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AGINFORM

Per un Fronte Politico Costituzionale

Un fronte politico costituzionale
per un futuro di indipendenza
e di pace contro le guerre,
la Nato, il liberismo

  L'accelerazione della situazione politica in seguito alla guerra in Ucraina ci impone una ridefinizione delle priorità sulla proposta di un Fronte politico costituzionale, ma non ne modifica la sostanza. Anzi, per certi versi ne viene confermata l'impostazione perchè la drammaticità degli avvenimenti rende ancor più necessario che si ragioni sulle vie d'uscita possibili che consentano in Italia la nascita di un movimento politico che raccolga i settori progressisti e popolari i cui interessi sono opposti a quelle forze liberiste che guidano il governo e sostengono la politica di guerra portata avanti dalla NATO.

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Perchè un
Fronte Politico Costituzionale

Per aprire il discorso sul FPC ricorriamo a una frase celebre di Marx: "l'umanità si pone sempre solo i compiti che può risolvere". E' importante sottolineare questa frase per uscire da un dilemma in cui ci dibattiamo nella sinistra tra il trasformismo elettoralistico che passa per tattica e l'antagonismo 'a prescindere', senza una base razionale e strategica, che poi quasi sempre tracima nel trasformismo.

Il testo che segue deriva da un'analisi della fase che stiamo attraversando e serve ad aprire un discorso che sia la sintesi tra una necessità storica e il programma che ci consenta di affrontarla

.

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PER LA PACE E L'INDIPENDENZA DELL'ITALIA

FUORI DALLA NATO
FUORI DALLA GUERRA

La determinazione criminale degli Stati Uniti di procedere ad estendere la NATO ad est, coinvolgendo in questo progetto l'Ucraina, per completare l'accerchiamento missilistico della Russia ha creato una situazione al limite di una guerra mondiale.
  Chiare ci devono essere la responsabilità di quello che sta accadendo e queste non possono che essere di chi in questi decenni ha portato la situazione a un punto di non ritorno sollecitando l'adesione alla NATO di tutti i paesi confinanti con la Russia per creare un sistema missilistico aggressivo che ha costretto questo paese a reagire.
  L'Italia sta seguendo in modo servile le direttive americane e partecipa alle scelte dell'Alleanza Atlantica facendo correre al popolo italiano il rischio di essere coinvolto nella guerra.
  A tutti gli italiani e italiane che non vogliono la guerra deve essere chiaro che per impedirla bisogna portare l'Italia fuori dai progetti della NATO e fare in modo che il nostro paese riprenda la sua indipendenza da una struttura di guerra a servizio degli americani e delle cricche europee ad essa collegata.
  In questo momento tutti coloro che sinceramente sono contro la guerra devono uscire dalla manipolazione mediatica diretta da forze politiche e governi che hanno sempre assecondato le avventure militari NATO a guida americana, dalla Jugoslavia all'Afghanistan, dall'Iraq alla Libia, e i cui esiti sono stati distruzioni e morti.
  La democrazia è la maschera di questa logica che oggi si ripete puntualmente in Ucraina.

Per questo bisogna impedire in tutti i modi possibili che l'Italia condivida oltre le scelte della NATO e partecipi a una politica di guerra.

Chi fa queste scelte sappia che esse sono
in pieno contrasto
con l'art.11 della Costituzione

come già è avvenuto peraltro in questi decenni
e deve risponderne al popolo italiano.





















































































































































































































































































































































































Mélenchon
e la sinistra europea che copre l'imperialismo

  Nel corso della campagna elettorale è avvenuto un fatto che ha poco di elettorale e induce invece una riflessione più generale che riguarda la sinistra europea sulla questione della guerra in Ucraina. A Roma, a sostegno della lista di Luigi De Magistris organizzata in fretta e furia e chiamata Unione popolare, sono arrivati esponenti di rilievo della sinistra europea, come Mélenchon e Iglesias.

