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AGINFORM

Foglio di Corrispondenza comunista


Contributi
di analisi
e dibattito

La globalizzazione complessa

Pierluigi Fagan, 20 gennaio 2017, [qui]

Xi Jinping e la "globalizzazione"

Diego Angelo Bertozzi, 18 gennaio 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 18-1-2017: la battaglia di Deir Ezzour

Stefano Orsi, [qui]

Smantellare l'Ue potrebbe essere una via di salvezza per l'Europa

Vaclav Klaus, ex presidente ceco, 13 gennaio 2017, [qui]

Donald Trump e il protezionismo

Jacques Sapir, 10 gennaio 2017, [qui]

Il futuro della Siria passa per Astana

Piccole Note, 17 gennaio 2017, [qui]

Gli Stati Profondi che vogliono inghiottire Trump

Giulietto Chiesa, 14 gennaio 2017, [qui]

La strategia della tensione della NATO mette a rischio l'Europa

Manlio Di Stefano, 12 gennaio 2017, [qui]

Buoni propositi per l'anno che viene

Mimmo Porcaro, 30 dicembre 2016, [qui]

Le bufale del mainstream che hanno prodotto milioni di morti

Blog 5 Stelle, 7 gennaio 2017, [qui]

Il Collasso della Sanità Pubblica in Grecia: "Stanno morendo pazienti che potrebbero sopravvivere"

Helena Smith, 1 gennaio 2017, [qui]

Le 10 vittorie del presidente Maduro nel 2016

Ignacio Ramonet, 2 gennnaio 2017, [qui]

L'eredità del democratico Barack Obama

Manlio Dinucci, 3 gennaio 2017, [qui]

Istanbul: non è come al Bataclan

Piccole Note, 2 gennaio 2017, [qui]

Crociata Anti Bufala: Situazione tragica ma non seria

Marco Bordoni, 3 gennaio 2017, [qui]

Il disastro dell'aereo militare russo Tu-154: alcune brevi considerazioni iniziali

The Saker, 25 dicembre 2016, [qui]

La liberazione di Aleppo

Dal blog delle stelle Manlio di Stefano, 22 dicembre 2016, [qui]

! L'ambasciatore siriano all'ONU fa i nomi degli agenti stranieri intrappolati ad Aleppo

Video sottotitolato in italiano The Saker, 20 dicembre 2016, [qui]

Oltre la Raggi. Il M5S lanci gli stati generali dell'economia

Simone Santini, 18 dicembre 2016, [qui]

I 14 segnali sull'esistenza di un complotto per per usare la Russia come pretesto per derubare Trump della presidenza il 19 dicembre o il 6 gennaio

Michael Snyder, 12 dicembre 2016, [qui]

La liberazione di Aleppo

Piccole note, 16 dicembre 2016, [qui]

ALEPPO. Lettera aperta a Corrado Formigli (Piazza pulita)

Marinella Correggia, 16 dicembre 2016, [qui]. Leggi anche le lettere di Stefania Russo [qui] e Vincenzo Brandi [qui]

Orgia di sdegno a comando
su Aleppo

La guerra di Aleppo non è solo come ve la raccontano Fulvio Scaglione, 15 dicembre 2016, [qui]
"Ultimi messaggi da Aleppo" [video - inglese] Anissa Naouai, In the Now, 16 dicembre 2016, [qui]
Tutti impegnati a falsificare Aleppo Giulietto Chiesa, Pandora TV, 16 dicembre 2016, [qui]
Le tre grandi bugie su Aleppo Gian Micalessin, 15 dicembre 2016, [qui]
Dietro alle bugie su Aleppo, servizio di Asia News - lettera di Nabil Antaki Ora pro Siria, 14 dicembre 2016, [qui]

Dove va l'America di Trump?

Pierluigi Fagan, 13 dicembre 2016, [qui]

CIA, Russia, Trump

Pierluigi Fagan, 11 dicembre 2016, [qui]

Media briefing sull'evacuazione dei civili da Aleppo

Video, 10 dicembre 2016, [qui]

I perché del no
(in dissenso da Illy)

Alberto Bagnai, 10 dicembre 2016, [qui]

La sconfitta dei sauditi

Piccole Note, 9 dicembre 2016, [qui]

De Magistris e l'"Assedio di Aleppo"

Francesco Santoianni, 10 dicembre 2016, [qui]

Il NO ai media

Alberto Bagnai, 5 dicembre 2016, [qui]

La guerra dell'Occidente alla 'verità'

Paul Craig Roberts, 6 dicembre 2016, [qui]

! E' ORMAI IMMINENTE LA LIBERAZIONE DI ALEPPO

Situazione operativa sui fronti siriani dal 24 al 27 novembre Stefano Orsi, 27 novembre 2016, [qui]

La morte di Fidel e il punto di svolta della crisi: una coincidenza non casuale

Piotr, 28 novembre 2016, [qui]

L'Europa che paragona la Russia all'Isis

Blog 5 Stelle, 23 novembre 2016, [qui]

L'occidente si è trumpato il cervello

Roberto Quaglia, 20 novembre 2016, [qui]

MOLDAVIA: alle elezioni presidenziali il popolo moldavo cambia rotta e cerca un'alternativa, rivolgendosi verso la Russia. Una svolta geopolitica.

Dossier Enrico Vigna, 14 novembre 2016, [scarica pdf]

La vittoria di Donald Trump. Tra rottura e ripetizione della Storia

Piotr, 10 novembre 2016, [qui]

Trump eletto Presidente: rischi ed opportunità

The Saker, 9 novembre 2016, [qui]

Sul ciglio delle (loro) elezioni

Piotr, 6 novembre 2016, [qui]

Trump: una Brexit statunitense?

Miguel Angel Ferrer, 5 novembre 2016, [qui]

Tra Hillary e Trump vincerà... Mike Pence

Massimo Mazzucco, 5 novembre 2016, [qui]

I media russi amano davvero la campagna per demonizzare Putin

The Saker, 3 novembre 2016, [qui]

Le e-mail di Hillary Clinton e la Fratellanza

Thierry Meyssan, 1 novembre 2016, [qui]

L'Italia tradita

Cesare Corda, 23 ottobre 2016, [qui]

La battaglia di Mosul, l'inganno di Washington e Ankara

Mouna Alno-Nakhal, 23 ottobre 2016, [qui], originale in francese [qui]

Quando Mosul cadrà, l'ISIS cercherà scampo in Siria. E poi?

