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Foglio di Corrispondenza comunista


Contributi
di analisi
e dibattito

America divisa, Europa divisa

Giulietto Chiesa, 27 marzo 2015, [qui]

Venezuela: il decreto di Obama. Cosa c'è dietro?

Franco Vielma, 10 marzo 2015, [qui]

Negli USA è nato un nuovo movimento

John Catalinotto, 9 gennaio 2015, [qui]

Assalto allo Yemen. L'Impero dell'Ipocrisia

Toni Cartalucci, 26 marzo 2015, [qui]

Un ALBA per l'Europa

Intervista a Manlio Di Stefano M5S a cura di Alessia Lai e Francesca Dessì, 14 marzo 2015, [qui]

Gheddafi aveva previsto tutto

Ahmad Barkawi, 11 marzo 2015, [qui]

Perchè l'occidente odia Putin? La ragione segreta

Australian voice, 1 marzo 2015, [qui]

La strana alleanza tra Israele, Arabia Saudita e Al Qaeda

Robert Parry, 4 febbraio 2015, [qui]

Mai con la NATO, l'imperialismo, il PD (quindi neanche con capitan Padania)

Norberto Natali, 28 febbraio 2015, [qui]

! Perchè l'avanzata del fascismo è nuovamente il problema

John Pilger, 26 febbraio 2015, [qui]

Caso Nemtsov: i signori della guerra al lavoro in Russia e in occidente

Marco Bordoni, 2 marzo 2015, [qui]; vedi anche Russia, io non so chi ha ucciso Boris Nemtsov, Giulietto Chiesa 3 marzo 2015 [qui]

! Sull'orlo di un momento storico

Piotr, 27 febbraio 2015, [qui]

Comunismo, malattie infantili e fascisti del XXI secolo

Luca Donini, 20 febbraio 2015, [qui]; vedi anche Scomuniche e chiacchiere autoreferenziali? Non reggeranno!, Giulietto Chiesa, 18 febbraio 2015 [qui]

Renzi e Pinotti in Libia, ma per combattere la Russia

Comidad, 18 febbraio 2015, [qui]; vedi anche La Libia vittima dell'ONU, 12 febbraio 2015 [qui]

Le sanzioni occidentali e le percezioni russe

The Saker, 18 febbraio 2015, [qui]

! Benvenuti nel mondo reale!

Piero Pagliani, 17 febbraio 2015, [qui]

Lettera aperta ai cittadini che votano Pd

Pancho Pardi, 16 febbraio 2015, [qui]

L’inutile accordo voluto da tutti

The Saker, 13 febbraio 2015, [qui]

! La strategia del cane pazzo

Piotr, 11 febbraio 2015, [qui]

! La guerra è la sola igiene del mondo? Prospettive 2015

Piotr, 7 febbraio 2015, [qui]

Tsipras, Il gran botto nel Laboratorio Greco

Pino Cabras, 28 gennaio 2015, [qui]

Intervista di Bashar al-Assad alla rivista “Foreign Affairs”

Traduzione di Suleiman Kahani, 26 gennaio 2015, [qui]

"L'ostracismo della Germania contro Syriza sarà un messaggio a Podemos e al M5S"

Jacques Sapir, 26 gennaio 2015, [qui]

La sinistra giuliva e le aggressioni militari

Piotr, 25 gennaio 2015, [qui]

Cosa sapete della Grecia?

Alberto Bagnai, 19 gennaio 2015, [qui]

Forza Tsipras! (però, dopo non fare errori)

Aldo Giannuli, 22 gennaio 2015, [qui]

Draghi's drug

Raffaele Sciortino, 23 gennaio 2015, [qui]

Europarlamento e Ucraina. Tentazioni atlantiche nel voto delle sinistre

Fausto Sorini, 23 gennaio 2015, [qui]

TTIP e la "guerra" contro Putin, per l'Italia l'eutanasia economica

M5S Commissione Esteri, 22 gennaio 2015, [qui]

Sui "liberali" russi quinta colonna USA

Eric Draitser, 20 gennaio 2015, [in inglese] [qui]

Ma in fondo cosa facevano di "illegale" Greta Ramelli e Vanessa Marzullo?

