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AGINFORM

Foglio di Corrispondenza comunista


Contributi
di analisi
e dibattito

Paul Craig Roberts - L'America cammina verso l'Armageddon

Paul Craig Roberts, 5 dicembre 2017, [qui]

Russia e Cina costruiscono una nuova geografia economica

William Engdahl, 16 novembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 8-12-2017

Stefano Orsi, USA: torna l'opzione apocalisse

Piccole note, 5 dicembre 2017, [qui]

Il popolo dell'Honduras nelle piazze sfida l'impero

Carlos Aznarez, 3 dicembre 2017, [qui]

L'Europa dello sfruttamento: l'industria tessile nell'Europa orientale

Campagna abiti puliti, 15 novembre 2017, [qui]

Rapporto sui progressi della guerra USA-Russia

Il Saker, 1 dicembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 1-12-2017

Stefano Orsi, [qui]

La condanna di Mladic e la "sinistra" italiana

Vincenzo Brandi, dicembre 2017, [qui]

A Ghedi 30 F-35 con 60 bombe nucleari

Manlio Dinucci, 28 novembre 2017, [qui]

L'asta di Amazon e i sindaci piazzisti

Simone Ramella, 23 novembre 2017, [qui]

"Mladic è un capro espiatorio per coprire i crimini della NATO"

Intervista di Alessandro Bianchi a Cristopher Black, 23 novembre 2017, [qui]. Per le falsità della propaganda NATO su Srebrenica [qui]

La hasbara sionista sta vincendo in Italia

Romana Rubeo e Ramzy Baroud, 21 novembre 2017, [qui]

Nasce la Pesco costola della Nato

Manlio Dinucci, 21 novembre 2017, [qui]

La Corea del Sud si sposta verso la Cina

Alexander Mercouris, 10 novembre 2017, [qui]

Israele si addestra a una guerra con l'Iran assieme agli aerei di Usa, Italia e Germania

Vincenzo Nigro, 10 novembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani e medio orientali del 10-11-2017

Stefano Orsi, [qui]

Il Qatar confessa i segreti della guerra siriana in un'esplosiva intervista virale

Tyler Durden, 29 ottobre 2017, [qui]

I sauditi che non ti aspetti e altri scherzi della crisi sistemica

Piotr, 7 novembre 2017, [qui]

Il riavvicinamento Germania-Russia è opportuno... e cruciale

Finian Cunningham, 27 ottobre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 3-11-2017

Stefano Orsi, [qui]

Il vero impatto del 'Pentagono Italiano'

Manlio Dinucci, 31 ottobre 2017, [qui]

Cina: un fatto fuori teoria

Pierluigi Fagan, 31 ottobre 2017, [qui]

Anna Frank non è nata a Donetsk

Cesare Corda, 31 ottobre 2017, [qui]

Kragujevac: 21 ottobre 1941- 21 ottobre 2017 - Per non dimenticare

Enrico Vigna, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 27-10-2017

Stefano Orsi, [qui]

L'Occidente mira alla ricolonizzazione dell'Africa tramite una guerra infinita; rimuovere Gheddafi fu solo il primo passo

Dan Glazebrook, 21 ottobre 2017, [qui]

L'Occidente è come un esercito di briganti

Intervista a Andre Vltchek, 14 ottobre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 20-10-2017

Stefano Orsi, [qui]

Omicidio Caruana Galizia: la "Guerra Fredda" è tornata anche a Malta

Federico Dezzani, 17 ottobre 2017, [qui]

Oro, petrolio, dollari, Russia e Cina

William Engdhal, 13 settembre 2017, [qui]

Antifa in teoria e in pratica

Diana Johnstone, 9 ottobre 2017, [qui]

La sinistra non abdichi alle proprie responsabilità

Sergio Cesaratto, 6 ottobre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 6-10-2017

Stefano Orsi, [qui]

Le Conseguenze del Referendum Curdo

Colonel Cassad, 27 settembre 2017, [qui]

Secessione in Catalogna: è tutta colpa di Putin

Massimo Mazzucco, 3 ottobre 2017, [qui]

La Cambogia scopre ed espelle una rete di interessi americana

Joseph Thomas, 27 agosto 2017, [qui]

Il segreto della vittoria siriana sulla coalizione NATO è la partecipazione popolare e il coinvolgimento delle comunità

Antonio de Martini, 2 ottobre 2017, [qui]

Catalogna e populismo di sinistra

Fulvio Scaglione, 2 ottobre 2017, [qui]

Germania: se Angela Merkel bevesse il siero della verità

Voci dall'estero, video, 1 ottobre 2017, [qui]

Indipendenza da cosa?

Alberto Micalizzi, 1 ottobre 2017, [qui]

La fine dell'oasi catalana

Andrea Geniola, 28 settembre 2017, [qui]

Siria - il comando centrale americano dichiara guerra alla Russia

Moon of Alabama, 25 settembre 2017, [qui]

Kurdistan: quello che il referendum nasconde

Thierry Meyssan, 26 settembre 2017, [qui]

Viva la Catalogna abbasso l'Italia

Mimmo Porcaro, Ugo Boghetta, 26 settembre 2017, [qui]

La crisi coreana nell'Occidente orwelliano

Finian Cunningham, 1 settembre 2017, [qui], vedi anche "Perchè gli Stati Uniti sono il IV Reich", 27 settembre 2017, [qui]

Un'escalation davvero pericolosa in Siria

The Saker, 25 settembre 2017, [qui]

Deir Ezzor. Collusione tra USA, SDF e ISIS. Ministero della difesa russo rilascia prove satellitari

Ancora fischia il vento, 25 settembre 2017, [qui]

Le forze speciali russe respingono un attacco pianificato dagli USA in Siria, denunciano gli USA e rilasciano un duro comunicato

The Saker, 21 settembre2017, [qui]

Gli USA e la riduzione di complessità

Pierluigi Fagan, 21 settembre 2017, [qui]; Riduzione di complessità 2 [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 20-9-2017

Stefano Orsi, [qui]

Dopo il Califfato, il Rojava. Una guerra può nasconderne un'altra

Thierry Meyssan, 18 settembre 2017, [qui]

! Passaggio del Mar Rosso o Diluvio Universale. La nuova partita a scacchi

Piotr, 13 settembre 2017, [qui]

"Qui nessuno si arrende". Venezuela al contrattacco: contro il dollaro, entra lo yuan

Geraldina Collotti, 11 settembre 2017, [qui]

L'Inferno del miracolo tedesco

Olivier Cyran, 10 settembre 2017, [qui]

Dopo i 16 morti sulle Ramblas, Barcellona "risponde" al terrorismo... con una conferenza contro il governo di Assad!