  Abbiamo già rilevato nel corso della campagna elettorale [qui] come alcune liste di sinistra si premurassero di mettere in evidenza la loro condanna dell'intervento russo in Ucraina, come Rifondazione con Paolo Ferrero alla festa di Padova “contro Putin, contro la NATO, contro la guerra” o l' Unione popolare che apriva le danze con un appello in cui si mette subito in chiaro “condanniamo l'aggressione russa all'Ucraina”; per non parlare di Sinistra Italiana e Verdi che manifestavano all'ambasciata russa a Roma contro il bombardamento della centrale nucleare di Zaporijjia, disinvoltamente attribuito ai russi che la presidiavano. Ma la missione in Italia di Mélenchon e di Iglesias era servita a dare a questo orientamento il massimo risalto. Mélenchon è stato infatti ospite di Mentana e ne ha approfittato per ribadire da lì la sua condanna della Russia. Queste cose non avvengono per caso, per cui ci siamo chiesti come mai una rete televisiva così importante si sia preoccupata di intervistare in piena campagna elettorale il leader francese. A pensar male si fa peccato, ma se si analizza il ruolo che Mélenchon sta ricoprendo in Francia sulla questione della guerra si può inquadrare meglio anche il senso della sua trasferta italiana.

  Il 23 settembre sul suo sito Mélenchon informa di aver ricevuto da non meglio precisati 'socialisti contro la guerra' russi un appello, che pubblica integralmente, in cui si chiede sostegno alla campagna che essi stanno conducendo in Russia per il rovesciamento di Putin che secondo loro aprirebbe al popolo russo magnifiche sorti e progressive. [qui] L'appello viene accolto calorosamente con queste parole: “Piena solidarietà a coloro che combattono contro questa guerra nella stessa Russia. Perché il nostro dovere è ricordare costantemente che il nostro Paese non sta facendo la guerra al popolo russo. Il nostro obiettivo è il regime dell'oligarchia russa e la strategia ultranazionalista che ha costruito con Vladimir Putin." Insomma Mélenchon si identifica pienamente con la guerra che la Francia (“il nostro paese”) sta facendo alla Russia, guerra contro Putin, non contro il popolo russo, quindi condivisibile!

  Guardando il sito ci si accorge del resto che il partito di Mélenchon è impegnato anche su altri terreni su cui l'imperialismo occidentale sta operando, in particolare sull'Iran. Ora, se si prescinde dalla propaganda americana e occidentale sui fatti che stanno avvenendo in quell'area del mondo si vedrà che a gestire i movimenti di protesta sono non gli iraniani, ma minoranze curde che in tutta l'area mediorientale stanno operando a fianco degli USA, come accade in quella parte della Siria occupata da truppe americane dove i curdi collaborano attivamente e come avviene ora nel Kurdistan iracheno dove le basi dello stato sionista che agiscono sotto la protezione del governo regionale vengono scoperte e attaccate dal governo iraniano.

  Ci troviamo di fronte dunque a una linea di fondo del 'socialista' Mélenchon che si muove nel solco della strategia imperialista a guida americana, il che ci sembra francamente incompatibile con l'immagine di alternativa a Macron. Sulla vicenda specifica dei curdi è peraltro il caso di sottolineare che in Italia alcuni gruppi della sinistra sostengono da anni le scelte dei loro gruppi dirigenti che nel grande scontro col ruolo americano e sionista in Medio oriente che ha interessato la Siria, l'Iraq, il Libano e lo stesso Iran si sono collocati sotto l'ala protettrice americana diventando mercenari al servizio della strategia USA. E' bene dunque che questi fatti vengano messi in evidenza e soprattutto collegati su scala europea per ricavarne le dovute conseguenze.

  In effetti il rapporto tra sinistra europea e guerra in Ucraina presenta una situazione sostanzialmente generalizzata a livello continentale. Di Italia e Francia abbiamo detto, e se da noi i gruppi di sinistra che condannano l'intervento russo hanno dimostrato il 25 settembre la loro inconsistenza, in Francia il movimento di Mélenchon ha un grosso peso elettorale e incide sull'orientamento di milioni di francesi.

  Se allarghiamo l'orizzonte alla Spagna constatiamo la paradossale situazione che il movimento di sinistra Podemos partecipa al governo del socialista Sanchez, anch'esso impegnato nella guerra in Ucraina e, come Mèlenchon, anche Iglesias è venuto in Italia a sostenere Unione popolare. In ambedue le situazioni, Francia e Italia, i sopravvissuti partiti comunisti, con poche eccezioni, partecipano alle liste elettorali della sinistra coalizzata con le stessa posizioni rispetto alla guerra. Il fronte anti-russo quindi si allarga. In Germania la Linke condivide la scelta delle sanzioni e a contrastare questa linea rimane la esponente di sinistra Sahra Wagenknecht. I verdi poi, com'è noto, con la loro ministra degli esteri sono i più accesi sostenitori dell'interventismo tedesco.