Francesco Santoianni, 17 gennaio 2015, [qui]

La Russia bloccherà completamente le forniture di gas attraverso l’Ucraina

Saker, 15 gennaio 2015, [qui]

Il Parlamento Europeo marcia unanime verso la guerra

Commento di Marco Bordoni, 15 gennaio 2015, [qui]. Testo della mozione effettivamente approvata [qui]

Marcia funebre

Fulvio Grimaldi, 14 gennnaio 2015, [qui]

CharlieHebdo e gli Spudorati

Piotr, 9 gennaio 2015, [qui]

L'attentato di Parigi

Primi commenti, 7-8 gennaio 2015, Io NON sono Charlie, The Saker, [qui]Piotr[qui]; Pino Cabras [qui]; Diego Angelo Bertozzi [qui]; Piattaforma Comunista [qui]. Il comunicato del Polo della Rinascita Comunista in Francia [in francese] [qui]

Il rapporto di “Fine Anno” 2014 ed uno sguardo a ciò che il 2015 potrebbe portare

The Saker, 30 dicembre 2014, [qui]

Caccia italiani nel Baltico per operazioni Nato anti-Russia

Antonio Mazzeo, 31 dicembre 2014, [qui]

Oliver Stone sul colpo di stato della CIA in Ucraina

30 dicembre 2014, dal blog di Grillo [qui], originale inglese [qui]

"Per mantenere il dominio del mondo, gli Usa arriveranno a scatenare una guerra in Europa”.

Sergey Glazev, 28 dicembre 2014, sintesi in italiano [qui], testo più completo in castigliano [qui]

La prima aggressione al Rublo è già fallita

Giusepppe Masala, 24 dicembre 2014, [qui]

Banchieri stranieri violentano l’Ucraina

William Engdahl, 18 dicembre 2014, [qui], originale inglese [qui]

Raul Castro:
i Cinque sono già a Cuba

17 dicembre 2014, originale[qui], in italiano [qui]. La storia dell'embargo criminale, Amedeo Sartoro, 11 novembre 2014, [qui]

I partner della NATO allargata

Manlio Dinucci, 17 dicembre, [qui]

La più grande minaccia per la Russia e per Putin

Marco Bordoni, 6 dicembre 2014, [qui]

[continua]    


Il significato del Landini Day

La manifestazione di sabato 28 marzo indetta dalla FIOM,m a aperta al 'movimento', è stato un passaggio importante del nuovo progetto politico-sindacale lanciato da Landini. Una sorta di prova per verificare se la proposta avrebbe superato il fuoco incrociato delle critiche di chi ha interesse a non capire a che cosa ci troviamo di fronte. Critiche che vengono da destra come da 'sinistra'.

A destra ovviamente troviamo Renzi e il suo PD, cioè il PdR. Nella sua megalome superficialità, il capo del governo non ha capito che si può anche giocare al massacro della esangue opposizione interna al partito, ma nel contempo non si può eliminare dalla storia di questo paese una tradizione di sinistra e popolare che ne ha attraversato tutte le vicende politiche. Certamente si può anche pensare che gli indegni rappresentanti delle forze 'alternative' della sinistra abbiano desertificato in questi decenni le spinte alla difesa degli interessi popolari e della tradizione politica che li ha storicamente rappresentati ma, come insegna la 'vecchia talpa', le questioni di fondo riemergono. E stavolta esse hanno preso il volto di Landini, di un dirigente della CGIL che ha lanciato la sfida a Renzi sulla rappresentanza popolare e sui provvedimenti che vanno col nome americano di Jobs act.

Per evitare equivoci interpretativi diciamo subito, per quanto ci riguarda, che quella di Landini è una via indubbiamente riformista, nel senso concreto del termine, cioè di una scelta che cerca di modificare, senza stravolgerle, le regole del gioco imposte da Renzi e che prevedono una svolta autoritaria e una linea economica iperliberista. Ed è per questo che ci sentiamo di dire, come abbiamo detto sul Movimento 5 stelle, "meno male che Landini c'è". Senza nasconderci i limiti di questa esperienza che certamente, però, ha caratteristiche meno contingenti di quelle di Grillo, almeno a considerare le premesse.

