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AGINFORM

Foglio di Corrispondenza comunista


Contributi
di analisi
e dibattito

! E' ORMAI IMMINENTE LA LIBERAZIONE DI ALEPPO

Situazione operativa sui fronti siriani dal 24 al 27 novembre Stefano Orsi, 27 novembre 2016, [qui]

La morte di Fidel e il punto di svolta della crisi: una coincidenza non casuale

Piotr, 28 novembre 2016, [qui]

L'Europa che paragona la Russia all'Isis

Blog 5 Stelle, 23 novembre 2016, [qui]

L'occidente si è trumpato il cervello

Roberto Quaglia, 20 novembre 2016, [qui]

MOLDAVIA: alle elezioni presidenziali il popolo moldavo cambia rotta e cerca un'alternativa, rivolgendosi verso la Russia. Una svolta geopolitica.

Dossier Enrico Vigna, 14 novembre 2016, [scarica pdf]

La vittoria di Donald Trump. Tra rottura e ripetizione della Storia

Piotr, 10 novembre 2016, [qui]

Trump eletto Presidente: rischi ed opportunità

The Saker, 9 novembre 2016, [qui]

Sul ciglio delle (loro) elezioni

Piotr, 6 novembre 2016, [qui]

Trump: una Brexit statunitense?

Miguel Angel Ferrer, 5 novembre 2016, [qui]

Tra Hillary e Trump vincerà... Mike Pence

Massimo Mazzucco, 5 novembre 2016, [qui]

I media russi amano davvero la campagna per demonizzare Putin

The Saker, 3 novembre 2016, [qui]

Le e-mail di Hillary Clinton e la Fratellanza

Thierry Meyssan, 1 novembre 2016, [qui]

L'Italia tradita

Cesare Corda, 23 ottobre 2016, [qui]

La battaglia di Mosul, l'inganno di Washington e Ankara

Mouna Alno-Nakhal, 23 ottobre 2016, [qui], originale in francese [qui]

Quando Mosul cadrà, l'ISIS cercherà scampo in Siria. E poi?

Robert Fisk, 18 ottobre 2016, [qui]

Il primo conflitto globale

Pierluigi Fagan, 19 ottobre 2016, [qui]

No ai soldati italiani al confine con la Russia

Beppe Grillo, 14 ottobre 2016, [qui]

Poker nucleare

Israel Shamir, 9 ottobre 2016, [qui]

Contribuisci anche tu a infiammare la guerra in Siria!

Italo Slavo, 6 ottobre 2016, [qui]

! Dal giorno 6 ottobre 2016 una guerra tra la Russia e gli USA è possibile in ogni momento

Piotr, 7 ottobre 2016, [qui]

Ministero della Difesa Russo - media briefing del 6 ottobre 2016

[qui]

Le opzioni russe contro un attacco americano in Siria

The Saker, 5 ottobre 2016, [qui]

L'esercitazione della Difesa Civile russa del 4-7 ottobre 2016

video, [qui]

! Ad Aleppo si gioca il destino del mondo

Piotr, 4 ottobre 2016, [qui]

USA troppo ambiziosi? Ecco cosa succede in Asia

Pierluigi Fagan, 30 settembre 2016, [qui]

Prima che muoia la democrazia e inizi la guerra

Piotr, 29 settembre 2016, [qui]

Psyop: operazione Siria

Manlio Dinucci, 26 settembre 2016, [qui]

I crimini degli Usa in Siria e quei sedicenti 'sinistri alternativi" sempre dalla parte sbagliata della storia...

Mauro Gemma, 18 settembre 2016, [qui]

Italia-Europa-Mondo

Pierluigi Fagan, 26 settembre 2016, [qui]

Perchè i recenti sviluppi in Siria mostrano che l'amministrazione Obama è in uno stato di confusa agonia

The Saker, 23 settembre 2016, [qui]

Esplosive mail di Hillary Clinton

Manlio Dinucci, 20 settembre 2016, [qui]

Media briefing sui fatti di Aleppo

video, 21 settembre 2016, [qui]

Rashomon in Siria

Piotr, 21 settembre 2016, [qui]

L'ABC. Tre lettere per capire Carlo Azeglio Ciampi

Piotr, 19 settembre 2016, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 17 Settembre 2016

Stefano Orsi, 18 settembre 2016, [qui]

! ISIS Air Force: gli aerei di Obama fanno strage di soldati siriani

Pino Cabras, 18 settembre 2016, [qui]

In morte di Carlo Azeglio Ciampi (1920-2016) - biografia non autorizzata

Felice Fortunaci, 16 settembre 2016, [qui]

Fantapolitica

Alberto Bagnai, 6 settembre 2016, [qui]

Appunti di meritocrazia

Il Pedante, 6 settembre 2016, [qui]

Crisi sistemica: i nodi vengono al pettine

Piotr, 14 settembre 2016, [qui]

Liberare il presente, riprendersi il futuro

Marco Bersani, 10 settembre 2016, [qui]

Il Movimento Verità per l'11 settembre 15 anni dopo: a che punto siamo?

The Saker, 11 settembre 2016, [qui]

15 anni dopo l'11/9: sulla fisica dei crolli dei grattacieli

Europhysicsnews, 11 settembre 2016, [qui]

11 Settembre. La Nuova Pearl Harbor - Sintesi

Massimo Mazzucco, 11 settembre 2016, [qui]

Mille e una setta

Pier Luigi Fagan, 8 settembre 2016, [qui]

La Visione del Mondo di un Mainstream Perdente e Le Elezioni in Pomerania

Heiner Flassbeck, 6 settembre 2016, [qui]

un altro stallo greco - l'Europa rifiuta i soldi ad Atene finché le riforme non saranno adottate

Tyler Durden, 6 settembre 2016, [qui]

La Siria, la geopolitica e la complessità

Piotr, 6 settembre 2016, [qui]

Salvare l'UE dall'Euro, la Più Estrema Trappola Neoliberista

Stefano Fassina, 1 settembre 2016, [qui]

Laggiù l'ISIS non c'è. Forse le truppe statunitensi presenti ad Hasakah stanno "consigliando" i Curdi di attaccare l'esercito siriano?

