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AGINFORM

Foglio di Corrispondenza comunista

Il punto

L'occasione mancata per denunciare il ruolo
della sinistra imperialista

Il nostro commento "Curdi: un Kossovo mancato" [qui] è stato pubblicato sul giornale dell'Unione della Gioventù Comunista (KSM) della Repubblica Ceca. [qui].
  In questi giorni è mancata (non è una novità) una presa di posizione chiara contro la sinistra imperialista, che da tempo aveva fatto dei curdi siriani del Rojava la sua ipocrita bandiera, trascurando del tutto il ruolo di mercenari degli americani e le numerose nefandezze compiute dai miliziani curdi e il vero senso della costituzione di un'entità indipendente curda in Siria, come già in Iraq. [altro]


Siria: è guerra tra mercenari
di opposta obbedienza

I "ribelli moderati" tanto cari all'occidente del Free Syrian Army (FSA), inquadrati e sostenuti senza risparmio di mezzi dall'esercito turco, attaccano gli altri beniamini dell'occidente, i Curdi, o meglio le milizie mercenarie degli USA che più che nella lotta contro l'ISIS si sono distinte nell'impedire al legittimo governo siriano, sottoposto guarda caso a sanzioni euro-americane, l'accesso alle risorse petrolifere del paese. Si ripete su scala ancor più ampia lo scenario già visto con la occupazione turco-FSA del cantone di Afrin, che non è bastata a convincere i dirigenti curdi ad abbandonare i burattinai americani. A sfatare i miti tanto in voga presso la sinistra imperialista contribuisce in questi giorni una 'memoria' di Giorgio Bianchi, attualmente in Siria, che riportiamo da Facebook [qui]


Russia-gate? Spy-gate?
Il vero scandalo coinvolge in pieno l'Italia e Renzi

Sono anni ormai che sui grandi media dell'occidente imperialista campeggia come verità indiscutibile la storia dei perfidi russi che con i loro servizi segreti riescono persino a manipolare le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, insomma il Russia-Gate. Il meccanismo è il solito: la menzogna ripetuta all'infinito diventa per ciò stesso verità. Ma c'è una pietruzza che lo inceppa. Se lo scandalo servisse solo a demonizzare la Russia e a giustificare (si fa per dire) l'aggressività USA tutto filerebbe liscio. Il fatto è però che doveva servire anche (o soprattutto, visto che la Russia era già ridiventata da tempo il nemico, come ai tempi dell'URSS) a colpire Trump e su questo anni di inchieste e processi sono risultati in un clamoroso nulla di fatto. Clamoroso si fa per dire, perchè da noi nessuno sembrava essersene accorto, sicchè il Russia-gate, con o senza Trump, rimane verità rivelata. Non solo ma, almeno fino a ieri, nessuno sembrava essersi accorto della controinchiesta ufficiale in corso negli USA che va sotto il nome di Spy-gate e punta a trovare gli autori del complotto che doveva servire a incastrare Trump accusandolo di collusioni con la Russia. E questo aiuta davvero a capire in che mani siamo quando si parla dell'informazione "mainstream" perchè da 4 mesi si sa (si dovrebbe sapere) che l'inchiesta coinvolge anche l'Italia e in particolare i governi Renzi e Gentiloni. [altro]



Marx XXI - Associazione politico-culturale

Curdi: un Kossovo mancato

Tutto il mondo occidentale, tutta la sinistra imperialista sono impegnati nella campagna pro curdi che hanno perso la bandiera a stelle e strisce sotto cui si erano rifugiati e si trovano a fare i conti con l'esercito turco. Su questa vicenda bisogna avere il coraggio di parlare chiaro e dire le cose come stanno. Non è la prima volta che ce ne occupiamo, ma stavolta è il caso di rispondere a muso duro a chi ci vorrebbe coinvolgere in un'azione di solidarietà che è fuori da ogni logica antimperialista.

   In primo luogo poniamoci una domanda: perchè tutti i sostenitori dei crimini di guerra di questi decenni insorgono di fronte all'attacco turco alle milizie curde? Perchè costoro si scaldano per i 'massacri' al confine tra Turchia e Siria e non si sono mai scandalizzati di fronte ai massacri in Iraq, in Afghanistan, nello Yemen, in Palestina, in Siria? Non è sospetta questa solidarietà? Chi ha armato e per quali scopi le milizie curde in territorio siriano?

   Se andiamo ad analizzare i fatti, ricorrendo anche alla memoria storica, dobbiamo constatare che dietro la retorica delle milizie curde esempio di civiltà e modello di democrazia ci sono circostanze che smentiscono questo modo di presentare le cose. Ricordiamoci innanzitutto che gli avvenimenti siriani di questi giorni sono stati preceduti dalla vicenda irachena dove quello che viene definito Kurdistan e che è parte di quel paese è divenuto, dopo la guerra contro Saddam, una colonia di fatto delle potenze occidentali e di Israele dove petrolio e traffici di vario genere caratterizzano il potere della famiglia Barzani, da sempre legata agli americani che hanno anche utilizzato i curdi già al tempo del governo rivoluzionario di Kassem e ospitato negli USA per molti anni il predecessore dell'attuale governatore della regione.

   Possiamo quindi dire che i curdi sono recidivi in quanto a relazioni con gli americani i quali, sfruttando questi rapporti, hanno preso due piccioni con una fava, intervenendo direttamente in Siria con la scusa dell'Isis per indebolire il legittimo governo di Damasco e dividere e indebolire il paese nella lotta contro il califfato. Una sporca operazione quella degli americani che sono intervenuti proprio nel momento in cui il governo siriano, con l'aiuto dei russi, stava sconfiggendo il terrorismo islamico che aveva come veri obiettivi la liquidazione della direzione sciita del governo iracheno e la scomparsa della Siria indipendente di Assad.

   Questa operazione, che ci è stata presentata come nascita di un autogoverno curdo, in realtà ricalcava il modello Kossovo dove dopo la guerra di 'indipendenza' è stata costruita la più grande base militare USA in Europa, utilizzando dunque il problema dell'indipendenza per creare maggiore presenza americana nella regione. Tutto questo, a nostro parere, ha ben poco a che fare con le questioni della popolazione curda. Alla fine però le cose sono andate diversamente, sia per le decisioni di Trump sul futuro americano in Medio Oriente. sia perchè la Turchia non ha nessuna intenzione di tollerare un Kossovo curdo ai suoi confini. I governi occidentali, quelli europei in particolare, sanno bene come stanno le cose e recitano la parte in commedia con la minaccia di sanzioni alla Turchia. Più realista del re, la sinistra imperialista, elogiata da tutti i giornaloni italiani, scende invece in piazza per il Kossovo curdo e non per l'indipendenza e l'unità della Siria.

Aginform
12 ottobre 2019

L'autunno dell'impotenza

Arriva l'autunno, cadono le foglie e i riti si ripetono. Non sempre però questi riti risultano innocui, in particolare in momenti politici come questi. A fronte di una situazione in cui si mischiano molti elementi contrastanti e di cui bisognerebbe capire bene le tendenze - non solo per interpretarle correttamente, ma per agire - troviamo i vecchi arnesi del radicalismo pronti a ripetere il gioco di sempre, essere cioè all'opposizione a prescindere, senza avere la capacità e la volontà di cambiare rotta e di sapersi inserire nell'effettivo scontro politico e di classe con proposte che siano in grado di superare gli zero virgola.

   Perchè ci troviamo in questa situazione di impotenza? Per spiegarla non ricorriamo a motivazioni personali, di accusa cioè ai singoli responsabili - il che comunque non li assolve conoscendone la storia - ma a questioni oggettive.

   Se come comunisti abbiamo subito in questi decenni non solo l'ondata controrivoluzionaria ma anche la crescita di filosofie 'comuniste' che nulla hanno a che fare con il carattere scientifico del marxismo e del leninismo, che è altra cosa del cosiddetto emmellismo, lo dobbiamo proprio alla crisi del movimento comunista di cui il PCI è stato parte importante. Ciò che ci viene presentato oggi infatti ha ben poco a che fare con le questioni che il movimento comunista ha affrontato e la strategia che ha espresso nella sua storia, è una sorta di neocomunismo a sfondo massimalista in cui la rivendicazione immediata è tutto e il futuro è ridotto ad ideologia. Posta su questo piano la situazione permette anche lo sviluppo di mille rivoli movimentisti che peraltro spesso assumono, per le loro caratteristiche intrinseche, un rilievo preponderante rispetto a quelle che si dimostrano semplici velleità politiche.

   La crisi del movimento comunista, e per noi di quello italiano espresso dal PCI, ha determinato questo stallo, che non è superabile con operazioni identitarie o con un'ideologia rivendicazionista. La parte migliore della tradizione comunista ci insegna che i partiti che ad essa si richiamano hanno dovuto impostare una strategia che superava l'anarco-sindacalismo e il minoritarismo come condizione per avere influenza nella dialettica politica e nello scontro di classe.

   Spesso si cita il Gramsci di Lione, ma ben poco la politica del PCI dal '43 in poi che non può essere assimilata al compromesso storico proprio invece della fase degenerativa berlingueriana. La politica di massa del PCI e la democrazia progressiva (che non è la 'via italiana al socialismo' post 1956) è un percorso che ci fa capire che con gli slogans non si va lontano. Bisogna conquistare sul terreno la capacità di egemonia su milioni di persone che vogliono cambiare le cose.

   Oggi noi non abbiamo a disposizione un partito comunista che abbia questa capacità. Esso è stato distrutto e ricominciare nella nuova fase storica è problema molto complesso. Dobbiamo avere innanzitutto un nucleo pensante di comunisti che abbia analizzato le questioni della crisi del movimento comunista e individuato un percorso di ripresa. Non si tratta di assemblare analisi di vario genere, ma di dar vita a una ricerca e una verifica costante della fase storica su cui innestare l'azione politica e verificarne gli effetti.

   Minoritarismo e identitarismo sono il contrario di questo progetto e questa 'malattia infantile' condiziona tutte le possibilità di ripresa. A partire dalle questioni legate alla fase politica che sta attraversando l'Italia, rispetto alla quale il minoritarismo radicale e identitario ha lavorato alla grande per il re di Prussia. L'elenco della spesa ha prevalso sulla capacità di intervenire sul programma dei 5 Stelle e sulle dinamiche politiche tra le forze in campo per portare le cose più avanti, per fare in modo che i provvedimenti sul reddito di cittadinanza, sulle pensioni, sul decretò dignità, sulla giustizia e sulla politica internazionale, a partire dall'UE, non fossero lasciati alla controffensiva padronale e globalista.