Il giudizio peraltro è ancora sospeso per quanto riguarda i contenuti veri della nuova proposta politica e la capacità dei promotori di farla crescere a livello di massa e di stabilizzarla .E' indubbio però che ci troviamo su un terreno abbastanza diverso da quello che ha caratterizzato l'elettoralismo dei vari 'antagonisti' istituzionali fino alla disfatta dell'esperienza Ingroia. Il merito di Landini è stato quello di aprire un discorso di massa su alcune questioni essenziali come lo stravolgimento della Costituzione e sulla liquidazione dello Statuto del lavoratori. Questo è il motivo del suo successo, un successo che sta captando la sensibilità convergente di ampi settori democratici della società italiana e di spinte alla resistenza dei lavoratori.

Il riformismo di Renzi ha prodotto dunque il suo contrario, la nascita del riformismo di Landini che va in tutt'altra direzione. E' sufficiente questo per tranquillizzarci sulle prospettive? Certamente no, ma bisogna prendere atto di come nella realtà si vanno producendo le contraddizioni economiche e politiche e di come si vanno esprimendo sulla base delle condizioni oggettive. Analizzare i fenomeni di fondo, quelli della crisi economica e delle dinamiche imperialiste a livello planetario non ci dà, come i fatti dimostrano, gli strumenti per adeguarci in tempi brevi in termini soggettivi alla situazione. C'è ancora un divario forte tra quello che pensiamo e quello che possiamo veramente fare Importante è che non anneghiamo nel movimentismo e cerchiamo di distinguerlo da fatti che hanno una diversa valenza.

Aginform

29 marzo 2015


ISIS, un nuovo 11 settembre

Se riuscissimo ad abbandonare il condizionamento mediatico sulle atrocità del Califfato e valutassimo in termini oggettivi i fatti che stanno avvenendo in Medio Oriente ne trarremmo conclusioni su cui impostare una corretta interpretazione e ancor più per una adeguata azione politica.

A nostro parere, la vicenda ISIS si presenta come una ripetizione, geograficamente dislocata fuori degli Stati Uniti, dell'11 settembre, per ricomporre sotto l'egemonia americana e occidentale la situazione disastrata prodotta dagli interventi militari della NATO e delle coalizioni occidentali in Medio Oriente. Come l'attacco alle torri gemelle è servito a scatenare le guerre di Bush e a renderle giustificabili, così l'ISIS interviene in un momento di massima difficoltà per gli Stati Uniti per riportarli in M.O con uno straccio di giustificazione.

In molti si è fatta largo l'idea che all'origine di tutto ci sia la mano americana che ha armato e addestrato le truppe del Califfo e che però la situazione sia ad un certo punto sfuggita di mano agli apprendisti stregoni. Le cose non stanno sicuramente così. Se guardiamo gli avvenimenti in filigrana vediamo il segno vero dell'operazione.

In primo luogo bisogna prendere in considerazione l'operazione mediatica di tipo cinematografico e perfettamente gestita per il pubblico occidentale. Come per l'11 settembre bisognava scatenare una forte emozione che preparasse il terreno al vero obiettivo.

Qual'è questo obiettivo? Dimostrare la necessità che la coalizione occidentale sia il perno nella guerra alle belve sanguinarie al servizio del Califfo. Come pensare di opporsi alla liquidazione di un'armata che sgozza i prigionieri, arde vivi i piloti catturati, compie eccidi di minoranze etniche e religiose? Anche il buon Padellaro sul Fatto Quotidiano si dichiara favorevole all'intervento. Che dire poi delle decine e centinaia di migliaia di profughi che sbarcano sul nostro territorio, magari sollecitati dalle bande islamiste? Quindi ormai l'operazione è in pieno sviluppo dopo che la prima fase di essa si è sviluppata attorno a Kobane, questa Stalingrado kurda che ha coperto il reinserimento delle truppe occidentali, tra cui quelle italiane, nel kurdistan iracheno.