Moon of Alabama, 19 agosto 2016, [qui]

Putin: "niet" ai neoliberali, "da" allo sviluppo nazionale

William Engdahl, 13 agosto 2016, [qui]

Breve nota sul dispiegamento dei bombardieri strategici russi in Iran

Guido Fontana Ros, 18 agosto 2016, [qui]

Inizia una reazione MUSULMANA contro il Wahabismo

Maurizio Blondet, 17 agosto 2016, [qui]

Il Tribunale dell'Aja dopo averlo ucciso in carcere scagiona il Presidente jugoslavo e serbo da ogni accusa circa crimini di guerra in Bosnia nel 1992/1995!

Enrico Vigna, agosto 2016, [qui]

Il linguaggio del potere e le guerre in Libia

Fosco Giannini, 10 agosto 2016, [qui]

Italia piattaforma di lancio NATO

Antonio Mazzeo, 1 luglio 2016, [qui]

Libia 2011. B. Obama e H. Clinton si rivelano in due video

Marinella Correggia, 8 agosto 2016, [qui]

L'Italia in guerra

Comitato NO guerra NO NATO, 5 agosto 2016, [qui]

Incontro a San Pietroburgo

Piotr, 9 agosto 2016, [qui]

La politica estera del Pd in tre punti: l'Italia non merita tutto questo

Antidiplomatico, 5 agosto 2016, [qui]

Libia, la guerra quasi segreta di Renzi

Checchino Antonini, 4 agosto 2016, [qui]

Cosa c'è dietro gli attentati terroristici?

Unione Popolare Repubblicana, Francia, 27 luglio 2016, [qui]

Libia: bombardamenti "presidenziali"

Piccole Note, 3 agosto 2016, [qui]

La grande spartizione del dopo-Gheddafi

Manlio Dinucci, 3 agosto 2016, [qui]

La crociata antirussa di Hillary

Piccole note, 2 agosto 2016, [qui]

Il Papa: «Siamo in guerra»

Piccole note, 1 agosto 2016, [qui]

Il potere del "Niet"

Dmitry Orlov, 26 luglio 2016, [qui]

Il FMI ammette la sua disastrosa infatuazione per l'euro, chiede scusa per il sacrificio della Grecia

Ambrose Evans-Pritchard, 28 luglio 2016, [qui]

Riforma della Costituzione: cronologia di un golpe non perseguibile

Stefano Alì, 29 luglio 2016, [qui]

Italia: la crisi in arrivo

Jacques Sapir, luglio 2016, [qui]

Importanti sviluppi della battaglia di Aleppo

Stefano Orsi, 28 luglio 2016, [qui]

La sposa occidentale e l'amante orientale

Pier Luigi Fagan, 28 luglio 2016, [qui]

Eurexit: Appello per un'alternativa all'Euro (dalla Germania)

Stefano Solaro, luglio 2016, [qui]

L'Italia non è in crisi bancaria, è in crisi da Euro

Matthew Lynn, 21 luglio 2016, [qui]

L'intervista del Presidente Assad alla NBC News

trascrizione 14 luglio 2016, [qui]

Importanti sviluppi in Siria e Turchia

The Saker, 23 luglio 2016, [qui]

Il colpo di stato in Turchia mette i bastoni fra le ruote al piano "Pivot" dello Zio Sam

Mike Whitney, 20 luglio 2016, [qui]

USEXIT?

Pier Luigi Fagan, 22 luglio 2016, [qui]

Da Nizza alla Turchia. Fatti che attendono parole

Piotr, 20 luglio 2016, [qui]

Essere Turchia

Cronache n. 478 Pier Luigi Fagan, 16 luglio 2016, [qui]

Golpe in Turchia. Tutto previsto, o quasi

Pino Cabras, 16 luglio 2016, [qui]

Trump pronto a un vicepresidente bigotto e iperliberista

Pier Luigi Fagan, 15 luglio 2016, [qui]

Il patto d'acciaio NATO-UE

Manlio Dinucci, 13 luglio 2016, [qui]

Il crepuscolo della NATO

Thierry Meyssan, 11 luglio 2016, [qui]

Rapporto Chilcot: le menzogne inglesi sull'invasione dell'Iraq

G. Colonna, 9 luglio 2016, [qui]

Le "cause giuste"

Piotr, 3 luglio 2016, [qui]

Il Deserto bancario italiano

Giuseppe Masala, 30 giugno 2016, [qui]

"Regina del caos", il vero volto di Hillary Clinton

intervista a Diana Johnstone di Fulvio Scaglione, 30 giugno 2016, [qui]

Regno Unito: speciale referendum

Andrea Bulgarelli, CIVG, 2 luglio 2016, [qui]

Democrazia ed equazioni geopolitiche: Meno Europa = Più NATO?

Collettivo Pixel, 30 giugno 2016, [qui]

Cambiare il mondo, cambiare noi

Stefano Barbieri, [riflessioni sulle velleità di ricostituzione del Partito comunista]21 giugno 2016, [qui]

India e Pakistan entrano nella Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai

Alexander Mercouris, 28 giugno 2016, [qui]

Intervista del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov alla Komsomolsakja Pravda

31 maggio 2016, [qui]

Brexit: un commento dei comunisti portoghesi

João Ferreira, 24 giugno 2016, [qui]

E Brexit fu

Ugo Boghetta, 24 giugno 2016, [qui]

Brexit: divagazione fantasy

Pier Luigi Fagan, 25 giugno 2016, [qui]

Nonostante tutto, Brexit! Il mondo post-1945 è finito

Federico Dezzani, 24 giugno 2016, [qui]

Brexit e lezioni di democrazia

Jacques Sapir, 24 giugno 2016, [qui]

Brexit. Perché non è una vittoria delle xenofobie

Diego Angelo Bertozzi, 24 giugno 2016, [qui]

Babel-exit. Ovvero farsi "una" idea sull exit

Pier Luigi Fagan, 24 giugno 2016, [qui]

Due parole su Joanne Cox: "Martire d'Europa"

Francesco Santoianni, 17 giugno 2016, [qui]

Cinque note su uno strano fascismo che avanza su di noi

Piotr, 18 giugno 2016, [qui]

L'Italia alla guerra in Siria a fianco di Erdogan

Antonio Mazzeo, 15 giugno 2016, [qui]

La Brexit vista da Londra

Piccole note, 16 giugno, [qui]; vedi anche Brexit: sangue sul referendum, 17 giugno [qui]

Chi sono i veri populisti?

Piotr, 7 giugno 2016, [qui]

Hillary Clinton, Tony Blair, i volti sinistri dell'Occidente

Kharroubi Habib, 29 maggio 2016, [qui]

Hiroshima, perché?