Omar Minniti, 11 settembre 2017, [qui]

11 settembre 2001: il grande inganno

Un video di sintesi di Massimo Mazzucco, [qui]; le considerazioni sulla "dissociazione cognitiva" di Roberto Quaglia su Pandora TV [qui]; si veda anche il dossier curato da Aginform nel 2007, [qui]

La sinistra fra vincoli economici autoimposti e vincoli veri

Sergio Cesaratto, 10 settembre 2017, [qui]; in video [qui].

! Situazione operativa sui fronti militari siriani al 9-9-2017

Stefano Orsi, [qui]

I BRICS colpiscono di nuovo

Pepe Escobar, 6 settembre 2017, [qui]

Sta per scoppiare una nuova bolla?

Andrea Baranes, 5 settembre 2017, [qui]

La Corea del Nord nel grande gioco nucleare

Manlio Dinucci, 5 settembre 2017, [qui]

L'Hub Nato che spia il Sud

Manlio Dinucci, 5 settembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 4-9-2017: "La Grande Battaglia per Deir Ezzour"

Stefano Orsi, [qui]

immigrazione: crisi ed ipocrisia della sinistra clintoniana italiana

Ugo Boghetta, 31 agosto 2017, [qui]

Ad esser franchi

Pierluigi Fagan, 2 settembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 31-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 21-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 20-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Intervista al generale Dino Tricarico, "Indagate sull'università di Cambridge che mandò Giulio Regeni incontro alla morte"

"E' più di un sospetto che la distensione e la restaurazione di rapporti virtuosi nel Mediterraneo, in Europa e nei confronti della Russia, siano meccanismi che qualche manina tende sistematicamente a fare inceppare" Claudia Fusani, 17 agosto 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 17-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Corea del Nord: fuoco, furia e fifa

Pepe Escobar, 10 agosto 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 13-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Danno collaterale

Diana Johnstone, 12 agosto 2017, [qui]

Migrazioni terapeutiche o i pericoli delle fiabe

Il pedante, 11 giugno 2017, [qui]

Venezuela e la sua Costituente: poco o molto?

Atilio Boron, , [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani

Stefano Orsi, 4 agosto 2017, [qui], 6 agosto 2017, [qui]; per un giudizio sulle prospettive, vedi l'intervista di Sputnik al Saker 3 agosto 2017, [qui]

Il Rojava tra la retorica e il Pentagono

Andrea Muratore, 4 agosto 2017, [qui]

Le nuove sanzioni USA esigono il cambiamento della strategia di sviluppo della Russia

Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR), 7 agosto 2017, [qui]

Venezuela - l'Assemblea Costituente Nazionale è al suo posto - ma la lotta per la sovranità non è finita

Peter Koenig, 2 agosto 2017, [qui]

Il Congresso USA ha dato scacco matto all'Europa-Merkel

Maurizio Blondet, 4 agosto 2017, [qui]

Confessioni di criminali di guerra

"Napolitano il passante e la guerra di Libia", Pino Cabras, 3 agosto 2017, [qui]; Napolitano: decise Berlusconi, non io [qui] - Reazioni risentite da destra, ma il governo con Forza Italia, Lega, La Russa e Fortini approvò (vedi Repubblica del 4 agosto, pag. 6)

Il Venezuela Bolivariano e la Vittoria Costituente

Antonio Cippolletta, 2 agosto 2017, [qui]

Il vero presidente USA aizza la NATO a Est per i war-games contro la Russia. E Oslo scodinzola

Mauro Bottarelli, 2 agosto 2017, [qui]

Sanzioni, fumo e specchi da una scuola materna fatta di LSD

The Saker, 31 luglio 2017, [qui]

La crisi tra Qatar e Arabia Saudita diventa anche finanziaria

Giuseppe Masala, 1 agosto 2017, [qui]

Le nuove sanzioni contro i russi sono il monumento di Washington alla sua criminalità (La guerra è all'orizzonte)

Paul Craig Roberts, 29 luglio 2017, [qui]

Macron-Libia: la Rothschild Connection

Manlio Dinucci, 1 agosto 2017, [qui]

La cronaca da Caracas dello storico voto di ieri: "Siamo qui per esercitare un diritto che nessuno ci può negare: né Trump, né i guarimberos. Ditelo, ai politici italiani..."

Geraldina Colotti, 31 luglio 2017, [qui]; intanto Renzi non perde l'occasione di tifare per i golpisti [qui]

L'espulsione della Russia di personale dell'ambasciata americana è enorme e senza precedenti

Alexander Mercouris, 31 luglio 2017, [qui]

L'establishment USA contro il resto del mondo

Thierry Meyssan, 31 luglio 2017, [qui]

Venezuela, le Magliette Rosse occupano la scena

Geraldina Colotti, 28 luglio 2017, [qui]

Venezuela, i Lavoratori respingono lo Sciopero indetto dall'Opposizione

Geraldina Colotti, 26 luglio 2017, [qui]

Non chiamatela crisi: è una guerra

Thomas Fazi, 26 luglio 2017, [qui]

"La nostra risposta alle sanzioni Usa sarà dolorosa". Mosca promette vendetta

Huffington Post, 26 luglio 2017, [qui]

Quantitative Easing, il più grande trasferimento di ricchezza della storia

Dan Glazebrook, 22 luglio 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 21-7-2017

Stefano Orsi, [qui]

Nicolas Maduro: "Hai sbagliato paese, Federica Mogherini: il Venezuela non è una colonia europea"

Geraldina Colotti, 19 luglio 2017, [qui]

A Napoli Hub di guerra per il sud

Manlio Dinucci, 13 luglio 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 13-7-2017

Stefano Orsi, [qui]

Il primo incontro fra Putin e Trump produce... qualcosa di molto simile al nulla

The Saker, 7 luglio 2017, [qui]; un diverso commmento Finian Cunninghar, 10 luglio 2017, [qui]

L'Italia e l'irreversibile crisi del parlamentarismo

Federico Dezzani, 29 giugno 2017, [qui]

Grecia-Cipro-Israele: la "triplice alleanza"

Solidnet, 23 giugno 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 28-6-2017

Stefano Orsi, 29 giugno 2017, [qui]

L'ultima escalation in Siria - cosa sta succedendo veramente

il Saker, 23 giugno 2017, [qui]

