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AGINFORM

Foglio di Corrispondenza comunista


Contributi
di analisi
e dibattito

Dopo il Califfato, il Rojava. Una guerra può nasconderne un'altra

Thierry Meyssan, 18 settembre 2017, [qui]

! Passaggio del Mar Rosso o Diluvio Universale. La nuova partita a scacchi

Piotr, 13 settembre 2017, [qui]

"Qui nessuno si arrende". Venezuela al contrattacco: contro il dollaro, entra lo yuan

Geraldina Collotti, 11 settembre 2017, [qui]

L'Inferno del miracolo tedesco

Olivier Cyran, 10 settembre 2017, [qui]

Dopo i 16 morti sulle Ramblas, Barcellona "risponde" al terrorismo... con una conferenza contro il governo di Assad!

Omar Minniti, 11 settembre 2017, [qui]

11 settembre 2001: il grande inganno

Un video di sintesi di Massimo Mazzucco, [qui]; le considerazioni sulla "dissociazione cognitiva" di Roberto Quaglia su Pandora TV [qui]; si veda anche il dossier curato da Aginform nel 2007, [qui]

La sinistra fra vincoli economici autoimposti e vincoli veri

Sergio Cesaratto, 10 settembre 2017, [qui]; in video [qui].

! Situazione operativa sui fronti militari siriani al 9-9-2017

Stefano Orsi, [qui]

I BRICS colpiscono di nuovo

Pepe Escobar, 6 settembre 2017, [qui]

Sta per scoppiare una nuova bolla?

Andrea Baranes, 5 settembre 2017, [qui]

La Corea del Nord nel grande gioco nucleare

Manlio Dinucci, 5 settembre 2017, [qui]

L'Hub Nato che spia il Sud

Manlio Dinucci, 5 settembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 4-9-2017: "La Grande Battaglia per Deir Ezzour"

Stefano Orsi, [qui]

immigrazione: crisi ed ipocrisia della sinistra clintoniana italiana

Ugo Boghetta, 31 agosto 2017, [qui]

Ad esser franchi

Pierluigi Fagan, 2 settembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 31-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 21-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 20-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Intervista al generale Dino Tricarico, "Indagate sull'università di Cambridge che mandò Giulio Regeni incontro alla morte"

"E' più di un sospetto che la distensione e la restaurazione di rapporti virtuosi nel Mediterraneo, in Europa e nei confronti della Russia, siano meccanismi che qualche manina tende sistematicamente a fare inceppare" Claudia Fusani, 17 agosto 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 17-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Corea del Nord: fuoco, furia e fifa

Pepe Escobar, 10 agosto 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 13-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Danno collaterale

Diana Johnstone, 12 agosto 2017, [qui]

Migrazioni terapeutiche o i pericoli delle fiabe

Il pedante, 11 giugno 2017, [qui]

Venezuela e la sua Costituente: poco o molto?

Atilio Boron, , [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani

Stefano Orsi, 4 agosto 2017, [qui], 6 agosto 2017, [qui]; per un giudizio sulle prospettive, vedi l'intervista di Sputnik al Saker 3 agosto 2017, [qui]

Il Rojava tra la retorica e il Pentagono

Andrea Muratore, 4 agosto 2017, [qui]

Le nuove sanzioni USA esigono il cambiamento della strategia di sviluppo della Russia

Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR), 7 agosto 2017, [qui]

Venezuela - l'Assemblea Costituente Nazionale è al suo posto - ma la lotta per la sovranità non è finita

Peter Koenig, 2 agosto 2017, [qui]

Il Congresso USA ha dato scacco matto all'Europa-Merkel

Maurizio Blondet, 4 agosto 2017, [qui]

Confessioni di criminali di guerra

"Napolitano il passante e la guerra di Libia", Pino Cabras, 3 agosto 2017, [qui]; Napolitano: decise Berlusconi, non io [qui] - Reazioni risentite da destra, ma il governo con Forza Italia, Lega, La Russa e Fortini approvò (vedi Repubblica del 4 agosto, pag. 6)

Il Venezuela Bolivariano e la Vittoria Costituente

Antonio Cippolletta, 2 agosto 2017, [qui]

Il vero presidente USA aizza la NATO a Est per i war-games contro la Russia. E Oslo scodinzola

Mauro Bottarelli, 2 agosto 2017, [qui]

Sanzioni, fumo e specchi da una scuola materna fatta di LSD

The Saker, 31 luglio 2017, [qui]

La crisi tra Qatar e Arabia Saudita diventa anche finanziaria

Giuseppe Masala, 1 agosto 2017, [qui]

Le nuove sanzioni contro i russi sono il monumento di Washington alla sua criminalità (La guerra è all'orizzonte)

Paul Craig Roberts, 29 luglio 2017, [qui]

Macron-Libia: la Rothschild Connection

Manlio Dinucci, 1 agosto 2017, [qui]

La cronaca da Caracas dello storico voto di ieri: "Siamo qui per esercitare un diritto che nessuno ci può negare: né Trump, né i guarimberos. Ditelo, ai politici italiani..."

