)

Giulietto Chiesa, 21 aprile 2016, [qui]

Putin sta preparando una purga di governo?

Saker, 21 aprile 2016, [qui]

Svolta storica: Cameron non è più il miglior amico degli Usa

Marcello Foa, 20 aprile 2016, [qui]

Contro il sinistrismo

Ugo Boghetta, 1 aprile 2016, [qui] e [qui]

[continua]    


La battaglia di Aleppo

Stupidita' e menzogne costituiscono il condimento quotidiano degli organi di informazione e dei discorsi governativi dell'occidente imperialista che fanno credere ai propri cittadini che in Siria e in particolare ad Aleppo si sta svolgendo una sorta di guerra tra la barbarie di Assad e una popolazione insorta per liquidarla.

L'accanimento con cui questa campagna di mistificazioni viene condotta è pari alla posta in gioco che per l'imperialismo occidentale è altissima. Difatti, la vittoria di Assad renderebbe irreversibile il processo di consolidamento di un nuovo rapporto di forze in tutto il medioriente. Certo, Aleppo e la Siria non sono che una tappa di una inversione di tendenza di una guerra infinita iniziata con Bush e continuata con l'ausilio europeo. Troppo vasto è il teatro di guerra e troppi sono i soggetti attivi che condizionano la situazione per cui si possa sperare che la soluzione sia a portata di mano, anzi questa grande guerra mediorientale è destinata a prolungarsi nel tempo e a produrre nuovi lutti e nuove devastazioni.

L'equilibrio tra le forze in campo è tale che esclude l'ottimismo o la speranza che la carneficina abbia presto fine. Siamo ancora nel vivo di un confronto non solo locale in cui intervengono paesi come la Turchia, l'Arabia Saudita e Israele, ma anche la Nato, gli USA in prima persona, e i paesi europei in vena di mantenere o ritrovare un posto al sole come al tempo delle grandi avventure coloniali.

La Siria è anche il terreno di scontro diretto tra Stati Uniti e Russia da cui dipende il rapporto di forza a livello mondiale. Per questo Aleppo assume un ruolo decisivo per verificare se le cose si muovono nella direzione voluta dalle forze imperialiste oppure il processo di destrutturazione pianificato dalla Nato e da Israele in M.O. trova un solido punto di resistenza capace di mantenere unito un fronte che va ben aldilà della Siria.

Dobbiamo ammettere che anche in questa situazione la sinistra imperialista fa la sua parte per confondere la realtà e interpretare le cose in versione filoamericana, cercando peraltro di deviare l'attenzione anche di settori che sono contro le guerre americane e NATO.Un punto di questo spostamento di attenzione avviene con la questione curda.In luogo di vedere il fulcro dello scontro in M.O. nella resistenza del legittimo governo siriano di Assad , nell'apporto russo a questa resistenza e nella partecipazione ai combattimenti di libanesi, iracheni, iraniani, si esalta il ruolo dei curdi siriani deformandone il significato.

In Siria questo ruolo è stato, all'inizio, un ruolo di autodifesa dalla pulizia etnica che l'ISIS opera nei territori che riesce ad occupare. Questa resistenza curda però, dopo i risultati militari conseguiti a Kobane e nell'area curda della Siria, è diventata qualcosa di diverso. Già in Irak, il Kurdistan iracheno è diventata una regione di fatto indipendente in cui l'imperialismo occidentale e Israele si sono saldamente insediati e fanno grandi affari col petrolio.

Gli americani hanno ritentato l'operazione con i curdi siriani stabilendo un'alleanza di fatto che li vede collaborare sul terreno in vario mod,o compreso l'uso di una base aerea e il collegamento con le truppe speciali di terra. Sicuramente i curdi ritengono questa collaborazione una sorta di assicurazione non solo per il futuro, ma anche per la difesa degli spazi conquistati dall'intervento della Turchia. Il disegno non à riuscito perchè Erdogan è intervenuto pesantemente contro la stabilizzazione di un Kurdistan siriano, ma la scelta curda è diventata un ulteriore fattore della disgregazione della Siria,obiettivo questo degli america e degli israeliani, nonchè del rafforzamento delle possibilità di intervento imperialista. Su questo la sinistra italiana ha dimostrato ancora una volta la sua ambiguità, facendo credere che i curdi sono l'avvenire di libertà e di pace in M.O., favorendo così la propaganda occidentale su Aleppo assediata dai barbari.