   I comunisti avrebbero dovuto ragionare su questo e invece il minoritarismo ha prevalso e prevale ancora in questo autunno dell'impotenza. Un corteo non si nega a nessuno, basta che stia lontano dallo scontro effettivo.

   Cambiare si può? La risposta, a nostro parere, è legata allo scioglimento di questi nodi: la forma che deve avere un'organizzazione politica nel contesto concreto della situazione italiana, il modo di crescita delle organizzazioni di massa che siano anima e supporto al programma di cambiamento e la definizione di un programma che abbia fondamento oggettivo. Facendo, preliminarmente, piazza pulita delle caricature 'antago­niste' e del comunismo taroccato.

Aginform
2 ottobre 2019

Una prova decisiva per i 5 Stelle
Governare non è un pranzo di gala

  Se la mossa del cavallo è stata fatta riportando Conte a capo del governo, ora per i 5 Stelle si apre un complicatissimo passaggio che ne deciderà il futuro.

   Intanto l'artiglieria è schierata: da una parte il fronte di destra, non troppo omogeneo, si riorganizza per la rivincita; dall'altra la linea di 'opposizione' a sinistra spera di lucrare per un rilancio elettorale che porti oltre lo zero virgola.

   La linea del Piave, "opposizione", "opposizione", non lascerà però molti margini ai gruppuscoli di sinistra, sia che si tratti di comunisti che agitano la falce e martello di latta che dei soliti noti che fanno i salti mortali per ridiventare protagonisti mascherandosi sotto varie sigle.

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Dopo Pontida e la scissione di Renzi
Un attacco a tenaglia
per impedire ulteriori cambiamenti

Ci si domandava perchè, dopo la formazione del governo Conte bis, De Benedetti avesse sentito il bisogno di farsi intervistare da TV7 per esprimere la sua contrarietà al nuovo governo e perchè, anticipando questa posizione, il quotidiano La Repubblica di sua proprietà avesse aperto un fuoco di fila nella stessa direzione. Anche chi segue il dibattito politico sui media ha potuto rilevare che l'area filopiddina degli 'esperti' e commentatori politici, a partire da Cacciari, manifestava tutto il suo scetticismo verso il governo Conte.

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La situazione politica
e il progetto di organizzazione
del Fronte Politico Costituzionale

Dati spesso per spacciati, i 5 Stelle rappresentano ancora il punto centrale dei cambiamenti

L'idea di proporre un Fronte politico costituzionale non sta a significare, ad essere chiari, che qualcuno abbia in mente di inventarsi una sigla per sbarcare il lunario. Si tratta in realtà di una apertura di dibattito sulla situazione e sui compiti che spetterebbero ai comunisti nelle circostanze attuali. Se questo dibattito non c'è, non è un caso. E' tradizione di una certa sinistra 'alternativa', sempre più rinsecchita e ininfluente, stabilire la linea del Piave dietro la parola magica OPPOSIZIONE. Il discorso è sempre uguale ed è seguito da un elenco della spesa dove si alimentano le frustrazioni del tanto vorrei, ma non posso.

   Per aggirare gli ostacoli alcuni si sono inventati anche una nuova parola SOVRANISMO sperando con questo di adescare gli allocchi e tentare l'assalto al cielo senza preoccuparsi che dietro questa indicazione si alimenta un 'patriottismo' che proviene da altre sponde. Peraltro, di partiti sovranisti ne abbiamo contati finora almeno quattro o cinque compreso quello di Fassina e quindi la storia si ripete come farsa.

   Detto questo ritorniamo alla questione principale: quali sono i caratteri della situazione e su quale progetto si può lavorare per dare un contributo ad andare nella direzione giusta?

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La posta in gioco

  Bisogna riconoscere che anche stavolta i 5 Stelle hanno saputo reagire molto bene alla crisi di governo provocata da Salvini. Lo scenario che si apriva era quello di elezioni anticipate da cui la destra salviniana sarebbe uscita rafforzata e il movimento 5 Stelle avrebbe pagato il prezzo dell'operazione demagogica della Lega. C'è stata invece la mossa del cavallo di rimettere in ballo il PD e arrivare ad un nuovo governo Conte, il Conte bis o meglio il bisconte. Dal punto di vista strettamente politico la mossa è riuscita e dimostra che questi 5 Stelle così fessi non sono e imparano presto.

   Su questa conclusione della crisi si stanno evidenziando varie opposizioni. Scontata quella della destra, da Salvini a Meloni, meno scontata quella di tutto l'apparato mediatico del sistema che non ha fatto altro che criticare la mossa dei 5 Stelle e soprattutto il suo leader Di Maio. Costoro avrebbero dovuto gioire perchè il PD tornava al governo e i 5 Stelle all'ovile. Invece c'è stato, salvo eccezioni, un coro di dubbi e ansie sulla conclusione della crisi. Perchè?

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A fianco dei 5 Stelle

Milano aprile 1948. Manifestazione del Fronte democratico popolare

  In questo momento, a crisi di governo ancora aperta e dagli esiti incerti, è necessario riaffermare alcune questioni di fondo sulle quali abbiamo creduto opportuno nei giorni scorsi costituirci in gruppo di lavoro permanente, superando la provvisorietà degli interventi precedenti.

   In primo luogo abbiamo definito i punti di programma trasformando la nostra campagna antiliberista in riferimenti alla Costituzione non per seguire, con ciò, una moda ormai diffusa, ma per avere un punto di vista ampiamente condiviso su: concezione sociale dell'economia, difesa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini e rispetto del principio che, a fronte dei criminali interventi 'umanitari' UE/NATO, l'Italia ripudia la guerra. Una premessa questa che ci può consentire un largo fronte di forze per combattere il liberismo e l'interventismo militare.

   La necessità di organizzarci in questa prospettiva rende ancora più urgente il fatto che la dialettica politica e lo scontro non ci veda spettatori, ma parte attiva. Dal marzo del 2018 la situazione è profondamente cambiata e noi ci siamo spesi per dimostrare che l'occasione andava colta, uscendo dalle nicchie di una sinistra inerte per riprendere in campo aperto l'iniziativa. Una iniziativa ancora di minoranza, ma non con caratteristiche minoritarie.

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I comunisti per un
Fronte Politico Costituzionale

  Dal marzo 2018, dopo lunghi anni di politica liberal-imperialista e una opposizione di sinistra inefficace e con ambizioni solo elettoralistiche, si sono aperte nell'equilibrio del sistema grosse crepe che solo una cultura comunista poteva capire e utilizzare politicamente. Purtroppo i comunisti di nicchia e una sinistra radicale, minoritaria e con venature sorosiane, non sono stati capaci di intervenire efficacemente e anzi hanno aiutato il liberal-imperialismo piddino a tentare la rimonta. I comunisti che si sono opposti a questa deriva ora, in una situazione più complicata dopo la caduta del governo gialloverde, devono ritrovare il bandolo della matassa per evitare di rimanere in una posizione di irrilevanza. Bisogna cercare di non ritornare indietro e lavorare per

   IMPEDIRE CHE IL LIBERAL-IMPERIALISMO RIALZI LA TESTA

   Questa è la posta in gioco dopo la rottura tra Lega e 5 Stelle. Finora i 5 Stelle hanno aperto un varco nel muro liberal-imperialista, ma senza un movimento strutturato che sappia reggere strategicamente lo scontro non si può andare molto lontano e si rischia di rientrare nella palude.

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I grandi assenti del 20 agosto al Senato

  Contemporaneamente al dibattito al Senato sulla crisi di governo, nelle strade adiacenti si sono svolte manifestazioni di consenso ai protagonisti dello scontro, ma in assenza quasi completa di quei settori che si pongono il problema di difendere i lavoratori, i precari, i disoccupati, i nuovi schiavi immigrati dopo l' 'accoglienza', i quali pure dovrebbero avere qualcosa da dire su quello che sta succedendo. Qualcuno forse c'era, confuso tra i supporter di Conte, ma senza quella autonomia politica e programmatica che invece doveva essere rappresentata in quel momento.

   Questo fatto fotografa purtroppo lo stato di confusione e di degenerazione di chi in questi anni ha cercato di rappresentare esigenze di giustizia sociale ed è finito invece per essere una versione casareccia del sorosismo o di un improvvisato 'sovranismo' di sinistra.

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La proposta di creare
il Fronte Politico Costituzionale

"Il 20 agosto troviamoci davanti al Senato per cominciare insieme un nuovo percorso"

   Sottolineiamo, in partenza, il fatto che la proposta è soprattutto rivolta a suscitare un dibattito più che essere una formulazione definitiva e un punto d'arrivo.

  Intanto una precisazione. Non si tratta di creare un nuovo gruppo che si immerga nella galassia del radicalismo definito antagonista o di un sovranismo verniciato di sinistra, ma di cogliere quelle che riteniamo le esigenze che emergono dal contesto della nuova fase che stiamo vivendo. Può sembrare un distinguo solo a parole, ma nella sostanza, per noi, le cose stanno così.

  Partiamo dai due concetti, il Fronte politico e il suo riferimento alla Costituzione.

  Il Fronte non è un partito né vuole esserlo, bensì uno strumento organizzativo per combattere una battaglia sui punti di programma che, attraverso la mobilitazione di massa unitaria, possa incidere sulla dinamica degli avvenimenti successivi al marzo 2018.

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Un passo indietro e due in avanti

  Il governo gialloverde è caduto al momento giusto, quindi nessun rammarico, anzi. E' caduto, peraltro, dopo la votazione in Senato sul TAV dove i Cinque Stelle hanno trovato l'opposizione unanime di tutto il ceto parlamentare reazionario, liberista, atlantista, a prescindere dai nomi di partito. Quale sorte migliore poteva aspettarsi Di Maio dopo mesi di provocazioni salviniane che potevano determinare il collasso del suo movimento? Quindi non bisogna affatto disperarsi per ciò che è accaduto e avere invece una sola preoccupazione: che non si torni indietro, ma anzi si aprano nuovi varchi nel muro del liberal-imperialismo italiano a cui Salvini, tronfio del suo demagogico (e reazionario) successo elettorale intendeva riportarci. Si aprono dunque nuovi scenari che vanno attentamente esaminati per capire anche il ruolo che dobbiamo svolgere come comunisti e come persone interessate a nuovi cambiamenti.

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Oltre il 'contratto' gialloverde
Per la creazione di un fronte politico
che abbia come base
l'indipendenza dell'Italia dai meccanismi
economici e militari UE/NATO

e per realizzare
un programma sociale basato sulla Costituzione

La nascita del governo gialloverde è stato un avvenimento importante che ha scosso l'equilibrio basato sull'egemonia liberal-imperialista e ha dato a milioni di persone la possibilità di riflettere sul ruolo dell'Europa di Bruxelles e sulla necessità di politiche sociali antiliberiste.