Oliver Stone, Peter Kuznick, 26 maggio 2016, [qui]

La Francia è lontana, ovvero dell'antropologia sindacale

Infoaut, 30 maggio 2016, [qui]

La Siria e l'opzione apocalisse

Piccole note, 30 maggio 2016, [qui]

Il capitalismo è arrivato al saccheggio: la Germania all'assalto del FMI

Paul Craig Roberts, 26 maggio 2016, [qui]

Mettere tutto a tacere nell'America che si prepara per la guerra

John Pilger, 27maggio, [qui]

Come la Russia si sta preparando alla Terza Guerra Mondiale

The Saker, 26 maggio 2016, [qui]

Vi è simpatico Putin? Preparatevi alla galera!

Roberto Quaglia, 21 maggio 2016, [qui]

La Marcia del "Reggimento Immortale"

Enrico Vigna, maggio 2016, [qui pdf] e [qui]

Il 9 Maggio dell'Ucraina resistente

Enrico Vigna, maggio 2016, [qui pdf] e [qui]

Strategia del Golpe Globale

Manlio Dinucci, 24 maggio 2016, [qui]

Il dottor Stranamore è in gran forma: negli Stati Uniti cade il tabù dell'atomica

Eriprando Sforza, 24 maggio 2016, [qui]

TTIP: l'avanzata dell'imperialismo americano

Paul Craig Roberts, 4 maggio 2016, [qui]

Si prepara la più grande distruzione economica dell'Italia

Pasquale Cicalese, 13 maggio 2016, [qui]

La tirannia della finanza e la bestia

Piccole Note, 12 maggio 2016, [qui]

Il sinistro scricchiolio delle banche: ultimo stadio del'eurocrisi

Federico Dezzani, 12 maggio 2016, [qui]

Discorso del Presidente del Brasile Dilma Rousseff

Dilma Rousseff, 12 maggio 2016, [qui - video]; vedi anche Brasile: un modello di golpe che mostra come le democrazie possono sparire, Glenn Greenwald, 12 maggio 2016

"L'Italia dovrà presto scegliere: l'euro o la catastrofe economica"

Ambrose Evans-Pritchard, , [qui]

Israele ed emiri nella Nato

Manlio Dinucci, 10 maggio 2016, [qui]

[continua]    


Hasta la victoria, comandante!

"La repubblica sorella di Cuba, sotto la guida del suo Lider Maximo é riuscita con successo a sopportare aggressioni, sanzioni, campagne di calunnia e agguati condotti con le armi più infami dall'egemonia imperialista che in essa ha però sempre trovato un baluardo insuperabile".
"Il nome di Fidel Castro risplenderà nei secoli come un faro di speranza e ispirazione per tutti coloro che lottano aspirando a emanciparsi dalle catene dello sfruttamento imperialistico e del colonialismo aperto o subdolo"
.
        Dal messaggio di condoglianze inviato dal presidente della Siria Bashir al-Assad


Un Kurdistan a stelle e strisce

La storia del Kurdistan è una storia pesante. Un popolo diviso tra Turchia, Siria, raq, Iran a cui è stata negata l'indipendenza dai vincitori della prima guerra mondiale, al momento della dissoluzione dell'impero ottomano.

La vicenda del PKK in Turchia e la resistenza dell'YPG in Siria contro l'ISIS, che hanno trovato la solidarietà e l'ammirazione del fronte antimperialista, rischiano però di offuscare una realtà che si dimostra molto più articolata e meno limpida di quanto siamo abituati a credere.

Intanto c'è la situazione del Kurdistan irakeno, ormai consolidato come realtà indipendente, nato sulle ceneri dell'invasione americana dell'Iraq e diventato subito dopo un centro di affarismo legato al petrolio e con strettissimi legami con l'occidente imperialista, con Israele e con la stessa Turchia.

La dinastia Barzani, vissuta per lunghi anni negli USA, ha da sempre mantenuto con gli USA stretti legami, fin dal tempo di Kassem, negli anni '60, quando lavorava per conto degli americani per rovesciare il regime rivoluzionario. Sempre in Iraq la situazione si è ripetuta appena gli americani e i loro alleati NATO hanno destabilizzato con le guerre il paese.

Ora Barzani sta giocando un ruolo più ampio dentro l'operazione di 'liberazione' di Raqqa dall'ISIS. Raqqa però non è una città curda dell'Iraq, ma una città siriana e questa 'liberazione' sta avvenendo con il concorso delle truppe americane e perfino turche e anche con l'obiettivo di tener lontano dalla città l'esercito iracheno con la scusa che si tratta di militari sciiti. Quella che si profila, quindi, è una operazione a stelle e strisce che ben poco ha a che fare con la difesa della Siria.

Ed è appunto di Siria e di curdi che oggi dobbiamo parlare per mettere in chiaro alcune questioni, una delle quali riguarda i soliti imperialisti di sinistra nostrani che in tutta la vicenda dello scontro in atto, invece di cogliere i dati essenziali, la resistenza di Assad e l'apporto russo al suo governo, cercano la solita terza via.

Senonchè questa terza via si incrocia con i progetti americani, che sono operativi sul piano militare (ci sono già due basi americane nella zona curda al confine con la Turchia) e perseguono l'obiettivo di staccare più territorio possibile allo stato siriano. Va detto peraltro che l'operazione Raqqa è stata preceduta da un'altra operazione che ha trasformato la legittima resistenza della popolazione curda contro l'ISIS nella zona di confine con la Turchia (Kobane) in un progetto indipendentista, la Rojava, che di fatto coincide coll'obiettivo occidentale e israeliano di liquidare la Siria come Stato unitario e indipendente.

I curdi in questo modo, in Iraq come in Siria, sono entrati nel grande disegno americano e israeliano di sgretolare le entità statali arabe e farne dei protettorati a stelle e strisce.

C'è da dire, infine, che anche il PKK sul versante turco, in un contesto di strumentalizzazione imperialista, rischia di essere utilizzato dagli americani nel loro rapporto conflittuale con Erdogan. Fallito il colpo di stato, la carta curda può essere usata laddove il golpe ha fallito.