La sconfitta degli imperialisti ad Aleppo è invece una condizione decisiva per rafforzare il fronte antimperialista.

Aginform
25 settembre 2016

I manganelli di Matteo Renzi

Quando Berlusconi ha scalato il potere, portando tutta la destra al governo e aprendo un nuovo capitolo della storia politica italiana, non pochi di noi hanno pensato che la deriva reazionaria potesse sfociare a breve in un'avventura autoritaria.

I rapporti di forza che all'epoca si sono stabiliti nel paese con l'arrivo di Berlusconi al governo non hanno consentito che si potessero superare certi limiti. La vergogna di venti anni di berlusconismo non si è potuta cancellare, ma i progetti reazionari sono crollati sotto il peso degli scandali e di una grande ripulsa morale di molti milioni di italiani.

L'avventura di Matteo Renzi, cominciata nel PD e successivamente con la rapida costituzione di un governo da lui presieduto, ha presentato, da subito,grandi anomalie politiche e programmatiche che hanno messo in evidenza che l'era berlusconiana non era tramontata, ma riviveva con una trasformazione genetica degli schieramenti politici sfociata nel patto del Nazareno. Il quale, se prevedeva secondo le intenzioni di Berlusconi di fondare un patto di lungo periodo per gestire con un programma di destra il governo Renzi, ha trovato però variazioni in corso d'opera perchè il renzismo usava la destra, ma con un programma molto più articolato e sofisticato basato sulla demagogia della rottamazione per dimostrare che cambiava tutto senza in realtà cambiare nulla. Ovvero, di cambiamenti ce ne sono stati molti in termini di consolidamento del rapporto del governo con i ceti dominanti dell'economia e della finanza e di riforme in senso reazionario nella scuola, nei rapporti di lavoro, fino alla legge Boschi di modifica della Costituzione e l'introduzione della nuova legge elettorale.

Questo nuovo scenario ha aperto però molte crepe alla base della baldanzosa avanzata del renzismo. La spaccatura nel PD sulle riforme, seppure tra mille incertezze, la lotta nella scuola contro la legge Giannini, la reazione contro il Jobs act, le dichiarazioni false sugli obiettivi economici e sociali del governo, hanno portato la situazione a una crisi di credibilità che ha avuto il suo punto di verifica con la sconfitta PD alle ultime amministrative.

E' a questo punto che è scattata l'operazione manganelli. Prevedendo la sconfitta al referendum sulle riforme elettorali e quindi crisi di governo e crisi dell'Italicum, Renzi ha sfoderato i suoi manganelli e lanciato la sfida finale. Come Mussolini dopo il delitto Matteotti. Come è ben noto, Mussolini prima di assumersi le responsabilità dell'omicidio chiese il beneplacito della Corona, del Vaticano, degli industriali. Ottenuto il via libera, il fascismo riprese fiato.

Paradossalmente la situazione odierna presenta qualche analogia. Trovandosi in difficoltà e con l'acqua alla gola, Renzi invoca gli americani, la Merkel, gli israeliani, gli industriali a sostegno delle sue scelte e sfodera i suoi manganelli. In primo luogo la stampa e la televisione di Stato che sono diventate una sorta di Minculpop a servizio del nuovo blocco di potere. Repubblica, il quotidiano di De Benedetti, è diventato il capofila della canea renziana e questo la dice lunga sui profondi legami della cialtronesca figura del capo del governo e della sua banda di nani e ballerine con i gruppi di potere italiani e internazionali. E questo lo rende pericoloso.

Battere Renzi non ci dà l'alternativa, ma perlomeno mette in crisi le pulsioni autoritarie e il programma della nuova destra rappresentata dal PD.

Sia chiaro, questa sconfitta non avverrà perchè qualche mosca cocchiera si prepara ad arrivare al traguardo senza aver effettivamente concorso. Il rovesciamento di Renzi, come per Berlusconi, avverrà perchè il suo rapporto con milioni di italiani è in crisi e non saranno la Merkel, gli americani e gli industriali o La Repubblica a salvarlo, anche se per cambiare le cose in Italia e in Europa il percorso è lungo e complicato.