Gli Stati Uniti sono in guerra contro la Siria

Jim Kavanagh, Counterpunch, 21 giugno 2017, [qui]

Sulle elezioni francesi: il voto, la crisi, il futuro

Jacques Sapir, 19 giugno 2017, [qui]

Banca Intesa e il salvataggio peloso delle banche venete

Giuseppe Masala, 22 giugno 2017, [qui]

Le reazioni russe all'abbattimento dell'aereo siriano da parte USA

"In the areas of combat missions of Russian air fleet in Syrian skies, any airborne objects, including aircraft and unmanned vehicles of the [US-led] international coalition, located to the west of the Euphrates River, will be tracked by Russian ground and air defense forces as air targets", Russia today, 19 giugno 2017, in inglese, [qui]

Merkel: no a nuove sanzioni antirusse. Danneggiano "noi"

Maurizio Blondet, 17 giugno 2017, [qui]

Il blocco del Qatar, la sfida petrolio-yuan e la guerra all'Iran

Dan Glazebrook, 14 giugno 2017, [qui]

Riassunto sulla Siria - Si intravede la fine della guerra

Moon of Alabama, 13-14 giugno 2017, [qui]. 17 giugno: gli USA abbattono un aereo siriano a sud di Rakka

I curdi di Siria si schierano perfino con il regime saudita

Omar Minniti, 12 giugno 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 14-6-2017 n. 100!!!

Stefano Orsi, 14 giugno 2017, [qui]

La crisi in Qatar: ancora un altro goffo tentativo dei Tre Stati Canaglia di indebolire l'Iran

The Saker, 9 giugno 2017, [qui]

Un nazista a Roma in "piena sintonia" con Laura Boldrini

Danilo Della Valle, 8 giugno 2017, [qui]

Spari e kamikaze a Teheran: è partita l'operazione coperta della CIA

aurizio Blondet, 7 giugno 2017, [qui]

Il calderone Siria: ad un passo da un'importante resa dei conti

Peter Korzun, 7 giugno 2017, [qui]

A sinistra, con Putin!

Marco Bordoni, 6 giugno 2017, [qui]

Siria - La verità trapela sul New York Times - La NATO si prepara a combattere l'Iran e la Russia

Moon of Alabama, 26 maggio 2017, [qui]

Cosa succede nel Golfo?

Pierluigi Fagan, 6 giugno 2017, [qui]

Terremoto geopolitico nel Golfo

Pietro Batacchi, 5 giugno 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 2-3-giugno 2017

Stefano Orsi, [qui]

Jihad 2.0: Come nasce il prossimo incubo

Pepe Escobar, 2 giugno 2017, [qui]; testo inglese [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 30-05-17

Stefano Orsi, 30 maggio 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 26-5-2017

Stefano Orsi, 26 maggio 2017, [qui]

Ai fanatici della NATO Trump non è piaciuto

Maurizio Blondet, 26 maggio 2017, [qui]

Se la NATO vuole la pace e la stabilità dovrebbe starsene a casa

Ulson Gunnar, 20 maggio 2017, [qui]

Xi Jinping e l'ochetta Martina

Pierluigi Fagan, 19 maggio 2017, [qui]

La sfida cinese sulla Nuova Via della Seta: la posta in gioco

I diavoli, 17 maggio 2017, [qui]

Forni crematori a go go. Quando Goebbels conquista le redazioni

Giulietto Chiesa, 17 maggio 2017, [qui]

Generali Usa: la Bomba per la pace

Manlio Dinucci, 16 maggio 2017, [qui]

Château Macron

Alessandra Daniele, 14 maggio 2017, [qui]

Macron

9 maggio 2017, Pier Francesco De Iulio [qui]; Ilsimplicissimus [qui]; Pino Cabras [qui]; Marcello Foa [qui]; Jacques Sapir [qui]

Venezuela: le 7 menzogne e i luoghi comuni più utilizzati dall'opposizione

Aporrea, 8 maggio 2017, [qui]; Geraldina Collotti, [qui]

Le catene di "ancoraggio" agli USA

Manlio Dinucci, 25 aprile 2017, [qui]

No alle bombe nucleari in Italia

Mozione presentata dai consiglieri regionali M5S delle marche, 21 aprile 2017, [qui]

[continua]    


IL TRIDENTE ANTIRENZIANO
e il cretinismo (extra)parlamentare

L'avventura renziana volge alla fine e il finale non è quello che ci si aspettava un po' di mesi fa: quello di un PD rampante e di un quasi avversario Berlusconi che si sarebbero contesi il governo dopo l'inciucio del Fascistellum. Nella scena difatti sono apparsi tre fattori che, rafforzati nel tempo, costituiscono un tridente difficile da evitare. Si tratta di un movimento, i 5stelle, rafforzato e reso credibile dal suo leader Di Maio, di una lista (per ora la definiamo così) di Liberi e Uguali e, infine, di un astensionismo che si consolida e riguarda almeno il 50% dei potenziali votanti.

In queste condizioni Renzi è diventato quasi ininfluente, una nuova versione della sconfitta siciliana. Da protagonista Renzi diventa un'opzione non credibile, perchè lo scontro vero si accentra tra la destra unita con Berlusconi e i 5stelle. Renzi arriva terzo e non ha neppure la possibilità di costituire una maggioranza col Cavaliere. I conti non tornano. Gli scissionisti del PD, che sembravano un riferimento di poco conto, riescono a guadagnare credibilità e a minacciare la stessa esistenza del partito. Non vogliamo anticipare le conclusioni, ma alla fine del tunnel quello che si può intravedere non è solo la fine di Renzi, ma anche di una esperienza fallimentare basata sul nulla strategico, quella appunto del PD.

Le prossime elezioni politiche presentano dunque alcuni elementi di novità di non poco conto. Non solo c'è la minaccia che una formazione fascistoide e razzista guadagni la maggioranza, ma c'è anche la possibilità che i 5 stelle risultino il primo partito e che la lista di Grasso abbia un risultato significativo e in qualche modo possa rientrare in gioco contribuendo ad affossare Renzi. Un astensionismo che non consente recuperi farà il resto.

Il movimento 5 stelle potrebbe andare al governo e se questo avvenisse quali ne sarebbero le ragioni e che cosa significherebbe? Se ciò accadesse non sarebbe una cosa di normale amministrazione o meglio sarebbe un tentativo, certamente non rivoluzionario, di rendere più decente un paese disastrato e corrotto come l'Italia. Almeno in partenza. Il cambio della guardia però può avvenire solo con il beneplacito di chi conta veramente e sa che non si può rischiare troppo. A costoro bisogna dare garanzie e sembra che Di Maio sia sulla buona strada.