Geraldina Colotti, 31 luglio 2017, [qui]; intanto Renzi non perde l'occasione di tifare per i golpisti [qui]

L'espulsione della Russia di personale dell'ambasciata americana è enorme e senza precedenti

Alexander Mercouris, 31 luglio 2017, [qui]

L'establishment USA contro il resto del mondo

Thierry Meyssan, 31 luglio 2017, [qui]

Venezuela, le Magliette Rosse occupano la scena

Geraldina Colotti, 28 luglio 2017, [qui]

Venezuela, i Lavoratori respingono lo Sciopero indetto dall'Opposizione

Geraldina Colotti, 26 luglio 2017, [qui]

Non chiamatela crisi: è una guerra

Thomas Fazi, 26 luglio 2017, [qui]

"La nostra risposta alle sanzioni Usa sarà dolorosa". Mosca promette vendetta

Huffington Post, 26 luglio 2017, [qui]

Quantitative Easing, il più grande trasferimento di ricchezza della storia

Dan Glazebrook, 22 luglio 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 21-7-2017

Stefano Orsi, [qui]

Nicolas Maduro: "Hai sbagliato paese, Federica Mogherini: il Venezuela non è una colonia europea"

Geraldina Colotti, 19 luglio 2017, [qui]

A Napoli Hub di guerra per il sud

Manlio Dinucci, 13 luglio 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 13-7-2017

Stefano Orsi, [qui]

Il primo incontro fra Putin e Trump produce... qualcosa di molto simile al nulla

The Saker, 7 luglio 2017, [qui]; un diverso commmento Finian Cunninghar, 10 luglio 2017, [qui]

L'Italia e l'irreversibile crisi del parlamentarismo

Federico Dezzani, 29 giugno 2017, [qui]

Grecia-Cipro-Israele: la "triplice alleanza"

Solidnet, 23 giugno 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 28-6-2017

Stefano Orsi, 29 giugno 2017, [qui]

L'ultima escalation in Siria - cosa sta succedendo veramente

il Saker, 23 giugno 2017, [qui]

Gli Stati Uniti sono in guerra contro la Siria

Jim Kavanagh, Counterpunch, 21 giugno 2017, [qui]

Sulle elezioni francesi: il voto, la crisi, il futuro

Jacques Sapir, 19 giugno 2017, [qui]

Banca Intesa e il salvataggio peloso delle banche venete

Giuseppe Masala, 22 giugno 2017, [qui]

Le reazioni russe all'abbattimento dell'aereo siriano da parte USA

"In the areas of combat missions of Russian air fleet in Syrian skies, any airborne objects, including aircraft and unmanned vehicles of the [US-led] international coalition, located to the west of the Euphrates River, will be tracked by Russian ground and air defense forces as air targets", Russia today, 19 giugno 2017, in inglese, [qui]

Merkel: no a nuove sanzioni antirusse. Danneggiano "noi"

Maurizio Blondet, 17 giugno 2017, [qui]

Il blocco del Qatar, la sfida petrolio-yuan e la guerra all'Iran

Dan Glazebrook, 14 giugno 2017, [qui]

Riassunto sulla Siria - Si intravede la fine della guerra

Moon of Alabama, 13-14 giugno 2017, [qui]. 17 giugno: gli USA abbattono un aereo siriano a sud di Rakka

I curdi di Siria si schierano perfino con il regime saudita

Omar Minniti, 12 giugno 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 14-6-2017 n. 100!!!

Stefano Orsi, 14 giugno 2017, [qui]

La crisi in Qatar: ancora un altro goffo tentativo dei Tre Stati Canaglia di indebolire l'Iran

The Saker, 9 giugno 2017, [qui]

Un nazista a Roma in "piena sintonia" con Laura Boldrini

Danilo Della Valle, 8 giugno 2017, [qui]

Spari e kamikaze a Teheran: è partita l'operazione coperta della CIA

aurizio Blondet, 7 giugno 2017, [qui]

Il calderone Siria: ad un passo da un'importante resa dei conti

Peter Korzun, 7 giugno 2017, [qui]

A sinistra, con Putin!