Aginform
16 settembre 2016


Il diavolo veste Khillary

Ci stiamo avvicinando all'evento politico internazionale più significativo dell'anno, le elezioni del Presidente degli Stati Uniti: una scadenza politica che supera ogni altro tema negli Stati vassalli dell'Europa. Ci arriviamo congiuntamente ad una crisi economica, particolarmente in Occidente, sempre in procinto di precipitare in una dimensione ben superiore alla precedente crisi del 2008. L'alleanza russo-cinese, che si spera strategica, sembra finalmente mettere in discussione l'unilateralismo degli USA e comincia a raccogliere intorno a sè non solo gli Stati più minacciati dall'aggressione imperialistica USA/Nato come Iran e Siria. La presidenza Obama, che ha continuato nel mondo la politica aggressiva dei neo-cons americani con altre forme, si sta concludendo senza portare a termine almeno 4 obiettivi importanti: il consolidamento economico della Nato attraverso la firma del TTIP, il disarmo del popolo statunitense, necessario per affrontare le prossime crisi economiche, e la completa balcanizzazione del medio-oriente. Non è stato raggiunto nemmeno l'obiettivo di una rapida vittoria in Siria con estensione dei Califfati islamici nel Caucaso ed a ridosso della Cina. All'interno degli USA la ripresa economica è inesistente e supportata dalla falsificazione dei dati, mentre il debito pubblico è quasi raddoppiato.

Tra gli obiettivi conseguiti: la costruzione di una cintura del caos intorno all'Europa per isolarla da Russia e Cina; la distruzione o destabilizzazione di numerosi Stati ostili in Medio-Oriente e Nord-Africa in alleanza con i Fratelli Mussulmani e i Sauditi; il contenimento prima ed il ridimensionamento poi della rivoluzione bolivariana in Sud-America, infine, parzialmente, la costruzione di una cintura di isolamento intorno alla Cina nel Pacifico.

Complessivamente l'obiettivo strategico di isolare, destabilizzare, colpire Russia e Cina non è stato conseguito ma anzi si è rafforzata l'alleanza contro l'unilateralismo americano;

mentre gli Usa hanno cercato l'accelerazione dello scontro frontale in Libia e Ucraina, la Russia e la Cina hanno preso invece tempo; l'intervento russo in Siria e le decise reazioni cinesi nel Pacifico rappresentano il raggiungimento di un punto d'equilibrio tra la superpotenza americana e l'asse Russo-cinese. La recente partecipazione della Russia a fianco della Cina nelle esercitazioni navali nel Pacifico, e l'interessamento ufficiale della Cina nel conflitto siriano a fianco di Russia e Iran sono manifestazioni e salti in avanti di questa alleanza strategica anti-Usa, con la Russia a rappresentare il fronte militarmente e politicamente più determinato, e la Cina a procedere economicamente nello stringere accordi ed alleanze col resto dell'Asia e del mondo, ed a limitare l'uso del dollaro negli scambi commerciali internazionali.

L' Europa si gioca la propria sopravvivenza come un vaso di coccio tra l'incudine americana e il martello russo-cinese. Accerchiata dal caos creato dagli Usa in Nord-africa, con cui alcune potenze europee hanno condiviso ambizioni neo-coloniali, indebolita politicamente dall'uscita della G.B. dall'Unione Europea, destabilizzata da grandi flussi di migranti, minacciata da pesanti sanzioni economiche americane nelle sue grandi aziende e banche, intimidita e ricattata da atti di terrorismo aventi regia negli Usa e operatività nella struttura clandestina della Nato, Gladio, e infine in profonda crisi economica, l'Unione Europea si trova nella sua fase più critica e rischia di frantumarsi davanti alle prossime accelerazioni politiche ed economiche internazionali.

L'area a sud dell'Europa è in piena destabilizzazione, con Egitto ed Algeria che reggono a fatica lo scontro con l'egemonismo USA (da cui si è ultimamente defilata la Francia); a sud-est dell'Europa nel medio-oriente il progetto Nato di balcanizzazione ha dovuto fare i conti con l'intervento russo, iraniano, di Hezbollah e con la resistenza dell'Esercito e del popolo siriano. Ma comunque ha creato quel caos che impedisce sia all'Iran di esportare gas in Europa via Iraq/Siria, sia alla Cina di progettare le infrastrutture per la linea sud della nuova Via della Seta.