Robert Fisk, 18 ottobre 2016, [qui]

Il primo conflitto globale

Pierluigi Fagan, 19 ottobre 2016, [qui]

No ai soldati italiani al confine con la Russia

Beppe Grillo, 14 ottobre 2016, [qui]

Poker nucleare

Israel Shamir, 9 ottobre 2016, [qui]

Contribuisci anche tu a infiammare la guerra in Siria!

Italo Slavo, 6 ottobre 2016, [qui]

! Dal giorno 6 ottobre 2016 una guerra tra la Russia e gli USA è possibile in ogni momento

Piotr, 7 ottobre 2016, [qui]

Ministero della Difesa Russo - media briefing del 6 ottobre 2016

[qui]

Le opzioni russe contro un attacco americano in Siria

The Saker, 5 ottobre 2016, [qui]

L'esercitazione della Difesa Civile russa del 4-7 ottobre 2016

video, [qui]

! Ad Aleppo si gioca il destino del mondo

Piotr, 4 ottobre 2016, [qui]

USA troppo ambiziosi? Ecco cosa succede in Asia

Pierluigi Fagan, 30 settembre 2016, [qui]

Prima che muoia la democrazia e inizi la guerra

Piotr, 29 settembre 2016, [qui]

Psyop: operazione Siria

Manlio Dinucci, 26 settembre 2016, [qui]

I crimini degli Usa in Siria e quei sedicenti 'sinistri alternativi" sempre dalla parte sbagliata della storia...

Mauro Gemma, 18 settembre 2016, [qui]

Italia-Europa-Mondo

Pierluigi Fagan, 26 settembre 2016, [qui]

Perchè i recenti sviluppi in Siria mostrano che l'amministrazione Obama è in uno stato di confusa agonia

The Saker, 23 settembre 2016, [qui]

Esplosive mail di Hillary Clinton

Manlio Dinucci, 20 settembre 2016, [qui]

Media briefing sui fatti di Aleppo

video, 21 settembre 2016, [qui]

Rashomon in Siria

Piotr, 21 settembre 2016, [qui]

L'ABC. Tre lettere per capire Carlo Azeglio Ciampi

Piotr, 19 settembre 2016, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 17 Settembre 2016

Stefano Orsi, 18 settembre 2016, [qui]

! ISIS Air Force: gli aerei di Obama fanno strage di soldati siriani

Pino Cabras, 18 settembre 2016, [qui]

In morte di Carlo Azeglio Ciampi (1920-2016) - biografia non autorizzata

Felice Fortunaci, 16 settembre 2016, [qui]

Fantapolitica

Alberto Bagnai, 6 settembre 2016, [qui]

Appunti di meritocrazia

Il Pedante, 6 settembre 2016, [qui]

Crisi sistemica: i nodi vengono al pettine

Piotr, 14 settembre 2016, [qui]

Liberare il presente, riprendersi il futuro

Marco Bersani, 10 settembre 2016, [qui]

Il Movimento Verità per l'11 settembre 15 anni dopo: a che punto siamo?

The Saker, 11 settembre 2016, [qui]

15 anni dopo l'11/9: sulla fisica dei crolli dei grattacieli

Europhysicsnews, 11 settembre 2016, [qui]

11 Settembre. La Nuova Pearl Harbor - Sintesi

Massimo Mazzucco, 11 settembre 2016, [qui]

Mille e una setta

Pier Luigi Fagan, 8 settembre 2016, [qui]

La Visione del Mondo di un Mainstream Perdente e Le Elezioni in Pomerania

Heiner Flassbeck, 6 settembre 2016, [qui]

un altro stallo greco - l'Europa rifiuta i soldi ad Atene finché le riforme non saranno adottate

Tyler Durden, 6 settembre 2016, [qui]

La Siria, la geopolitica e la complessità

Piotr, 6 settembre 2016, [qui]

Salvare l'UE dall'Euro, la Più Estrema Trappola Neoliberista

Stefano Fassina, 1 settembre 2016, [qui]

Laggiù l'ISIS non c'è. Forse le truppe statunitensi presenti ad Hasakah stanno "consigliando" i Curdi di attaccare l'esercito siriano?

Moon of Alabama, 19 agosto 2016, [qui]

Putin: "niet" ai neoliberali, "da" allo sviluppo nazionale

William Engdahl, 13 agosto 2016, [qui]

Breve nota sul dispiegamento dei bombardieri strategici russi in Iran

Guido Fontana Ros, 18 agosto 2016, [qui]

Inizia una reazione MUSULMANA contro il Wahabismo

Maurizio Blondet, 17 agosto 2016, [qui]

Il Tribunale dell'Aja dopo averlo ucciso in carcere scagiona il Presidente jugoslavo e serbo da ogni accusa circa crimini di guerra in Bosnia nel 1992/1995!

Enrico Vigna, agosto 2016, [qui]

Il linguaggio del potere e le guerre in Libia

Fosco Giannini, 10 agosto 2016, [qui]

Italia piattaforma di lancio NATO

Antonio Mazzeo, 1 luglio 2016, [qui]

Libia 2011. B. Obama e H. Clinton si rivelano in due video

Marinella Correggia, 8 agosto 2016, [qui]

L'Italia in guerra

Comitato NO guerra NO NATO, 5 agosto 2016, [qui]

Incontro a San Pietroburgo

Piotr, 9 agosto 2016, [qui]

La politica estera del Pd in tre punti: l'Italia non merita tutto questo

Antidiplomatico, 5 agosto 2016, [qui]

Libia, la guerra quasi segreta di Renzi

Checchino Antonini, 4 agosto 2016, [qui]

Cosa c'è dietro gli attentati terroristici?