Marco Bordoni, 6 giugno 2017, [qui]

Siria - La verità trapela sul New York Times - La NATO si prepara a combattere l'Iran e la Russia

Moon of Alabama, 26 maggio 2017, [qui]

Cosa succede nel Golfo?

Pierluigi Fagan, 6 giugno 2017, [qui]

Terremoto geopolitico nel Golfo

Pietro Batacchi, 5 giugno 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 2-3-giugno 2017

Stefano Orsi, [qui]

Jihad 2.0: Come nasce il prossimo incubo

Pepe Escobar, 2 giugno 2017, [qui]; testo inglese [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 30-05-17

Stefano Orsi, 30 maggio 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 26-5-2017

Stefano Orsi, 26 maggio 2017, [qui]

Ai fanatici della NATO Trump non è piaciuto

Maurizio Blondet, 26 maggio 2017, [qui]

Se la NATO vuole la pace e la stabilità dovrebbe starsene a casa

Ulson Gunnar, 20 maggio 2017, [qui]

Xi Jinping e l'ochetta Martina

Pierluigi Fagan, 19 maggio 2017, [qui]

La sfida cinese sulla Nuova Via della Seta: la posta in gioco

I diavoli, 17 maggio 2017, [qui]

Forni crematori a go go. Quando Goebbels conquista le redazioni

Giulietto Chiesa, 17 maggio 2017, [qui]

Generali Usa: la Bomba per la pace

Manlio Dinucci, 16 maggio 2017, [qui]

Château Macron

Alessandra Daniele, 14 maggio 2017, [qui]

Macron

9 maggio 2017, Pier Francesco De Iulio [qui]; Ilsimplicissimus [qui]; Pino Cabras [qui]; Marcello Foa [qui]; Jacques Sapir [qui]

Venezuela: le 7 menzogne e i luoghi comuni più utilizzati dall'opposizione

Aporrea, 8 maggio 2017, [qui]; Geraldina Collotti, [qui]

Le catene di "ancoraggio" agli USA

Manlio Dinucci, 25 aprile 2017, [qui]

No alle bombe nucleari in Italia

Mozione presentata dai consiglieri regionali M5S delle marche, 21 aprile 2017, [qui]

Gabriele Del Grande: santo subito?

Vincenzo Brandi, 21 aprile 2017, [qui], vedi anche "Dalla Libia alla Siria, la strana storia di un giornalista free-lance finanziato da un miliardario" [qui]

Escalation nucleare nella penisola italiana: testata la bomba B61-12

Manlio Dinucci, 18 aprile 2017, [qui]

Dall'Italia l'attacco USA alla Siria

Manlio Dinucci, 11 aprile 2017, [qui]

Da Camp Darby armi USA per la guerra in Siria e Yemen

Manlio Dinucci, 14 aprile 2017, [qui]

Guardare la Corea sbagliata?

Pier Luigi Fagan, 15 aprile 2017, [qui]

Le colpe dei giornalisti nella guerra mondiale prossima ventura

Roberto Quaglia, 16 aprile 2017, [qui]

C'è l'Armageddon all'orizzonte?

Paul Craig Roberts, 15 aprile 2017, [qui]

[continua]    


E' POSSIBILE USCIRE
DALLA PALUDE ITALIANA?

Appunti per una discussione necessaria


Se distogliamo l'attenzione dal teatrino quotidiano e cerchiamo di interpretare meglio le caratteristiche della situazione italiana dobbiamo prendere atto che essa evolve a senso unico. Va sempre più a destra, nonostante che siamo in presenza di acute contraddizioni sociali e politiche. Se si può fare un paragone, dobbiamo figurarci una zattera trascinata dalla corrente in cui i rematori si illudono di andare in senso opposto, ma a decidere il senso della marcia non sono loro.

Per capire quindi queste contraddizioni dobbiamo liberarci dal fumo delle rappresentazioni taroccate e andare alla sostanza delle cose. La scena è occupata come sappiamo da un acuto scontro tra le forze parlamentari che hanno in mano il potere e quelle che vogliono sostituirle alle prossime elezioni, tra queste ci sono anche i gruppi emergenti, quelli che si sono scissi dal PD, e i cinque stelle.

Lo scontro è feroce. La sostanza delle alternative però non può mutare il quadro della situazione. E cerchiamo di vedere il perchè.