  Il panorama che abbiamo descritto chiarisce dunque qual è la funzione della sinistra europea sulla guerra e questo spiega la difficoltà nello sviluppo di un grande movimento continentale per bloccarla. La sola eccezione è la Repubblica Ceca dove si è svolta una grande manifestazione in cui comparivano anche bandiere russe e da cui erano estranei movimenti di sinistra anti-russi.

  Le conclusioni quindi a cui dobbiamo giungere si basano su due punti. Il primo riguarda il ruolo delle forze antimperialiste nella battaglia contro le posizioni della sinistra che si dichiara 'contro Putin'. Questa posizione è intollerabile per settori politici che dicono di essere contro la guerra e gli embarghi. Non è possibile infatti coniugare una effettiva volontà di lotta contro la guerra con la denuncia della responsabilità russa. Questa scelta mistifica i dati reali e depotenzia la possibilità di lotta contro la guerra e contro il vero nemico, gli USA e i loro alleati occidentali. Per questo non bisogna solo invocare unità nella lotta contro la guerra, ma anche fare chiarezza sulle posizioni. La denuncia della Russia come aggressore aiuta la propaganda di guerra della NATO ed è una falsificazione dei dati storici.

  Un secondo aspetto che ci riguarda da vicino è la capacità di esprimere una valutazione lucida sulla portata internazionale dello scontro in Ucraina e la vera posta in gioco. E' vero che la guerra in Ucraina nasce da fattori specifici, la crisi dell'URSS, l'assedio militare NATO alla Russia, il colpo di stato di Maidan, la repressione del Donbass, ma ormai lo scontro si colloca su un livello globale. L'esito della guerra, in particolare per gli americani, assume ormai il carattere di una sfida da cui dipende l'accelerazione della crisi del sistema imperiale occidentale e per questo gli sbocchi possono essere imprevedibili e vanno ben oltre il Donbass.

  Avendo presente dunque sia il fattore responsabilità della guerra, sia la posta in gioco nello sviluppo di nuove relazioni internazionali non dominate dagli USA bisogna lottare per la pace, ma insieme anche contro coloro che in nome della pace ci portano fuori strada.

Aginform
29 settembre 2022


ELEZIONI SETTEMBRE 2022

Diciamo la verità,
il re è nudo e bisogna cambiare strada

  L'abbiamo già detto alla vigilia di questo voto [qui] e ora a elezioni concluse lo ribadiamo. Non era possibile bloccare la leadership di Giorgia Meloni, semmai capire come si andava configurando la situazione dopo la sua eventuale vittoria e quali elementi in controtendenza potevano rappresentare un fattore positivo su cui innestare una prospettiva. I due elementi che avevamo indicato erano il livello dell'astensionismo e il risultato di Giuseppe Conte.

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Aginform
27 settembre 2022

Sinistra in guerra

  E' dall'epoca della guerra contro la Jugoslavia che una certa sinistra, con o senza falce e martello, si è trovata coinvolta nelle guerre dell'occidente imperialista. Tutti ricorderanno quando D'Alema divenne capo di un governo sponsorizzato da Cossiga e con l'appoggio di Mastella. Assieme a lui c'erano ministri 'comunisti' che diretti da Armando Cossutta avevano fondato un partito ad hoc per la guerra (nato appositamente dalla scissione del partito di Bertinotti) e denominato PdCI. Ministro alla giustizia del governo D'Alema era quello che poi diventò il segretario di questo partito, Diliberto, che incurante dei bombardamenti italiani su Belgrado si vantava di sedere alla stessa scrivania che nell'immediato dopoguerra era stata di Palmiro Togliatti. Capogruppo alla Camera dei deputati era invece quel Marco Rizzo che in tempi recenti ha tentato la fortuna con una nuova organizzazione di comunisti 'ortodossi' ma, visto che il mercato delle falci e martello non tira, nell'attuale campagna elettorale si è inventato la sigla di “Italia sovrana e popolare”. C'è da aggiungere anche, per completare il panorama della sinistra in guerra, che prima della formazione del governo D'Alema c'era quello di Prodi, a cui i bertinottiani avevano concesso a più riprese il rinnovo della 'missione umanitaria' in Afghanistan.