   Per questo non solo ci siamo rifiutati di cadere nella trappola democraticista e buonista dell'area PD e dei suoi alleati, che tentano così di ritornare al vecchio ordine, ma anzi abbiamo sollecitato un intervento attivo di coloro che esprimono posizioni finalizzate ad esaltare gli elementi anti-UE e i provvedimenti sociali e di difesa contro la corruzione che erano presenti nel patto di governo.

   Alcuni gruppi si sono mossi in questa direzione, ma in modo troppo debole (e a volte anche equivoco) per produrre un'accelerazione dei processi in corso.

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Uscita di sicurezza

Da: La rivoluzine francese in 47 schede [qui]

  Quando si entra in ballo bisogna ballare, ma anche avere un'idea di come uscire dalle difficoltà. L'abbiamo ripetuto fino alla noia che chiamarsi fuori non ha senso per chi vuole politicamente misurarsi con la situazione attuale. Bisogna però capire con chi si ha a che fare e non farsi incastrare nel gioco.

   Ci riferiamo ancora una volta agli sviluppi della situazione di governo e a quello che si prospetta nel prossimo futuro. A questo proposito non vi è dubbio che siamo entrati in una fase nuova in cui il patto di governo si sta sgranando ed emergono le difficoltà a tenere insieme quelle che si stanno delineando come tendenze che vanno in direzione diversa e anche opposta: Lega da una parte e 5 Stelle dall'altra. In particolare emerge che non si tratta più di una mediazione su singoli punti, ma di un asse strategico che difficilmente riuscirà a tenersi in piedi nel tempo.

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In mezzo al guado

   Non era tutto scontato, ma se una volta tanto uscissimo dall'ambito delle elucubrazioni tipiche di certa cultura 'rivoluzionaria', avremmo dovuto prevedere che il percorso del governo gialloverde sarebbe stato molto accidentato e non un pranzo di gala. Quindi con certi ragionamenti, fermarsi a metà del guado non ha senso e la partita va invece giocata fino in fondo, sporcandosi le mani e lasciando alle anime belle il compito di gridare allo scandalo per certi passaggi complicati che invece appartengono al contesto vero che la situazione presenta.

   Fuor di metafora bisogna ricordare a certi trinciagiudizi che questo governo è nato sotto i colpi dell'artiglieria di Bruxelles, della Confindustria, dei liberalimperialisti del PD e di tutte le istituzioni ad esso collegate che rimangono tali anche dopo la sconfitta elettorale del 2018. Questo per dire che ad aprire le danze sono stati nemici veri e molto potenti di cui un governo, con le migliori intenzioni, non avrebbe potuto non tenere conto. E così è successo, sul piano interno e su quello europeo.

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Sovranisti e comunisti

La struttura giuridica dell'UE è in antitesi totale con la costituzione italiana

Nella grande confusione che caratterizza la situazione a 'sinistra' dopo la nascita del governo gialloverde e per evitare di essere coinvolti in valutazioni poco chiare nel loro significato, occorre affrontare da un punto di vista comunista la questione del cosiddetto sovranismo, del suo significato e di come rapportarsi ad esso.

   Se andiamo ai dati oggettivi bisogna tener conto che, in Italia come in Europa e poi anche negli Stati Uniti con Trump, in contrapposizione alla tendenza globalista sviluppata in tandem da democratici americani e liberalimperialisti europei sul piano economico come su quello strategico-militare, i settori schiacciati dal rullo compressore della mondializzazione hanno iniziato a reagire con forza crescente. Ha cominciato la Francia col Front National, poi via via altri paesi europei hanno seguito la stessa strada, dalla Germania, alla Spagna, ai paesi dell'Europa orientale. I settori di cui parliamo sono settori di piccola e media borghesia, ma anche operatori economici che vivono ai margini dell'economia globalizzata e, assieme a questi, ampi strati popolari che subiscono gli effetti della crisi economica che investe parti sempre più rilevanti del sistema produttivo.

   A dire il vero nella contestazione alla logica di Bruxelles c'è anche una tendenza di 'sinistra' come si è visto prima in Grecia, poi in Spagna con Podemos e ancora in Francia con Mélanchon, mentre in Germania la prospettiva antieuropeista di sinistra sembra essersi rapidamente dissolta. Queste forze di tendenza neosocialdemocratica hanno subíto però in breve tempo il richiamo delle case madri e si sono rivelate subalterne all'area popolar-socialista che governa l'Europa.

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Uniti nel coro

Naufraghi del PD accolti sulla Sea-Watch

  Se non avessimo vissuto vicende come la Jugoslavia bombardata da un governo a partecipazione 'comunista', la distruzione dell'Iraq in nome dei diritti umani, l'assassinio di Gheddafi e lo scempio della Libia panafricana per 'proteggere' il popolo, potremmo anche pensare che in fondo si va verso un mondo migliore, più buono e solidale, perchè c'è gente che si indigna e si mobilita contro la perfidia di un governo che impedisce lo sbarco di una manciata di clandestini.

   Osservando la scena più da vicino, ci accorgiamo però subito della evidente strumentalità di tutta l'operazione, sottolineata nel finale per sovrammercato dall'accorrere a bordo della Sea-Watch di esponenti politici di quella sinistra 'umanitaria' che ha partecipato a tutti i massacri imperialisti di questi decenni o li ha apertamente appoggiati, e ancora lo sta facendo. La strumentalità dell'operazione si articola su due livelli: il primo e più immediato è quello di cercare di creare difficoltà a un governo che impensierisce la cabina di regia europea.

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Il pendolo gialloverde
e l'iniziativa comunista

Claudio Borghi e Alberto Bagnai con Salvini

  Nell'attuale contesto politico parlare di iniziativa comunista è assolutamente virtuale ma, come in un videogame, cerchiamo di definire i compiti (e soprattutto le responsabilità) che ci dovrebbero competere, usando un metodo comunista di analisi e definendo un'ipotesi di intervento ad esso collegata.

   E' bene ricordare, a questo proposito, i punti di snodo del nostro discorso che ha puntato, in una prima fase, a definire la natura del governo gialloverde e del programma sottoscritto da Lega e 5Stelle. Questo ha prodotto un primo scontro a 'sinistra' perchè, unendosi al coro del PD sul fascismo rinascente, i rivoluzionari dello zero virgola hanno cercato di cavalcare l'effetto emotivo per indurre i compagni a unirsi al coro di Zingaretti, Landini & Co. contro il nuovo governo.

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Appunti per una discussione tra comunisti

"I risultati ottenuti dai comunisti italiani sono derivati dalla capacità di individuare i passaggi storici dentro cui far emergere le proposte politiche". Nella foto: Togliatti a Milano nell'aprile 1946 per la repubblica e la costituzione

  Se non prendiamo sul serio il PC di Rizzo per le motivazioni che abbiamo esposto anche in occasione di queste elezioni europee, dobbiamo anche ammettere che in Italia non esiste un punto di riferimento credibile per i comunisti. Non che non esistono dei compagni che si ritengono comunisti e che in vario modo si esprimono, ma il loro essere comunisti non ha prodotto finora una forma credibile di rappresentanza politica.

   Alla radice di questa situazione ci sono motivazioni oggettive che dovrebbero essere seriamente analizzate per evitare sia altre caricature partitiche che la riproposizione di scenari confusi in cui si scambia una prospettiva di classe e comunista con un movimentismo verniciato di rosso.

   A nostro parere è arrivato il momento di riflettere su questo e porci degli interrogativi che ci portino al cuore del problema. Il primo di questi interrogativi è di carattere storico-teorico. Esiste un retroterra oggi che può portare nell'immediato a una formazione comunista che abbia non solo i legami di classe, ma anche una elaborazione che abbia fatto i conti con la natura della crisi del movimento comunista e sappia individuare le forme e i tempi della ripresa?

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Il pessimismo è d'obbligo?

Nicola Fratoianni, segretario dimissionario di Sinistra Italiana

Di fronte ai risultati del 26 maggio molti compagni sentono la necessità di esprimere un giudizio sulla situazione che in sostanza prenda atto che qualcosa di nuovo e di negativo è accaduto e che su questo bisogna finalmente riflettere (l'ultimo è Lamberto Lombardi su Marx XXI).

   Qual è la novità su cui riflettere? In soldoni si tratta della sparizione della sinistra, passata in queste elezioni dall'irrilevanza politica all'inesistenza elettorale. E' vero che la storia della sinistra è lastricata di divisioni e di incapacità, ma stavolta si tratta di qualcosa di diverso, del prosciugamento di un bacino che in qualche modo aveva rappresentato in passato almeno un'area di riferimento. I dati elettorali delle europee ci dicono invece che quest'area non è tanto frantumata quanto inesistente.

   Qui non si tratta di riaprire polemiche, ma di constatare che la situazione ha modificato un vecchio schema che prevedeva nel panorama politico italiano, comunque, in qualsiasi modo venisse rappresentata, l'esistenza di un'area di quel ceto che pur facendo leva praticamente su se stesso riproduceva però una sinistra critica. Ora invece, se dovessimo rappresentare la situazione dovremmo immaginare solo un deserto in cui si aggirano personaggi storditi e incapaci di connettere un pensiero oggettivo su quello che sta accadendo.

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La lezione delle europee

Sui risultati delle elezioni europee Mauro Gemma ha scritto a caldo su Marx XXI [qui] un giusto commento, che si tratta ora di approfondire e portare alle conclusioni necessarie. O, perlomeno, sulle sue considerazioni va aperta una discussione che faccia uscire i compagni dalle nicchie in cui sono collocati e che somigliano a bunker. Una discussione che rompa soprattutto i tabù rispetto agli ancoraggi arrugginiti a cui molti di noi sono legati.

   Partiamo dal significato elettorale del 26 maggio. Se cerchiamo di dare una interpretazione non superficiale e consideriamo il diverso esito di Lega e 5 Stelle, ci accorgiamo che la vittoria di Salvini non è dovuta tanto alle sue doti istrionesche, quanto al fatto che i temi su cui egli ha fatto leva corrispondono a un pensiero diffuso e maggioritario degli elettori italiani. E questo non è cosa da poco nè transitoria. A questo proposito alcuni risultati elettorali, Riace, Lampedusa, Capalbio danno la misura della situazione. Ma non è solo questo.

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Salvini,
l'arma di distrazione di massa

Non dobbiamo farci ingannare dal concerto che sale contro Salvini, la cui musica è basata sui toni democratico-antifascisti con cui i liberal-imperialisti e i sorosiani di vario genere amano mascherarsi, come già è avvenuto fin dall'inizio dell'offensiva contro il governo giallo-verde.