La destra, controllata dal moderatore Berlusconi, si sta riorganizzando utilizzando anche la crisi del renzismo in attesa che le forze che contano decidano di investirla di nuovo della responsabilità di governo. L'ipotesi, non improbabile, è anche la variante di un governo consociativo tra destra e PD.

Il PD renziano lotta disperatamente per mantenere la leadership governativa e nuota ovviamente in un'area tutta moderata e concorrenziale alla destra sul terreno economico, istituzionale e di amministrazione del potere. E' solo la vernice che cambia, ma questa serve a vendere a settori della sinistra moderata l'idea che tra Berlusconi e Renzi ci sia una differenza, mentre ci si trova in presenza di un Giano bifronte. Si tratta di due destre.

In questo contesto che cosa ha prodotto la scissione del PD? Certamente il fatto positivo è che ha indebolito Renzi nella sua corsa alla rivincita dopo il referendum del 4 dicembre. Nella sostanza però la scissione non presenta caratteristiche di novità, e non poteva essere altrimenti, dal momento che i suoi protagonisti rimangono nel solco della tradizione riformista che assume come propri i capisaldi dell'occidente capitalistico, dall'UE alla NATO con le sue guerre, all'economia mondializzata che ne esprime il carattere imperialista.

Gli scissionisti del PD e la coalizione che gli ruota attorno hanno dunque un destino già predesignato e devono fare i conti non solo con le contraddizioni interne che potrebbero essere fatali, ma anche con il carattere limitato dell'area politica a cui si rivolgono. La scissione del PD avviene in un tessuto molto logorato della sinistra. Non ci sono più le grandi masse formate dalla cultura e dalla tradizione del PCI, bensì i circoli abbastanza ristretti di un ceto politico che non ha accettato il partito di Renzi, il PDR, ed è rimasto legato all'impostazione ulivista e prodiana.

L'opposizione di massa oggi in Italia è rappresentata dal non voto e dai cinque stelle. La grande sinistra è evaporata. La mutazione genetica non riguarda solo le strutture politiche e il PD, è la base oggettiva che è cambiata. Nel PD e nella sua area non possono esserci dunque che valori collegati all'attuale sistema di potere. L'antagonismo con gli altri è solo elettorale.

In campo, sul versante dell'opposizione, sono rimasti il non voto e il movimento cinque stelle. La massa dei non votanti è aumentata costantemente e, nonostante la rimozione mediatica, è una bomba ad orologeria pronta a minare gli equilibri istituzionali. Purtroppo la miopia degli 'antagonisti' di sinistra ha impedito che il non voto fosse utilizzato in modo attivo e con un programma di riferimento sulle questioni sociali, sulla partecipazione dell'Italia alle guerre imperialiste, sulla corruzione del potere. Non un astensionismo ideologico, ma una forma organizzata e intelligente di opposizione politica. L'idea di un astensionismo programmatico non ha neppure sfiorato gli 'alternativi' di casa nostra.

Per quanto riguarda i cinque stelle bisogna uscire dal carattere strumentale delle valutazioni che ne vengono fatte e saperne definire invece la natura e il loro futuro. A sinistra, nella denigrazione dei cinque stelle prevale il carattere concorrenziale, soprattutto elettorale, delle critiche. I cinque stelle, con il loro successo, liquidano decenni di insuccessi della sinistra che si definisce di alternativa, che è stata incapace di avere un programma aderente alla situazione e di portarlo avanti con coerenza, da Rifondazione in poi. Per questo indigna la malafede di chi, a sinistra, partecipa alla denigrazione dei cinque stelle, aldilà di ogni giusta valutazione del loro operato.

Sui cinque stelle bisogna rispondere a due domande: perchè essi hanno avuto elettoralmente un grande successo, al punto di diventare il primo partito o quasi, e quale cambiamento potrebbe esserci in caso di loro vittoria elettorale.

I risultati dei cinque stelle non hanno un carattere ideologico e di schieramento. Il movimento grillino ha avuto la capacità di captare in modo trasversale la rabbia che montava dentro la crisi economica che macinava certezze acquisite, impoveriva non solo il lavoro dipendente, ma anche ceti sociali diversi che non trovavano più possibilità di mantenere uno status sociale e un inserimento nel circuito produttivo. Coi cinque stelle si ripeteva un fenomeno che stava investendo tutta l'Europa colpita dalla crisi e dall'austerità di Bruxelles, anche se con modalità di espressione diverse. Dalla Grecia, alla Francia, alla Spagna, oltre che ovviamente all'Italia. Dunque il grillismo è figlio di una crisi europea e di una reazione non necessariamente di 'sinistra' di ceti che si ritrovano fuori dai circuiti tradizionali del sistema e ne sconvolgono gli equilibri. La base di partenza di questo fenomeno che viene definito populista è sostanzialmente la stessa nei vari paesi europei, ma la forza, come anche la colorazione politica, è differenziata.

