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AGINFORM

Per un Fronte Politico Costituzionale

I comunisti
e il Fronte Politico Costituzionale

Sono circa due anni che si è aperta una fase nuova della politica italiana rispetto alla quale le forze tradizional- mente di opposizione sono rimaste spettatrici o anche inchiodate in una posizione di principio che ha congelato potenzialità e iniziative e che non ha certo contribuito a portare avanti la situazione.

Per questo, dopo un dibattito durato un periodo non breve e che viene documentato nel volume Lettere ai compagni ci siamo decisi ad avanzare una proposta attorno alla quale sollecitare una discussione e una definizione programmatica che avvii una nuova aggregazione unitaria in grado di incidere sul terreno dello scontro politico e di classe.


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Per approfondire un passaggio storico fondamentale della storia del movimento comunista e discutere del suo futuro

656 pagine € 10,00 compresa la spedizione
Le copie vanno richieste a pasti@mclink.it


Una rilettura di Togliatti, da Salerno a Yalta, per uscire dalla cultura post-sessntottina e riaprire la prospettiva del socialismo in Italia.

336 pagine € 7,00 compresa la spedizione
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Il volume documenta l'impegno di analisi e di discussione dei compagni di Aginform rispetto agli avvenimenti internazionali e interni che hanno coinvolto i comunisti dalla controrivoluzione in URSS e dal crollo dei sistemi socialisti europei e fino ad oggi.
Le posizioni espresse contrastano la pervasiva propaganda anticomunista, ma denunciano insieme i danni prodotti dalle pretese di rifondare comunismi privi di basi reali e da partiti virtuali che hanno dimostrato di non reggere alla prova dei fatti.
Il metodo seguito dimostra, crediamo, la sua validitÓ non solo nel rivisitare gli avvenimenti del passato, ma anche per affrontare da comunisti le sfide del presente.

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544 pagine € 7,00 compresa la spedizione
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Un percorso comunista che va dall'Organizzazione Proletaria Romana alla formazione delle Rappresentanze di Base sui luoghi di lavoro e dal Movimento per la Pace e il Socialismo fino all'Associazione Stalin. Una riflessione sul passato ma anche e soprattutto una indicazione di metodo per l'avvenire.

INDICE [qui]

208 pagine € 6,00 compresa la spedizione
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Sinistra sotto traccia

  Lo sbandamento a sinistra con l'accettazione del diktat di Mattarella a sostenere Draghi a cui si sono piegati, il PD con entusiasmo e i 5 Stelle per mancanza di coraggio e di prospettive politiche, ha provocato uno smottamento che ha desertificato le forze di opposizione lasciando alla Meloni l'onore delle armi, in combutta con tutto lo schieramento di destra.

  A parte certe messinscena di gruppi 'alternativi' che nel loro autismo non si rendono conto che sono praticamente inesistenti e soprattutto ininfluenti, sembra che ormai i nostri avversari abbiano la vittoria in pugno e quello che ci aspetta sia un lungo dominio della destra, comunque mascherata, che porta avanti il progetto liberista in una versione falsamente sovranista. La domanda è: si è concluso veramente il ciclo apertosi con le elezioni del 2018? Avremo un governo di destra a trazione liberista per un lungo periodo?

  Prima di mettere una pietra sulla situazione bisogna però saper interpretare meglio i contraccolpi che si sono determinati nella situazione: dal golpe Draghi, alle dimissioni di Zingaretti, alle gravi difficoltà interne ai 5 Stelle, al tentativo di Conte di riorganizzare le file di quello che sarà a breve il suo partito. L'analisi di tutto questo ci fa capire che ancora i giochi non sono fatti. Vediamo perchè.

  L'instabilità politica è in realtà la nota dominante dello scenario italiano: a destra, a livello di equilibri governativi, nel PD, e anche nel movimento 5 Stelle, nonostante il lavorio di Conte per tenerlo unito.