Unione Popolare Repubblicana, Francia, 27 luglio 2016, [qui]

Libia: bombardamenti "presidenziali"

Piccole Note, 3 agosto 2016, [qui]

La grande spartizione del dopo-Gheddafi

Manlio Dinucci, 3 agosto 2016, [qui]

La crociata antirussa di Hillary

Piccole note, 2 agosto 2016, [qui]

Il Papa: «Siamo in guerra»

Piccole note, 1 agosto 2016, [qui]

Il potere del "Niet"

Dmitry Orlov, 26 luglio 2016, [qui]

Il FMI ammette la sua disastrosa infatuazione per l'euro, chiede scusa per il sacrificio della Grecia

Ambrose Evans-Pritchard, 28 luglio 2016, [qui]

Riforma della Costituzione: cronologia di un golpe non perseguibile

Stefano Alì, 29 luglio 2016, [qui]

Italia: la crisi in arrivo

Jacques Sapir, luglio 2016, [qui]

Importanti sviluppi della battaglia di Aleppo

Stefano Orsi, 28 luglio 2016, [qui]

La sposa occidentale e l'amante orientale

Pier Luigi Fagan, 28 luglio 2016, [qui]

Eurexit: Appello per un'alternativa all'Euro (dalla Germania)

Stefano Solaro, luglio 2016, [qui]

L'Italia non è in crisi bancaria, è in crisi da Euro

Matthew Lynn, 21 luglio 2016, [qui]

L'intervista del Presidente Assad alla NBC News

trascrizione 14 luglio 2016, [qui]

Importanti sviluppi in Siria e Turchia

The Saker, 23 luglio 2016, [qui]

Il colpo di stato in Turchia mette i bastoni fra le ruote al piano "Pivot" dello Zio Sam

Mike Whitney, 20 luglio 2016, [qui]

USEXIT?

Pier Luigi Fagan, 22 luglio 2016, [qui]

Da Nizza alla Turchia. Fatti che attendono parole

Piotr, 20 luglio 2016, [qui]

Essere Turchia

Cronache n. 478 Pier Luigi Fagan, 16 luglio 2016, [qui]

Golpe in Turchia. Tutto previsto, o quasi

Pino Cabras, 16 luglio 2016, [qui]

Trump pronto a un vicepresidente bigotto e iperliberista

Pier Luigi Fagan, 15 luglio 2016, [qui]

Il patto d'acciaio NATO-UE

Manlio Dinucci, 13 luglio 2016, [qui]

Il crepuscolo della NATO

Thierry Meyssan, 11 luglio 2016, [qui]

Rapporto Chilcot: le menzogne inglesi sull'invasione dell'Iraq

G. Colonna, 9 luglio 2016, [qui]

Le "cause giuste"

Piotr, 3 luglio 2016, [qui]

Il Deserto bancario italiano

Giuseppe Masala, 30 giugno 2016, [qui]

"Regina del caos", il vero volto di Hillary Clinton

intervista a Diana Johnstone di Fulvio Scaglione, 30 giugno 2016, [qui]

Regno Unito: speciale referendum

Andrea Bulgarelli, CIVG, 2 luglio 2016, [qui]

Democrazia ed equazioni geopolitiche: Meno Europa = Più NATO?

Collettivo Pixel, 30 giugno 2016, [qui]

Cambiare il mondo, cambiare noi

Stefano Barbieri, [riflessioni sulle velleità di ricostituzione del Partito comunista]21 giugno 2016, [qui]

India e Pakistan entrano nella Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai

Alexander Mercouris, 28 giugno 2016, [qui]

Intervista del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov alla Komsomolsakja Pravda

31 maggio 2016, [qui]

Brexit: un commento dei comunisti portoghesi

João Ferreira, 24 giugno 2016, [qui]

E Brexit fu

Ugo Boghetta, 24 giugno 2016, [qui]

Brexit: divagazione fantasy

Pier Luigi Fagan, 25 giugno 2016, [qui]

Nonostante tutto, Brexit! Il mondo post-1945 è finito

Federico Dezzani, 24 giugno 2016, [qui]

Brexit e lezioni di democrazia

Jacques Sapir, 24 giugno 2016, [qui]

Brexit. Perché non è una vittoria delle xenofobie

Diego Angelo Bertozzi, 24 giugno 2016, [qui]

Babel-exit. Ovvero farsi "una" idea sull exit

Pier Luigi Fagan, 24 giugno 2016, [qui]

Due parole su Joanne Cox: "Martire d'Europa"

Francesco Santoianni, 17 giugno 2016, [qui]

Cinque note su uno strano fascismo che avanza su di noi

Piotr, 18 giugno 2016, [qui]

L'Italia alla guerra in Siria a fianco di Erdogan

Antonio Mazzeo, 15 giugno 2016, [qui]

[continua]    


Il giacobino ha colpito ancora

Uno degli aspetti più vergognosi di questo regime a guida PD è stato l'allineamento di stampa e televisioni alle direttive renziane, e non solo per la vicenda del referendum del 4 dicembre, ma anche rispetto a tutte le balle sulla situazione economica e sui risultati delle riforme. La punta di questo regime mediatico è stata La Repubblica di Eugenio Scalfari, che si è legata mani e piedi all'avventura del pallonaro toscano accreditandolo come il rinnovatore che avrebbe fatto uscire l'Italia dalla crisi. Non era però un abbaglio, bensì una scelta reazionaria del giornale liberal che ha capito che solo da quella parte poteva venire la difesa degli interessi delle classi previlegiate. Nononostante la sconfitta del 4 dicembre, La Repubblica ha continuato ad attaccare, in particolare accanendosi contro la giunta Raggi a Roma.

La situazione di regime mediatico non si limita però certo al solo giornale scalfariano. La RAI pubblica, di cui Renzi ci ha imposto per decreto il pagamento del canone, è diventata un viatico vergognoso della propaganda del gruppo di potere targato PD. Spesso, e non sempre a proposito, si cita Goebbels, ma stavolta l'accoppiamento è d'obbligo, almeno per quanto riguarda la spudoratezza e la menzogna con cui il ripetitivo messaggio ci viene trasmesso.

Dopo il 4 dicembre, nonostante l'enorme successo raggiunto, la situazione si è andata avvitando sulla riforma elettorale e sulla durata del governo Gentiloni, mentre gli sconfitti stavano preparando la rivincita. Ora siamo vicini alla nuova ondata mediatica che deve imporre le elezioni a giugno e la sconfitta del demone grillino. Il lugubre Del Rio, il transfuga Migliore e il capo del governo a servizio di Renzi, Gentiloni, hanno aperto le danze al grido di elezioni, elezioni!

La svolta si è avuta quando Beppe Grillo, in presenza di una campagna mediatica fatta di menzogne, ha aperto per primo il fuoco sulla situazione dell'informazione intuendo che bisognava scompaginare l'artiglieria mediatica del regime per impedirne gli effetti sull'evoluzione della situazione politica.