L'area ad est dell'Europa ha subito la destabilizzazione del golpe ucraino, che ha chiuso i rifornimenti energetici all'Europa dalla Russia. Se l'Europa non esce dal suo stato di vassallaggio verso gli USA, a cominciare per esempio dall'eliminazione delle sanzioni economiche a Russia e Siria, è destinata a frantumarsi (e sarebbe meglio così) o addirittura a diventare il terreno di scontro tra Usa e Russia/Cina, anche non escluso nucleare. E che gli USA interpretino lo scontro in modo feroce lo attestano i numerosi eventi della storia di inizio del nuovo millennio, non solo il parto di loro creature come prima Al Qaida poi l'Isis, non solo l'auto-attentato dell'11 settembre 2001, ma per stare sugli ultimi anni di attentati terroristici, abbiamo la sequela di abbattimenti aerei, quello sull'Ucraina per spingere l'Unione europea a praticare anch'essa le sanzioni alla Russia; poi l'abbattimento dell'aereo russo sul Sinai; infine l'abbattimento dell'aereo franco-egiziano sul mediterraneo non appena la Francia ha rotto l'alleanza in Libia schierandosi con l'Egitto. Si può aggiungere l'ordine di uccisione di Regeni affinchè anche l'Italia non rompesse l'alleanza e si avvicinasse all'Egitto. Sempre in Europa rientra la sequenza di attentati a Parigi, Bruxelles per intimidire e ricattare i principali Stati europei e, con una certa convivenza di interessi, permettere misure di sorveglianza e controllo della popolazione, stati di emergenza come in Francia, e creare un clima di predisposizione a nuove avventure coloniali contro gli Stati mussulmani. Ricordiamoci Piazza Fontana: esplosivo proveniente da base USA, Gladio, convivenza servizi segreti, successivi divieti di sciopero. In questo quadro di continue provocazioni si può aggiungere la lunga sequela di provocazioni anti-Assad e anti-russe in Siria con continuo supporto dei media atlantici; per il caos, che va bene in quei territori anche fine a se stesso, si può armare e finanziare i mercenari terroristi e si possono anche bombardarli (o far finta di farlo), come avvenne in Afghanistan coi Talebani.

E Hillary Clinton? Lei è il punto di saldatura di tutte le forze conservatrici statunitensi e non, del partito democratico e di quello repubblicano con il dichiarato supporto delle lobbies di Wall Street; essa rappresenta sicuramente il partito dell'elevamento dello scontro internazionale e della guerra, dalla Russia all'Iran, oltrechè del rischio opzioni nucleari. Il diavolo del capitalismo all'ultimo stadio si veste da democratica, da donna, da diritto-umanista: il massimo del trasformismo e della mistificazione. E' il personaggio più pericoloso per i popoli del mondo, oltrechè per gli statunitensi stessi. Il capitalismo ha scelto bene, ed oltretutto ha ottenuto, almeno sulla carta, il sostegno della sinistra istituzionale occidentale di cui Sanders si era proposto rappresentante e invece ne ha rappresentato la parabola fallimentare. Un capitalismo multinazionale a guida USA feroce e unito da Bush a Sanders con al centro Khillary, pronto a far precipitare la situazione internazionale per sostenere l'egemonia americana e il dollaro nel mondo e per far saltare il banco del "gioco" prima che i nodi della crisi strutturale del capitalismo vengano al pettine. Ma non escludiamo colpi di scena. Come ve ne sono stati col Brexit. Nuove e più pesanti email in uscita potrebbero dare alla candidatura Clinton il colpo di grazia visto lo scarso consenso e credibilità che ha tra gli elettori USA in quanto rappresentante dell'estabilishment. Potrebbe così essere ripescato qualche personaggio politico che non cerchi lo scontro frontale ma continui a rinviare i problemi economici, magari con un quarto e gigantesco quantitative-easing "popolare" e interessi negativi, e internazionalmente accetti un certo multi-lateralismo. Così come se prevarrà la linea dello scontro, come sembra ora prevalere, possiamo immaginare brogli elettorali per la sua vittoria o addirittura l'eliminazione fisica del concorrente (magari ad opera di un pseudo "trotkista" o di un ucraino o islamico).