Aginform
23 novembre 2016


8 Novembre 2016: e se fosse US-EXIT?

In previsione delle elezioni americane dell'8 novembre pubblichiano un contributo del compagno Luigi Ambrosi che mette lucidamente in evidenza il significato di rottura che la candidatura di Trump rappresenta negli Stati Uniti, anche se il personaggio è ancora da scoprire. Quello che è certo è che la sua eventuale vittoria porterà a mutamenti non indifferenti alla strategia americana. K(h)illary sappiamo già che cosa rappresenta.


L'US-exit potrebbe seguire la Brexit. La protesta popolare degli statunitensi, che ha dovuto ricorrere al candidato Trump e lanciarlo come una bottiglia molotov nel cuore della governance americana, ha fatto centro. Hanno detto BASTA quasi 100 milioni di americani fuori dal mercato del lavoro, 55 milioni ricorrenti ai Food Stamps mensili, almeno due generazioni di giovani a cui è stata tolta la certezza del futuro, milioni di giovani studenti insostenibilmente indebitati per proseguire gli studi, milioni di ex-lavoratori che hanno perso il posto con la de-localizzazione, milioni e milioni di salariati al limite della sussistenza a fronte di una ricchezza che si accentra sempre più in poche mani, decine di migliaia di senzatetto che assediano le città con le loro tendopoli, e milioni di americani preoccupati delle intenzioni guerrafondaie di Wall Street e dell'alleanza Democratici/Neocons.

Ora Wall Street trema, vacilla e con essa le Corporations, i Media, e tutti i loro rappresentanti lobbysti Repubblicani o Democratici e quel 1-10% che si è arricchito in questi decenni a spese del resto della popolazione. Trema anche il governo ombra americano che soprassiede ai governi USA.

I progetti di arrogante espansione imperiale con le guerre e le destabilizzazioni trovano un punto d'arresto. Sono stati sconfitti la Clinton, Bush, Mc Cain, Paul Wolwofitz, l'apparato e l'industria militare e tutta la canea guerrafondaia di Washington. Non è bastato al diavolo capitalista portare ai più alti livelli l'arte del travestimento: da donna, da minoranza etnica, da dirittoumanista; il suo volto, le sue intenzioni e i suoi precedenti risultavano palpabili: profitto per pochi, miseria e guerra per tutti gli altri.

E' uno STOP alla globalizzazione ed a decenni di liberismo sfrenato: una pausa di riflessione che le società occidentali chiedono e necessitano dopo trent'anni di devastazione e peggioramento delle condizioni di vita e lavoro. E' la logica dei bisogni del popolo che si ripresenta a contrastare la logica del profitto.

E' un voto di protesta popolare che ha dovuto ricorrere ad un candidato discutibile a causa dell'ennesimo tradimento della socialdemocrazia occidentale e della sua totale cooptazione agli interessi del capitale.

E' uno STOP all'unilateralismo ed eccezionalismo americano verso i popoli della terra: ora dovrà essere riconosciuta la realtà multipolare, la presenza degli altri popoli nella governance mondiale, con rispetto delle sovranità di ogni Stato. I popoli del mondo hanno per ora evitato il peggio, gli avversari più pericolosi e più mortiferi. Sfuma nell'immediato anche il pericolo di un confronto nucleare.

Milioni di americani, insieme a gran parte del mondo, sanno ormai che il governo degli Stati Uniti ha massacrato milioni di abitanti in sette Stati sulla base di menzogne, rovinando non solo i Paesi e le vite di milioni di persone, ma sprecando migliaia di miliardi di dollari americani necessari per il benessere degli americani stessi. Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa. Assad non ha utilizzato armi chimiche. Gheddafi era innocente di tutte le accuse assurde che Washington ha utilizzato per distruggere la Libia. La Russia non ha invaso l'Ucraina. I talebani non avevano nulla a che fare con il 9/11.

E' un pugno nello stomaco e alla credibilità dell'intero apparato mediatico americano e occidentalista, pesantemente schierato a sostegno della candidatura Clinton con bugie ed omissioni senza precedenti.

Non interessa per ora sapere cosa farà Trump, basta accontentarsi di sapere cosa non potrà fare la Clinton, i Neocons, Wall Street. Godiamoci questo trauma storico della elite americana, o, come ha detto il regista Michael Moore, il più grande vaffan.... della US storia.

Se non sarà così, sarà perchè Wall Street ha truccato le elezioni.

Luigi Ambrosi
29 ottobre 2016


La verità sull'Ungheria del 1956

Il 60° anniversario di quella che viene definita la rivolta ungherese ha dato lo spunto a più di un personaggio della 'sinistra' italiana di fare dichiarazioni sull'avvenimento con l'esplicita intenzione di ricordare, a quanti potessero dubitarne, che loro sono stati sempre dalla parte del popolo 'insorto'. E' il caso in particolare di Achille Occhetto e Alberto Asor Rosa. Manca all'appello Mario Tronti impegnato nel comitato per il SI a Renzi.


L'incredibile rivolta fascista e antisemita di Budapest 1956 - La verità sui fatti di Ungheria che i media ufficiali hanno sempre nascosto - massacrati ebrei e comunisti in modo orrendo

Budapest 1956 come Berlino 1933

Nel riquadro a lato rinviamo a una cronaca degli avvenimenti che mette in chiaro la dinamica dei fatti. I quali, in partenza, vanno valutati nel contesto politico scaturito dalla denuncia kruscioviana dello stalinismo e dalla riconciliazione con la Jugoslavia di Tito che ambiva ottenere una rivincita contro le democrazie popolari dell'Est europeo che lo avevano condannato nel 1948 su decisione del Cominform di cui Togliatti era il più accreditato dei membri e candidato alla segreteria.

Esiste quindi un nesso importante tra XX Congresso del PCUS e gli avvenimenti di Ungheria che furono, è bene ricordare, contemporanei ai fatti di Poznan in Polonia.

Fu appunto Kruscev a dare fuoco alle polveri pensando, da cialtrone quale era, che le sue denunce potessero essere gestite politicamente, con l'aiuto di Tito magari, nei paesi a democrazia popolare.

Queste denunce invece agirono in un tessuto molto delicato, che andrebbe analizzato seriamente da un punto di vista di classe. Tutti i paesi dell'Est europeo furono sì liberati dall'armata rossa ma, fino alla liberazione, erano stati dominati da borghesie reazionarie e fasciste che avevano fatto dell'antisovietismo e dell'anticomunismo il loro cavallo di battaglia. Costruire il socialismo in quel contesto non era cosa facile. Inoltre la liberazione coincideva con l'espropriazione dei capitalisti e degli agrari e l'instaurazione di un'economia socializzata e di un potere popolare, quindi milioni di espropriati lavoravano per la rivincita.