  La situazione a destra è in forte movimento. In quel campo si cerca di indossare il doppio petto per apparire credibili per un'alternativa di governo. Ma chi dirige l'orchestra, e non è certo Salvini, non pare ancora convinto che sia questa la soluzione più adatta per assicurare stabilità al progetto liberista e atlantista su cui è nato il governo Draghi. Anche il PD non gode di buona salute e nonostante si adoperi, con un Letta sempre più liberalcentrista, per consolidare il rapporto col capo del governo, si trova invece continuamente spiazzato dalle sue fughe in avanti che creano notevoli difficoltà a mantenere unite le diverse anime che compongono il partito e soprattutto al rapporto con gli elettori. Rimane da valutare il comportamento finale del movimento 5 Stelle che con la direzione di Conte potrebbe, al momento giusto, terremotare il governo tentando il salto della quaglia.

  Lo schema quindi: Draghi normalizzatore, suo passaggio al Quirinale e infine vittoria elettorale della destra non va dato per certo. Se anche le forme di espressione della sinistra democratica e popolare si manifestano oggi elettoralmente in modo distorto, esiste però e vive nel paese un potenziale di rabbia e di rifiuto di logiche politiche mafiose, di gestione clientelare del potere, di una egemonia totale dei poteri forti che può farsi opposizione sociale e morale a quello che sta avvenendo. Non si tratterà prevedibilmente di una vera spallata, ma di un aumento della pressione su un sistema che crede già di avere vinto la partita. Per questo intravediamo la possibilità che dentro gli equilibri instabili possa irrompere un terzo incomodo in grado di far saltare il banco.

  Per ottenere questo risultato però bisogna lavorare affinchè quella che nel titolo abbiamo chiamato “sinistra sotto traccia”, riesca a trovare la forza e la chiarezza per condizionare la direzione di marcia di uno sviluppo che altrimenti appare inevitabile. Questo non può avvenire però se non si abbandonano opportunismi e riti che hanno fatto il loro tempo e non si rafforza in settori importanti di opinione pubblica la convinzione che è il momento di dire basta e di trovare le forme nuove di rappresentanza.

  Questo non vuol essere un discorso elettoralistico, ma l'auspicio che si riesca a stabilizzare un autentico movimento popolare e progressista che tolga dalla testa alla destra e ai liberisti l'idea che per loro l'avventura sia una passeggiata.

Aginform
9 giugno 2021

Fronte antiliberista: a che punto siamo?

  Quando il governo Conte è stato liquidato dopo un balletto renziano durato più di due mesi e in assenza di una sinistra, da quella movimentista a quella identitaria, che stava solamente aspettando sulla riva del fiume che il fatto si compisse, ci si è accorti, sempre a parole, che arrivava Draghi per guidare l'offensiva liberista.

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Il 21 maggio in piazza
contro le multinazionali del farmaco

La battaglia per una sanitÓ pubblica inizia dai vaccini


  Non si può prescindere da questo fondamentale punto di partenza in vista di un più ampio percorso che ci porti a un sistema sanitario efficiente e controllato

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Il governo Draghi non Ŕ la soluzione
E' IL PROBLEMA
per chi si batte per un sistema sanitario pubblico ed efficiente

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A proposito del governo Draghi

  Bastonare il cane quando cade nell'acqua per evitare che morda ancora. Così diceva Mao indicando la necessità di attaccare il nemico in difficoltà. Quanto a Draghi, dopo la marcia trionfale che ha accompagnato la sua ascesa al governo, l'immagine comincia ad appannarsi e i suoi veri contorni si delineano più nettamente.

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Un appello alla mobilitazione unitaria di chi vuole lottare contro la logica privatistica, per una sanitÓ pubblica ed efficiente, per denunciare le responsabilitÓ dei liberisti sui vaccini,
contro la demagogia della destra.
Per raccogliere la sfida al governo della finanza e dei militari


Dai cocci non nasce nulla

  Rifondazione comunista ha aperto la discussione, attraverso la teleconferenza del 28 marzo, su una proposta di ricostituzione di una forza di sinistra che raccolga la sfida di Draghi e crei le condizioni per una alternativa. L'intenzione è sicuramente interessante e va esaminata attentamente.