Ora l'intervento militare è di più ampia portata e comprende l'Iraq fino alla Libia, dove si sono risvegliati gli appetiti colonialisti di Renzi che scalpita per una coalizione a guida italiana che riconquisti Tripoli bel suol d'amore.

Il rientro occidentale, con armi e bagagli, in Medio Oriente è quindi in pieno sviluppo. L'ISIS è servita a questo. Ma come la realtà insegna, più l'intervento si fa pesante e più le contraddizioni si approfondiscono come a suo tempo è avvenuto con l'Afghanistan. Spesso gli americani alzano il tiro e confondono i propri desideri con la realtà, ma in M.O. gli attori sono tanti compresi l'Iran, la Siria, gli ispiratori dell'islamismo, l'Egitto e anche la Russia come dimostra il viaggio di Renzi a Mosca.

In questo contesto l'Italia si è divisa tra salviniani e antisalviniani, ignorando che i punti dello scontro sono altri. Sono l'11 settembre dell'ISIS, che riapre la fase dell'intervento diretto occidentale, sono le responsabilità atroci degli USA e dell'Europa per la fuga di massa delle popolazionie per i crimini perpetrati in Iraq, Siria, Libia, Afghanistan. A quando la risposta vera?

Aginform

8 marzo 2015


Che fine hanno fatto i pacifisti?

Tripoli, bel suol d'amore

Il cuore guerriero dell'Italia vibra ancora

     [leggi qui]

Tra le cose scomparse, travolte dalla storia di questi anni, non c'è solo la sinistra, ma anche un aspetto specifico del suo programma, la lotta contro la guerra. Per essere più precisi le cose scomparse sono due, le due facce di una stessa medaglia, il pacifismo e l'antimperialismo.

Ambedue queste tematiche hanno attraversato per decenni, dalla guerra in Vietnam alla protesta contro l'installazione dei missili Pershing e Cruise, un percorso fatto di lotte di massa e di grande partecipazione giovanile.

Oggi che il mondo imperialista ha scatenato una guerra che viene definita, non a torto, una nuova guerra mondiale e che l'incendio sta arrivando nel cuore delle metropoli imperialiste non c'è resistenza, non c'è opposizione. Anzi risuona più forte che mai l'appello all'unità nazionale per nuove guerre imperiali. Solo qualche personaggio isolato come lo storico Del Boca o addirittura Romano Prodi avanzano l'ipotesi che ad appiccare il fuoco siano stati coloro che oggi vogliono spegnere l'incendio.

Eppure, nonostante questo, ancora si discute se il compito degli italiani sia quello di assistere i profughi o respingerli. Nessuno a sinistra apre il discorso su chi ha provocato l'esodo. Da quando è iniziata la guerra infinita degli americani e dell'Europa imperialista interi paesi sono stati distrutti e dove potevano finire le popolazioni investite dalla crisi? Gli aiuti umanitari sono diventati il contraltare delle guerre 'umanitarie'.

Ambedue queste cose sono la base su cui gli imperialisti occidentali poggiano la loro propaganda per convincere i popoli della metropoli della giustezza delle guerre. E oggi con la vicenda Isis siamo alla vigilia di nuove avventure militari che vengono invocate per difendere la civiltà contro le barbarie. Ma chi sono i civilizzati e chi i barbari? Per noi questa è una domanda retorica alla quale dovremmo rispondere con la denuncia dei crimini che la 'civiltà' occidentale sta commettendo contro intere popolazioni. Perchè manca il coraggio di questa scelta?

La risposta a questo interrogativo sta nella cultura di una sinistra che ha assorbito la propaganda imperialista e che invece di individuare le responsabilità e la natura delle contraddizioni si occupa dei tagliagole senza accorgersi della regia che ci sta dietro. Il perbenismo e l'opportunismo di quello che è sopravvissuto della sinistra fa aggio sull'impegno antimperialista e sulla denuncia dei veri criminali.

Qualcuno ha anche scritto libri sulla scomparsa della sinistra, ma entrando nel merito della questione, di quale sinistra si parla? Quella che abbiamo conosciuto per molto tempo è praticamente scomparsa e neppure Tsipras è in grado di rianimarla e seppure una qualche resurrezione fosse possibile sarebbe al massimo la riesumazione dei "né con... nè con...", cioè dell'imperialismo di sinistra che copre le avventure militari degli USA e della NATO.