   Se ben ricordiamo, la prima offensiva ha avuto come argomenti fondamentali i temi dell'economia, dell'UE, delle istituzioni finanziarie internazionali, dello spread, della borsa ecc. e soprattutto del debito pubblico diventato, a parere dei critici, insostenibile per effetto di quota 100 e del reddito di cittadinanza. Sfidando il ridicolo e il buonsenso si voleva far credere che l'Italia sarebbe andata in malora perchè il governo aveva deciso di dare un aiuto ai disoccupati e una possibilità ai pensionandi di sfuggire dalla Fornero.

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La posta in gioco

Ancora sulle elezioni del 26 maggio

Occupati a coprire i liberal-imperialisti del PD e la strumentalità delle campagne buoniste e di falso antifascismo che tutti gli organi e le istituzioni di regime stanno conducendo da un anno a questa parte, i radikalen italiani dopo i fallimenti dei tentativi di inserirsi nelle competizioni elettorali, continuano imperterriti a svolgere la loro funzione di leccapiedi dei direttori d'orchestra. Al punto che persino il Fatto Quotidiano di domenica ha ritenuto opportuno pubblicare una pagina di vignette ironiche sulla vicenda di Casalbruciato.

   Ma la questione principale non è questa, peraltro scontata, se non altro rispetto alle polemiche che conduciamo da tempo. La questione è un'altra e attiene alla capacità di valutare il modo contraddittorio con cui la situazione avanza, il suo carattere oggettivo e quindi le motivazioni per cui appoggiamo l'appello dei comunisti a votare nelle circostanze attuali per i 5 Stelle [qui].

   Intanto parliamo del governo giallo-verde e del suo ruolo. A questo proposito si fa presto a dire... ma Salvini? Ebbene, senza simpatie per il personaggio, dobbiamo dire che il trio Di Maio-Conte-Salvini è stata una mossa azzeccata dei 5 Stelle per dislocare in avanti equilibri che in caso di fallimento delle trattative sarebbero tornati al punto di partenza, dando la possibilità al capo dello stato Mattarella di mettere in pista personaggi alla Monti in qualità di devoti servitori dello Stato. Il 'contratto di governo' ha spiazzato costoro e ha dato la stura al grande coro delle 'istituzioni', preoccupate per le sorti dell'Italia. Quando i radikalen fanno finta di non vedere che Confindustria, sindacati di regime, finanza internazionale, giornaloni, esperti di vario genere non fanno altro che vomitare accuse contro Di Maio e soci, domandiamoci: perchè ci sono questi attacchi? E' l'antifascismo che si ribella o è il falso antifascismo e buonismo dei criminali di guerra che copre quelle forze che dirigono l'orchestra.

   Assumendoci la responsabilità di una scelta elettorale a favore dei 5 Stelle vogliamo rompere con tutte queste mistificazioni e assumerci il rischio che questa scelta comporta... Sappiamo che alla guida non c'è solo Di Maio ma anche un Salvini che scalpita e vuole portare la macchina in fondo alla scarpata dove lo attendono Berlusconi e la Meloni, una grande palude dove i suoi sogni annegherebbero non tanto nel fango quanto nella merda. Per questo abbaia ma non morde e si preoccupa.

   Allora crediamo, da comunisti, nel bolscevismo dei 5 Stelle? No, non scherziamo! Noi crediamo al fatto che i provvedimenti sociali adottati e l'indirizzo delle relazioni internazionali, come si è visto con la Via della Seta, vanno in direzione opposta al liberal imperialismo e quindi dobbiamo accettare la sfida. In questo contesto ci sono le contraddizioni politiche dei 5 Stelle, i grossi condizionamenti istituzionali europei, italiani e americani e c'è anche un pallone gonfiato di nome Salvini. Accettare il rischio nelle condizioni attuali è una necessità, ma ci sembrerebbe un estremo atto di vigliaccheria tirarsi indietro lasciando ai 5 Stelle tutto il peso della situazione.

   Più volte abbiamo evocato i sanculotti [qui] e [qui]. Fatte le debite proporzioni, ci sentiamo nella stessa situazione anche se, nel nostro caso, parliamo di poca cosa. Sappiamo però che lo scontro è uno scontro vero, e dobbiamo mettere in conto anche la possibilità della sconfitta.

Aginform
12 maggio 2019

Elezioni europee del 26 maggio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo dell'appello sottostante, che invita a votare M5S nelle prossime elezioni del 26 maggio per il Parlamento europeo. Come si può vedere già dal titolo, non è solo un appello al voto, ma un ragionamento fatto non da sostenitori dei 5Stelle, ma da comunisti, e rivolto soprattutto a coloro che tali si definiscono. Si tratta perciò di un appello destinato sicuramente a far discutere. Da parte nostra lo condividiamo, anche e soprattutto per una questione di metodo: perchè pone al centro l'analisi concreta della situazione concreta, con le sue poche luci e molte ombre, e denuncia l'assenza di iniziative a sinistra capaci di spingere nei fatti per una radicalizzazione e non, come avviene, di fare da sponda all'assedio a cui i 5Stelle sono sottoposti. Anche la solita declamazione di obiettivi "rivoluzionari", privi come sono di ogni traduzione programmatica, nasconde male l'opportunismo di gruppi e gruppetti che si autorappresentano come avanguardie e di fatto fanno solo da specchietti per le allodole

Ecco perchè, da comunisti,
voteremo per i Cinque Stelle

Appello

Chi desidera aderire all'appello può farlo scrivendo all'indirizzo
votiamocinquestelle@gmail.com


  Se ci vediamo costretti ad affrontare la questione del voto alle prossime elezioni europee non è per vocazione elettoralistica, ma per chiarire gli equivoci che possono pesare in questo momento sulle scelte dei compagni.

   Siamo ben consci del fatto che, nonostante le caricature in campo, i comunisti non hanno una loro lista di riferimento. Astenersi però dall'esprimere una posizione o non esplicitarla non sarebbe una scelta tattica comprensibile ma un elemento di ulteriore ambiguità. I comunisti firmatari del presente appello vogliono perciò esprimere il loro punto di vista con chiarezza e assumendosene la responsabilità.

   A partire dal 4 marzo del 2018, cioè dal risultato delle ultime elezioni politiche, abbiamo assistito a un crescendo di condizionamenti mediatici e istituzionali per impedire che in Italia cambi qualcosa. Ora, in vista delle elezioni europee, l'orchestra mediatica e istituzionale, interna e internazionale, ha alzato i toni per condizionare il voto.

   Questa operazione è diretta soprattutto contro i Cinque Stelle, la forza di governo cioè che si presenta direttamente concorrenziale all'area liberista che fa capo al PD e da cui il PD tenta di recuperare i voti.

   La rivincita del PD post-renziano, il ricostituirsi di un'alternativa destra - democratici, significherebbe tornare indietro e rafforzare nuovamente il carrozzone europeo a guida franco-tedesca che si è dimostrato efficace solo nel comprimere i diritti dei lavoratori e privarli di efficaci strumenti di difesa. Noi non siamo del Movimento 5 Stelle, ma ne apprezziamo lo sforzo, tradotto in una serie di provvedimenti sociali e di indirizzo contro l'illegalità diffusa dei poteri forti, che hanno dato un segnale di possibile inversione di rotta contro un sistema consolidato da anni a favore della finanza e dell'indirizzo liberista e antisociale dell'economia.

   Sappiamo che la linea dei Cinque Stelle al governo procede con molti compromessi dovuti sia alla natura politica del movimento, sia alle pressioni dell'alleato di governo, della UE, degli americani. A questa debolezza si aggiunge però la incapacità della sinistra antiliberista di fare da sponda e stimolo e raccogliere le forze per un indirizzo più radicale.

   L'indebolimento elettorale dei 5 Stelle significherebbe la vittoria delle forze che tentano la rivincita, in Italia come in Europa. Dobbiamo dare il nostro contributo perchè questo non avvenga. Per questo abbiamo deciso alle elezioni europee di maggio di votare la lista 5 Stelle.



Il fronte antifascista

  Ancora una volta ci siamo trovati di fronte, in questo 25 aprile, alla solita messa in scena piddina e istituzionale sulla Resistenza, ad uso e consumo di soggetti politici che con essa hanno ben poco a che fare e che anzi dovrebbero essere combattuti dai partigiani di ieri e di oggi.

   Come è possibile sopportare che si atteggino a rappresentanti degli ideali resistenziali e costituzionali coloro che si sono sempre messi la Costituzione sotto i piedi? La violazione è stata sistematica. L'interventismo imperialista al seguito degli USA a partire dalla Jugoslavia e poi Afghanistan, Iraq, Libia non ha forse cancellato completamente quell'articolo 11 della Costituzione che impone il rifiuto della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali? La stessa sistematica violazione si è compiuta sul terreno dei diritti economici e sociali e prima ancora sui principi democratici fondamentali di sovranità e indipendenza.

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Col voto europeo
mantenere aperto il varco

La tentazione astensionista alle prossime elezioni europee è grande, ma questa volta sul voto deve prevalere un ragionamento politico più articolato. Cosa si propongono i nostri avversari? Due cose sembrano evidenti: portare la destra ad essere forza di governo e resuscitare un blocco di forze moderate attorno al PD in vista della sua rinascita governativa. Il percorso non è facile, le contraddizioni interne ai due schieramenti sono numerose, ma è uno sbocco possibile in caso di fallimento dell'esperienza di governo giallo-verde che peraltro dimostra quotidianamente le sue difficoltà di sopravvivenza. Prepariamoci quindi alla possibile svolta e a un cambiamento del quadro politico. Molto dipende però da come i 5Stelle continueranno a giocare la loro partita.

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L'ONDA CINESE
che sconvolgerà il mondo

  Crediamo che molti di noi hanno stentato a orientarsi sulla questione cinese. Si è partiti dalla polemica tra URSS e Cina negli anni '60 quando lo scontro era, o almeno appariva, tra revisionismo e marxismo leninismo; poi è arrivata la rivoluzione culturale e il suo esito con la vittoria finale di Deng Xiaoping. Ma già prima, vivo ancora Mao, si intravedeva qualcosa di diverso, non solo per l'improvvisa morte di Lin Piao, ma anche col riavvicinamento cinese alla 'tigre di carta', cioè agli USA.