In questo contesto abbastanza interessante fa capolino 'Je so pazzo', un gruppo napoletano il cui nome somiglia più ad una band che a qualcosa che possa avere a che fare con la lotta politica in corso. A questo tentativo si vanno aggregando i soliti patiti del cretinismo (extra)parlamentare, nostalgici del tempo in cui si definivano rappresentanti delle istanze antagoniste, anche se poi l'antagonismo annegava in una palude di trasformismo. Stando così le cose è bene dire, non c'è trippa per gatti.

Aginform
8 dicembre 2017


Il ritorno della socialdemocrazia

Già all'esordio della spaccatura tra Renzi e il gruppo che ha poi operato la scissione nel PD avevamo avanzato un'ipotesi che andava oltre la contingenza delle divisioni su punti di programma e poneva la questione in termini diversi. Dicevamo all'epoca che la cialtroneria renziana e la mutazione genetica che il segretario introduceva nel partito stavano liquidando un tessuto storico che era nel DNA di una certa sinistra italiana che veniva da lontano, per cui l'operazione Leopolda andava a cozzare contro lo zoccolo duro del riformismo italiano. Sembrava uno scontro personale di Renzi e la sua cricca con D'Alema e Bersani, ma in realtà le cose stavano diversamente.

I sondaggi elettorali con cui si andavano nascondendo i dati oggettivi della scissione devono essere visti con un'ottica di più lungo periodo e considerando elementi che stanno via via emergendo. Innanzitutto la risposta di Bersani alle 'aperture' di Renzi. La risposta di Articolo 1 non ha preso in considerazione mediazioni di facciata o inclusioni degli eretici nelle liste. A Renzi è stato risposto in termini molto netti e politici, aldilà delle formalità di rito, e in modo tale da sorprendere anche gli abituali commentatori che vanno per la maggiore, che si aspettavano 'ragionevolezza'.

Guardando in controluce le dichiarazioni di Bersani e di Speranza si è capito che ormai la frattura era diventata progetto strategico. La prova del nove la si vede dalla decisione della CGIL di rompere col governo e di andare alla manifestazione del 2 dicembre sulle pensioni. Nessuno lo ha detto, né ciò si può dichiarare pubblicamente, ma l'asse Bersani-Camusso diventa qualcosa di diverso dalla pura coincidenza. Esso fa intravedere uno scenario differente da quello di partenza e, in prospettiva, un progetto di rinascita socialdemocratica, in forme nuove, ma con una tradizione antica, quella del riformismo che getta a mare il concetto di partito democratico di matrice veltroniana per riaggregare forze che sembravano definitivamente disperse.

E' possibile anche che il progetto che sta avanzando non sia solo di natura 'nazionale', ma sia concertato o perlomeno proiettato a livello europeo dentro il circuito della socialdemocrazia. I riferimenti dei leaders di Articolo 1 a Mélenchon, a Corbyn e ad altri esponenti della socialdemocrazia europea, tedeschi compresi, fanno pensare che dietro il mancato accordo con Renzi ci sia ben altro.

Sappiamo bene che socialdemocrazia significa stare nel quadro delle compatibilità del sistema che ruota attorno alla UE e alle alleanze militari consolidate, ma dentro questo schema si ricompongono (e si scompongono) le forze politiche di riferimento.

Per l'Italia, comunque, il consolidarsi di una prospettiva neosocialdemocratica rende possibile la ridefinizione di tutto il quadro politico. Cambia la dialettica e lo schema delle alleanze. Il renzismo, che sperava e spera ancora in un rilancio alla Macron, si trova stretto tra un consolidarsi della destra e una stabilizzazione dei 5 stelle che ne impediscono la possibilità di espansione. Un'altra sconfitta o anche solo l'ipotesi di una sconfitta, accelerata dalle prossime mosse di un gruppo dirigente che ha perso completamente la bussola, potrebbero ridefinire i rapporti di forza a favore della nuova socialdemocrazia. Ma per ora siamo nel campo delle ipotesi.

Aginform
21 novembre 2017


1917-2017
Cento anni dalla Rivoluzione di Ottobre

Nel centenario della Rivoluzione d'Ottobre segnaliamo ai compagni il prezioso lavoro di lettura di cento anni di storia del movimento comunista internazionale intrapreso dalla Associazione Stalin. Sulle motivazioni e il metodo scelto dall'Associazione rinviamo a quanto scritto al momento di intraprendere il lavoro, [qui].

Per quanto riguarda le conclusioni (ovviamente provvisorie) tratte fin qui, rimandiamo allo scritto I comunisti nel 21° secolo dopo la controrivoluzione in URSS [qui].

La documentazione proposta, suddivisa in 38 fascicoli, può essere scaricata direttamente dal sito dell'Associazione [qui], oppure, anche per facilitare la condivisione, dalla pagina Facebook, dove è raccolta nella sezione "foto" in 4 "album" in cui le fotografie sono le copertine dei 38 fascicoli sin qui prodotti, dalle quali è possibile accedere a tutti i testi con le relative premesse a cura dell'Associazione.

Ed ecco dunque i quattro album e i rispettivi collegamenti:

  1. GLI ANNI DI STALIN [qui].

  2. LA CONTRORIVOLUZIONE IN URSS [qui].

  3. LA CONTRORIVOLUZIONE IN URSS E IL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE [qui].

  4. LA DIVISIONE DEL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE. I FATTI OGGETTIVI [qui].




La risposta al Fascistellum

Renzi si abbatte e non si cambia, questa è la lezione che dovremmo trarre dal modo in cui si è arrivati alla legge elettorale e dalla logica cinica che presiede a questa scelta.

Oggi ci troviamo di fronte, dopo la fase ascendente di Berlusconi, ad un nuovo tentativo delle classi dirigenti italiane di trovare comunque un punto di riferimento forte per affrontare la tempesta della crisi interna e internazionale e questo riferimento, obtorto collo, è ancora Matteo Renzi e il suo PDR. Nonostante la lezione del 4 dicembre scorso. Il fatto che il rosatellum, che per convenzione bisognerà chiamare fascistellum, sia passato (per ora solo alla Camera) col consenso di Mattarella significa che c'è un allineamento sostanziale alla logica di potere che sovraintende il renzismo, al di là del cialtronismo del personaggio.