Che cos'è dunque in Italia il movimento cinque stelle dal punto di vista del programma e cosa può cambiare? Se analizziamo il programma più recente [qui] viene fuori un'immagine di un movimento progressista che vuole modificare i comportamenti corrotti di gestione del potere, modificare in alcuni punti il modello economico cambiandone la natura iperliberista, cambiare l'approccio alla questioni internazionali (rapporto con la Russia e medio oriente). Insomma un programma che gestito comunque al di fuori di logiche politiciste ha sicuramente punti interessanti di convergenza con idee di sinistra e progressiste. Nonostante questo i cinque stelle sono, per la sinistra di varia estrazione, il nemico da battere.

Certamente il movimento cinque stelle non è strategicamente stabilizzato e ci dovremo aspettare conversioni di vario genere (legaliste ad esempio), ma finchè esso manterrà il rapporto con la rabbia sociale, continuerà a premere contro la rappresentanza istituzionale delle due destre e contro una sinistra evanescente. In questo sta il ruolo importante del movimento.

* * *

La situazione italiana non si può però definire partendo dalle relazioni esistenti nello scenario politichese del paese. A nostro parere, nel definire un progetto politico, bisogna partire da ciò che sta avvenendo nell'area imperialista occidentale da cui scaturiscono i principali avvenimenti odierni e soprattutto gli scenari futuri.

Dopo la grande affermazione del sistema imperiale americano sull'URSS, le cose sono andate diversamente da come i 'vincitori' avevano previsto. Lungi dal realizzare il sogno americano di un mondo a stelle e strisce, quelli che dovevano essere i punti di forza di un nuovo millennio americano si sono sgretolati sotto l'incalzare delle nuove contraddizioni che portano il nome di ridimensionamento dell'area di influenza USA ad opera di una Russia che si rafforza, di una Cina che non smette di crescere e di un fallimento mediorientale da cui è nato, nonostante l'intervento americano e NATO, il grande fronte del rifiuto (Libano, Iran, Siria principalmente) e il ruolo militare russo nell'area.

A che cosa porta tutto questo? L'imperialismo si dimostra ancora una volta tigre di carta, ma la sua sconfitta non avviene senza provocare ulteriori tragedie. Oggi, gli USA e il blocco imperialista occidentale certamente non riescono ad avere una strategia dopo il fallimento delle guerre infinite che avrebbero dovuto esportare la democrazia e consolidare il loro dominio, ma l'assenza di questa strategia può essere la causa dei nuovi disastri. La vicenda coreana è emblematica. Pressati dall'audacia degli avversari, la guerra rimane l'ipotesi a cui ricorrere basandosi sulla certezza del proprio enorme potenziale militare.

In altri termini la guerra è all'ordine del giorno.

[leggi tutto]

Un deterrente necessario

Dal Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea abbiamo ricevuto la seguente lettera, datata 4 agosto 2017


Il Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea porge i suoi omaggi ad Aginform e a tutti i compagni e coglie l'occasione per diffondere la seguente lettera in cui riaffermiamo la nostra ferma determinazione a eliminare il rischio di una guerra nucleare nella penisola coreana e salvaguardare la pace nella regione e nel mondo.

Come già abbiamo riferito, il 4 luglio scorso la Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC) nel quadro del piano di costruzione di una forza nucleare strategica ha effettuato con successo il lancio di prova del missile balistico intercontinentale (ICBM) "Hwasong-14", aprendo così la via al completamento della capacità nucleare del paese. Al primo lancio di prova ne è seguito un secondo pienamente riuscito il 28 luglio.

Questi lanci riusciti dimostrano chiaramente la capacità e la volontà della RPDC di colpire gli USA con armi nucleari, hanno elevato lo satuto strategico della RPDC al più alto livello e costituiscono la solida garanzia militare affinchè la RPDC possa garantire la pace e la sicurezza nella penisola coreana e nella regione.

Il secondo lancio di un "Hwasong-14" in particolare ha riconfermato l'affidabilità di tutto il sistema ICBM e ha dimostrato la capacità della RPDC di lanciare missili intercontinentali di sorpresa in qualsiasi momento e dovunque, dando la prova che tutta l'America continentale rientra nella gittata degli ICBM della RPDC.