A capire quel contesto non fu però la sinistra 'democratica', bensì i servizi occidentali che attraverso la costituzione di reti spionistiche agivano sulle contraddizioni e sulle classi revanchiste, in Ungheria come in Polonia, nella RDT come in Cecoslovacchia.

Questa è la vera lezione da trarre dai fatti ungheresi del 1956.

Aginform
27 ottobre 2016


Che cos'è realmente
lo sciopero generale del 21 ottobre

Come è tradizione del movimento, la ripresa autunnale è occasione per scendere in piazza e manifestare su tutto e mettendo assieme tutte le questioni politico-sociali su cui si discute.

Il 21-22 ottobre la tradizione si rinnova con la proclamazione di uno 'sciopero generale' e con la convocazione di una sorta di Leopolda in piazza, dove degli speakercorner (testuale) parleranno delle varie questioni.

Gli obiettivi della manifestazione, aldilà delle specifiche articolazioni, sono due. La democrazia e il referendum del 4 dicembre e la politica antisociale del governo Renzi.

Tutte e due le questioni sono ovviamente di estrema importanza, tanto che sicuramente molte migliaia di persone sentiranno il bisogno di esprimersi e scendere in piazza. Ma, aldilà di questa legittima esigenza, è bene rapportare l'iniziativa del 21-22 alla sua efficacia pratica. Intanto sul referendum e sulla riforma costituzionale. Improvvisamente il tema della scadenza del 4 dicembre è diventato il centro della manifestazione. C'è da domandarsi: come mai l'esigenza di aprire un fronte sul referendumda parte di un settore della sinistra italiana, quella definita 'di movimento', è venuta solo a ridosso della scadenza elettorale? Eppure lo scontro nel paese è aperto da mesi e finora a gestirlo sono stati i comitati del NO, i 5Stelle, i Brunetta e Salvini e i malpancisti alla Bersani. Il movimento dov'era in tutto questo periodo, come si è organizzato per la battaglia in corso, quale valore effettivo ha attribuito all'obiettivo?

Le domande sono puramente retoriche, dal momento che sappiamo che coloro che annualmente si ritrovano in autunno a sfilare si muovono secondo la ben nota logica: il movimento è tutto e la strategia è niente.

Questo conferma la sostanziale subalternità di questo tipo di movimento rispetto allo scontro reale su cui non riesce ad incidere se non con le cronache di un giorno.

Negli ultimi anni anni a questa regola hanno fatta eccezione solo due lotte, quelle dei NO-TAV e del NO-MUOS, condotte con molta generosità e con la partecipazione delle popolazioni direttamente interessate. Proprio la natura politicamente 'precaria' del movimento ha impedito però che la TAV e il MUOS diventassero qualcosa di qualitativamente diverso nel panorama italiano.

In questo contesto diventa ancora più singolare che a promuovere l'iniziativa del 21-22 ottobre siano state strutture che, pur definendosi sindacalismo di base, hanno firmato l'accordo confindustria-confederali del 10 gennaio 2014 sulla rappresentanza che è la negazione dei principi su cui il sindacalismo di base è nato. Non solo, ma gli stessi promotori dello 'sciopero generale' sono anche firmatari dell'accordo sindacati-governo che riduce a quattro i comparti del pubblico impiego annegando così non solo la possibilità di rappresentanza sindacale dei pubblici dipendenti, ma anche la difesa dei rapporti di lavoro dalle manipolazioni ministeriali.

Sarebbe il caso dunque che finalmente si scendesse in piazza anche con striscioni del tipo NO ALL'ACCORDO DEL GENNAIO 2014 e NO ALL'ACCORDO SULL'ACCORPAMENTO DEI COMPARTI NEL PI !

Anche questa è difesa della democrazia e della Costituzione. Oppure no?

Manifestare è sempre utile, ma che almeno non si imbroglino coloro che scendono in piazza.

Qualcosa va detto anche sugli 'scioperi generali' indetti dal sindacalismo di base, compreso quello del 4 novembre che si configura come una scelta minoritaria e autoreferenziale.

Tutti sappiamo qual'è la situazione nei posti di lavoro e nelle categorie. Basti pensare al fatto che nel Pubblico Impiego dopo otto anni di blocco contrattuale non c'è stata risposta dei pubblici dipendenti e che dopo l'approvazione della legge sulla buona scuola e nonostante la grande mobilitazione dei mesi precedenti, lo sciopero del sindacalismo di base, effettuato separatamente dalle varie sigle, ha coinvolto il 3% del personale scolastico. Tutti sappiamo che la riforma Fornero e il Jobs Act non hanno trovato risposta, come anche i grandi processi di riforma della pubblica amministrazione, precarizzazione, decentramento, delocalizzazione di questi ultimi anni. Certamente affrontare questi processi non è cosa facile, ma perchè mistificare e non affrontare i problemi reali e rifugiarsi in scelte di movimento che non chiariscono il ruolo e la natura delle forze in campo, dando l'impressione che si parli per tutti mentre si lavora solo per interessi di bottega?

Aginform
20 ottobre 2016


La scadenza del 4 dicembre

Il pallonaro al governo e la sua banda di incapaci mandati avanti, seppure con un certo disagio, dagli esponenti più importanti della società italiana che conta e dagli amici europei, americani e israeliani che costituiscono il circuito imperialistico occidentale che li sostiene, stanno forse arrivando al capolinea con il referendum del 4 dicembre sulle riforme costituzionali.

Il giovane toscano, su cui i suoi padroni pensavano, attraverso la rottamazione di un ceto politico della sinistra storica, di manovrare la situazione con più rapidità sta dimostrando tutta la sua inconsistenza e cialtroneria. Ma ormai lo scontro è aperto e la frittata è fatta.

Renzi pensava che la sua politica di trasformazione genetica dell'Italia fosse una passeggiata dal momento che i centri di potere e di informazione più importanti stavano dalla sua parte. Il resto sarebbe stato un gioco da ragazzi, bastava un'eloquenza vivace e una valanga di promesse. Gli italiani però non sono così fessi da farsi abbindolare facilmente, piegati come sono dalla crisi e dopo l'esperienza Berlusconi di cui Renzi è discepolo. Quindi per il 4 dicembre è scontro e scontro vero. Anche se, date le sue inconfessabili tendenze politiche, Renzi pensa che avere molti nemici è sinonimo di molto onore, la partita per lui si mette male. Soprattutto i suoi conti sono sballati. I conti economici e i conti politici.