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Aginform
19 settembre 2022

Il voto utile

  Finora abbiamo sempre ragionato sul fatto che in questa campagna elettorale il tema della guerra e delle sanzioni è di fatto rimasto assente. I partiti della guerra si stanno misurando su temi fasulli mentre l'occidente a guida americana insiste sulla guerra in Ucraina e approfondisce con le sue scelte la crisi economica.

  Una sinistra ininfluente si barcamena nel frattempo nella caccia ai voti ed arriva anche a forzare i toni, come Sinistra Italiana e Verdi che, in piena sintonia con la propaganda ucraina e NATO.USA, protestano all'ambasciata russa a Roma accusando i russi con sprezzo per la logica di autobombardarsi. Ma, senza arrivare a questi limiti, la condanna della aggressione russa, nella consolidata tradizione del “nè... nè”, è merce a buon mercato che inquina e annebbia lo sguardo, nelle iniziative di Rifondazione sempre rigorosamente “contro Putin e contro la NATO” come nella lista di De Magistris.

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Aginform
3 settembre 2022

L'avanzata della destra si affronta con le lotte
in difesa del salario e del reddito di cittadinanza,
contro le sanzioni e la guerra

  Anche se le grandi manovre del potere che conta sono ancora in pieno svolgimento, è ormai dato per scontato che la Meloni possa essere il capo del nuovo governo di destra. Che questa destra sia anche una destra sgangherata non vi è dubbio, sia per le divisioni interne che la attraversano, sia per la qualità dei personaggi che la animano. Tuttavia ci troviamo di fronte a uno schieramento che porterà all'accelerazione della linea liberista e repressiva. Per questo nel valutare la situazione bisogna uscire dai giochi diplomatici che tendono a presentare le elezioni del 25 settembre come un'occasione per le alternanze politiche previste dalla democrazia parlamentare e capire invece la vera posta in gioco.

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Aginform
27 agosto 2022

La guerra scomparsa

Le elezioni dovrebbero essere un'occasione per regolare i conti con i partiti della guerra e invece si è finiti a parlare solo di schieramenti e di liste. Tutto nasce da un equivoco, quello cioè di pensare che una cosa sono le elezioni e un'altra la lotta contro la guerra.

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Aginform
14 agosto 2022

PREPARARSI AL PEGGIO
E lavorare per un fronte politico costituzionale

  Mentre l'attenzione principale è sulle liste elettorali noi dobbiamo concentrarci sugli effetti dell'esito probabile del voto del 25 settembre.

  Due cose sono certe, la destra prevarrà e andrà al governo, il PD e il suo sistema di alleanze centriste finirà impantanato, mentre a sinistra ci sarà l'attacco concentrico sia verso i 5 Stelle che verso il movimento popolare di opposizione. A questo dobbiamo prepararci.

  Già da ora ora però bisogna intervenire nella campagna elettorale con un orientamento preciso rispetto a due questioni: la guerra e le sue conseguenze economiche sui lavoratori. Se campagna elettorale ci deve essere, questa deve essere concentrata sullo sviluppo del movimento contro l'intervento italiano in Ucraina e contro il sistema delle sanzioni che sta minando l'economia italiana e abbassando il livello di vita dei lavoratori. Mentre una sinistra acchiappavoti spera di ottenere qualche strapuntino nell'olimpo parlamentare, a chi è veramente contro la guerra spetta il compito di sviluppare coscienza politica e opposizione verso un sistema che pensa di poter navigare pacificamente a destra.

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Aginform
2 agosto 2022

Al voto, al voto?

Come affrontare le elezioni
in una situazione di guerra e di crisi economica

  Draghi è caduto, ma non dobbiamo sottovalutare la capacità di manipolazione del sistema nelle scadenze elettorali quando chi detiene le leve del potere si riposiziona rapidamente per non perdere. La questione non riguarda un solo settore politico, ma l'intero arco di quelle che, opportunamente epurate, sono considerate le forze concorrenti che possono aspirare a vincere.