Il colpo è andato a segno e nel merdaio dell'informazione è scoppiato il panico. La parola d'ordine, udite!, è la reazione di sdegno per il preteso attentato alla libertà di stampa e di informazione! Sicché gli strumenti mediatici del regime vestono i panni delle vittime.

Bene ha fatto dunque Beppe Grillo a invocare giurie popolari per smascherare gli autori della disinformazione a pagamento. Purtroppo non siamo in una situazione rivoluzionaria e quindi il richiamo ai tribunali popolari è puramente formale e, soprattutto, Beppe Grillo non ha a disposizione la ghigliottina come Robespierre e Saint-Just. Bisogna ammettere però che, aldilà dello stuolo impiegatizio e abbastanza fragile che lo segue e che non ha nulla che somigli ai sanculotti francesi, la mossa giacobina di Grillo, da comitato di salute pubblica, contro il regime dell'informazione ha prodotto i suoi effetti. Ancora una volta però - è il caso di ribadirlo - non li ha prodotti dentro quella sinistra che si definisce alternativa e spesso è solo perbenista e viaggia coi soliti modelli retorici, non afferrando i punti veri dello scontro e dimostrandosi codista e parassita

Aginform
6 gennaio 2017


Il governo del Presidente

Analizzando gli sviluppi della situazione che si è determinata con la fine del governo Renzi vengono a delinearsi i tratti fondamentali del nuovo quadro politico.

Siamo solo agli inizi della partita e il gioco è ancora aperto a colpi di scena, ma quello che si può capire è che il governo fotocopia dovrà operare, obtorto collo, sotto il controllo del presidente della Repubblica Mattarella. Difatti, quelli che sembravano i protagonisti della nuova fase, a partire dai renziani e da Renzi, si stanno via via sgonfiando e rischiano di apparire marginali nella soluzione della crisi politica in atto. A partire, appunto, da Renzi e dal suo gruppo.

Se consideriamo l'esito dell'assemblea nazionale del PD, quella in cui Renzi ha ammesso che ha straperso, si capisce che questo partito è allo sbando; l'astro nascente del decisionismo padronale italiano è già alle corde e le sue trovate non eccitano più neppure il 'giglio magico' che ancora lo sostiene (vedi le lacrime della Serracchiani). Attorno aleggia invece, tra quelli che hanno vissuto la fase della rottamazione, un'aria non solo di sconfitta, ma anche di preoccupazione sul futuro.

E' per questo che il grido di battaglia "al voto, al voto" si sta infrangendo di fronte alle manovre di quelli che fiutano il pericolo.

Il punto di forza di questa tendenza è il presidente della Repubblica il quale ha dichiarato che, se si dovrà votare, ciò potrà avvenire solo in presenza di una legge elettorale unica per Camera e Senato. Solo che questa precondizione non è facile da realizzare. Il 'Mattarellum' garantisce solo il più forte e lega le mani a chi intende giocarsi le prospettive lasciandosi le mani libere e quindi invoca il proporzionale.

All'ombra però della contesa sulle modalità del voto si sta profilando un'altra operazione che parte sì da Mattarella, ma vede partecipi coloro che hanno ben capito che con le pagliacciate di Renzi non si va da nessuna parte. I tasselli di questa operazione si stanno man mano collocando nello scacchiere istituzionale, a partire da personaggi come Minniti agli interni (con Alfano destinato proprio per questo al turismo politico) e la Finocchiaro ai rapporti col parlamento (la legge elettorale).

Tuttavia quello che si intravede non basta a tenere in piedi il quadro politico. Gli incidenti di percorso sono molti. Dai comportamenti imbecilli del ministro del lavoro, alle scarse qualità personali del nuovo capo del governo. E intanto vengono allo scoperto, non casualmente, altre questioni che smorzano gli entusiasmi elettoralistici della partitocrazia (scusateci il termine, ma non sappiamo definirla altrimenti): a partire dalle rinnovate divisioni nella destra, dalle condizioni in cui i 5Stelle si stanno trovando a Roma (che non è la Parma di Pizzarotti!), alla difficoltà di Renzi a ritrovare un protagonismo in assenza di progetti e sulle spalle un'arcisconfitta referendaria.

Ci vuole tempo quindi per tentare di rimettere assieme i cocci e per permettere anche che la crisi del renzismo dia una nuova identità alle forze che ruotano attorno al PD. Anzi,questa diventa una condizione senza la quale non è concesso procedere. Ancora una volta è Mattarella a dire che è necessario svelenire il clima politico. Che significa questo se non che bisogna rientrare nella 'normalità istituzionale'? Ci sembra che nella Magistratura ci sia chi sta lavorando per questo.

Aginform
21 dicembre 2016

Una spallata senza alternative?

Le consultazioni di Mattarella danno l'idea di che cosa stia succedendo dopo il grande risultato conseguito dal NO il 4 dicembre. In sostanza Renzi ha continuato a tessere le sue trame, molto logorato sicuramente ma ancora attivo, e il presidente della Repubblica ha aperto le consultazioni per assicurare la cosiddetta governabilità convocando personaggi che sono completamente interni e responsabili della sconfitta, fanno parte cioè di quel ceto politico marcio che aveva come obiettivo di trasformare la Costituzione in uno strumento autoritario a servizio delle scelte dei poteri forti che hanno creato il personaggio Renzi.

Ciò che sta avvenendo è dunque in aperta contraddizione con il risultato referendario, anche se la richiesta di elezioni subito sembrerebbe andare nella direzione giusta. Analizzando meglio la cose emerge invece che andando alle elezioni a breve scadenza, in una condizione in cui le alternative sono già delineate dai partiti elettoralistici, la confusione e gli imbrogli continueranno ad aumentare. In altri termini il voto è probabile che porterebbe acqua alla destra, ricompatterebbe il PD, darebbe ai 5Stelle l'illusione di poter vincere la partita. E' vero che le ultime elezioni amministrative hanno portato ai risultati di Torino, Milano e Napoli ma come i fatti dimostrano, i vincitori di questa partita mostrano tutte le loro difficoltà a reggere la barra.

Se trasportiamo le questioni a livello governativo, la situazione si fa più difficile e complessa e non possiamo pensare che Grillo ci possa portare molto avanti. Possiamo dire, invece, che i risultati del 4 dicembre sono ben più avanti di come la rappresentazione politica ce li descrive.