   Questa è storia, ma poi le cose sono cambiate ancora. Solo che, anche dopo che i canoni interpretativi della nuova situazione sembravano stabilizzati in una visione che metteva sicuramente in evidenza la grande novità della crescita esponenziale cinese, pareva però che ciò avvenisse in un ambito controllato dagli americani, il cui debito veniva ampiamente foraggiato dalla Cina.

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Di Maio
uno statista di strada

Di Maio al China International Import Expo (Shanghai, novembre 2018) con "190 campioni del made in Italy". Nella foto accanto a Bill Gates"

La vicenda del governo gialloverde è ancora aperta nei suoi sviluppi ma, comunque vadano le cose, bisogna ormai dare un giudizio su come si sono mossi Di Maio e la sua squadra nelle circostanze in cui hanno operato e stanno operando tuttora. Premettiamo che il nostro non vuole essere un giudizio di parte, ma oggettivo, di chi, pur mantenendo una posizione comunista, sta però fuori dalla canea di 'sinistra' che lavora per la rinascita del PD e della sua linea liberal-imperialista, e cerca invece di capire la natura del programma governativo dei Cinque Stelle.

   La prima cosa da valutare è il clima che si è determinato in Italia dopo le elezioni politiche del 4 marzo dell'anno scorso e la prima dura battaglia che Di Maio e il suo gruppo hanno dovuto sostenere per portare a conclusione il risultato elettorale. Il contratto di governo è stata la via d'uscita, un modo per dire: noi Cinque Stelle ci alleiamo con la Lega su determinati punti evitando così di essere inchiodati a definizioni ideologiche sulla natura dell'alleanza. Quello che conta sono i punti di programma. Certamente in questi punti c'erano e ci sono anche gli interessi della Lega e del suo elettorato. Ma il salvinismo come ideologia e come demagogia sta più nelle esibizioni del personaggio, nelle sue giubbe e nei suoi caschi, che nel contratto di governo.

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La funzione della polemica a sinistra

Chiamate alle armi
Come la nostra "opposizione" parlamentare (PD e Forza Italia), ma anche buona parte della Lega, anche il Parlamento Europeo è sensibile alla chiamata alle armi che viene da Washington, sulla Russia come sulla Cina, e propone (con 402 voti contro 163) di inasprire ulteriormente le sanzioni contro la Russia e bloccare la costruzione del gasdotto North Stream 2.
[da www.controinformazione.info]

Ci siamo impegnati molto nei mesi scorsi nella polemica sulle questioni che sono sorte dopo le elezioni parlamentari dell'anno scorso, non certo per l'illusione che da questa sinistra potesse nascere qualcosa di positivo, anzi abbiamo dovuto constatare che il suo ruolo è diventato sempre più pesante e negativo. Ma allora a che cosa serve insistere?

   Siccome l'obiettivo non è quello di arrivare in breve tempo al rovesciamento delle posizioni di quelli che fino ad oggi si sono sentiti protagonisti di un ruolo di avanguardia e sono finiti invece alla coda del PD sulle questioni interne e, a livello internazionale, immersi fino al collo nelle campagne sorosiane e della sinistra imperiale, ci si può chiedere a cosa serva ancora la polemica.

   A noi sembra però che questa polemica, nel tempo, una funzione ce l'abbia. Possiamo infatti riandare ai precedenti degli anni '90, al periodo della caduta del muro di Berlino e subito dopo l'inizio delle guerre americane e NATO contro l'Iraq, la Jugoslavia e l'Afghanistan quando, per paura di essere tacciata di terrorismo, la sinistra buonista andava avanti coi né...nè, senza porsi il problema di chi fossero gli aggressori e chi gli aggrediti. Era la logica 'occidentale' che a suo tempo aveva spacciato il colonialismo come missione di civiltà: gli aggrediti sono sempre barbari, a meno che non siano disponibili a integrarsi e diventare moderni schiavi.

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Comincia male
prepariamoci per tempo

E' sempre vero che gli stolti sollevano il masso e poi se lo fanno cadere sui piedi. Ci riferiamo alla prima mossa del neosegretario del PD Zingaretti, quella cioè di incontrarsi a Torino col suo compagno di partito Chiamparino per sostenere la TAV.

   Ha fatto bene perciò Renzi a congratularsi per la sua nomina in quanto l' uscita torinese di Zingaretti è in perfetta simbiosi con quelle sparate che hanno accompagnato il senatore di Rignano nel corso della sua permanenza al governo. Ricordiamo bene la sua corsa ad incontri e strette di mano con gli industriali di ogni tipo, tra cui la FCA, di cui esaltava il ruolo propulsivo e dei cui interessi il governo si faceva carico al punto di inventarsi per loro anche il jobs-act.

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I due volti dell'imperialismo di sinistra

Varsavia, 13 febbraio. «I Paesi che amano la libertà devono unirsi e riconoscere le responsabilità dell'Iran in Medio Oriente, dal Libano allo Yemen alla Siria». Così il vicepresidente USA Pence, in polemica anche con gli europei che cercano di aggirare le sanzioni decise unilateralmente dagli USA. Cosa questo significhi lo aveva spiegato Netanyahu (nella foto assieme al segretario di stato Mike Pompeo): c'è un interesse comune con gli arabi (i sauditi e i loro alleati) per la guerra (testuale) all'Iran.

La situazione internazionale si sta aggravando su una serie di punti e appare necessario valutarne le ricadute in Italia e il clima in cui si collocano.

   Nonostante si tenda a far credere che Trump vada avanti senza una strategia - e sono soprattutto gli obamiani, compresi quelli europei che cercano di accreditare questa immagine - la nuova amministrazione americana dimostra di avere in realtà una strategia precisa che si può riassumere in tre punti:
a) fronteggiare la Russia con una dislocazione mirata delle forze militari (dai missili in Europa all'allargamento della NATO per completarne l'accerchiamento), nella prospettiva di un confronto diretto o di una modifica dei rapporti di forza a vantaggio degli USA;
b) impedire ad ogni costo l'ascesa economica e anche politica e militare della Cina;
c) destrutturare l'Europa privilegiando gli interlocutori che possono, nel nostro continente, rispondere più direttamente agli USA, puntando al ridimensionamento del ruolo internazionale, sia economico che politico, della UE.

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Tra l'incudine e il martello

  Le elezioni abruzzesi hanno il merito di aver confermato una previsione che era nell'ordine delle cose e cioè che in caso di crisi del governo gialloverde si ritorna all' alternativa tra la destra (tutta) e l'area piddina (non esattamente il PD), fermo restando che nel breve la destra è favorita. E i cinque stelle? In caso di una crisi sarebbero loro a pagarne il prezzo più alto. Domandiamoci il perchè.

   Innanzitutto perchè la crisi porta a una verifica sul loro elettorato. Non dimentichiamo che il voto ai cinquestelle non è consolidato, ma fatto di diverse cose. Al contrario della Lega gli elettori del movimento sono molto più volatili e oltre allo zoccolo duro comprendono anche una 'sinistra' che soffre per le mediazioni governative, un'area che potremmo definire perbenista che quando il gioco si fa duro si disorienta e scappa e infine di quelli che credono alla Befana e si deludono se non si arriva subito al risultato prescindendo dalle battaglie che servono per conseguirlo.

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L'imperialismo di sinistra e la guerra

[Qui] riportiamo la dichiarazione di Laura Boldrini in sede di commissione parlamentare per gli affari esteri, in cui esplicitamente si dichiara a favore dell'interventismo occidentale contro i paesi che esprimono posizioni difformi dal sistema, preteso superiore per democrazia e civiltà, degli USA e dei loro vassalli europei.

   Da tempo andiamo denunciando l'imperialismo 'di sinistra' che lavora, su commissione, per diffondere, tra coloro che nel passato hanno espresso movimenti antimperialisti, posizioni ambigue in modo da favorire l'opera dei nostri avversari, cioè dei fautori delle guerre, 'umanitarie' o meno.

   Inutile parlare del PD e dei suoi cespugli, di cui la Boldrini fa parte. Essi sono schierati da tempo con gli interventi militari USA e NATO e la Boldrini ne è un esempio. Un altro esempio è Nicola Fratoianni - quello che si è tanto sbracciato sulla Sea Watch - di cui riportiamo nella foto accanto un significativo tweet sulla Siria.

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Landini dà la carica:
ora l'ammucchiata è completa

  Finalmente Landini è riuscito a spuntarla ed è diventato segretario generale della CGIL, del più grande sindacato italiano, come si usa dire, che ha la particolarità di annoverare nelle sue file un buon 50% di ex lavoratori, tanto che la sua elezione è riuscita solo con l'appoggio di questa categoria, che ha imposto anche l'elezione di due vicesegretari come paletti contro eventuali sue velleità.

   Dice Landini: ora tutti al lavoro e avvio del sindacato di strada, cioè tra i lavoratori, quelli veri. Vedremo. Bisogna essere per l'unità dei lavoratori, ma non fessi però, alla Cannavò per intenderci, che sul Fatto Quotidiano rispondendo ad un lettore magnificava gli effetti che la nuova segreteria avrebbe avuto. Ottimismo a parte, nessuno di noi può dimenticare che cosa ha rappresentato la CGIL in questi decenni assieme ai suoi compari di CISL e UIL. E' dagli anni '80 del secolo scorso difatti che la CGIL riveste un ruolo di repressore dei lavoratori in nome delle 'compatibilità' col sistema di sfruttamento capitalistico. Tutti i provvedimenti antisociali, dalle pensioni alle privatizzazioni dei servizi pubblici, alla precarietà e alla flessibilità, alla moderazione salariale che ha portato l'Italia all'ultimo posto nei salari e negli stipendi, sono passati col consenso o col silenzio-assenso dei confederali.

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I sanculotti di Luigi XVI


da: www.4live.it

  Collegare i sanculotti della rivoluzione francese a Luigi XVI è storicamente un non senso. Tutti sanno difatti che il ruolo dei sanculotti fu ben altro, cioè rappresentavano l'ala più radicale e più popolare della rivoluzione, quella che nei momenti cruciali della Vandea e della coalizione monarchica europea contro la Francia repubblicana hanno dato impulso alla resistenza e appoggiato il terrore contro le forze della restaurazione.

   Cosa c'entra allora Luigi XVI coi sanculotti? Li evochiamo per richiamare la situazione paradossale che viviamo oggi in Italia di fronte allo scontro politico in atto. Da una parte abbiamo un governo, definito gialloverde, che sulla base di un patto sottoscritto apre lo scontro con l'Europa del rigore e cerca di impostare una legge di bilancio che entra in contraddizione sulla spesa sociale con il liberismo dei governi precedenti a guida PD, dall'altra abbiamo la canea demoberlusconiana che attacca non solo in parlamento, ma anche con tutti gli apparati del regime, a partire dai mass-media, per ristabilire l'autorità di Bruxelles e il dominio del liberismo economico, non solo nel settore privato, ma anche nelle scelte di governo.