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Discutere senza trovare scorciatoie

  Intervenendo nella vostra discussione [*] sui punti di programma che vi siete dati e che in gran parte condividiamo segnaliamo che da più parti si esprime l'esigenza di fare un passo in avanti per affrontare la nuova fase politica. Il segnale è dunque buono, ma a nostro parere bisogna evitare di sconfinare nel libro dei sogni e ridurci come sempre a costruire altre nicchie che coinvolgono solo gli addetti ai lavori. Un passaggio politico vero presuppone che ci si misuri, non solo a parole, con un progetto che sappia delineare una prospettiva politica, che raccolga le esigenze di questa fase e sia convincente per settori popolari e progressisti significativi.

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Dopo Draghi, Letta:
la normalizzazione continua

Una riflessione su come preparare una risposta
che non sia di pura testimonianza


  Letta è arrivato per 'modernizzare' il PD e toglierlo da una condizione di rissa permanente e di subordinazione politica. Chi ha deciso di sostituire Zingaretti con Letta ha però in mente anche una ridefinizione complessiva degli equilibri politici in Italia all'interno del quadro europeista e atlantico. Bisogna vedere in questo passaggio non solo un'alternanza di leadership, ma qualcosa di molto più ampio, che è partito dalla defenestrazione di Conte. Siamo in piena pandemia, ma parallelamente siamo dentro una operazione di riorganizzazione del campo imperialista occidentale che coinvolge l'EU e i rapporti con gli USA.

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E' possibile aprire una fase nuova
per una sinistra coerente e non trasformista?

  Questa è la domanda che molti (?) di noi si pongono davanti agli sviluppi della situazione in Italia.

  Partiamo dalla constatazione non ottimista che nel giro di qualche mese abbiamo avuto il golpe di Draghi e le dimissioni di Zingaretti, che non vanno assolutamente sottovalutate perchè dimostrano che il nemico non fa prigionieri ed ha killer come Renzi a disposizione. Il progetto è quello di radere al suolo ogni ipotesi di fronte di sinistra, seppure molto istituzionale, e proporre brutalmente un governo che per un lungo periodo abbia come base un'Italia euro-atlantista. Ovviamente dobbiamo aggiungere che la responsabilità di quello che è accaduto è anche di chi si è prestato al gioco mattarelliano della 'unità nazionale'. Beppe Grillo in primis.

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PerchŔ un
Fronte Politico Costituzionale

Per aprire il discorso sul FPC ricorriamo a una frase celebre di Marx: "l'umanità si pone sempre solo i compiti che può risolvere". E' importante sottolineare questa frase per uscire da un dilemma in cui ci dibattiamo nella sinistra tra il trasformismo elettoralistico che passa per tattica e l'antagonismo 'a prescindere', senza una base razionale e strategica, che poi quasi sempre tracima nel trasformismo.

Il testo che segue deriva da un'analisi della fase che stiamo attraversando e serve ad aprire un discorso che sia la sintesi tra una necessità storica e il programma che ci consenta di affrontarla

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Cambiare l'Italia
attuando la Costituzione

Su questo obiettivo bisogna che convergano tutte le forze popolari e progressiste.
L'applicazione dei punti fondamentali della Costituzione repubblicana non è un richiamo retorico a un glorioso passato, ma una necessità obiettiva che scaturisce dalla situazione economica e sociale creata dalle forze liberiste e un passaggio obbligato per uscire dalla logica liberista e privatistica che governa da decenni la società italiana.
Bisogna creare un vasto movimento unitario e organizzato per l'attuazione del dettato costituzionale su un programma che prevede in particolare:

il rifiuto delle guerre e degli embarghi economici contro altri paesi e il rispetto della sovranità nazionale

l'indirizzo dell'economia nazionale a fini sociali e non regolata dal profitto privato e dalla logica della finanza speculativa e il contrasto degli effetti devastanti dell'economia liberista a livello nazionale e internazionale

il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei cittadini in materia di condizioni di lavoro, di salute, di salario e pensioni, scuola e ambiente.


Su questo programma
stiamo costruendo il
Fronte Politico Costituzionale


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