Questa volta abbiamo volutamente simulato la traiettoria massima per inviare un duro monito agli Stati Uniti che hanno perso l'autocontrollo e parlano a vanvera. La capacità della RPDC dimostrata dall'ultimo lancio di un ICBM dovrebbe aver convinto i decisori USA che se intraprendono azioni aggressive e provocatorie contro la RPDC non c'è nessuna possibilità che si possano salvare. L'arrogante rullare dei tamburi di guerra o per sanzioni estreme contro la RPDC istigato dagli USA non solo accresce la nostra vigilanza e ci costringe a intensificare gli sforzi ma non fa che confermare le ragioni che ci spingono a detenere armi nucleari.

Il popolo coreano ha sofferto enormemente per la guerra catastrofica impostagli dai criminali statunitensi. Per questo, il possesso di un potente deterrente è una scelta strategica indispensabile e una risorsa strategica da cui non si può tornare indietro e che non è negoziabile fintanto che in gioco c'è il popolo coreano.

Se gli Stati Uniti hanno il coraggio di fare la faccia cattiva e di andare stupidamente in giro per questo paese brandendo, nonostante i nostri moniti, un bastone nucleare, daremo loro una lezione che non potranno dimenticare, facendo affidamento su una forza strategica nucleare la cui consistenza abbiamo sistematicamente dimostrato.

Il PLC e il popolo della RPDC continuerà a seguire la politica del simultaneo sviluppo della costruzione di una forte economia e del rafforzamento del deterrente nucleare e continuerà a sviluppare e costruire, nello spirito del Juche, armi strategiche sempre più potenti che daranno piena dimostrazione della forza invincibile e del potenziale inesauribile della Corea del Juche, finchè verrà il giorno in cui gli imperialisti statunitensi e i loro seguaci, con tutte le loro perfide trame per umiliare la RPDC e impedirne la sopravvivenza, saranno finalmente spazzati via. In questo modo al PLC e al popolo della RPDC spetterà certamente la vittoria finale nella lotta contro l'imperialismo e gli USA.

Il PLC è ben cosciente di come voi abbiate sempre coltivato i principi di indipendenza, giustizia, pace e amicizia. Esprimiamo perciò la ferma convinzione che rinnoverete il vostro sostegno e solidarietà per le posizioni di principio della RPDC.

Il PLC continuerà anche in futuro a sviluppare relazioni di amicizia e cooperazione con le organizzazioni che in tutto il mondo rispettano la sovranità della RPDC e dimostrano sentimenti di amicizia.

Il CC del PLC coglie l'occasione per augurarvi il maggior successo nelle vostre future iniziative e per esprimervi la sua più alta considerazione.

Comitato Centrale
Partito del Lavoro di Corea

4 agosto 2017

La linea del fronte

Nel grande caos politico che modifica quotidianamente gli equilibri e porta la gente a rifiutare sempre più la scelta elettorale ci sono due questioni che emergono costantemente: l'andamento del PIL e la condanna delle lotte. Su entrambe si concentra la preoccupazione degli attori del caos i quali, nonostante le divisioni politiche, sostanzialmente si ritrovano a dover concordare. Il feticcio della concorrenza, della borsa, dello spread, unifica anche coloro che si distinguono nelle alternative di governo. Lo stesso punto di unità si ritrova nella condanna delle lotte di quelli che si ribellano e nell'invocazione di altre limitazioni del diritto di sciopero.

L'ultimo, vergognoso episodio di razzismo antioperaio, lo si è avuto a Roma in occasione di un incidente nella metropolitana, dove il conducente è diventato il mostro che invece di guidare faceva bagordi dentro il posto di guida. Chi frequenta la metropolitana di Roma sa bene che per sopravvivere bisognerebbe almeno farsi l'antitetanica e che gli impianti sono in uno stato pietoso. Eppure la campagna antioperaia è scattata lo stesso, al punto che il grande Corriere della Sera vi ha dedicato due intere pagine. A monte di questo episodio c'era stato il linciaggio per lo sciopero dei trasporti pubblici.

Se questa è la situazione, dobbiamo seriamente preoccuparci e capire dove e come stabilire la linea del fronte da cui combattere e che ci consenta di rovesciare le tendenze che si vanno affermando. Nonostante il regime di 'democrazia' ci sono due o tre cose che pongono automaticamente fuorilegge chi le combatte: la logica del profitto che viene considerata come base dello sviluppo produttivo e del benessere comune; il mantenimento di un regime sindacale che viene controllato dai padroni tramite Cgil-Cisl-Uil e la regolamentazione del diritto di sciopero e di organizzazione sindacale funzionale ai sindacati di regime e al mantenimento dello status quo. Le tre cose mantegono l'equilibrio del sistema e quindi non possono essere messe in discussione. Di tutto si può discutere in questa 'democrazia', ma non di questo. Si può parlare di jus soli, di unioni civili, di bonus e quant'altro, ma bloccare il ciclo infernale dello sfruttamento messo in moto dalla globalizzazione (che peraltro coinvolge anche i settori pubblici), questo no.