Per questo è nata la nuova legge elettorale che, con la sfrontatezza dei suoi contenuti, fa diventare le elezioni una farsa e uno strumento per controllare tutto il meccanismo del sistema di potere. Una sfida aperta e senza ritegno, la cui sostanza sono appunto i meccanismi elettorali interni e la logica dei nominati. A votare si va per legittimare questo e non altro. Si tratta di un plebiscito ed è bene capirlo per tempo. Il renzismo non ha crepe al suo interno. Solo quando l'edificio crollerà sotto il peso delle sue contraddizioni i sorci abbandoneranno la nave, ma fino ad allora i provvedimenti legislativi e le scelte di governo manterranno dritta la barra. Che si tratti di sostegno alle imprese, di scuola-lavoro, di canone Rai, di distribuzione di cariche, di affarismo alla Consip, fino alle questione delle alleanze finanziarie ed economiche e di strategia militare.

E' possibile trovare una via d'uscita e fermare questa deriva? Il senso di frustazione è grande, anche se il movimento Cinque Stelle ha generosamente condotto la battaglia contro la nuova legge elettorale e la presenza di migliaia di persone davanti al Parlamento nei giorni dell'approvazione ne era la dimostrazione (mentre le truppe bersaniane convocate allo stesso scopo erano solo dei manipoli con l'aggiunta di qualche bandierina di Rifondazione).

Ma la questione che abbiamo di fronte non è di alternativa elettoralistica. Non siamo di fronte ad un aspro confronto che rimane sul terreno della democrazia istituzionale, bensì siamo di fronte ad uno scontro con gruppi di potere che si giocano la grossa partita della continuità della loro logica al limite della criminalità politica, quando non è criminalità toutcourt, appena mascherata dai diversivi 'democratici' come i matrimoni gay, i discorsi sull'accoglienza, il volontariato e tutto il dolcificante umanitario con cui la politica della nuova destra renziana viene condita. Per cambiare musica bisogna sfidare il potere organizzato attorno a Renzi non con l'arma, spuntata, del voto che viene assorbito dal fascistellum, ma con una delegittimazione aperta, con il boicottagio. La vicenda della nuova legge elettorale ce ne dà l'occasione. Ormai è coscienza diffusa che si tratta di una truffa. Accettare lo scontro su questo terreno è perdente. Solo l'arma della delegittimazione, e dunque l'astensionismo di massa, può costituire lo strumento efficace di risposta. Bisogna saper dare corpo e prospettiva a questa proposta, che deve uscire dalla dimensione individuale e diventare rifiuto politico per far crollare questo regime antidemocratico e corrotto. Ormai il sistema di potere si regge su se stesso e l'impalcatura può venire giù se ci si sottrae al gioco. Tutto ciò non avverrà automaticamente, ma il rifiuto di votare con la legge truffa è la premessa. Rivolgiamoci a quei milioni di persone che al 50% già non votano e allarghiamo la platea, questo è il passaggio in cui tutti dobbiamo impegnarci. Come la legge truffa è un mistificazione del voto democratico, anche la scelta Cinquestelle è una risposta debole e ambigua anche se apprezzabile.


Aginform
14 ottobre 2017


L'Italia espelle l'ambasciatore nordcoreano

"Abbiamo preso una decisione forte e cioè di interrompere la procedura di accreditamento dell'ambasciatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea. L'ambasciatore dovrà lasciare l'Italia". Queste le parole con cui il ministro degli esteri Angelino Alfano su Repubblica annuncia l'ennesimo atto di servile allineamento del nostro paese alla isteria bellicista USA. Nel seguito dell'intervista Alfano precisa, bontà sua, che "non tronchiamo le relazioni perché può essere sempre utile mantenere un canale di comunicazione". E' evidente però che, nel momento in cui la Corea del Nord viene apertamente minacciata di distruzione totale, la presa di posizione del governo italiano, che pure era stato il primo governo dell'Europa occidentale a stabilire nel 2000 rapporti diplomatici con la RPDC, è un contributo alla guerra e non alla pace, per di più un contributo - parlando di armi nucleari - che viene da un paese, l'Italia, che viola il trattato di non-proliferazione nucleare, che pure ha firmato, ospitando sul suo territorio numerose armi nucleari americane di nuova generazione. Mentre esprimiamo solidarietà all'ambasciatore Mun Jong Nam, sottolineiamo ancora una volta l'urgenza di una vasta mobilitazione popolare nel paese per la pace e contro la partecipazione italiana alle guerre imperialiste.

Aginform
1 ottobre 2017



"La pace è assai preziosa per il nostro popolo, ma non si può ottenerla con semplici buoni sentimenti o suppliche. Finché le torbide nubi della guerra nucleare contro di noi seguiteranno ad aleggiare sulla penisola coreana, non potremo minimamente accettare di rimanere a braccia conserte. Difenderemo con passo deciso la sovranità del paese, la pace e la dignità della nazione usando la nostra grande forza di autodifesa".

Kim Jong Un

La risposta di Kim Jong Un
al discorso di Trump all'ONU

21 settembre 2017

Nelle gravi circostanze attuali in cui la situazione nella penisola coreana è stata portata a un livello di tensione che non ha precedenti e si avvicina sempre più a un punto di non ritorno, il discorso pronunciato dal presidente USA rivolgendosi per la prima volta alla platea dell'ONU suscita preoccupazione in tutto il mondo.

Cercando di immaginare che cosa avrebbe detto, mi aspettavo che avrebbe fatto osservazioni stereotipate e preconfezionate, un po' diverse - visto che l'ONU è la sede diplomatica ufficiale più importante del mondo - da quelle improvvisate e irriflessive che usa proferire dal suo ufficio. E invece, lungi dal pronunciare parole dotate di una pur minima capacità di persuasione, che si potessero considerare utili a ridurre la tensione, ha dato fiato a un'oscena follia, quale non si era sentita da nessuno dei suoi predecessori.

Il cane impaurito abbaia più forte.

Vorrei consigliare a Trump maggiore prudenza nella scelta delle parole e di tener conto della platea a cui si rivolge quando pronuncia un discorso davanti al mondo. Il comportamento da squilibrato mentale del presidente USA che di fronte all'assemblea dell'ONU, andando ben al di là delle minacce di rovesciamento del governo o sovvertimento del sistema sociale, esprime la volontà immorale di "distruggere totalmente" uno stato sovrano, induce qualsiasi persona di buon senso ad abbandonare riservatezza e prudenza. Le sue parole mi fanno ripensare alle accuse di "dilettantismo politico" ed "eresia" che gli erano state tanto spesso rivolte nel corso della campagna elettorale per la presidenza.