  Anche stavolta i riposizionamenti sono stati rapidi. La destra, compreso il 'moderato' Berlusconi, ha colto l'occasione della crisi per tentare unita la scalata di governo, mentre in zona PD dopo la rottura coi 5 Stelle si cerca di raffazzonare un fronte che impedisca allo schieramento a guida Meloni di andare al governo. Questo appare in superficie, ma dietro le quinte il disegno è molto più complesso. Da quando il partito di Draghi, cioè il vero partito di sistema, è entrato in crisi con la decisione di Conte di non votare la fiducia si è posto il problema del che fare? La destra si sente solida e accetta la sfida, mentre il PD del 'campo largo' chiama alle armi tutti i settori della borghesia che conta per avere la forza di fronteggiare la destra, evocando perfino l'antifascismo. Non si tratta però solo di proclami, ma anche di un lavorio della quinta colonna di sistema che cerca di controllare e decomporre gli schieramenti per arrivare al risultato di sempre, qualunque sia l'esito del voto, depotenziandolo e ritessendo la trama per il consolidamento di un regime che rischia, in caso contrario, di entrare in crisi.

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Aginform
26 luglio 2022

Per una campagna elettorale contro i partiti della guerra e della crisi economica

Scarica il volantino: [qui]

Una sinistra in cerca di voti
condanna la aggressione russa.
A chi giova?

  Era inevitabile che con l'approssimarsi delle elezioni i soliti gruppi che tentano la scalata al parlamento provassero di nuovo a riorganizzare le fila. La questione non desta scandalo perchè ciascuno ha diritto di presentarsi come vuole al giudizio degli elettori anche se il livello delle astensioni, che tende a superare il 50%, dimostra che questi non sono poi così ingenui da abboccare all'amo di chi gli promette il paradiso.

  La questione è diversa se parliamo di gruppi che si presentano con un programma che pone al centro la questione della pace. In questo caso i requisiti minimi che si richiedono a chi tenta l'avventura elettorale dovrebbero essere che si fossero effettivamente misurati con il problema per cui rivendicano la rappresentanza dei cittadini e soprattutto che dicessero la verità sulla guerra e le sue cause.

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Aginform
10 luglio 2022

Landini promette
aumenti mensili di 200 Euro?

Prendiamolo in parola,
organizziamoci per uno sciopero generale
che chieda aumenti degli stipendi
e delle pensioni falcidiati dall'inflazione

Scarica il volantino
dei Lavoratori uniti contro la guerra: [qui]

Dopo il voto del 26 giugno
prosegue la campagna dei comitati art.11
contro i partiti della guerra


Scarica l'invito
a formare nuovi comitati: [qui]

Scarica il volantino
distribuito per il ballottaggio
del 26 giugno
dal Comitato art.11
Etruria meridionale: [qui]




Dopo le amministrative

  Eravamo preparati a una disputa su come sono andate le elezioni amministrative del 12 giugno e invece, non casualmente, i commenti della stampa e dei media che fanno opinione hanno preso un'altra direzione. Certo, rimane il fatto che i risultati di Genova, di Palermo e dell'Aquila hanno dimostrato la tenuta della destra, mentre il PD si è consolato con altri risultati anche se di portata minore. Ma i commenti di chi fa opinione e indirizza le scelte politiche hanno evidenziato altre questioni.

  L'argomento del giorno non è infatti quanti comuni sono stati conquistati dagli uni o dagli altri, bensì quanti voti hanno conquistato Meloni e Letta. Su questo, non a caso, hanno insistito le veline di regime. Su Letta, nonostante i risultati scadenti del PD si è detto che ormai è il primo partito in Italia, ignorando che quello che decide sulle elezioni è il voto della coalizione e non del partito. Sulla Meloni si è sottolineato che sta vincendo la competizione interna al centrodestra e ne diventa il punto di riferimento. Come mai è partita questa esaltazione di un risultato elettorale che premierebbe la Meloni e Letta e che invece si presenta assai più articolato?