Su che base facciamo questa affermazione? Ci sono due cose che colpiscono sui risultati del Referendum: lo scarto dei voti tra il fronte del NO e quello del SI e la percentuale dei votanti. Si deve anche aggiungere che tutto questo è avvenuto dopo una campagna elettorale condotta in piena violazione dei diritti di informazione, dando a Renzi la possibilità di utilizzare senza ritegno tutti gli organi di informazione per far vincere il SI. Se così non è stato, nonostante tutte le complicità nazionali e internazionali, vuol dire che esiste un rifiuto profondo delle politiche renziane. Non è quindi una questione facilmente riassorbibile. Ci vuole ben altro.

Come affrontare dunque il dopo referendum? Se non vogliamo, come accade spesso, svolgere il solito ruolo di mosche cocchiere e accodarci all'ultimo momento alla dialettica reale, come è avvenuto alla vigilia del Referendum da parte dei soliti noti, occorre invece capire, come per il 4 dicembre, dove maturano condizioni di scontri veri che possono cambiare la situazione.

Per ora i movimenti che si intravedono riguardano una ricomposizione a sinistra di aree contigue al PD nel tentativo di ridargli un aspetto più presentabile, ma sempre nella solita base programmatica del centro sinistra. Un dato invece più interessante è che il comitato del NO ha deciso di non sciogliersi e di continuare a operare dopo il 4 dicembre. Importante diventa anche la campagna, ormai certa, sui tre referendum CGIL su art.18, voucher e appalti. Questi referendum ci coinvolgono direttamente e bisogna prepararsi per tempo e con intelligenza per evitare appiattimenti, ma anche inutili avanguardismi. Per noi è però anche l'occasione per affrontare nel paese la questione delle libertà sindacali (organizzazione, sciopero, controllo della contrattazione) e dell'accordo confederali-confindustria del gennaio 2014 con la sua possibile estensione al settore pubblico. Una vittoria sulle questioni che riguardano i lavoratori è un vero passaggio di fase su cui piazzare una prospettiva.

Aginform
10 dicembre 2016



Hasta la victoria, comandante!

"La repubblica sorella di Cuba, sotto la guida del suo Lider Maximo é riuscita con successo a sopportare aggressioni, sanzioni, campagne di calunnia e agguati condotti con le armi più infami dall'egemonia imperialista che in essa ha però sempre trovato un baluardo insuperabile".
"Il nome di Fidel Castro risplenderà nei secoli come un faro di speranza e ispirazione per tutti coloro che lottano aspirando a emanciparsi dalle catene dello sfruttamento imperialistico e del colonialismo aperto o subdolo"
.
        Dal messaggio di condoglianze inviato dal presidente della Siria Bashir al-Assad


Un Kurdistan a stelle e strisce

La storia del Kurdistan è una storia pesante. Un popolo diviso tra Turchia, Siria, raq, Iran a cui è stata negata l'indipendenza dai vincitori della prima guerra mondiale, al momento della dissoluzione dell'impero ottomano.

La vicenda del PKK in Turchia e la resistenza dell'YPG in Siria contro l'ISIS, che hanno trovato la solidarietà e l'ammirazione del fronte antimperialista, rischiano però di offuscare una realtà che si dimostra molto più articolata e meno limpida di quanto siamo abituati a credere.

Intanto c'è la situazione del Kurdistan irakeno, ormai consolidato come realtà indipendente, nato sulle ceneri dell'invasione americana dell'Iraq e diventato subito dopo un centro di affarismo legato al petrolio e con strettissimi legami con l'occidente imperialista, con Israele e con la stessa Turchia.

La dinastia Barzani, vissuta per lunghi anni negli USA, ha da sempre mantenuto con gli USA stretti legami, fin dal tempo di Kassem, negli anni '60, quando lavorava per conto degli americani per rovesciare il regime rivoluzionario. Sempre in Iraq la situazione si è ripetuta appena gli americani e i loro alleati NATO hanno destabilizzato con le guerre il paese.

Ora Barzani sta giocando un ruolo più ampio dentro l'operazione di 'liberazione' di Raqqa dall'ISIS. Raqqa però non è una città curda dell'Iraq, ma una città siriana e questa 'liberazione' sta avvenendo con il concorso delle truppe americane e perfino turche e anche con l'obiettivo di tener lontano dalla città l'esercito iracheno con la scusa che si tratta di militari sciiti. Quella che si profila, quindi, è una operazione a stelle e strisce che ben poco ha a che fare con la difesa della Siria.

Ed è appunto di Siria e di curdi che oggi dobbiamo parlare per mettere in chiaro alcune questioni, una delle quali riguarda i soliti imperialisti di sinistra nostrani che in tutta la vicenda dello scontro in atto, invece di cogliere i dati essenziali, la resistenza di Assad e l'apporto russo al suo governo, cercano la solita terza via.

Senonchè questa terza via si incrocia con i progetti americani, che sono operativi sul piano militare (ci sono già due basi americane nella zona curda al confine con la Turchia) e perseguono l'obiettivo di staccare più territorio possibile allo stato siriano. Va detto peraltro che l'operazione Raqqa è stata preceduta da un'altra operazione che ha trasformato la legittima resistenza della popolazione curda contro l'ISIS nella zona di confine con la Turchia (Kobane) in un progetto indipendentista, la Rojava, che di fatto coincide coll'obiettivo occidentale e israeliano di liquidare la Siria come Stato unitario e indipendente.

I curdi in questo modo, in Iraq come in Siria, sono entrati nel grande disegno americano e israeliano di sgretolare le entità statali arabe e farne dei protettorati a stelle e strisce.

C'è da dire, infine, che anche il PKK sul versante turco, in un contesto di strumentalizzazione imperialista, rischia di essere utilizzato dagli americani nel loro rapporto conflittuale con Erdogan. Fallito il colpo di stato, la carta curda può essere usata laddove il golpe ha fallito.

Aginform
23 novembre 2016


8 Novembre 2016: e se fosse US-EXIT?

In previsione delle elezioni americane dell'8 novembre pubblichiano un contributo del compagno Luigi Ambrosi che mette lucidamente in evidenza il significato di rottura che la candidatura di Trump rappresenta negli Stati Uniti, anche se il personaggio è ancora da scoprire. Quello che è certo è che la sua eventuale vittoria porterà a mutamenti non indifferenti alla strategia americana. K(h)illary sappiamo già che cosa rappresenta.


