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AGINFORM

Per un Fronte Politico Costituzionale

Un fronte politico costituzionale
per un futuro di indipendenza e di pace
contro le guerre, la Nato, il liberismo

10, 100, 1000 comitati

nei quartieri, nelle scuole, nei posti di lavoro per combattere il governo Draghi e far uscire l'Italia dalla guerra e dalla crisi economica dovuta alle sanzioni

Questa è l'indicazione uscita dall'incontro tenuto a Cerveteri (Roma) l'8 maggio e rappresenta un appello a coordinare le forze con tutti coloro che condividono questi obiettivi

Il Comitato si chiamerà

Articolo 11 - Fuori dalla guerra
Fuori dagli embarghi

e richiama il dettato costituzionale che prevede che l'Italia ripudia la guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali

Il comitato art.11 si ritiene impegnato non solo a far crescere il movimento contro la guerra, ma anche a rifiutare il voto alle liste di partiti che sostengono l'invio di armi all'Ucraina e le sanzioni che hanno provocato crisi economica, inflazione e tagli alla spesa pubblica.

Coordinamento
Art.11- fuori dalla guerra
fuori dagli embarghi

  L'accelerazione della situazione politica in seguito alla guerra in Ucraina ci impone una ridefinizione delle priorità sulla proposta di un Fronte politico costituzionale, ma non ne modifica la sostanza. Anzi, per certi versi ne viene confermata l'impostazione perchè la drammaticità degli avvenimenti rende ancor più necessario che si ragioni sulle vie d'uscita possibili che consentano in Italia la nascita di un movimento politico che raccolga i settori progressisti e popolari i cui interessi sono opposti a quelle forze liberiste che guidano il governo e sostengono la politica di guerra portata avanti dalla NATO.

L'art.11 della Costituzione impone all'Italia il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, mentre sappiamo che nei fatti il nostro paese partecipa ad una alleanza militare offensiva che ha condotto numerose guerre di aggressione a partire dalla vicina Jugoslavia. Questioni internazionali e questioni sociali si collegano dunque alla necessità di portare la politica italiana dentro un alveo costituzionale che può unire la parte migliore del popolo italiano come è stato all'epoca della Resistenza e della Costituente.

  La nostra è una battaglia di pace, di giustizia sociale, di diritti costituzionalmente garantiti di cui un nuovo movimento politico, unitario e determinato nei suoi propositi deve farsi carico per abbattere i veli di una ipocrisia istituzionale che ci vuol far credere che viviamo in un'oasi di democrazia e di pace.

  NO, l'Italia non è il paese della democrazia e della pace! L'Italia è il paese in cui si definisce 'pace' l'alleanza aggressiva NATO a servizio degli americani e delle oligarchie internazionali. L'Italia è il paese i cui governi possono gestire il potere in spregio ai principi costituzionali. L'Italia è il paese in cui il liberismo impone la sua logica nelle relazioni economiche e sociali a danno dei lavoratori e dei ceti più poveri. L'Italia è il paese che rappresenta un esempio negativo tra i paesi civili per la corruzione, la devianza degli organismi istituzionali, gli interessi mafiosi, le connivenze tra potere politico e affari, il dominio delle logge massoniche.

  Sappiamo che non è facile affrontare questi nodi e non bastano le parole a scioglierli.

  Ma dobbiamo domandarci anche: è possibile andare avanti con la spada di Damocle delle guerre NATO in cui l'Italia è continuamente coinvolta? E' possibile che si continui a vivere in un paese gestito da governi fuorilegge rispetto ai principi costituzionali?

  La risposta non possiamo darla solo noi che ci battiamo da tempo contro questa situazione. La vera risposta la devono dare tutti quelli che non accettano più di vivere in guerra col mondo e fuori dalla legalità costituzionale.

  Per questo riteniamo necessario rinnovare un appello a tutti quelli che condividono le nostre idee e i nostri obiettivi ad unirsi, evitando di scadere in pratiche politiciste e meramente elettoralistiche, e mettere in atto quella rivoluzione morale e politica che restituisca all'Italia il ruolo di un paese amante della pace e a servizio dei suoi cittadini. Come la Costituzione del 1948 prevede.