Promuovere una campagna internazionale contro l'elezione della Clinton per quello che rappresenta sarebbe cosa buona e giusta.

Luigi Ambrosi
30 agosto 2016

Prove di stato di emergenza

A ferragosto l'Italia si è trovata improvvisamente militarizzata. Esercito, carabinieri, polizia e perfino i vigili urbani sono stati impiegati in una gigantesca operazione di esibizione muscolare per dare all'Italia vacanziera l'impressione di sicurezza dovuta a un governo vigile, pronto a contrastare ogni possibile iniziativa di terroristi islamici.

La messa in scena dal punto di vista della efficacia dello spiegamento militare per contrastare azioni terroristiche appariva per certi versi ridicola, ma lo scopo vero non era la capacità di reazione ad eventuali attacchi. Il vero scopo a cui la mobilitazione militare tendeva è abituare gli italiani a convivere con uno stato di emergenza permanente che è funzionale alle guerre in corso provocate dagli imperialisti occidentali e che prevedono, tra l'altro, il controllo armato del territorio metropolitano dei paesi belligeranti.

Per capire meglio di che si tratta bisogna rendersi conto che la guerra in atto continuerà, ed è possibile che gli scenari vadano ampliandosi e di molto. Gran parte di questi scenari dipendono dagli esiti della grande guerra mediorientale.

I fautori delle guerre imperialiste hanno dunque la necessità di assicurarsi il controllo delle popolazioni metropolitane e questo non avviene solo con la propaganda menzognera di televisioni e giornali e con l'uso del buonismo 'umanitario' degli imperialisti di sinistra, ma anche con il controllo militare del territorio, cittadini compresi.

E' bene che ci si renda conto per tempo che, dopo la fase dell'onda lunga dei profughi che ha invaso l'Europa, ora siamo entrati in una seconda fase caratterizzata da un vero e talvolta presunto scontro militare dentro l'Europa con le forze in campo, quelle jiadiste e i loro sponsor che devono reggere il ruolo per cui sono nate e non rispondono spesso automaticamente al grande fratello che le guida.

In questo contesto, per quanto ci riguarda, ciò che ci deve preoccupare è l'azione combinata che si produce tra il processo di militarizzazione e la reazione emotiva dell'opinione pubblica. Manca un movimento contro la guerra che sia in grado di mettere in difficoltà l'imperialismo italiano ed europeo, di denunciare i crimini dei governi UE e di mettere in risalto che il ruolo 'umanitario' della sinistra imperialista serve solo a mascherare le responsabilità, rende possibile l'organizzazione della repressione sul territorio e giustifica la continuazione delle guerre.

La domanda è: quando si riuscirà ad invertire la rotta?

Ci si rende conto che le esortazioni moraliste e genericamente pacifiste non reggono. Anche la generosa opera di controinformazione sulle guerre e i complotti imperialisti, che pure viene condotta da numerosi e qualificati addetti ai lavori, non riesce a rompere il muro delle complicità. A nostro parere finchè il progetto contro le guerre e contro la militarizzazione del territorio non diventerà militanza quotidiana organizzata non potremo superare le barriere delle menzogne e della propaganda imperialista.

Siamo ancora fermi alla discussione su 'accoglienza sì' e 'accoglienza no'. La questione della responsabilità per l'esodo di milioni di persone non sta ricevendo risposta e la posizione più avanzata è quella sull'integrazione. Negli anni '60 il movimento antimperialista dei popoli oppressi si definiva Movimento o Fronte di liberazione e non lottava per l'integrazione, ma contro la metropoli imperialista.

Aginform
19 agosto 2016

Guerra e situazione politica in Italia

I bombardamenti americani sulla Libia hanno posto sul tappeto una serie di questioni che vanno ben analizzate e servono anche da bussola sul che fare.

Intanto l'intervento americano. In quale logica si può inquadrare l'apertura del nuovo fronte USA in Libia? Quale ricaduta può avere questo intervento nell'evoluzione della grande guerra in atto?