L'US-exit potrebbe seguire la Brexit. La protesta popolare degli statunitensi, che ha dovuto ricorrere al candidato Trump e lanciarlo come una bottiglia molotov nel cuore della governance americana, ha fatto centro. Hanno detto BASTA quasi 100 milioni di americani fuori dal mercato del lavoro, 55 milioni ricorrenti ai Food Stamps mensili, almeno due generazioni di giovani a cui è stata tolta la certezza del futuro, milioni di giovani studenti insostenibilmente indebitati per proseguire gli studi, milioni di ex-lavoratori che hanno perso il posto con la de-localizzazione, milioni e milioni di salariati al limite della sussistenza a fronte di una ricchezza che si accentra sempre più in poche mani, decine di migliaia di senzatetto che assediano le città con le loro tendopoli, e milioni di americani preoccupati delle intenzioni guerrafondaie di Wall Street e dell'alleanza Democratici/Neocons.

Ora Wall Street trema, vacilla e con essa le Corporations, i Media, e tutti i loro rappresentanti lobbysti Repubblicani o Democratici e quel 1-10% che si è arricchito in questi decenni a spese del resto della popolazione. Trema anche il governo ombra americano che soprassiede ai governi USA.

I progetti di arrogante espansione imperiale con le guerre e le destabilizzazioni trovano un punto d'arresto. Sono stati sconfitti la Clinton, Bush, Mc Cain, Paul Wolwofitz, l'apparato e l'industria militare e tutta la canea guerrafondaia di Washington. Non è bastato al diavolo capitalista portare ai più alti livelli l'arte del travestimento: da donna, da minoranza etnica, da dirittoumanista; il suo volto, le sue intenzioni e i suoi precedenti risultavano palpabili: profitto per pochi, miseria e guerra per tutti gli altri.

E' uno STOP alla globalizzazione ed a decenni di liberismo sfrenato: una pausa di riflessione che le società occidentali chiedono e necessitano dopo trent'anni di devastazione e peggioramento delle condizioni di vita e lavoro. E' la logica dei bisogni del popolo che si ripresenta a contrastare la logica del profitto.

E' un voto di protesta popolare che ha dovuto ricorrere ad un candidato discutibile a causa dell'ennesimo tradimento della socialdemocrazia occidentale e della sua totale cooptazione agli interessi del capitale.

E' uno STOP all'unilateralismo ed eccezionalismo americano verso i popoli della terra: ora dovrà essere riconosciuta la realtà multipolare, la presenza degli altri popoli nella governance mondiale, con rispetto delle sovranità di ogni Stato. I popoli del mondo hanno per ora evitato il peggio, gli avversari più pericolosi e più mortiferi. Sfuma nell'immediato anche il pericolo di un confronto nucleare.

Milioni di americani, insieme a gran parte del mondo, sanno ormai che il governo degli Stati Uniti ha massacrato milioni di abitanti in sette Stati sulla base di menzogne, rovinando non solo i Paesi e le vite di milioni di persone, ma sprecando migliaia di miliardi di dollari americani necessari per il benessere degli americani stessi. Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa. Assad non ha utilizzato armi chimiche. Gheddafi era innocente di tutte le accuse assurde che Washington ha utilizzato per distruggere la Libia. La Russia non ha invaso l'Ucraina. I talebani non avevano nulla a che fare con il 9/11.

E' un pugno nello stomaco e alla credibilità dell'intero apparato mediatico americano e occidentalista, pesantemente schierato a sostegno della candidatura Clinton con bugie ed omissioni senza precedenti.

Non interessa per ora sapere cosa farà Trump, basta accontentarsi di sapere cosa non potrà fare la Clinton, i Neocons, Wall Street. Godiamoci questo trauma storico della elite americana, o, come ha detto il regista Michael Moore, il più grande vaffan.... della US storia.

Se non sarà così, sarà perchè Wall Street ha truccato le elezioni.

Luigi Ambrosi
29 ottobre 2016


La verità sull'Ungheria del 1956

Il 60° anniversario di quella che viene definita la rivolta ungherese ha dato lo spunto a più di un personaggio della 'sinistra' italiana di fare dichiarazioni sull'avvenimento con l'esplicita intenzione di ricordare, a quanti potessero dubitarne, che loro sono stati sempre dalla parte del popolo 'insorto'. E' il caso in particolare di Achille Occhetto e Alberto Asor Rosa. Manca all'appello Mario Tronti impegnato nel comitato per il SI a Renzi.


L'incredibile rivolta fascista e antisemita di Budapest 1956 - La verità sui fatti di Ungheria che i media ufficiali hanno sempre nascosto - massacrati ebrei e comunisti in modo orrendo

Budapest 1956 come Berlino 1933

Nel riquadro a lato rinviamo a una cronaca degli avvenimenti che mette in chiaro la dinamica dei fatti. I quali, in partenza, vanno valutati nel contesto politico scaturito dalla denuncia kruscioviana dello stalinismo e dalla riconciliazione con la Jugoslavia di Tito che ambiva ottenere una rivincita contro le democrazie popolari dell'Est europeo che lo avevano condannato nel 1948 su decisione del Cominform di cui Togliatti era il più accreditato dei membri e candidato alla segreteria.

Esiste quindi un nesso importante tra XX Congresso del PCUS e gli avvenimenti di Ungheria che furono, è bene ricordare, contemporanei ai fatti di Poznan in Polonia.

Fu appunto Kruscev a dare fuoco alle polveri pensando, da cialtrone quale era, che le sue denunce potessero essere gestite politicamente, con l'aiuto di Tito magari, nei paesi a democrazia popolare.

Queste denunce invece agirono in un tessuto molto delicato, che andrebbe analizzato seriamente da un punto di vista di classe. Tutti i paesi dell'Est europeo furono sì liberati dall'armata rossa ma, fino alla liberazione, erano stati dominati da borghesie reazionarie e fasciste che avevano fatto dell'antisovietismo e dell'anticomunismo il loro cavallo di battaglia. Costruire il socialismo in quel contesto non era cosa facile. Inoltre la liberazione coincideva con l'espropriazione dei capitalisti e degli agrari e l'instaurazione di un'economia socializzata e di un potere popolare, quindi milioni di espropriati lavoravano per la rivincita.