Il teatrino della politica non può consentirci però di trovare una soluzione, di definire una linea di difesa che riporti nella legalità costituzionale il lavoro e la sua difesa. Nessuna delle alternative che si combattono sul terreno parlamentare oggi, ivi compresi 5stelle e sinistre varie, ha una strategia che tenda sostanzialmente a modificare le cose. Non a caso il referendum del 4 dicembre scorso parlava di Costituzione, ma non di diritti sindacali e anche quando si parla di 25 aprile e di libertà nessuno pone il problema che chi lotta contro lo sfruttamento è privo di diritti. Quindi, se non vogliamo prenderci in giro usando la fraseologia del cambiamento (un altro mondo è possibile) o il velleitarismo movimentista dobbiamo ripartire da qui. Ma come e con quali possibilità? Solo lo sviluppo dell'organizzazione dei lavoratori e l'approfondirsi della coscienza di autodifesa può sciogliere questo nodo. Questa è la linea del fronte vero, dove si deve colpire per capovolgere le tendenze in atto, riconquistare la dignità e la libertà per i lavoratori. E su questo dobbiamo lavorare.

Aginform
19 luglio 2017


Con i progetti governativi di nuove leggi sul diritto di sciopero si riapre brutalmente la questione sindacale e del diritto di organizzazione dei lavoratori. Questioni cruciali per governo e padronato, ma anche per i lavoratori. Qui di seguito alcune considerazioni sul sindacalismo di base su cui aprire il dibattito

SINDACALISMO DI BASE
Questioni aperte

Anche se siamo costretti ad assistere al ripetersi di rituali che sono propri di altre esperienze e che dal '68 in poi si sono ripetuti fino ad esaurirsi, la questione del sindacalismo di base in Italia non può essere assimilata a queste logiche. Per questo è necessaria una riflessione che ci consenta di capire, aldilà delle apparenze, a che punto siamo in questa esperienza, quali distorsioni si sono prodotte al suo interno e quali sono le prospettive necessarie e possibili da definire.

Il punto di partenza

La nascita del sindacalismo di base, è bene ricordare in premessa, ha segnato un passaggio dalla dimensione movimentista con cui l'opposizione radicale si era espressa in Italia dal '68 in poi a una dimensione strutturata e autonoma dei lavoratori dentro il conflitto sociale e politico in Italia. Questo passaggio, peraltro, non è stato pacifico, bensì segnato da polemiche abbastanza dure con coloro che, pur parlando di lavoratori e pretendendo di rappresentarli, ne ostacolavano di fatto l'organizzazione indipendente. Questa polemica storica conferma appunto la diversità del sindacalismo di base, anche se in corso d'opera ci sono state numerose conversioni che hanno reso più incerti i confini.

Chi all'epoca (negli anni '80) aveva scelto di passare all'organizzazione diretta e autonoma dei lavoratori, aveva colto due elementi essenziali che andavano maturando nella situazione e cioè che i confederali, CGIL compresa, erano irrecuperabili per una difesa dei loro interessi e che questo dato oggettivo imponeva una scelta stabilmente organizzata, separata anche se non antagonista rispetto ad altre forme di opposizione di tipo movimentista.

Dire questo oggi è cosa scontata, ma agli inizi non era così. Parlare di autonomia di organizzazione da CGIL CISL e UIL era giudicato un'eresia e anche un azzardo perchè si trattava di sfidare il grande peso dei confederali degli anni '80 che, peraltro, con la legge 300 del '70 (statuto dei lavoratori) si erano assicurati il monopolio della rappresentanza. E non solo. Si trattava di sconfiggere anche due posizioni che negli anni di formazione delle prime strutture del sindacalismo di base andavano per la maggiore: la scelta di fare l'opposizione interna ai confederali (sinistra sindacale) e la pratica di un autonomismo ideologico (autonomia operaia per intenderci) mutuato da esperienze di movimento che non consentiva di costituire riferimenti stabili e concreti per i lavoratori.

Eppure questa esperienza, nonostante le difficoltà è partita ugualmente e ora parlare di sindacalismo di base è cosa diffusa e ben comprensibile, e non solo in circoli ristretti ma a livello di massa. Mentre la 'sinistra' confederale è scomparsa e i teorici dell'autonomia 'operaia' si sono liquefatti.