La guerra e la prospettiva politica


  Con la guerra in Ucraina il gioco si è fatto duro e continuare ad andare avanti con l'arco e le frecce non porta a risultati concreti e soprattutto non modifica i rapporti di forza. E' vero che c'è un'area politica, peraltro abbastanza ristretta, che si propone come opposizione e alternativa allo stato di cose presente e continua a prendere iniziative contro la guerra, ma nelle circostanze attuali quest'area si presenta più debole e confusa del solito, mentre la situazione impone una riflessione sulle prospettive che ci attendono e su come farvi fronte.

  Per impedire che alle porte della Russia si realizzasse compiutamente il progetto NATO di portare l'Ucraina nel sistema di alleanze atlantico e si scatenasse l'offensiva finale contro il Donbass, il Cremlino, constatata nuovamente la sordità totale dell'occidente rispetto alle giuste richieste della Russia, ha preso un'iniziativa molto audace ma anche ben calcolata, stante i risultati che si possono valutare oggi, a guerra ancora in corso.

  La situazione ha però generato anche un contraccolpo molto forte nell'area occidentale e questo ci riguarda molto da vicino. In primo luogo l'intervento della Russia in Ucraina, seppure ha bloccato il rafforzamento dello schieramento aggressivo NATO, nello stesso tempo sta dando la possibilità alle forze atlantiste di condurre una fortissima campagna ideologica contro il 'nemico' e di ricompattare l'egemonia americana come difesa della 'libertà' in stile guerra fredda o peggio ancora contro il 'nuovo Hitler'.

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Il riposizionamento
del fronte imperialista occidentale:
mossa strategica
o frutto di improvvisazione?

  Il modo con cui americani e NATO stanno affrontando la guerra in Ucraina è frutto di una scelta calcolata o è invece conseguenza di una previsione sbagliata degli effetti che il coinvolgimento ucraino nel blocco militare atlantico avrebbe prodotto? E se è questo il caso, quali rischi comporta?

  E' indubbio che da parte russa c'è stata una previsione di intervento armato quando si è capito chiaramente che gli americani e gli altri paesi NATO procedevano senza esitazioni nel riarmo dell'Ucraina, nel suo coinvolgimento nella NATO e nella contemporanea liquidazione delle repubbliche indipendenti del Donbass, ormai giunte per la forte pressione militare di Kiev a una situazione limite per la loro esistenza.


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Chi è il nemico
e come combatterlo

E' bene che i compagni affrontino fino in fondo le questioni legate alla guerra in Ucraina per avere, in una situazione difficile e complessa come l'attuale, le idee chiare su come attrezzarsi.

  Ci sono difatti diverse questioni da chiarire e riguardano ambiti diversi.

  Una riguarda direttamente i comunisti. Con l'intervento russo in Ucraina riemergono attualizzate posizioni che confermano le derive che si sono espresse già in passato in varie occasioni. Da una parte il PCF, i comunisti francesi e il PTB belga che condannano l'intervento russo. Dall'altra il KKE, il partito comunista greco, che oggi dirige una sorta di V internazionale che ne condivide le posizioni, che di fronte all'intervento russo sostiene la teoria dei tre imperialismi in conflitto tra di loro: USA, Cina e Russia. Per il KKE e la sua cerchia l'intervento russo in Ucraina dovrebbe dunque essere inquadrato in questo contesto.

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Il ruolo dell'imperialismo di sinistra

'Sinistrismo maschera della Gestapo', questo era il titolo di un articolo con cui Pietro Secchia denunciava nel dicembre 1943 sul n. 6 de La nostra lotta le organizzazioni trotskiste e bordighiste che in nome di una lotta 'rivoluzionaria' contro il capitalismo attaccavano la vera lotta, quella armata, contro il nazifascismo. “Non è dunque una novità per noi - scriveva Secchia - il constatare che con l'occupazione teutonica in Italia sono apparsi alcuni fogli dai pomposi titoli come Stella Rossa e Prometeo i quali con roboante fraseologia massimalista e pseudo rivoluzionaria dicono di essere sulla via... della sinistra. In realtà sono sulla via della Gestapo”.