  Risulta evidente, innanzitutto, che Letta e Meloni sono i più coerenti rappresentanti dei partiti della guerra e della massima fedeltà ai padroni di oltreatlantico e la loro sponsorizzazione viene da lontano. Per tenere assieme il blocco imperialista occidentale, gli Stati Uniti e gli atlantisti europei ritengono oggi necessario che in Italia ci sia un asse solido sulla questione geopolitica, mentre leader come Salvini e Conte non danno sufficienti garanzie. C'è bisogno quindi di due partiti, al governo o all'opposizione, che dirigano l'orchestra della fedeltà atlantica.

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Aginform
15 giugno 2022

IL PARTITO DELLA PACE
un obiettivo non elettoralistico
ma di crescita del movimento contro la guerra e le sanzioni

  Ci sono due cose che in questo momento drammatico mancano per combattere efficacemente il governo Draghi e la politica di guerra che lo caratterizza: un forte partito di opposizione e la strutturazione di un movimento che sappia efficacemente combattere contro il coinvolgimento dell'Italia nell'avventura Ucraina e nelle sanzioni.

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Aginform
7 giugno 2022



10, 100, 1000 comitati art. 11

Scarica
il
manifesto


IL 3 GIUGNO INIZIA
LA CAMPAGNA NAZIONALE DEI COMITATI ART.11

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La lotta contro i fautori della guerra
Anche le elezioni sono un terreno per combatterli

  C'è molta confusione sotto il cielo e in parecchi cercano di cambiare le carte in tavola. Draghi va da Biden cercando di contrabbandare la sua visita come apertura di spazi di pace, mentre il presidente degli Stati Uniti alza il livello delle forniture militari. Spacciandosi poi per pacifista e umanitario cerca di levare le castagne dal fuoco ai paesi che, come l'Italia, hanno imposto le sanzioni perorando lo sblocco dei cereali fermi nel porto di Odessa. Eppoi c'è il dilemma di Conte che non vuole inviare più armi, ma appoggia Draghi che continua a mandarle. E c'è Salvini che addirittura vuole andare a Mosca, ma poi ci ripensa.

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Art.11 - per un fronte unito contro la guerra
1 giugno 2022

Il ruolo della Cgil sulla guerra
e sulle sue conseguenze sociali ed economiche

  Su Marx 21 è apparso nei giorni scorsi [qui] uno scritto di Giacinto Botti, sindacalista della CGIL e dirigente della corrente interna Lavoro e Società.

  In questo articolo, accanto alle cose giuste che scrive a proposito della guerra in Ucraina come guerra per procura, contro l'invio di armi da parte dell'Italia, per la mobilitazione per la pace, l'autore inserisce alcuni argomenti che è utile riprendere e mettere in discussione. Mi interessa farlo perchè, per quanto so delle posizioni di Botti, nelle battaglie quotidiane che egli conduce ci sono aspetti condivisibili anche da parte di chi milita al di fuori della CGIL.

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Roberto Gabriele
24 maggio 2022

I sondaggi
e la lotta contro la guerra

  Pur tra le ambiguità tipiche dei sondaggi che risentono dell'indirizzo dei committenti, emerge comunque sempre in modo irrefutabile il dato significativo di una maggioranza di italiani contrari all'invio di armi all'Ucraina e ovviamente preoccupati della crisi economica. Di questo dato potremmo essere soddisfatti, ma c'è un fatto che ne indebolisce la portata e soprattutto consente ai fautori dell'intervento in Ucraina di continuare tranquillamente per la loro strada. Si tratta del contrasto, che balza agli occhi, tra la percentuale di quelli che rifiutano il coinvolgimento nella guerra e la consistenza del movimento che si oppone attivamente e che finora non è riuscito a esprimere pubblicamente la volontà di quella che, sondaggi alla mano, è senz'altro una maggioranza del popolo italiano.

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Aginform
18 maggio 2022

La formazione del blocco politico atlantista in Italia
e l'organizzazione del fronte contro la guerra

  La sfida l'ha lanciata Draghi quando, su richiesta di Conte, si è rifiutato di presentarsi in parlamento a riferire sulla natura della collaborazione militare con Zelensky. Conte dovrebbe ora spiegare come, vantandosi di essere il rappresentante del primo partito in parlamento, possa accettare un trattamento così umiliante. Questo fa capire comunque che aria tira in Italia negli ambienti definiti 'istituzionali' e che cosa si sta preparando.