A capire quel contesto non fu però la sinistra 'democratica', bensì i servizi occidentali che attraverso la costituzione di reti spionistiche agivano sulle contraddizioni e sulle classi revanchiste, in Ungheria come in Polonia, nella RDT come in Cecoslovacchia.

Questa è la vera lezione da trarre dai fatti ungheresi del 1956.

Aginform
27 ottobre 2016


Che cos'è realmente
lo sciopero generale del 21 ottobre

Come è tradizione del movimento, la ripresa autunnale è occasione per scendere in piazza e manifestare su tutto e mettendo assieme tutte le questioni politico-sociali su cui si discute.

Il 21-22 ottobre la tradizione si rinnova con la proclamazione di uno 'sciopero generale' e con la convocazione di una sorta di Leopolda in piazza, dove degli speakercorner (testuale) parleranno delle varie questioni.

Gli obiettivi della manifestazione, aldilà delle specifiche articolazioni, sono due. La democrazia e il referendum del 4 dicembre e la politica antisociale del governo Renzi.

Tutte e due le questioni sono ovviamente di estrema importanza, tanto che sicuramente molte migliaia di persone sentiranno il bisogno di esprimersi e scendere in piazza. Ma, aldilà di questa legittima esigenza, è bene rapportare l'iniziativa del 21-22 alla sua efficacia pratica. Intanto sul referendum e sulla riforma costituzionale. Improvvisamente il tema della scadenza del 4 dicembre è diventato il centro della manifestazione. C'è da domandarsi: come mai l'esigenza di aprire un fronte sul referendumda parte di un settore della sinistra italiana, quella definita 'di movimento', è venuta solo a ridosso della scadenza elettorale? Eppure lo scontro nel paese è aperto da mesi e finora a gestirlo sono stati i comitati del NO, i 5Stelle, i Brunetta e Salvini e i malpancisti alla Bersani. Il movimento dov'era in tutto questo periodo, come si è organizzato per la battaglia in corso, quale valore effettivo ha attribuito all'obiettivo?

Le domande sono puramente retoriche, dal momento che sappiamo che coloro che annualmente si ritrovano in autunno a sfilare si muovono secondo la ben nota logica: il movimento è tutto e la strategia è niente.

Questo conferma la sostanziale subalternità di questo tipo di movimento rispetto allo scontro reale su cui non riesce ad incidere se non con le cronache di un giorno.

Negli ultimi anni anni a questa regola hanno fatta eccezione solo due lotte, quelle dei NO-TAV e del NO-MUOS, condotte con molta generosità e con la partecipazione delle popolazioni direttamente interessate. Proprio la natura politicamente 'precaria' del movimento ha impedito però che la TAV e il MUOS diventassero qualcosa di qualitativamente diverso nel panorama italiano.

In questo contesto diventa ancora più singolare che a promuovere l'iniziativa del 21-22 ottobre siano state strutture che, pur definendosi sindacalismo di base, hanno firmato l'accordo confindustria-confederali del 10 gennaio 2014 sulla rappresentanza che è la negazione dei principi su cui il sindacalismo di base è nato. Non solo, ma gli stessi promotori dello 'sciopero generale' sono anche firmatari dell'accordo sindacati-governo che riduce a quattro i comparti del pubblico impiego annegando così non solo la possibilità di rappresentanza sindacale dei pubblici dipendenti, ma anche la difesa dei rapporti di lavoro dalle manipolazioni ministeriali.

Sarebbe il caso dunque che finalmente si scendesse in piazza anche con striscioni del tipo NO ALL'ACCORDO DEL GENNAIO 2014 e NO ALL'ACCORDO SULL'ACCORPAMENTO DEI COMPARTI NEL PI !

Anche questa è difesa della democrazia e della Costituzione. Oppure no?

Manifestare è sempre utile, ma che almeno non si imbroglino coloro che scendono in piazza.

Qualcosa va detto anche sugli 'scioperi generali' indetti dal sindacalismo di base, compreso quello del 4 novembre che si configura come una scelta minoritaria e autoreferenziale.

Tutti sappiamo qual'è la situazione nei posti di lavoro e nelle categorie. Basti pensare al fatto che nel Pubblico Impiego dopo otto anni di blocco contrattuale non c'è stata risposta dei pubblici dipendenti e che dopo l'approvazione della legge sulla buona scuola e nonostante la grande mobilitazione dei mesi precedenti, lo sciopero del sindacalismo di base, effettuato separatamente dalle varie sigle, ha coinvolto il 3% del personale scolastico. Tutti sappiamo che la riforma Fornero e il Jobs Act non hanno trovato risposta, come anche i grandi processi di riforma della pubblica amministrazione, precarizzazione, decentramento, delocalizzazione di questi ultimi anni. Certamente affrontare questi processi non è cosa facile, ma perchè mistificare e non affrontare i problemi reali e rifugiarsi in scelte di movimento che non chiariscono il ruolo e la natura delle forze in campo, dando l'impressione che si parli per tutti mentre si lavora solo per interessi di bottega?

Aginform
20 ottobre 2016


La scadenza del 4 dicembre

Il pallonaro al governo e la sua banda di incapaci mandati avanti, seppure con un certo disagio, dagli esponenti più importanti della società italiana che conta e dagli amici europei, americani e israeliani che costituiscono il circuito imperialistico occidentale che li sostiene, stanno forse arrivando al capolinea con il referendum del 4 dicembre sulle riforme costituzionali.

Il giovane toscano, su cui i suoi padroni pensavano, attraverso la rottamazione di un ceto politico della sinistra storica, di manovrare la situazione con più rapidità sta dimostrando tutta la sua inconsistenza e cialtroneria. Ma ormai lo scontro è aperto e la frittata è fatta.

Renzi pensava che la sua politica di trasformazione genetica dell'Italia fosse una passeggiata dal momento che i centri di potere e di informazione più importanti stavano dalla sua parte. Il resto sarebbe stato un gioco da ragazzi, bastava un'eloquenza vivace e una valanga di promesse. Gli italiani però non sono così fessi da farsi abbindolare facilmente, piegati come sono dalla crisi e dopo l'esperienza Berlusconi di cui Renzi è discepolo. Quindi per il 4 dicembre è scontro e scontro vero. Anche se, date le sue inconfessabili tendenze politiche, Renzi pensa che avere molti nemici è sinonimo di molto onore, la partita per lui si mette male. Soprattutto i suoi conti sono sballati. I conti economici e i conti politici.