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PerchŔ un
Fronte Politico Costituzionale

Per aprire il discorso sul FPC ricorriamo a una frase celebre di Marx: "l'umanità si pone sempre solo i compiti che può risolvere". E' importante sottolineare questa frase per uscire da un dilemma in cui ci dibattiamo nella sinistra tra il trasformismo elettoralistico che passa per tattica e l'antagonismo 'a prescindere', senza una base razionale e strategica, che poi quasi sempre tracima nel trasformismo.

Il testo che segue deriva da un'analisi della fase che stiamo attraversando e serve ad aprire un discorso che sia la sintesi tra una necessità storica e il programma che ci consenta di affrontarla

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PER LA PACE E L'INDIPENDENZA DELL'ITALIA

FUORI DALLA NATO
FUORI DALLA GUERRA

La determinazione criminale degli Stati Uniti di procedere ad estendere la NATO ad est, coinvolgendo in questo progetto l'Ucraina, per completare l'accerchiamento missilistico della Russia ha creato una situazione al limite di una guerra mondiale.
  Chiare ci devono essere la responsabilitÓ di quello che sta accadendo e queste non possono che essere di chi in questi decenni ha portato la situazione a un punto di non ritorno sollecitando l'adesione alla NATO di tutti i paesi confinanti con la Russia per creare un sistema missilistico aggressivo che ha costretto questo paese a reagire.
  L'Italia sta seguendo in modo servile le direttive americane e partecipa alle scelte dell'Alleanza Atlantica facendo correre al popolo italiano il rischio di essere coinvolto nella guerra.
  A tutti gli italiani e italiane che non vogliono la guerra deve essere chiaro che per impedirla bisogna portare l'Italia fuori dai progetti della NATO e fare in modo che il nostro paese riprenda la sua indipendenza da una struttura di guerra a servizio degli americani e delle cricche europee ad essa collegata.
  In questo momento tutti coloro che sinceramente sono contro la guerra devono uscire dalla manipolazione mediatica diretta da forze politiche e governi che hanno sempre assecondato le avventure militari NATO a guida americana, dalla Jugoslavia all'Afghanistan, dall'Iraq alla Libia, e i cui esiti sono stati distruzioni e morti.
  La democrazia Ŕ la maschera di questa logica che oggi si ripete puntualmente in Ucraina.

Per questo bisogna impedire in tutti i modi possibili che l'Italia condivida oltre le scelte della NATO e partecipi a una politica di guerra.

Chi fa queste scelte sappia che esse sono
in pieno contrasto
con l'art.11 della Costituzione

come giÓ Ŕ avvenuto peraltro in questi decenni
e deve risponderne al popolo italiano.

Cambiare l'Italia
attuando la Costituzione

Su questo obiettivo bisogna che convergano tutte le forze popolari e progressiste.
L'applicazione dei punti fondamentali della Costituzione repubblicana non è un richiamo retorico a un glorioso passato, ma una necessità obiettiva che scaturisce dalla situazione economica e sociale creata dalle forze liberiste e un passaggio obbligato per uscire dalla logica liberista e privatistica che governa da decenni la società italiana.
Bisogna creare un vasto movimento unitario e organizzato per l'attuazione del dettato costituzionale su un programma che prevede in particolare:

il rifiuto delle guerre e degli embarghi economici contro altri paesi e il rispetto della sovranità nazionale

l'indirizzo dell'economia nazionale a fini sociali e non regolata dal profitto privato e dalla logica della finanza speculativa e il contrasto degli effetti devastanti dell'economia liberista a livello nazionale e internazionale

il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei cittadini in materia di condizioni di lavoro, di salute, di salario e pensioni, scuola e ambiente.


Su questo programma
stiamo costruendo il
Fronte Politico Costituzionale