Senza voler definire in modo assoluto la situazione, si può certamente affermare che l'intervento sul fronte della Sirte punta a consolidare il progetto americano che viaggia su due binari. Da una parte si provoca il caos in mancanza di alternative e dall'altra si utilizza il caos per intervenire nelle situazioni e riportare l'ordine legittimando l'intervento armato e la presenza sul terreno. Questo progetto si estende a tutta l'area mediorientale minacciata, dal punto di vista occidentale e saudita, dal fronte iraniano-libanese-siriano e dalla presenza russa. Ormai i bombardamenti 'antiterroristici' non sono più propagandistici ma fanno parte di una strategia di nuove alleanze che permetteranno all'imperialismo di matrice americana e europea di riappropiarsi almeno di una parte delle posizioni perdute.

Iraq e Libia sono i punti di forza da contrapporre a Damasco e anche sulla Siria si cerca di impedire che Assad consolidi le posizioni. Non a caso l'intervento in Libia avviene in contemporanea alla ripresa dello scontro ad Aleppo dove l'Isis sta perdendo posizioni. La liberazione completa di Aleppo sarebbe un segnale troppo forte per gli occidentali impegnati nel conflitto, sicchè la strategia americana è quella di utilizzare i curdi in Iraq e Siria e le truppe di Misurata in Libia per avere un appoggio di massa e quindi rendere credibile l'operazione 'antiterroristica', ma anche di rafforzare gli islamisti contro Assad.

E' vero che il sogno americano e europeo era quello di portare la democrazia dopo le guerre umanitarie e le primavere arabe in tutto il medioriente, ma la storia non si può inventare con gli slogans, bisogna fare i conti con lo svolgimento concreto dei fatti e con tutti gli attori in campo. D'Altronde per americani, francesi e israeliani la frantumazione degli stati nazionali in Medio Oriente non è un cattivo affare. Con le nuove entità geografiche si possono tessere intrighi di tipo ottocentesco e soprattutto fare buoni affari. Quindi la guerra in MO continuerà ancora a lungo, provocherà nuovi disastri e nuove contraddizioni, ma ora dal caos sta emergendo il disegno imperialista aggiornato.

Riportando le questioni all'Italia bisogna registrare due fatti. Il ruolo del governo nella nuova fase di guerra e l'inerzia del paese di fronte alle scelte di Renzi.

L'Italia sta operando nel conflitto in modo subalterno e senza farsi troppa pubblicità dal momento che dopo la sconfitta in Libia può solo adattarsi ad eseguire gli ordini americani e sperare in una parte del bottino di guerra, soprattutto petrolio.

Lo scenario di fase è ora abbastanza chiaro. Ciò che preoccupa è lo sbandamento dell'opinione pubblica italiana manipolata dalla propaganda renziana (i giornali italiani esaltavano in questi giorni la disponibilità italiana a collaborare con gli USA) e dalle spinte xenofobe che non vengono solo da Salvini, ma hanno una regia internazionale su scala europea. Per rafforzare le operazioni di guerra bisogna seminare il terrore. Dopo i profughi la psicosi dei lupi solitari e dell'ISIS. In questo clima è facile bloccare l'iniziativa contro le guerre imperialiste che stanno devastando il Medio Oriente e confondere gli obiettivi.

Il ritardo nell'intervento politico e delle lotte contro la guerra imperialista dipende però anche da questioni strutturali interne all'area che alla guerra dovrebbe opporsi. E siccome le prospettive di guerra tendono ad allargarsi e a prolungarsi nel tempo, è bene ragionarci sopra e sparare sul quartier generale di quella che dovrebbe essere la sinistra italiana per cercare di cambiare la musica. Non dobbiamo parlare solo di quello che fanno gli americani, ma anche di quello che non facciamo noi. A partire dal fatto che non siamo ancora riusciti a chiarire alla gente ciò che sta veramente accadendo. Nel caso migliore ci occupiamo solo di accoglienza, che è una delle facce della propaganda imperialista.

Aginform
6 agosto 2016


TERRORISMO E IMPERIALISMO
il corto circuito dell'occidente

Dopo i fatti di Nizza, di Monaco e di Turchia e prima ancora con la marea dei profughi, è ormai evidente che l'onda lunga delle guerre innescate dai paesi occidentali, Europa e Stati Uniti, in vaste aree del globo sta ritornando nella metropoli imperialista. Un'onda che cresce minacciosamente e prelude a sconvolgimenti molto grandi, sia in Europa che negli USA.