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Riflessioni di fine anno
Chi ne è uscito con le ossa rotte?

  Se non ci fosse stata la trovata dei sindaci PD sul decreto sicurezza, i toni dell'offensiva della 'sinistra' nella lotta contro l'attuale governo si sarebbero abbassati di molto. Anche questa nuova sortita, comunque, rischia di dimostrarsi un boomerang contro chi l'ha provocata.

   Atteniamoci però ai fatti, cioè al risultato di fine anno con l'approvazione della legge di bilancio. Da questo punto di vista, cioè dalla capacità di tenuta politica del governo Conte, il risultato è stato notevole. Parliamo ovviamente dal punto di vista politico cioè dello scarto tra previsioni ed esito. Della parte tecnica parleremo più avanti. Dunque come sono andate le cose?

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Gli orfanelli di Trump

  Mentre la sinistra imperialista italiana era occupata a coccolare la sua creatura, i curdi siriani, come polo dell'alternativa agli eserciti brutti e cattivi di Iran, Libano, Iraq e Siria, gli americani hanno deciso di ritirarsi dal territorio siriano in breve tempo, entro metà gennaio.

   La decisione ha gettato nella costernazione i mercenari curdi e i gruppi ex jihadisti che con essi collaborano perchè la mancata copertura americana li mette alla mercè del legittimo governo che giustamente si riprenderà i territori illegittimamente sottratti alla sovranità nazionale. Nelle loro dichiarazioni, hanno accusato gli Stati Uniti di tradimento e di averli pugnalati alla schiena. Insomma, i buoni imperialisti americani avrebbero tradito e abbandanato al loro destino i loro ascari.

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Dopo Torino, gli obiettivi veri

Torino, 8 dicembre

  Una volta tanto si può fare centro, ma l'importante è capire il contesto e il ruolo che si vuole e si deve svolgere effettivamente in questo momento. A Torino c'è stata una prima e per ora unica risposta, ad uno solo dei punti che sono il cavallo di battaglia dei padroni oggi: le grandi opere e gli affari ad esse connesse. Tutti gli altri punti sono stati finora ignorati dal movimento 'antagonista' che si è impegnato nella difesa dei 'più deboli', ma non si è accorto che da mesi padroni e stampa associata stanno conducendo una violentissima campagna contro progetti governativi come il salario di cittadinanza. (Gli altri punti dell'attacco padronale e UE sono rispettivamente quota 100, la pensione di cittadinanza e il ridimensionamento delle pensioni d'oro). Il leit-motiv di questa campagna è che non bisogna dare i soldi ai disoccupati! I soldi vanno dati a chi scava tunnel in val di Susa o per cose equivalenti per creare, dicono, sviluppo e occupazione.

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Il Partito, finalmente ?

Jeremy Corbyn, segretario del Labour Party: "Per i molti non pei pochi"

  Non vogliamo aprire una polemica con Mimmo Porcaro che ha scritto [qui] una nota dallo stesso titolo, ma con il punto esclamativo, a cui noi sostituiamo l'interrogativo. Vogliamo soltanto fare qualche considerazione sulla questione del partito, che viene perentoriamente evocata da più parti, ma ha bisogno di essere attentamente considerata in modo che si capisca di cosa si tratta.

   Qual è il partito di cui si vuole parlare e che funzione strategica deve assolvere nella situazione italiana?

   Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci. Non abbiamo fatto mai parte dell'area livornista che a cadenza quasi regolare si reca il 21 gennaio nella città natale del comunismo italiano sperando che lì si sciolga il sangue rosso di S.Gennaro e si compia il miracolo della rinascita del partito comunista dei lavoratori italiani.

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Più che i sovranisti
servirebbero i sanculotti

Dal 1791 sanculotti (senza culottes) fu il nome dei partigiani della rivoluzione, i patrioti che svolgevano le mansioni considerate indegne dai nobili e dai grandi borghesi che indossavano le culottes

  Mentre i radikalen italiani stanno freneticamente lavorando su come raccogliere un po' di voti alle elezioni europee prossime venture, la situazione, quella reale, va avanti senza di loro. L'assenza di costoro non si sente, anche se continuano le azioni diversive non solo per tenere la scena, ma anche per far crescere, sotto la direzione dei piddini e dell'apparato berlusconiano, l'esecrazione contro il governo giallo-verde.

   In questo scenario di cambiamenti una assenza si nota ed è quella di una forza che sappia spingere in avanti lo scontro sulle questioni su cui si sta giocando la partita: il rapporto con l'Europa e i provvedimenti, sia pur limitati, di carattere sociale (ma anche istituzionale) contro cui si sta abbattendo la furia dei liberisti europei e italiani.

   Anche se si parla di decimali, la questione è ben altra ed è tutta politica. Un cedimento sui decimali rispetto alla manovra di bilancio vorrebbe dire, per Bruxelles e per l'ancien régime italiano, una sconfitta strategica che li metterebbe fuori gioco, dimostrando che l'austerità è uno spauracchio finalizzato a scopi inconfessabili. Per questo gli euroliberisti si accaniscono oltre misura e sfidano il ridicolo.

   Il governo giallo-verde, percorso da varie pulsioni (che provocano contraddizioni e torsioni, in particolare nell'area salviniana) finora ha retto, ma già porta i segni della battaglia ancora in corso.

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Chi fa la rivoluzione a metà
si scava la fossa

  Di questo dovrebbero essere coscienti i gialloverdi al governo. Ma a quanto sembra qualcuno pensa di trovare scorciatoie, magari preso dall'ebbrezza dei sondaggi. Questo qualcuno ovviamente è Matteo Salvini che ritiene di poter travalicare facilmente il contratto di governo e uscire dallo schema su cui questo è nato. C'è la tentazione in primo luogo di pensare che la situazione possa essere rovesciata in una prospettiva elettorale a breve e che questo consenta un dispiegamento di una politica marcatamente orientata a destra. I primi assaggi ci sono stati, il Tav, gli inceneritori, l'impostazione del decreto sicurezza, i richiami a certi interessi giudiziari e fiscali che stanno dietro agli elettori della Lega. Tutto questo ovviamente crea una situazione di difficoltà ai Cinque Stelle che, prolungata nel tempo, potrebbe portare all'implosione della maggioranza giallo-verde.

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Libia: la mossa del cavallo

A Palermo varie componenti della sinistra radicale, da Potere al Popolo a Rifondazione ai Cobas, non hanno perso l'occasione per manifestare contro "il governo fascio/razzista Lega/M5S". "No Summit, no frontiere, M5s traditori degli americani siete i servitori", gli slogan più gettonati

La battaglia che stiamo conducendo dentro la sinistra ci ha portato a individuare due argomenti convincenti a sostegno della nostra posizione sul governo gialloverde. Si tratta, in primo luogo, della valutazione sull'efficacia dello scontro che il governo porta avanti con Bruxelles sull'autonomia dell'Italia e, in secondo luogo, dell'indirizzo di politica sociale su pensioni, reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza che introduce criteri che vanno in senso opposto a quelli seguiti dai governi precedenti.

Queste scelte non sono certo i decreti di Lenin dopo la presa del potere dei bolscevichi ma, se si vuole evitare il senso del ridicolo e di squallore che il settore dei radikalen produce e che prescinde da ogni valutazione dei passaggi di questa fase, dobbiamo capirne il senso oggettivo.

A quanto detto potremmo aggiungere decisioni come quelle sulla prescrizione, la posizione del governo sulle autostrade e i servizi pubblici, dal referendum sull'ATAC all'Alitalia, e quello che sta avvenendo a Torino sul TAV. Queste scelte stanno producendo, come sappiamo, un'ondata di critiche feroci di tutto l'apparato istituzionale del pensiero forte del neoliberismo europeista ma anche il controcanto dei radikalen che guardano il dito e non la luna e si associano al coro generale.

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Da Trieste a Roma
bisogna imparare a dire la verità

A Trieste, la settimana scorsa si è svolta una manifestazione antifascista, peraltro molto partecipata, in occasione di una parata nazionale dell'organizzazione fascista Casa Pound. Il fatto che migliaia di persone siano scese in piazza contro questa iniziativa è cosa che fa onore a chi vi ha partecipato ed è, in linea di principio, da tener presente che ogni volta che se ne presenta l'occasione bisognerà ripetere l'esperienza per ricordare che il vento fischia ancora e per non abbassare la guardia.

Contestualmente, però, bisogna anche tener conto che nel caso di Casa Pound ci troviamo di fronte a una organizzazione 'pilotata' e usata a scopo di provocazione per cui bisognerà valutare di volta in volta come comportarsi per evitare di gridare al lupo quando ne mancano i presupposti. Cerchiamo di non fare pubblicità gratis.

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Sovranisti per caso?

l'Ue è «la sopraffazione organizzata del capitale sul lavoro e dei poteri nazionali più forti su quelli più deboli che, combinandosi, stanno creando dinamiche di dominazione neocoloniale all'interno della stessa Unione europea» [Vladimiro Giacchè]

Abbiamo già denunciato da tempo l'operazione in corso che consiste nel coinvolgere la sinistra che si definisce radicale nel vasto disegno di recupero che gli sconfitti alle elezioni del 4 marzo e le forze di regime che li hanno sempre appoggiati stanno portando avanti. Lo scopo è quello di convogliare le forze di 'sinistra' contro l'attuale governo per dimostrare agli italiani che esso è isolato e va rovesciato. Non solo il PD e FI, ma anche i radikalen servono allo scopo.

La manifestazione a Roma del 20 ottobre è stata la dimostrazione evidente di questo tentativo. Nel momento in cui il rappresentante di Bruxelles, Moscovici, si recava da Mattarella a portare la diffida dell'UE sulla finanziaria italiana, gli arancioni sorosiani scendevano in piazza contro il governo. Dopo tante chiacchiere contro l'Europa, l'obiettivo veniva deviato su chi sta subendo la pesante offensiva della squadra di Juncker. E' solo miopia politica? Su questo e su chi tira le fila vale la pena aprire un dibattito serio.

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20 ottobre
miopia politica e altro

  Nel pieno di uno scontro come quello che si è innescato con Bruxelles, che in questa fase rappresenta la madre di tutte le battaglie, gli eurostoppisti hanno creduto necessario scendere in piazza e come è ovvio hanno centrato l'obiettivo cioè di rappresentare quella sinistra inconcludente che organizza cortei per dimostrare di essere viva.