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Aginform
9 maggio 2022

Macron ringrazia

  Le elezioni presidenziali in Francia, nel contesto della situazione europea caratterizzata dal coinvolgimento brutale degli americani nella guerra in Ucraina, rivestivano un ruolo importante nel determinare gli equilibri in seno all'UE e quindi pesare in maniera decisiva sulle prospettive del conflitto. La vittoria di Macron avrebbe rappresentato il consolidamento del blocco atlantico impegnato nella guerra, mentre la sua sconfitta avrebbe messo in crisi la strategia della NATO dal momento che l'antagonista, Marine Le Pen, non era affatto omogenea alla linea di Bruxelles che la definiva una candidata filoputiniana.

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Aginform
26 aprile 2022

Per contribuire alla lotta contro la guerra
sul terreno dell'informazione

Il torrente in piena della propaganda di guerra senza ritegno che si riversa in queste settimane sulle popolazioni dei paesi occidentali rende evidente quello che almeno i meno giovani tra noi avevano appreso già nei decenni scorsi dalle guerre americane e NATO dopo il crollo dell'URSS, dalle vicende delle torri gemelle di New York e dalla 'guerra contro il terrorismo'. Nell'occidente imperialista domina “la fabbrica del falso” (vedi Giacchè, Imprimatur 2016 ma anche, per es., Webster G. Tarpley, La fabbrica del terrore, in italiano, Arianna, 2007).

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Aginform
13 aprile 2022


[Leggi altri commenti]

Appello
alla chiarezza
e all'azione

  La vergognosa campagna elettorale che si concluderà il 25 settembre ha costretto gli italiani a subire una rappresentazione falsa della situazione in cui il nostro paese si trova.
  La guerra e le sue conseguenze sono stati di fatto espulsi dalla discussione, che si è concentrata sugli effetti e non sulle cause della grave situazione in cui si trovano milioni di persone in conseguenza degli embarghi, dell'inflazione e della crisi energetica.
  Anche le forze politiche che partecipano con le loro liste alle elezioni di settembre e che si dicono contro la guerra hanno evitato di mettere al centro della loro propaganda l'uscita dalla guerra e dal regime di sanzioni. Anzi, alcune di queste liste durante la campagna elettorale sono scese in campo con iniziative contro la Russia. E' avvenuto a Padova con Rifondazione comunista, a Roma con Sinistra Italiana e Verdi, è avvenuto con l'Unione Popolare che assieme al suo sponsor francese ha condannato l'intervento russo in Ucraina. Tutto questo ha rafforzato la propaganda di regime tesa ad allontanare gli italiani dalla consapevolezza su chi è responsabile della guerra e delle sue conseguenze e soprattutto su come lottare contro una guerra che è la diretta conseguenza della strategia imperialista occidentale a guida americana.
  La lotta contro il coinvolgimento dell'Italia nella guerra in Ucraina e la fine delle sanzioni suicide è essenziale nella battaglia che sta di fronte alle forze antimperialiste italiane, con cui va costruito un fronte organizzato che oggi manca.
  Il desiderio di pace deve tramutarsi in consapevolezza di chi è il nemico.
  Le ambiguità delle forze del né ... né ... , che con l'Ucraina hanno ripetuto ciò era avvenuto con la Jugoslavia, l'Iraq, la Libia, sono riemerse al punto da farsi paladine anche della causa dei mercenari curdi a servizio degli americani che occupano e saccheggiano una parte della Siria.
  Per questo è necessario rompere con il falso pacifismo che serve solo a coprire l'azione chi scatena le guerre.
  A tutti i compagni e le compagne rivolgiamo l'invito a creare un fronte comune nella consapevolezza che la guerra che si sta combattendo in Ucraina è una guerra contro l'imperialismo USA e i suoi alleati occidentali, da cui dipende il futuro di tutti noi.


Comitato art.11
contro la guerra e le sanzioni

Cambiare l'Italia
attuando la Costituzione

Su questo obiettivo bisogna che convergano tutte le forze popolari e progressiste.
L'applicazione dei punti fondamentali della Costituzione repubblicana non è un richiamo retorico a un glorioso passato, ma una necessità obiettiva che scaturisce dalla situazione economica e sociale creata dalle forze liberiste e un passaggio obbligato per uscire dalla logica liberista e privatistica che governa da decenni la società italiana.

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