Appena assunta la presidenza, Trump ha tormentato il mondo intero con minacce e ricatti contro tutti i paesi. Non è adatto a detenere il potere di comando supremo di un paese e, più che un politico, è una canaglia e un criminale a cui piace giocare col fuoco. Le sue parole, in cui le scelte degli USA appaiono come espressione diretta della sua volontà, lungi dal mettermi paura o dal fermarmi, mi hanno convinto che il cammino intrapreso è corretto ed è quello che devo seguire fino in fondo.

Adesso che Trump ha negato il diritto di esistere e ha insultato me e il mio paese di fronte al mondo intero, dicendosi pronto a distruggere la RPDC con la dichiarazione di guerra più feroce della storia, considereremo seriamente l'attivazione delle più estreme contromisure mai viste nella storia.

L'azione è la miglior risposta nel trattare questo rimbambito, incapace di ascolto, che dice quello che gli pare.

Come rappresentante della RPDC e per l'onore del nostro stato, del nostro popolo e mio personale, farò sì che il detentore del potere supremo di comando degli USA paghi cara la sua invocazione della distruzione totale della RPDC.

Questa non è un'espressione retorica, come quelle tanto amate da Trump.

Mi domando con insistenza che risposta si aspettasse da parte nostra mentre dava fiato alle sue bizzarre esternazioni. Ma qualsiasi cosa si aspettasse, dovrà fare i conti con una realtà che va ben oltre le sue aspettative. Domerò col fuoco, statene certi, il vecchio squilibrato americano.

Kim Jong Un


E' POSSIBILE USCIRE
DALLA PALUDE ITALIANA?

Appunti per una discussione necessaria


Se distogliamo l'attenzione dal teatrino quotidiano e cerchiamo di interpretare meglio le caratteristiche della situazione italiana dobbiamo prendere atto che essa evolve a senso unico. Va sempre più a destra, nonostante che siamo in presenza di acute contraddizioni sociali e politiche. Se si può fare un paragone, dobbiamo figurarci una zattera trascinata dalla corrente in cui i rematori si illudono di andare in senso opposto, ma a decidere il senso della marcia non sono loro.

Per capire quindi queste contraddizioni dobbiamo liberarci dal fumo delle rappresentazioni taroccate e andare alla sostanza delle cose. La scena è occupata come sappiamo da un acuto scontro tra le forze parlamentari che hanno in mano il potere e quelle che vogliono sostituirle alle prossime elezioni, tra queste ci sono anche i gruppi emergenti, quelli che si sono scissi dal PD, e i cinque stelle.

Lo scontro è feroce. La sostanza delle alternative però non può mutare il quadro della situazione. E cerchiamo di vedere il perchè.

La destra, controllata dal moderatore Berlusconi, si sta riorganizzando utilizzando anche la crisi del renzismo in attesa che le forze che contano decidano di investirla di nuovo della responsabilità di governo. L'ipotesi, non improbabile, è anche la variante di un governo consociativo tra destra e PD.

Il PD renziano lotta disperatamente per mantenere la leadership governativa e nuota ovviamente in un'area tutta moderata e concorrenziale alla destra sul terreno economico, istituzionale e di amministrazione del potere. E' solo la vernice che cambia, ma questa serve a vendere a settori della sinistra moderata l'idea che tra Berlusconi e Renzi ci sia una differenza, mentre ci si trova in presenza di un Giano bifronte. Si tratta di due destre.

In questo contesto che cosa ha prodotto la scissione del PD? Certamente il fatto positivo è che ha indebolito Renzi nella sua corsa alla rivincita dopo il referendum del 4 dicembre. Nella sostanza però la scissione non presenta caratteristiche di novità, e non poteva essere altrimenti, dal momento che i suoi protagonisti rimangono nel solco della tradizione riformista che assume come propri i capisaldi dell'occidente capitalistico, dall'UE alla NATO con le sue guerre, all'economia mondializzata che ne esprime il carattere imperialista.

Gli scissionisti del PD e la coalizione che gli ruota attorno hanno dunque un destino già predesignato e devono fare i conti non solo con le contraddizioni interne che potrebbero essere fatali, ma anche con il carattere limitato dell'area politica a cui si rivolgono. La scissione del PD avviene in un tessuto molto logorato della sinistra. Non ci sono più le grandi masse formate dalla cultura e dalla tradizione del PCI, bensì i circoli abbastanza ristretti di un ceto politico che non ha accettato il partito di Renzi, il PDR, ed è rimasto legato all'impostazione ulivista e prodiana.

L'opposizione di massa oggi in Italia è rappresentata dal non voto e dai cinque stelle. La grande sinistra è evaporata. La mutazione genetica non riguarda solo le strutture politiche e il PD, è la base oggettiva che è cambiata. Nel PD e nella sua area non possono esserci dunque che valori collegati all'attuale sistema di potere. L'antagonismo con gli altri è solo elettorale.

In campo, sul versante dell'opposizione, sono rimasti il non voto e il movimento cinque stelle. La massa dei non votanti è aumentata costantemente e, nonostante la rimozione mediatica, è una bomba ad orologeria pronta a minare gli equilibri istituzionali. Purtroppo la miopia degli 'antagonisti' di sinistra ha impedito che il non voto fosse utilizzato in modo attivo e con un programma di riferimento sulle questioni sociali, sulla partecipazione dell'Italia alle guerre imperialiste, sulla corruzione del potere. Non un astensionismo ideologico, ma una forma organizzata e intelligente di opposizione politica. L'idea di un astensionismo programmatico non ha neppure sfiorato gli 'alternativi' di casa nostra.

Per quanto riguarda i cinque stelle bisogna uscire dal carattere strumentale delle valutazioni che ne vengono fatte e saperne definire invece la natura e il loro futuro. A sinistra, nella denigrazione dei cinque stelle prevale il carattere concorrenziale, soprattutto elettorale, delle critiche. I cinque stelle, con il loro successo, liquidano decenni di insuccessi della sinistra che si definisce di alternativa, che è stata incapace di avere un programma aderente alla situazione e di portarlo avanti con coerenza, da Rifondazione in poi. Per questo indigna la malafede di chi, a sinistra, partecipa alla denigrazione dei cinque stelle, aldilà di ogni giusta valutazione del loro operato.

Sui cinque stelle bisogna rispondere a due domande: perchè hanno avuto elettoralmente un grande successo, al punto da diventare il primo partito o quasi, e quale cambiamento potrebbe esserci in caso di loro vittoria elettorale.