  Stavolta però la questione assume un aspetto più grave. I nostri eroi non hanno scelto di manifestare contro l'arrivo a Roma di Moscovici, bensì contro il governo giallo-verde che è l'obiettivo di Bruxelles.

  E' solo un caso di miopia politica? Certamente no, in quanto è ormai evidente che i
radikalen italiani rappresentano la punta di 'sinistra' di cui il PD e le forze di regime spodestate sono l'altra sponda. Il 20 ottobre reciteranno appunto questa parte.


La guerra di logoramento
e i possibili sbocchi

UE, spread, ricatti e minacce dei 'mercati'? Come se non esistessero. Per la sinistra 'alternativa' il nemico principale è il governo, come per il PD. Come per Bruxelles

La casta - e per casta si intende tutto l'apparato di regime, economico, finanziario, mediatico che effettivamente tiene in piedi il sistema - dopo le cannonate che hanno aperto la guerra contro il nuovo governo, ma che rischiavano però di rafforzarlo, ha cambiato tattica e ha impostato una guerra di logoramento sui punti di programma e non solo quindi sulle grandi questioni. Si è capito cioè che non avendo spaventato Salvini e Di Maio in prima battuta, la strada da imboccare era la credibilità sui provvedimenti. A partire da quello sul ponte Morandi.

Il ministro Toninelli era partito alla grande dopo il crollo. Nazionalizziamo la rete autostradale - aveva detto - visto le scandalose rendite che produce, e teniamo fuori Autostrade Spa dalla ricostruzione.

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L'ASSEDIO CONTINUA
dopo l'antifascismo', lo spread

Avevamo detto godiamoci lo spettacolo e questo ha suscitato scandalo perchè il riferimento era all'antifascismo dei criminali di guerra e ai liberisti di sinistra che stavano mobilitando tutte le forze istituzionali e mediatiche per bloccare lo scontro con l'UE e l'attuazione di provvedimenti che vanno in direzione opposta a quelli di Monti, Renzi, Gentiloni.

Per questo ci siamo impegnati a denunciare la costituzione di un fronte 'antifascista' che, sotto l'egida del PD, era strumentale alla difesa dell'UE e contro il governo gialloverde. La manifestazione di San Babila a Milano era stata il simbolo di questa ammucchiata. Poi c'è stato il raduno contro il razzismo, sempre a Milano, contemporaneo e collaterale a quello di piazza del Popolo a Roma dove gli spezzoni impazziti del PD hanno tentato di ricomporsi. Anche in quel di Milano i partecipanti hanno avuto la sensibilità di scendere in piazza contro il pericolo razzista proprio nei giorni in cui sette giovani palestinesi venivano uccisi e centinaia feriti con il solito cinismo nazisionista che però non scuote le anime belle mobilitate dall'ANPI. Ma questo non è razzismo?

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L'anello mancante

La filiera si allunga nei laboratori di 'sinistra' tesi a creare un'alternativa allo stato di cose presente dominato dal governo gialloverde. Ora è la volta del sindaco di Napoli De Magistris che, in occasione di un'intervista sul Fatto Quotidiano, ci spiega la sua strategia sulle elezioni europee del prossimo anno. E ci spiega due cose: primo che ha intenzione di sostenere una sua lista e secondo che questa lista, sganciandosi dalla tradizione novecentesca (?) e dagli 'sfigati di sinistra' (questo riporta il Fatto) proporrà un programma 'antifascista' per battere il populismo montante in Europa e in Italia.

L'appello è rivolto, com'è tradizione, ai 'movimenti' che si muovono nel territorio sulle varie questioni (l'acqua, le donne, la cultura, ecc.) senza che sia specificato il pensiero sull'Europa, nè chi dovrebbe stare in questo fronte 'antifascista'.

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Hanno scomodato anche l'ONU!

Michelle Bachelet, Alto Commissario dell'ONU per i diritti umani

Se non avessimo una sinistra a servizio permanente ed effettivo dei grandi protagonisti della globalizzazione economica mondiale (e del loro mercato) - con il seguito dei reggicoda della sinistra cosiddetta alternativa che esprime con un deciso quanto ipocrita 'antifascismo' la sua subalternità al sistema - lo spettacolo politico quotidiano dovrebbe creare una seria indignazione.

Partiamo dall'ultimo fatto. L'alto Commissario dell'ONU per i diritti umani vuole condurre un'inchiesta sul razzismo in Italia. Indubbiamente episodi di razzismo in Italia esistono, ma i fatti non giustificano interventi di questa portata e la scelta di intervenire è palesemente funzionale allo scontro che in Europa e in Italia sta avvenendo tra europeisti targati UE e le tendenze definite 'sovraniste' che preoccupano Bruxelles in vista delle elezioni europee del prossimo anno.

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A proposito dello spirito di San Babila

Protesta in piazza San Babila contro l'incontro Salvini-Orban

E' stata soprattutto Repubblica, seguita a ruota dalle TV di regime, ad esaltare la gloriosa giornata della manifestazione 'antifascista' di Milano in occasione dell'incontro tra Salvini e l'ungherese Orban. A cogliere l'occasione sono stati numerosi gruppi 'antifascisti' di cui elenchiamo le benemerenze.

Iniziamo col PD. Sappiamo tutti qual'è il ruolo criminale che questo partito ha svolto nei vari governi che hanno fatto le guerre e che continua ad appoggiare gli interventi militari della NATO in varie parti del mondo (Mogherini). E' possibile credere che si tratti di antifascisti dal momento che la Costituzione vieta l'uso della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali? Si può tollerare che i carnefici, quelli che hanno prodotto con le guerre di aggressione milioni di profughi e andrebbero portati davanti ad un tribunale sui crimini di guerra, manifestino a sostegno delle vittime? Si può consentire che partecipino a una manifestazione che si definisce antifascista?

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Per la rinascita della sinistra popolare

Lo scontro che si è aperto tra il governo gialloverde e l'ancien régime è diventato feroce e si è trasformato in una guerra totale. Le truppe entrate in campo non sono solo quelle dell'esercito elettorale sconfitto il 4 marzo, ma si è messo in movimento tutto il blocco, tanto della destra padronale, con il seguito di giornali, televisioni ed 'esperti' economici quanto, possiamo dire, della 'sinistra' padronale, quella che si esprime con Repubblica e La7 e con i tecnici 'democratici' che consigliano di non parlare di nazionalizzazioni e di non disturbare le relazioni con l'UE.

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IL RE E' NUDO
ed è il momento di cambiare musica

Contrariamente a chi, da 'sinistra', ci parlava del nuovo governo come governo della destra e si apprestava a cantare Bella ciao col PD, è avvenuto che, prima col 'decreto dignità', poi con ciò che sta emergendo dopo il crollo del ponte, il peggio della società italiana, Confindustria, giornaloni, berlusconiani di varia estrazione, piddini e sofisticate interlocuzioni culturali al servizio di una opposizione sgangherata, hanno scoperto le carte e vanno a testa bassa contro Salvini e Di Maio.

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Il dito sulla piaga

Le reazioni a una nota di Aginform e la nostra risposta

Caro Ivan,
credo che la discussione che si è aperta [vedi gli antecedenti qui] sulla nota "Godiamoci lo spettacolo" pubblicata da Aginform che abbiamo spedito al gruppo Pubblico Impiego In Movimento possa riassumersi in tre punti: la valutazione sulla questione degli immigrati, la valutazione della situazione geopolitica e il giudizio da dare sul governo gialloverde. Andiamo per ordine.

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Godiamoci lo spettacolo

Dobbiamo dire di essere fortunati perchè non è accaduto spesso di vedere uno spettacolo come quello di un governo che viene attaccato, da destra e da 'sinistra', da tutte le forze che hanno tenuto banco in questi decenni e rappresentato il potere in Italia: Confindustria, Berlusconi, PD, TV di stato, giornali berlusconiani, Repubblica e, assieme a questi, uno stuolo di 'esperti' che pontificano contro Lega e 5Stelle guidati dalla 7 di Mentana.

Basterebbe questo per capire il senso di marcia della situazione, ma tutto concorre a creare un polverone per nascondere le cose. Eppure basterebbe porsi alcuni interrogativi per spiegare ciò che sta accadendo.

Perchè la Confindustria si preoccupa dei suoi associati? Perchè il PD cerca di trovare, senza riuscirci, una linea di ferrea opposizione e, infine, perchè anche Berlusconi, ormai senza esercito, attacca pesantemente Salvini?

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Gli uomini (e le donne) con la maglietta rossa

Se ancora ci fosse bisogno di dimostrare che cosa c'è veramente dietro alla questione emigranti e a confermare le ambiguità che gravano sulle vicende che coinvolgono drammaticamente milioni di persone, è arrivata l'iniziativa di don Ciotti di indossare le magliette rosse in ricordo delle vittime annegate nel Mediterraneo.

A parte ogni considerazione sul ruolo di don Ciotti e, aggiungiamo, di Saviano, come coscienza buona che fa da foglia di fico al marcio di questa società, rimane il fatto che ad indossare le magliette rosse sono stati personaggi come Martina, Orfini e tanti altri come loro che in occasione delle guerre di sterminio che sono state condotte dalla NATO e quindi anche dall'Italia in Medio Oriente e altrove non hanno indossato un bel niente. Anzi hanno condiviso.

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La ruota della storia

Da: infosannio.wordpress.com

Marx (nel Manifesto) scriveva, riferendosi ai vecchi ceti reazionari, che non è possibile riportare indietro la ruota della storia quando le cose si mettono in movimento. Sono bastati un paio di mesi per dimostrare che anche stavolta questa verità si conferma. Difatti, nonostante le campagne mediatiche di dimensioni mai viste, lo scossone prodotto da Salvini (col consenso di Di Maio) sulla vicenda immigrati sta scuotendo l'Europa e costringe i patron dell'UE, Merkel e Macron, a fare i salti mortali per evitare che la situazione sfugga loro di mano.

Una considerazione preliminare su questo va fatta. Nonostante le cortine fumogene mediatiche, è sotto gli occhi di tutti che gli europeisti hanno perso la faccia e si sono mostrati col loro vero volto, quello di un comitato d'affari che si divide ogni qualvolta gli interessi di bottega non tornano. Quale risultato migliore si poteva ottenere? E' bastato che un Salvini qualsiasi puntasse i piedi sugli sbarchi perchè il castello di carta di Bruxelles, la sua politica 'comunitaria', cadesse in frantumi.

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MA COME SONO BUONI !