La guerra non è più un videogame in cui i giocattoli tecnologici dell'industria militare radono al suolo interi stati e maciullano le popolazioni, una parte delle quali è costretta a fuggire, mentre europei e americani si godono lo spettacolo davanti al televisore. Ora la guerra irrompe in Europa e crea tensioni negli Stati Uniti cioè coinvolge i paesi occidentali che da decenni hanno provocato il grande caos.

La situazione, da noi, sta dunque mutando in senso qualitativo. La prima cosa da considerare, da questo punto di vista, è che è entrato in crisi il vecchio contesto in cui si determinava il controllo mondiale sia economico che militare. Fino a poco fa bastavano i G5, 6 o 7 per regolare le questioni. Ora l'area anglossassone, con Trump e con la Brexit, mette in discussione i modelli di collaborazione tra gli stati imperialisti mentre la Germania si ritrova a gestire un' UE monca e immobilizzata e con la grossa incognita della Turchia.

Crisi ecomica e crisi politica si riversano dunque nell'occidente imperialista. Il quale viene travolto dalle ripercussioni di un intervento militare di larga portata che è fallito ed ha aumentato le contraddizioni e le crepe del sistema. Quando l'egemonia americana, che funzionava da collante, è entrata in crisi con gli esiti disatrosi delle guerre americane e NATO, i protagonisti attivi delle partite aperte con le guerre hanno cercato di ridefinire un proprio ruolo sulla base degli interessi in ballo. Sauditi, turchi, curdi, radicalismo islamico (che da pedina pilotata ha poi concepito un autonomo ruolo nell'area mediorientale) sono entrati in ballo, ciascuno secondo i propri interessi. Un esempio anticipatore era stato l'Afghanistan dopo il ritiro dei sovietici.

Oggi le nuove strategie dei paesi imperialisti sono ancora in via di definizione, ma un elemento sta emergendo chiaramente. Dalla guerra infinita contro i cosiddetti "stati canaglia" stiamo passando alla destabilizzazione terroristica degli stati imperialisti, una destabilizzazione che è riconducibile alla guerra scatenata in Medio Oriente. Apparentemente lo scontro oppone vecchie e consunte democrazie imperialiste al terrorismo. In realtà come il caos in Medio Oriente ha permesso alle armate occidentali di rientrare in gioco dopo Afghanistan e Iraq, magari con l'aiuto dei curdi, ora anche il terrorismo, con tutte le sue ambiguità, fa parte della strategia. Serve a giustificare il controllo militare delle metropoli e, con il compattamento ideologico delle popolazioni europee e americane, a proseguire le guerre e passare dal controllo dell'economia all'economia di guerra.

Aspettiamoci dunque la nuova stretta e soprattutto prepariamoci a definire gli strumenti di difesa, liberandoci anche dell'egemonia della sinistra imperialista che in questo contesto si prepara alla Union Sacrée. Serve un'organizzazione politica che sappia leggere e reggere i prossimi avvenimenti che riproporranno una necessità di trasformazione rivoluzionaria del panorama mondiale e soprattutto europeo. Senza interrompere il corto circuito guerre-crisi economica-repressione, non si va da nessuna parte. 5Stelle, Podemos e simili non possono rappresentare un'ancora di salvezza. Se vogliamo dirla con Marx, sembra proprio che siamo arrivati al punto in cui i rapporti di produzione entrano in crisi e si apre un'epoca di rivoluzioni.Questo è il tema su cui ricostruire un punto di vista comunista.

Aginform
23 luglio 2016

"Lascia che i morti seppelliscano i loro morti"

A proposito della costituzione
di un nuovo partito dei comunisti italiani

La citazione del Vangelo (Luca cap. 9) non è nostra, ma di Stefano Barbieri che su Marx XXI [qui] parlando della costituzione del PCI (senza i puntini) ad opera di alcune centinaia di sopravvissuti del PdCI sottolinea il carattere irrilevante di una operazione che tenta per l'ennesima volta di resuscitare il partito dei comunisti.