I risultati dei cinque stelle non hanno un carattere ideologico e di schieramento. Il movimento grillino ha avuto la capacità di captare in modo trasversale la rabbia che montava dentro la crisi economica che macinava certezze acquisite, impoveriva non solo il lavoro dipendente, ma anche ceti sociali diversi che non trovavano più possibilità di mantenere uno status sociale e un inserimento nel circuito produttivo. Coi cinque stelle si ripeteva un fenomeno che stava investendo tutta l'Europa colpita dalla crisi e dall'austerità di Bruxelles, anche se con modalità di espressione diverse. Dalla Grecia, alla Francia, alla Spagna, oltre che ovviamente all'Italia. Dunque il grillismo è figlio di una crisi europea e di una reazione non necessariamente di 'sinistra' di ceti che si ritrovano fuori dai circuiti tradizionali del sistema e ne sconvolgono gli equilibri. La base di partenza di questo fenomeno che viene definito populista è sostanzialmente la stessa nei vari paesi europei, ma la forza, come anche la colorazione politica, è differenziata.

Che cos'è dunque in Italia il movimento cinque stelle dal punto di vista del programma e cosa può cambiare? Se analizziamo il programma più recente [qui] viene fuori un'immagine di un movimento progressista che vuole modificare i comportamenti corrotti di gestione del potere, modificare in alcuni punti il modello economico cambiandone la natura iperliberista, cambiare l'approccio alle questioni internazionali (rapporto con la Russia e medio oriente). Insomma un programma che gestito comunque al di fuori di logiche politiciste ha sicuramente punti interessanti di convergenza con idee di sinistra e progressiste. Nonostante questo i cinque stelle sono, per la sinistra di varia estrazione, il nemico da battere.

Certamente il movimento cinque stelle non è strategicamente stabilizzato e ci dovremo aspettare conversioni di vario genere (legaliste ad esempio), ma finchè esso manterrà il rapporto con la rabbia sociale, continuerà a premere contro la rappresentanza istituzionale delle due destre e contro una sinistra evanescente. In questo sta il ruolo importante del movimento.

* * *

La situazione italiana non si può però definire partendo dalle relazioni esistenti nello scenario politichese del paese. A nostro parere, nel definire un progetto politico, bisogna partire da ciò che sta avvenendo nell'area imperialista occidentale da cui scaturiscono i principali avvenimenti odierni e soprattutto gli scenari futuri.

Dopo la grande affermazione del sistema imperiale americano sull'URSS, le cose sono andate diversamente da come i 'vincitori' avevano previsto. Lungi dal realizzare il sogno americano di un mondo a stelle e strisce, quelli che dovevano essere i punti di forza di un nuovo millennio americano si sono sgretolati sotto l'incalzare delle nuove contraddizioni che portano il nome di ridimensionamento dell'area di influenza USA ad opera di una Russia che si rafforza, di una Cina che non smette di crescere e di un fallimento mediorientale da cui è nato, nonostante l'intervento americano e NATO, il grande fronte del rifiuto (Libano, Iran, Siria principalmente) e il ruolo militare russo nell'area.

A che cosa porta tutto questo? L'imperialismo si dimostra ancora una volta tigre di carta, ma la sua sconfitta non avviene senza provocare ulteriori tragedie. Oggi, gli USA e il blocco imperialista occidentale certamente non riescono ad avere una strategia dopo il fallimento delle guerre infinite che avrebbero dovuto esportare la democrazia e consolidare il loro dominio, ma l'assenza di questa strategia può essere la causa dei nuovi disastri. La vicenda coreana è emblematica. Pressati dall'audacia degli avversari, la guerra rimane l'ipotesi a cui ricorrere basandosi sulla certezza del proprio enorme potenziale militare.

In altri termini la guerra è all'ordine del giorno.

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Un deterrente necessario

Dal Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea abbiamo ricevuto la seguente lettera, datata 4 agosto 2017


Il Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea porge i suoi omaggi ad Aginform e a tutti i compagni e coglie l'occasione per diffondere la seguente lettera in cui riaffermiamo la nostra ferma determinazione a eliminare il rischio di una guerra nucleare nella penisola coreana e salvaguardare la pace nella regione e nel mondo.

Come già abbiamo riferito, il 4 luglio scorso la Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC) nel quadro del piano di costruzione di una forza nucleare strategica ha effettuato con successo il lancio di prova del missile balistico intercontinentale (ICBM) "Hwasong-14", aprendo così la via al completamento della capacità nucleare del paese. Al primo lancio di prova ne è seguito un secondo pienamente riuscito il 28 luglio.

Questi lanci riusciti dimostrano chiaramente la capacità e la volontà della RPDC di colpire gli USA con armi nucleari, hanno elevato lo satuto strategico della RPDC al più alto livello e costituiscono la solida garanzia militare affinchè la RPDC possa garantire la pace e la sicurezza nella penisola coreana e nella regione.

Il secondo lancio di un "Hwasong-14" in particolare ha riconfermato l'affidabilità di tutto il sistema ICBM e ha dimostrato la capacità della RPDC di lanciare missili intercontinentali di sorpresa in qualsiasi momento e dovunque, dando la prova che tutta l'America continentale rientra nella gittata degli ICBM della RPDC.

Questa volta abbiamo volutamente simulato la traiettoria massima per inviare un duro monito agli Stati Uniti che hanno perso l'autocontrollo e parlano a vanvera. La capacità della RPDC dimostrata dall'ultimo lancio di un ICBM dovrebbe aver convinto i decisori USA che se intraprendono azioni aggressive e provocatorie contro la RPDC non c'è nessuna possibilità che si possano salvare. L'arrogante rullare dei tamburi di guerra o per sanzioni estreme contro la RPDC istigato dagli USA non solo accresce la nostra vigilanza e ci costringe a intensificare gli sforzi ma non fa che confermare le ragioni che ci spingono a detenere armi nucleari.

Il popolo coreano ha sofferto enormemente per la guerra catastrofica impostagli dai criminali statunitensi. Per questo, il possesso di un potente deterrente è una scelta strategica indispensabile e una risorsa strategica da cui non si può tornare indietro e che non è negoziabile fintanto che in gioco c'è il popolo coreano.

Se gli Stati Uniti hanno il coraggio di fare la faccia cattiva e di andare stupidamente in giro per questo paese brandendo, nonostante i nostri moniti, un bastone nucleare, daremo loro una lezione che non potranno dimenticare, facendo affidamento su una forza strategica nucleare la cui consistenza abbiamo sistematicamente dimostrato.