Considerazioni sull'imperialismo di sinistra
e sulla corrente arancione della sinistra italiana


2011: le basi per la guerra in Libia
da www.limesonline.com

Non è da ora che andiamo denunciando la necessità di aprire una campagna contro la sinistra imperialista, cioè quelli che si proclamano contro la guerra ma coprono da anni le avventure militari della NATO e dell'Italia che dentro l'alleanza atlantica opera a pieno titolo. I responsabili di questa politica di guerra dovrebbero da tempo essere consegnati alla giustizia internazionale per i loro crimini, ma invece vengono ancora considerati persone rispettabili e 'di sinistra' in Italia come in Francia, in Germania e in altri paesi europei.

Di chi stiamo parlando? Innanzitutto del PD e dei suoi contorni di sinistra che ogni giorno denunciano a fosche tinte la crudeltà salviniana contro i profughi dell'Aquarius e questo dopo che l'Italia ha partecipato e partecipa ancora oggi alle missioni di sterminio in mezzo mondo. Dobbiamo elencarli? Jugoslavia, Afghanistan, Libia, Palestina, Somalia,Yemen, Siria, tutti quei paesi dove direttamente o indirettamente le forze della NATO sono intervenute o, come nel caso della Palestina, hanno catalogato gli eccidi come incidenti di frontiera. I nazi-israeliani, ricordiamoci, fanno parte del fronte di guerra imperialista.

Ci sono poi, in seconda fila, quelli che si vergognano a dire le cose come stanno e sfogano il loro coraggio trovando nelle nicchie curde il loro punto di riferimento che poi, guarda caso, è anche quello degli americani e degli israeliani. Antimperialisti per caso viene voglia di dire.

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E adesso?
Considerazioni post elettorali

Se è senz'altro utile bloccare, con un dibattito aperto, la deriva 'arancione' degli alternativi che torna utile alla ricomposizione del fronte preteso 'democratico-antifascista' targato PD, è anche vero che si pone il problema di discutere come ci si muove nel nuovo contesto. Per ora la questione è puramente teorica o, meglio, è una pura prefigurazione di scenari operativi, mancando gli strumenti adeguati per influenzare in qualche modo la situazione.

Partiamo dalla situazione internazionale da cui dipendono le sorti anche dell'Italia. Dopo le minacce dell'UE e della NATO al nuovo governo sulle possibili scelte in merito a Russia ed Euro è arrivato il G7 che ha dimostrato la totale confusione nella compagine che dovrebbe governare l'occidente capitalistico (più il Giappone). Gli USA ormai sono proiettati verso una gestione unilaterale dei rapporti internazionali certificando, col disinteresse di Trump, che non hanno più bisogno di una visione collegiale delle relazioni economiche, politiche e militari. Ancora una volta America first, stavolta in versione isolazionista.

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Abbandonare le illusioni

Torino: il PD si aggrappa al diktat di Mattarella del 27 maggio

Nel corso di questa crisi, che ha avuto l'esito che conosciamo, cioè la formazione di un governo Lega-5stelle, molti hanno pensato che i processi di trasformazione del quadro politico potessero essere riportati al punto di partenza. A questo si sono dedicati in modo vergognoso i sacerdoti della stampa di regime e le forze politiche che hanno sentito crollare le loro certezze. Sembrava quasi che costoro, dopo il diktat di Mattarella, stessero per raggiungere l'obiettivo, ma il precipitare della situazione ha rimesso tutto in discussione e si è verificato quello che qualcuno di noi aveva sottolineato fin dal principio e cioè che si era messa in moto una situazione di fatto irreversibile.

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Colpo di stato!

Quando gli elettori sbagliano a votare si provvede con altri mezzi.

Aginform
27 maggio 2018


La battaglia è iniziata

Scriviamo quando la vicenda iniziata dopo le elezioni del 4 marzo non è ancora conclusa. Non per anticiparne le conclusioni, ma perchè non ci sentiamo spettatori bensì partecipi della battaglia in corso, nel senso che - pur mantenendo tutta l'autonomia di comunisti - capiamo che i suoi esiti sono molto importanti per il futuro e ne viviamo i passaggi e capiamo anche che non tutto si concluderà con un no o un sì al governo Salvini-Di Maio. Lo scontro è destinato a protrarsi nel tempo.

Vogliamo ribadire ciò che abbiamo scritto all'indomani delle elezioni: il risultato costituisce un fatto di straordinaria importanza perchè rompe lo schema tradizionale della dialettica politica italiana, mettendo all'angolo il fascio-renzismo che ha rappresentato negli ultimi anni il colpo più duro contro i lavoratori e la maggioranza degli italiani.

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La rivoluzione del 4 marzo

20 giugno 1789: il giuramento della pallacorda
da www.glistatigenerali.com

Molti hanno stentato a capire che le elezioni del 4 marzo, aldilà della percezione dei vincitori, hanno rappresentato in Italia una sorta di rivoluzione, un punto di non ritorno dalla palude in cui stagnava la politica italiana.

Il terremoto era in parte annunciato, ma si trattava di voti e di percentuali che nascondevano il dato principale, che era di sostanza: la maggioranza dei votanti (oltre al 27% di astenuti) ha deciso di uscire dalla vecchia politica fatta di manovre, inciuci e interessi consolidati e di esprimere domande da cui non era e non è possibile derogare.

Vero è che le promesse possono anche non essere mantenute, ma i rosigoni del PD fanno male a pensare che in futuro ci potranno essere recuperi a loro favore. Non hanno capito che il voto del 4 marzo ha espresso contro il renzismo una rabbia molto profonda e solo l'imbecillità del senatore di Rignano può dar credito a ipotesi ottimistiche sugli effetti dell'Aventino in versione dem. In ballo ci sono infatti proprio le questioni su cui il PD renziano è andato a sbattere: il salario di cittadinanza, il jobs act, la legge Fornero, la riforma della scuola, i livelli di tassazione, i rapporti con l'UE, il carattere degli accordi internazionali e dei loro effetti 'automatici'. Questi sono gli argomenti all'ordine del giorno per il nuovo governo. Eluderli significherebbe non ritornare indietro, ma approfondire la crisi.

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1917-2017
Cento anni dalla Rivoluzione di Ottobre

Nel centenario della Rivoluzione d'Ottobre segnaliamo ai compagni il prezioso lavoro di lettura di cento anni di storia del movimento comunista internazionale intrapreso dalla Associazione Stalin. Sulle motivazioni e il metodo scelto dall'Associazione rinviamo a quanto scritto al momento di intraprendere il lavoro, [qui].

Per quanto riguarda le conclusioni (ovviamente provvisorie) tratte fin qui, rimandiamo allo scritto I comunisti nel 21° secolo dopo la controrivoluzione in URSS [qui].

La documentazione proposta, suddivisa in 38 fascicoli, può essere scaricata direttamente dal sito dell'Associazione [qui], oppure, anche per facilitare la condivisione, dalla pagina Facebook, dove è raccolta nella sezione "foto" in 4 "album" in cui le fotografie sono le copertine dei 38 fascicoli sin qui prodotti, dalle quali è possibile accedere a tutti i testi con le relative premesse a cura dell'Associazione.

Ed ecco dunque i quattro album e i rispettivi collegamenti:

  1. GLI ANNI DI STALIN [qui].

  2. LA CONTRORIVOLUZIONE IN URSS [qui].

  3. LA CONTRORIVOLUZIONE IN URSS E IL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE [qui].

  4. LA DIVISIONE DEL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE. I FATTI OGGETTIVI [qui].





E' POSSIBILE USCIRE
DALLA PALUDE ITALIANA?

Appunti per una discussione necessaria


Se distogliamo l'attenzione dal teatrino quotidiano e cerchiamo di interpretare meglio le caratteristiche della situazione italiana dobbiamo prendere atto che essa evolve a senso unico. Va sempre più a destra, nonostante che siamo in presenza di acute contraddizioni sociali e politiche. Se si può fare un paragone, dobbiamo figurarci una zattera trascinata dalla corrente in cui i rematori si illudono di andare in senso opposto, ma a decidere il senso della marcia non sono loro.

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Un deterrente necessario

Dal Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea abbiamo ricevuto la seguente lettera, datata 4 agosto 2017


Il Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea porge i suoi omaggi ad Aginform e a tutti i compagni e coglie l'occasione per diffondere la seguente lettera in cui riaffermiamo la nostra ferma determinazione a eliminare il rischio di una guerra nucleare nella penisola coreana e salvaguardare la pace nella regione e nel mondo.

Come già abbiamo riferito, il 4 luglio scorso la Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC) nel quadro del piano di costruzione di una forza nucleare strategica ha effettuato con successo il lancio di prova del missile balistico intercontinentale (ICBM) "Hwasong-14", aprendo così la via al completamento della capacità nucleare del paese. Al primo lancio di prova ne è seguito un secondo pienamente riuscito il 28 luglio.

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SINDACALISMO DI BASE
Questioni aperte

Anche se siamo costretti ad assistere al ripetersi di rituali che sono propri di altre esperienze e che dal '68 in poi si sono ripetuti fino ad esaurirsi, la questione del sindacalismo di base in Italia non può essere assimilata a queste logiche. Per questo è necessaria una riflessione che ci consenta di capire, aldilà delle apparenze, a che punto siamo in questa esperienza, quali distorsioni si sono prodotte al suo interno e quali sono le prospettive necessarie e possibili da definire.

Il punto di partenza

La nascita del sindacalismo di base, è bene ricordare in premessa, ha segnato un passaggio dalla dimensione movimentista con cui l'opposizione radicale si era espressa in Italia dal '68 in poi a una dimensione strutturata e autonoma dei lavoratori dentro il conflitto sociale e politico in Italia. Questo passaggio, peraltro, non è stato pacifico, bensì segnato da polemiche abbastanza dure con coloro che, pur parlando di lavoratori e pretendendo di rappresentarli, ne ostacolavano di fatto l'organizzazione indipendente. Questa polemica storica conferma appunto la diversità del sindacalismo di base, anche se in corso d'opera ci sono state numerose conversioni che hanno reso più incerti i confini.

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208 pagine a cura di Roberto Gabriele e Paolo Pioppi.

Un percorso comunista che va dall'Organizzazione Proletaria Romana alla formazione delle Rappresentanze di Base sui luoghi di lavoro e dal Movimento per la Pace e il Socialismo fino all'Associazione Stalin. Una riflessione sul passato ma anche e soprattutto una indicazione di metodo per l'avvenire.

INDICE [qui]

Si può richiedere all'indirizzo pasti@mclink.it al prezzo di € 6,00 a copia (di cui € 1 per spedizione), pagabili da Paypal con destinatario pasti@mclink, oppure con ricarica tessera Postepay n. 4023 6009 5876 7677 o su conto corrente postale n. 78741444 intestato a Paolo Pioppi.


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