Le verità negative su quelli economici, anche se soggetti a manipolazioni continue, emergono continuamente: sulla politica del lavoro (risultati del Jobs act), sulla disoccupazione, sui livelli di povertà, sullo stato della scuola, sullo sfascio della sanità, sul processo di deindustrializzazione dell'Italia e via cantando. Ci vuole il coraggio dei numerosissimi giornalisti velinari e corrotti a dare ancora credito alle promesse del premier pallonaro.

Ma le difficoltà maggiori per Renzi vengono sul piano politico. La grande operazione di arrivare al partito della nazione è fallita miseramente e ciò che rimane è Verdini. Come per Berlusconi invece, il modo di operare di Renzi ha suscitato via via una reazione più forte nella parte migliore della società italiana e il referendum del 4 dicembre è diventato il catalizzatore dello scontro. Per questo la scadenza sta assumendo il carattere di un passaggio chiave sulle prospettive future. Se vince il SI andrà avanti il progetto di rendere il governo non solo subalterno alla finanza e agli industriali, ma anche capace di svolgere organicamente questa funzione con gli strumenti che gli fornisce la riforma costituzionale e l'Italicum.

La vittoria del NO può invece mantenere dei varchi aperti per politiche diverse. Quindi non è indifferente se Renzi viene sconfitto o meno. Partecipare allo scontro è dunque una necessità per tutti noi, nella consapevolezza che alla vittoria concorreranno forze diverse e che gli scenari che si apriranno successivamente saranno necessariamente di tipo diverso.

A migliorare la situazione non concorrono però le iniziative improvvisate e strumentali dei nuovi emuli di Lotta Continua che, come sempre, arrivano all'ultimo momento senza capire che, nello scontro in atto, possono essere messi punti di programma solo e in quanto essi abbiano conquistato una vera egemonia nel movimento. A partire dal diritto di rappresentanza e di organizzazione nei posti di lavoro. Il paradosso è che a chiamarci allo 'sciopero generale' sul 4 dicembre sono quelli che hanno firmato il protocollo Confindustria-Confederali sulla rappresentanza e la riforma dei comparti nel Pubblico Impiego in cui la rappresentanza dei dipendenti pubblici annega. Cerchiamo di vederci chiaro.

Aginform
11 ottobre 2016

La battaglia di Aleppo

Stupidita' e menzogne costituiscono il condimento quotidiano degli organi di informazione e dei discorsi governativi dell'occidente imperialista che fanno credere ai propri cittadini che in Siria e in particolare ad Aleppo si sta svolgendo una sorta di guerra tra la barbarie di Assad e una popolazione insorta per liquidarla.

L'accanimento con cui questa campagna di mistificazioni viene condotta è pari alla posta in gioco che per l'imperialismo occidentale è altissima. Difatti, la vittoria di Assad renderebbe irreversibile il processo di consolidamento di un nuovo rapporto di forze in tutto il medioriente. Certo, Aleppo e la Siria non sono che una tappa di una inversione di tendenza di una guerra infinita iniziata con Bush e continuata con l'ausilio europeo. Troppo vasto è il teatro di guerra e troppi sono i soggetti attivi che condizionano la situazione per cui si possa sperare che la soluzione sia a portata di mano, anzi questa grande guerra mediorientale è destinata a prolungarsi nel tempo e a produrre nuovi lutti e nuove devastazioni.

L'equilibrio tra le forze in campo è tale che esclude l'ottimismo o la speranza che la carneficina abbia presto fine. Siamo ancora nel vivo di un confronto non solo locale in cui intervengono paesi come la Turchia, l'Arabia Saudita e Israele, ma anche la Nato, gli USA in prima persona, e i paesi europei in vena di mantenere o ritrovare un posto al sole come al tempo delle grandi avventure coloniali.

La Siria è anche il terreno di scontro diretto tra Stati Uniti e Russia da cui dipende il rapporto di forza a livello mondiale. Per questo Aleppo assume un ruolo decisivo per verificare se le cose si muovono nella direzione voluta dalle forze imperialiste oppure il processo di destrutturazione pianificato dalla Nato e da Israele in M.O. trova un solido punto di resistenza capace di mantenere unito un fronte che va ben aldilà della Siria.

Dobbiamo ammettere che anche in questa situazione la sinistra imperialista fa la sua parte per confondere la realtà e interpretare le cose in versione filoamericana, cercando peraltro di deviare l'attenzione anche di settori che sono contro le guerre americane e NATO. Un punto di questo spostamento di attenzione avviene con la questione curda. In luogo di vedere il fulcro dello scontro in M.O. nella resistenza del legittimo governo siriano di Assad, nell'apporto russo a questa resistenza e nella partecipazione ai combattimenti di libanesi, iracheni, iraniani, si esalta il ruolo dei curdi siriani deformandone il significato.

In Siria questo ruolo è stato, all'inizio, un ruolo di autodifesa dalla pulizia etnica che l'ISIS opera nei territori che riesce ad occupare. Questa resistenza curda però, dopo i risultati militari conseguiti a Kobane e nell'area curda della Siria, è diventata qualcosa di diverso. Già in Iraq, il Kurdistan iracheno è diventata una regione di fatto indipendente in cui l'imperialismo occidentale e Israele si sono saldamente insediati e fanno grandi affari col petrolio.

Gli americani hanno ritentato l'operazione con i curdi siriani stabilendo un'alleanza di fatto che li vede collaborare sul terreno in vario modo compreso l'uso di una base aerea e il collegamento con le truppe speciali di terra. Sicuramente i curdi ritengono questa collaborazione una sorta di assicurazione non solo per il futuro, ma anche per la difesa degli spazi conquistati dall'intervento della Turchia. Il disegno non è riuscito perchè Erdogan è intervenuto pesantemente contro la stabilizzazione di un Kurdistan siriano, ma la scelta curda è diventata un ulteriore fattore della disgregazione della Siria, obiettivo questo degli americani e degli israeliani, nonchè del rafforzamento delle possibilità di intervento imperialista. Su questo la sinistra italiana ha dimostrato ancora una volta la sua ambiguità, facendo credere che i curdi sono l'avvenire di libertà e di pace in M.O., favorendo così la propaganda occidentale su Aleppo assediata dai barbari.