Il PLC e il popolo della RPDC continuerà a seguire la politica del simultaneo sviluppo della costruzione di una forte economia e del rafforzamento del deterrente nucleare e continuerà a sviluppare e costruire, nello spirito del Juche, armi strategiche sempre più potenti che daranno piena dimostrazione della forza invincibile e del potenziale inesauribile della Corea del Juche, finchè verrà il giorno in cui gli imperialisti statunitensi e i loro seguaci, con tutte le loro perfide trame per umiliare la RPDC e impedirne la sopravvivenza, saranno finalmente spazzati via. In questo modo al PLC e al popolo della RPDC spetterà certamente la vittoria finale nella lotta contro l'imperialismo e gli USA.

Il PLC è ben cosciente di come voi abbiate sempre coltivato i principi di indipendenza, giustizia, pace e amicizia. Esprimiamo perciò la ferma convinzione che rinnoverete il vostro sostegno e solidarietà per le posizioni di principio della RPDC.

Il PLC continuerà anche in futuro a sviluppare relazioni di amicizia e cooperazione con le organizzazioni che in tutto il mondo rispettano la sovranità della RPDC e dimostrano sentimenti di amicizia.

Il CC del PLC coglie l'occasione per augurarvi il maggior successo nelle vostre future iniziative e per esprimervi la sua più alta considerazione.

Comitato Centrale
Partito del Lavoro di Corea

4 agosto 2017

La linea del fronte

Nel grande caos politico che modifica quotidianamente gli equilibri e porta la gente a rifiutare sempre più la scelta elettorale ci sono due questioni che emergono costantemente: l'andamento del PIL e la condanna delle lotte. Su entrambe si concentra la preoccupazione degli attori del caos i quali, nonostante le divisioni politiche, sostanzialmente si ritrovano a dover concordare. Il feticcio della concorrenza, della borsa, dello spread, unifica anche coloro che si distinguono nelle alternative di governo. Lo stesso punto di unità si ritrova nella condanna delle lotte di quelli che si ribellano e nell'invocazione di altre limitazioni del diritto di sciopero.

L'ultimo, vergognoso episodio di razzismo antioperaio, lo si è avuto a Roma in occasione di un incidente nella metropolitana, dove il conducente è diventato il mostro che invece di guidare faceva bagordi dentro il posto di guida. Chi frequenta la metropolitana di Roma sa bene che per sopravvivere bisognerebbe almeno farsi l'antitetanica e che gli impianti sono in uno stato pietoso. Eppure la campagna antioperaia è scattata lo stesso, al punto che il grande Corriere della Sera vi ha dedicato due intere pagine. A monte di questo episodio c'era stato il linciaggio per lo sciopero dei trasporti pubblici.

Se questa è la situazione, dobbiamo seriamente preoccuparci e capire dove e come stabilire la linea del fronte da cui combattere e che ci consenta di rovesciare le tendenze che si vanno affermando. Nonostante il regime di 'democrazia' ci sono due o tre cose che pongono automaticamente fuorilegge chi le combatte: la logica del profitto che viene considerata come base dello sviluppo produttivo e del benessere comune; il mantenimento di un regime sindacale che viene controllato dai padroni tramite Cgil-Cisl-Uil e la regolamentazione del diritto di sciopero e di organizzazione sindacale funzionale ai sindacati di regime e al mantenimento dello status quo. Le tre cose mantegono l'equilibrio del sistema e quindi non possono essere messe in discussione. Di tutto si può discutere in questa 'democrazia', ma non di questo. Si può parlare di jus soli, di unioni civili, di bonus e quant'altro, ma bloccare il ciclo infernale dello sfruttamento messo in moto dalla globalizzazione (che peraltro coinvolge anche i settori pubblici), questo no.

Il teatrino della politica non può consentirci però di trovare una soluzione, di definire una linea di difesa che riporti nella legalità costituzionale il lavoro e la sua difesa. Nessuna delle alternative che si combattono sul terreno parlamentare oggi, ivi compresi 5stelle e sinistre varie, ha una strategia che tenda sostanzialmente a modificare le cose. Non a caso il referendum del 4 dicembre scorso parlava di Costituzione, ma non di diritti sindacali e anche quando si parla di 25 aprile e di libertà nessuno pone il problema che chi lotta contro lo sfruttamento è privo di diritti. Quindi, se non vogliamo prenderci in giro usando la fraseologia del cambiamento (un altro mondo è possibile) o il velleitarismo movimentista dobbiamo ripartire da qui. Ma come e con quali possibilità? Solo lo sviluppo dell'organizzazione dei lavoratori e l'approfondirsi della coscienza di autodifesa può sciogliere questo nodo. Questa è la linea del fronte vero, dove si deve colpire per capovolgere le tendenze in atto, riconquistare la dignità e la libertà per i lavoratori. E su questo dobbiamo lavorare.

Aginform
19 luglio 2017


Con i progetti governativi di nuove leggi sul diritto di sciopero si riapre brutalmente la questione sindacale e del diritto di organizzazione dei lavoratori. Questioni cruciali per governo e padronato, ma anche per i lavoratori. Qui di seguito alcune considerazioni sul sindacalismo di base su cui aprire il dibattito

SINDACALISMO DI BASE
Questioni aperte

Anche se siamo costretti ad assistere al ripetersi di rituali che sono propri di altre esperienze e che dal '68 in poi si sono ripetuti fino ad esaurirsi, la questione del sindacalismo di base in Italia non può essere assimilata a queste logiche. Per questo è necessaria una riflessione che ci consenta di capire, aldilà delle apparenze, a che punto siamo in questa esperienza, quali distorsioni si sono prodotte al suo interno e quali sono le prospettive necessarie e possibili da definire.

Il punto di partenza

La nascita del sindacalismo di base, è bene ricordare in premessa, ha segnato un passaggio dalla dimensione movimentista con cui l'opposizione radicale si era espressa in Italia dal '68 in poi a una dimensione strutturata e autonoma dei lavoratori dentro il conflitto sociale e politico in Italia. Questo passaggio, peraltro, non è stato pacifico, bensì segnato da polemiche abbastanza dure con coloro che, pur parlando di lavoratori e pretendendo di rappresentarli, ne ostacolavano di fatto l'organizzazione indipendente. Questa polemica storica conferma appunto la diversità del sindacalismo di base, anche se in corso d'opera ci sono state numerose conversioni che hanno reso più incerti i confini.

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