Il fatto che sia Marx XXI a mettere in evidenza questa cosa non è di poco conto trattandosi di una associazione che in questi ultimi tempi ha sponsorizzato un manifesto e un'assemblea nazionale per la riorganizzazione dei comunisti in Italia. Forse i promotori dell'associazione avevano in mente una lunga marcia prima di arrivare all'obiettivo, ma gli eredi del partito di Diliberto hanno avuto fretta e hanno deciso che era meglio l'uovo oggi che la gallina domani. Fatto è che la testa pensante del progetto, cioè Marx XXI, ha creduto bene di tirarsi fuori da questa ennesima rifondazione. Gli altri, i fautori del partito qui e subito, hanno deciso, con ben poca fantasia, di riunirsi alla Bolognina per dire, come succedeva periodicamente a Livorno, "da ora a rappresentare i comunisti ci siamo noi".

A deluderli però è il ragionamento di fondo di Stefano Barbieri che per la prima volta pone, all'interno dei rifondatori, la questione centrale: è possibile oggi ricostituire un partito comunista che abbia credibilità e influenza politica tra i lavoratori e nella società? La risposta di Barbieri è negativa e contemporaneamente egli analizza i dati oggettivi che sono alla base di questa risposta.

Noi, invece di aprofittare dell'occasione per esprimere giudizi pesanti contro i promotori di questa Bolognina alla rovescia, molti dei quali, non dimentichiamo, sono i reduci del governo D'Alema-Cossiga-Cossutta, quello della guerra alla ex Jugoslavia, riteniamo utile ribadire il nostro punto di vista su questa questione.

In primo luogo la questione generale. Dopo il big bang dell'URSS e la svolta cinese gli spezzoni residui del movimento comunista navigano a vista; in altri termini anche se si creano occasioni di incontri unitari questi servono solo ad esprimere molto genericamente opinioni cartacee senza incidenza sul corso degli avvenimenti. Partiti prevalentemente parlamentaristi con programmi senza un effettivo legame tra tattica e strategia. Il socialismo appare il sol dell'avvenire di antica memoria. E niente più.

Peraltro i massimi pensatori di Marx XXI, pur essendo, in alcuni casi, persone professionalmente preparate, nessun contributo hanno dato sul piano teorico sui passaggi storici per affrontare la ricostruzione di un pensiero comunista rivoluzionario e legato al progetto organizzativo. I comunisti non hanno bisogno di intellettuali, ma di teorici legati alla prassi. Gli intellettuali e i professori sono un'altra categoria. Questo, per evitare equivoci, non ci fa esaltare quella caricatura del marxismo-leninismo che declama lo slogan teoria e prassi senza definirle in termini scientifici e di riscontri, ma facendo solo dell'ideologia e della retorica sui principi. Quale teoria, quale prassi? Noi parliamo di quella scienza della rivoluzione che cambia realmente lo stato di cose presente, verificandone le condizioni.

Per andare al dunque delle questioni aggiungiamo altre due cose.

La prima riguarda la responsabilità dei rifondatori per aver distrutto un'area politica di comunisti che erano disponibili, dopo la Bolognina, quella vera, a organizzarsi in un partito. Gente come Cossutta, Bertinotti, Salvato e tanti altri hanno creato un mostro di arrivismo politico e una melma teorica in cui sono confluiti settori trotsko-movimentisti che hanno inquinato tutto. Essi hanno usato, distruggendolo, un tessuto comunista e proletario che andava invece riorganizzato veramente. La storia non aspetta e distrugge chi non è preparato ad affrontarne i passaggi. Non avremmo avuto certamente un partito pronto alla presa del potere, ma almeno un partito di lavoratori e di giovani legati a un tessuto di classe e alla migliore tradizione dei comunisti italiani.

La seconda cosa riguarda proprio Marx XXI. Ma è proprio sicuro che i suoi promotori, di cui abbiamo stima per alcuni importanti contributi controcorrente, abbiano imboccato la strada giusta, o qualcosa non ha funzionato sul piano del metodo e sull'indirizzo di ricerca se è venuta fuori la Bolognina 2?

Nel deserto che i rifondatori hanno prodotto in questi anni è bene dunque lasciare che i morti seppelliscano i loro morti.

Aginform
2 luglio 2016


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