Le verità negative su quelli economici, anche se soggetti a manipolazioni continue, emergono continuamente: sulla politica del lavoro (risultati del Jobs act), sulla disoccupazione, sui livelli di povertà, sullo stato della scuola, sullo sfascio della sanità, sul processo di deindustrializzazione dell'Italia e via cantando. Ci vuole il coraggio dei numerosissimi giornalisti velinari e corrotti a dare ancora credito alle promesse del premier pallonaro.

Ma le difficoltà maggiori per Renzi vengono sul piano politico. La grande operazione di arrivare al partito della nazione è fallita miseramente e ciò che rimane è Verdini. Come per Berlusconi invece, il modo di operare di Renzi ha suscitato via via una reazione più forte nella parte migliore della società italiana e il referendum del 4 dicembre è diventato il catalizzatore dello scontro. Per questo la scadenza sta assumendo il carattere di un passaggio chiave sulle prospettive future. Se vince il SI andrà avanti il progetto di rendere il governo non solo subalterno alla finanza e agli industriali, ma anche capace di svolgere organicamente questa funzione con gli strumenti che gli fornisce la riforma costituzionale e l'Italicum.

La vittoria del NO può invece mantenere dei varchi aperti per politiche diverse. Quindi non è indifferente se Renzi viene sconfitto o meno. Partecipare allo scontro è dunque una necessità per tutti noi, nella consapevolezza che alla vittoria concorreranno forze diverse e che gli scenari che si apriranno successivamente saranno necessariamente di tipo diverso.

A migliorare la situazione non concorrono però le iniziative improvvisate e strumentali dei nuovi emuli di Lotta Continua che, come sempre, arrivano all'ultimo momento senza capire che, nello scontro in atto, possono essere messi punti di programma solo e in quanto essi abbiano conquistato una vera egemonia nel movimento. A partire dal diritto di rappresentanza e di organizzazione nei posti di lavoro. Il paradosso è che a chiamarci allo 'sciopero generale' sul 4 dicembre sono quelli che hanno firmato il protocollo Confindustria-Confederali sulla rappresentanza e la riforma dei comparti nel Pubblico Impiego in cui la rappresentanza dei dipendenti pubblici annega. Cerchiamo di vederci chiaro.

Aginform
11 ottobre 2016

La battaglia di Aleppo

Stupidita' e menzogne costituiscono il condimento quotidiano degli organi di informazione e dei discorsi governativi dell'occidente imperialista che fanno credere ai propri cittadini che in Siria e in particolare ad Aleppo si sta svolgendo una sorta di guerra tra la barbarie di Assad e una popolazione insorta per liquidarla.

L'accanimento con cui questa campagna di mistificazioni viene condotta è pari alla posta in gioco che per l'imperialismo occidentale è altissima. Difatti, la vittoria di Assad renderebbe irreversibile il processo di consolidamento di un nuovo rapporto di forze in tutto il medioriente. Certo, Aleppo e la Siria non sono che una tappa di una inversione di tendenza di una guerra infinita iniziata con Bush e continuata con l'ausilio europeo. Troppo vasto è il teatro di guerra e troppi sono i soggetti attivi che condizionano la situazione per cui si possa sperare che la soluzione sia a portata di mano, anzi questa grande guerra mediorientale è destinata a prolungarsi nel tempo e a produrre nuovi lutti e nuove devastazioni.

L'equilibrio tra le forze in campo è tale che esclude l'ottimismo o la speranza che la carneficina abbia presto fine. Siamo ancora nel vivo di un confronto non solo locale in cui intervengono paesi come la Turchia, l'Arabia Saudita e Israele, ma anche la Nato, gli USA in prima persona, e i paesi europei in vena di mantenere o ritrovare un posto al sole come al tempo delle grandi avventure coloniali.

La Siria è anche il terreno di scontro diretto tra Stati Uniti e Russia da cui dipende il rapporto di forza a livello mondiale. Per questo Aleppo assume un ruolo decisivo per verificare se le cose si muovono nella direzione voluta dalle forze imperialiste oppure il processo di destrutturazione pianificato dalla Nato e da Israele in M.O. trova un solido punto di resistenza capace di mantenere unito un fronte che va ben aldilà della Siria.

Dobbiamo ammettere che anche in questa situazione la sinistra imperialista fa la sua parte per confondere la realtà e interpretare le cose in versione filoamericana, cercando peraltro di deviare l'attenzione anche di settori che sono contro le guerre americane e NATO. Un punto di questo spostamento di attenzione avviene con la questione curda. In luogo di vedere il fulcro dello scontro in M.O. nella resistenza del legittimo governo siriano di Assad, nell'apporto russo a questa resistenza e nella partecipazione ai combattimenti di libanesi, iracheni, iraniani, si esalta il ruolo dei curdi siriani deformandone il significato.

In Siria questo ruolo è stato, all'inizio, un ruolo di autodifesa dalla pulizia etnica che l'ISIS opera nei territori che riesce ad occupare. Questa resistenza curda però, dopo i risultati militari conseguiti a Kobane e nell'area curda della Siria, è diventata qualcosa di diverso. Già in Iraq, il Kurdistan iracheno è diventata una regione di fatto indipendente in cui l'imperialismo occidentale e Israele si sono saldamente insediati e fanno grandi affari col petrolio.

Gli americani hanno ritentato l'operazione con i curdi siriani stabilendo un'alleanza di fatto che li vede collaborare sul terreno in vario modo compreso l'uso di una base aerea e il collegamento con le truppe speciali di terra. Sicuramente i curdi ritengono questa collaborazione una sorta di assicurazione non solo per il futuro, ma anche per la difesa degli spazi conquistati dall'intervento della Turchia. Il disegno non è riuscito perchè Erdogan è intervenuto pesantemente contro la stabilizzazione di un Kurdistan siriano, ma la scelta curda è diventata un ulteriore fattore della disgregazione della Siria, obiettivo questo degli americani e degli israeliani, nonchè del rafforzamento delle possibilità di intervento imperialista. Su questo la sinistra italiana ha dimostrato ancora una volta la sua ambiguità, facendo credere che i curdi sono l'avvenire di libertà e di pace in M.O., favorendo così la propaganda occidentale su Aleppo assediata dai barbari.

La sconfitta degli imperialisti ad Aleppo è invece una condizione decisiva per rafforzare il fronte antimperialista.

Aginform
25 settembre 2016


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