Il nostro non è pessimismo, ma realismo. Vediamo bene qual'è la situazione da cui dobbiamo partire e con cui dobbiamo fare i conti. Vediamo però anche che l'orizzonte si fa sempre più cupo ed esige risposte. Bisogna prepararsi a un salto politico qualitativo, anche se è difficile individuare i punti di partenza. La farsa di Syriza italiana non è un buon punto di partenza. Bisogna capire e preferire l'originale.

Aginform

16 febbraio 2015


La situazione italiana e gli emuli di Tsipras

Vedendo sventolare ad Atene le bandiere degli emuli italiani di Tsipras non ci siamo certamente fatti prendere dall'entusiasmo e non solo perchè conosciamo la storia politica di questi soggetti acchiappavoti, ma perchè le differenze di situazione sono molto grandi, a meno che l'obiettivo da raggiungere utilizzando la vicenda greca non sia il solito 3-4% per avere qualche seggio in parlamento.

Parliamo innanzitutto delle differenze tra Grecia e Italia. Sperare che l'effetto Tsipras possa scatenare automaticamente un risultato dello stesso tipo in Italia è una pura illusione. La situazione sociale e politica della Grecia è sostanzialmente differente da quella italiana. In Grecia, in conseguenza dell'intervento della Troika, si è determinata una catastrofe sociale di dimensioni tali da provocare una reazione di massa, che doveva trovare necessariamente uno sbocco, contro il governo succube dei diktat di Bruxelles. Con la situazione del KKE congelata per motivi che, da comunisti, andrebbero analizzati e l'ascesa di Alba Dorata bloccata da una reazione antifascista diffusa, la svolta si è condensata attorno ad un movimento di sinistra che ha saputo intercettare esigenze popolari al di fuori degli schemi politici classici, dato il discredito dei partiti tradizionali e in particolare la pratica dissoluzione dei socialisti. Con le dovute differenze, anche in Spagna col movimento Podemos si sta registrando una situazione del tipo di quella greca. La crisi sociale si salda alla crisi politica in particolare dell'area socialista ed esprime un fenomeno politico di massa, anch'esso di sinistra, ma al di fuori degli schemi partitici. Obiettivo comune di questi movimenti è lo scontro con la politica di austerità dell'UE e le conseguenze sociali che ne derivano.

In Italia la situazione è assai diversa. Il movimento di Grillo, seppure ha avuto un successo abbastanza grande e rapido, non è riuscito a mettere in crisi il vecchio sistema dei partiti sotto il condizionamento di due fattori: il limite politico del Movimento Cinque Stelle, con le ambiguità che impediscono la definizione di una chiara prospettiva politica, e l'entrata in campo del renzismo come illusoria prospettiva di dinamizzazione del sistema.

E' vero che fino all'operazione Mattarella si andava accumulando un'opposizione che minacciava di trasformarsi in crisi del PD e nascita di una nuova formazione politica. Ma la debolezza degli oppositori di Renzi, in mancanza di una leadership solida e di un programma veramente alternativo, non poteva suscitare un seguito di massa del tipo di quello greco. L'operazione che ha portato Mattarella alla presidenza della repubblica ha anche ricomposto contraddizioni che sembravano insanabili e quindi bloccato, almeno per il momento, la prospettiva di un'alternativa politica a sinistra che abbia una consistenza di massa.

La sinistra conosciuta è troppo debole per aprire prospettive nuove e la situazione non esprime con forza l'esigenza e la direzione dei cambiamenti. Lavorare, senza improvvisazioni, a un progetto politico che segua il corso delle contraddizioni nazionali ed europee è il compito che dobbiamo porci, tenendo ben presente che senza un solido ancoraggio con gli interessi di classe e la necessità di inquadrarli nel loro contesto internazionale rimaniamo vittime del pensiero debole, cioè di illusioni politiche che evaporano coi sogni di un ceto di sinistra reduce da mille sconfitte.

Aginform

1 febbraio 2015


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