La sconfitta degli imperialisti ad Aleppo è invece una condizione decisiva per rafforzare il fronte antimperialista.

Aginform
25 settembre 2016

I manganelli di Matteo Renzi

Quando Berlusconi ha scalato il potere, portando tutta la destra al governo e aprendo un nuovo capitolo della storia politica italiana, non pochi di noi hanno pensato che la deriva reazionaria potesse sfociare a breve in un'avventura autoritaria.

I rapporti di forza che all'epoca si sono stabiliti nel paese con l'arrivo di Berlusconi al governo non hanno consentito che si potessero superare certi limiti. La vergogna di venti anni di berlusconismo non si è potuta cancellare, ma i progetti reazionari sono crollati sotto il peso degli scandali e di una grande ripulsa morale di molti milioni di italiani.

L'avventura di Matteo Renzi, cominciata nel PD e successivamente con la rapida costituzione di un governo da lui presieduto, ha presentato, da subito,grandi anomalie politiche e programmatiche che hanno messo in evidenza che l'era berlusconiana non era tramontata, ma riviveva con una trasformazione genetica degli schieramenti politici sfociata nel patto del Nazareno. Il quale, se prevedeva secondo le intenzioni di Berlusconi di fondare un patto di lungo periodo per gestire con un programma di destra il governo Renzi, ha trovato però variazioni in corso d'opera perchè il renzismo usava la destra, ma con un programma molto più articolato e sofisticato basato sulla demagogia della rottamazione per dimostrare che cambiava tutto senza in realtà cambiare nulla. Ovvero, di cambiamenti ce ne sono stati molti in termini di consolidamento del rapporto del governo con i ceti dominanti dell'economia e della finanza e di riforme in senso reazionario nella scuola, nei rapporti di lavoro, fino alla legge Boschi di modifica della Costituzione e l'introduzione della nuova legge elettorale.

Questo nuovo scenario ha aperto però molte crepe alla base della baldanzosa avanzata del renzismo. La spaccatura nel PD sulle riforme, seppure tra mille incertezze, la lotta nella scuola contro la legge Giannini, la reazione contro il Jobs act, le dichiarazioni false sugli obiettivi economici e sociali del governo, hanno portato la situazione a una crisi di credibilità che ha avuto il suo punto di verifica con la sconfitta PD alle ultime amministrative.

E' a questo punto che è scattata l'operazione manganelli. Prevedendo la sconfitta al referendum sulle riforme elettorali e quindi crisi di governo e crisi dell'Italicum, Renzi ha sfoderato i suoi manganelli e lanciato la sfida finale. Come Mussolini dopo il delitto Matteotti. Come è ben noto, Mussolini prima di assumersi le responsabilità dell'omicidio chiese il beneplacito della Corona, del Vaticano, degli industriali. Ottenuto il via libera, il fascismo riprese fiato.

Paradossalmente la situazione odierna presenta qualche analogia. Trovandosi in difficoltà e con l'acqua alla gola, Renzi invoca gli americani, la Merkel, gli israeliani, gli industriali a sostegno delle sue scelte e sfodera i suoi manganelli. In primo luogo la stampa e la televisione di Stato che sono diventate una sorta di Minculpop a servizio del nuovo blocco di potere. Repubblica, il quotidiano di De Benedetti, è diventato il capofila della canea renziana e questo la dice lunga sui profondi legami della cialtronesca figura del capo del governo e della sua banda di nani e ballerine con i gruppi di potere italiani e internazionali. E questo lo rende pericoloso.

Battere Renzi non ci dà l'alternativa, ma perlomeno mette in crisi le pulsioni autoritarie e il programma della nuova destra rappresentata dal PD.

Sia chiaro, questa sconfitta non avverrà perchè qualche mosca cocchiera si prepara ad arrivare al traguardo senza aver effettivamente concorso. Il rovesciamento di Renzi, come per Berlusconi, avverrà perchè il suo rapporto con milioni di italiani è in crisi e non saranno la Merkel, gli americani e gli industriali o La Repubblica a salvarlo, anche se per cambiare le cose in Italia e in Europa il percorso è lungo e complicato.

Aginform
16 settembre 2016


Il diavolo veste Khillary

Ci stiamo avvicinando all'evento politico internazionale più significativo dell'anno, le elezioni del Presidente degli Stati Uniti: una scadenza politica che supera ogni altro tema negli Stati vassalli dell'Europa. Ci arriviamo congiuntamente ad una crisi economica, particolarmente in Occidente, sempre in procinto di precipitare in una dimensione ben superiore alla precedente crisi del 2008. L'alleanza russo-cinese, che si spera strategica, sembra finalmente mettere in discussione l'unilateralismo degli USA e comincia a raccogliere intorno a sè non solo gli Stati più minacciati dall'aggressione imperialistica USA/Nato come Iran e Siria. La presidenza Obama, che ha continuato nel mondo la politica aggressiva dei neo-cons americani con altre forme, si sta concludendo senza portare a termine almeno 4 obiettivi importanti: il consolidamento economico della Nato attraverso la firma del TTIP, il disarmo del popolo statunitense, necessario per affrontare le prossime crisi economiche, e la completa balcanizzazione del medio-oriente. Non è stato raggiunto nemmeno l'obiettivo di una rapida vittoria in Siria con estensione dei Califfati islamici nel Caucaso ed a ridosso della Cina. All'interno degli USA la ripresa economica è inesistente e supportata dalla falsificazione dei dati, mentre il debito pubblico è quasi raddoppiato.

Tra gli obiettivi conseguiti: la costruzione di una cintura del caos intorno all'Europa per isolarla da Russia e Cina; la distruzione o destabilizzazione di numerosi Stati ostili in Medio-Oriente e Nord-Africa in alleanza con i Fratelli Mussulmani e i Sauditi; il contenimento prima ed il ridimensionamento poi della rivoluzione bolivariana in Sud-America, infine, parzialmente, la costruzione di una cintura di isolamento intorno alla Cina nel Pacifico.

Complessivamente l'obiettivo strategico di isolare, destabilizzare, colpire Russia e Cina non è stato conseguito ma anzi si è rafforzata l'alleanza contro l'unilateralismo americano;

mentre gli Usa hanno cercato l'accelerazione dello scontro frontale in Libia e Ucraina, la Russia e la Cina hanno preso invece tempo; l'intervento russo in Siria e le decise reazioni cinesi nel Pacifico rappresentano il raggiungimento di un punto d'equilibrio tra la superpotenza americana e l'asse Russo-cinese. La recente partecipazione della Russia a fianco della Cina nelle esercitazioni navali nel Pacifico, e l'interessamento ufficiale della Cina nel conflitto siriano a fianco di Russia e Iran sono manifestazioni e salti in avanti di questa alleanza strategica anti-Usa, con la Russia a rappresentare il fronte militarmente e politicamente più determinato, e la Cina a procedere economicamente nello stringere accordi ed alleanze col resto dell'Asia e del mondo, ed a limitare l'uso del dollaro negli scambi commerciali internazionali.

L' Europa si gioca la propria sopravvivenza come un vaso di coccio tra l'incudine americana e il martello russo-cinese. Accerchiata dal caos creato dagli Usa in Nord-africa, con cui alcune potenze europee hanno condiviso ambizioni neo-coloniali, indebolita politicamente dall'uscita della G.B. dall'Unione Europea, destabilizzata da grandi flussi di migranti, minacciata da pesanti sanzioni economiche americane nelle sue grandi aziende e banche, intimidita e ricattata da atti di terrorismo aventi regia negli Usa e operatività nella struttura clandestina della Nato, Gladio, e infine in profonda crisi economica, l'Unione Europea si trova nella sua fase più critica e rischia di frantumarsi davanti alle prossime accelerazioni politiche ed economiche internazionali.

L'area a sud dell'Europa è in piena destabilizzazione, con Egitto ed Algeria che reggono a fatica lo scontro con l'egemonismo USA (da cui si è ultimamente defilata la Francia); a sud-est dell'Europa nel medio-oriente il progetto Nato di balcanizzazione ha dovuto fare i conti con l'intervento russo, iraniano, di Hezbollah e con la resistenza dell'Esercito e del popolo siriano. Ma comunque ha creato quel caos che impedisce sia all'Iran di esportare gas in Europa via Iraq/Siria, sia alla Cina di progettare le infrastrutture per la linea sud della nuova Via della Seta.

L'area ad est dell'Europa ha subito la destabilizzazione del golpe ucraino, che ha chiuso i rifornimenti energetici all'Europa dalla Russia. Se l'Europa non esce dal suo stato di vassallaggio verso gli USA, a cominciare per esempio dall'eliminazione delle sanzioni economiche a Russia e Siria, è destinata a frantumarsi (e sarebbe meglio così) o addirittura a diventare il terreno di scontro tra Usa e Russia/Cina, anche non escluso nucleare. E che gli USA interpretino lo scontro in modo feroce lo attestano i numerosi eventi della storia di inizio del nuovo millennio, non solo il parto di loro creature come prima Al Qaida poi l'Isis, non solo l'auto-attentato dell'11 settembre 2001, ma per stare sugli ultimi anni di attentati terroristici, abbiamo la sequela di abbattimenti aerei, quello sull'Ucraina per spingere l'Unione europea a praticare anch'essa le sanzioni alla Russia; poi l'abbattimento dell'aereo russo sul Sinai; infine l'abbattimento dell'aereo franco-egiziano sul mediterraneo non appena la Francia ha rotto l'alleanza in Libia schierandosi con l'Egitto. Si può aggiungere l'ordine di uccisione di Regeni affinchè anche l'Italia non rompesse l'alleanza e si avvicinasse all'Egitto. Sempre in Europa rientra la sequenza di attentati a Parigi, Bruxelles per intimidire e ricattare i principali Stati europei e, con una certa convivenza di interessi, permettere misure di sorveglianza e controllo della popolazione, stati di emergenza come in Francia, e creare un clima di predisposizione a nuove avventure coloniali contro gli Stati mussulmani. Ricordiamoci Piazza Fontana: esplosivo proveniente da base USA, Gladio, convivenza servizi segreti, successivi divieti di sciopero. In questo quadro di continue provocazioni si può aggiungere la lunga sequela di provocazioni anti-Assad e anti-russe in Siria con continuo supporto dei media atlantici; per il caos, che va bene in quei territori anche fine a se stesso, si può armare e finanziare i mercenari terroristi e si possono anche bombardarli (o far finta di farlo), come avvenne in Afghanistan coi Talebani.

E Hillary Clinton? Lei è il punto di saldatura di tutte le forze conservatrici statunitensi e non, del partito democratico e di quello repubblicano con il dichiarato supporto delle lobbies di Wall Street; essa rappresenta sicuramente il partito dell'elevamento dello scontro internazionale e della guerra, dalla Russia all'Iran, oltrechè del rischio opzioni nucleari. Il diavolo del capitalismo all'ultimo stadio si veste da democratica, da donna, da diritto-umanista: il massimo del trasformismo e della mistificazione. E' il personaggio più pericoloso per i popoli del mondo, oltrechè per gli statunitensi stessi. Il capitalismo ha scelto bene, ed oltretutto ha ottenuto, almeno sulla carta, il sostegno della sinistra istituzionale occidentale di cui Sanders si era proposto rappresentante e invece ne ha rappresentato la parabola fallimentare. Un capitalismo multinazionale a guida USA feroce e unito da Bush a Sanders con al centro Khillary, pronto a far precipitare la situazione internazionale per sostenere l'egemonia americana e il dollaro nel mondo e per far saltare il banco del "gioco" prima che i nodi della crisi strutturale del capitalismo vengano al pettine. Ma non escludiamo colpi di scena. Come ve ne sono stati col Brexit. Nuove e più pesanti email in uscita potrebbero dare alla candidatura Clinton il colpo di grazia visto lo scarso consenso e credibilità che ha tra gli elettori USA in quanto rappresentante dell'estabilishment. Potrebbe così essere ripescato qualche personaggio politico che non cerchi lo scontro frontale ma continui a rinviare i problemi economici, magari con un quarto e gigantesco quantitative-easing "popolare" e interessi negativi, e internazionalmente accetti un certo multi-lateralismo. Così come se prevarrà la linea dello scontro, come sembra ora prevalere, possiamo immaginare brogli elettorali per la sua vittoria o addirittura l'eliminazione fisica del concorrente (magari ad opera di un pseudo "trotkista" o di un ucraino o islamico).

Promuovere una campagna internazionale contro l'elezione della Clinton per quello che rappresenta sarebbe cosa buona e giusta.

Luigi Ambrosi
30 agosto 2016


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