Percorsi differenziati

La partenza però ha seguito percorsi differenziati e non si è configurata con un progetto unico. RdB, Comu, strutture metalmeccaniche legate alla FIM di Milano emarginate dalla confederazione di provenienza e poi i Cobas scuola, quelli che hanno iniziato, avevano impostazioni e modelli di comportamento molto diversi. Il Comu, l'organizzazione dei macchinisti delle FS, di fatto era un'organizzazione sindacale professionale separata dal resto dei dipendenti delle ferrovie, i nuclei operai organizzatisi in Lombardia attorno alla figura di Tiboni, storico leader della FIM, continuavano una tradizione sindacale di categoria senza uscire da quell'orizzonte, mentre i Cobas scuola imboccavano la strada del sindacato-movimento. Solo le RdB hanno cercato, pur nei forti limiti iniziali di rappresentanza, di andare oltre le specifiche esperienze dando una impostazione più generale e oggettiva della questione.

Gli obiettivi di carattere generale

Questi obiettivi di carattere generale si sono espressi poi nei due elementi fondanti delle RdB, la caratteristica dello statuto e il progetto di legge sulla rappresentanza presentato al Senato nell'aprile del 1983.

Oggi, impegnati in polemiche di parrocchia, molti non hanno fatto caso a ciò che questi due elementi avrebbero dovuto rappresentare dal momento in cui la sfida del sindacalismo di base è stata lanciata. Importante è invece ritornarci sopra per capire l'evoluzione e soprattutto l'involuzione.

Partiamo dal progetto di legge presentato al Senato nel 1983 che affronta una questione che oggi si ripropone nella sua interezza dopo gli accordi Confindustria- confederali del gennaio 2014: la possibilità di organizzazione sindacale e il diritto di rappresentanza.

Come è noto la legge 300 del '70 non era una garanzia per i diritti sindacali per i lavoratori bensì il suo esatto contrario, in quanto attribuiva la possibilità di contrattazione e di rappresentanza alle organizzazioni cosiddette 'maggiormente rappresentative', quelle che per diritto venivano considerate tali dalla Confindustria e dal governo, e ciò nonostante che giuridicamente i contratti abbiano validità erga omnes, per tutti, e che quindi anche il diritto di rappresentanza vera dei lavoratori dovrebbe essere tutelato. Cosa che però lo statuto dei lavoratori non prevedeva. Rovesciare questa logica diventava quindi una necessità per il sindacalismo di base ed insistere su questo ancora oggi è un obiettivo contestuale allo sviluppo dell'organizzazione.

Cosa è successo nella realtà?

Questo 'particolare' è stato però in modo miope trascurato perchè la pratica del quotidiano, del momento dell'agitazione e della lotta settoriale, è diventata centrale e il futuro è stato legato più al protagonismo di sigla che a un progetto di largo respiro. Così si è confermato il principo erroneo per cui il movimento è tutto e l'obiettivo niente.

Se parliamo dunque, come è giusto che sia, di sindacalismo di base come elemento strutturale che deve rappresentare permanentemente le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia in quanto le organizzazioni confederali non ne rappresentano più l'autonomia rivendicativa, il modello organizzativo e di rappresentanza diventa decisivo. Ma in realtà che cosa è successo invece?

Sul piano dei diritti di rappresentanza invece di combattere per l'obiettivo centrale (sulla scia del progetto di legge dell'83), si sono tentate scorciatoie come quella nel PI (due comparti come diritto a rappresentare l'intero pubblico impiego) che alla fine hanno mostrato la corda, non solo perchè a trattare e a decidere, nonostante il conseguimento formale della rappresentanza, sono stati sempre i confederali (mancando i rapporti di forza necessari), ma anche perchè le successive trasformazioni normative sulla contrattazione sono state pesanti e le firme di adesione conseguenziali per chi voleva mantenersi a galla.

Per il settore privato, il padronato ha mantenuto fede alla posizione (corretta in minima parte dalla Cassazione) della legge 300 e alla fine l'accordo coi confederali del gennaio 2014 ha posto fine a ogni diritto di rappresentanza autonoma dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali di base. Ora, peraltro, si prevede anche la trasformazione in legge dell'accordo del 2014 e la sua estensione al pubblico impiego.

Invece di ragionare sulle responsabilità di questo disastro, all'interno del sindacalismo di base si sono determinati due schieramenti: quello dei 'furbi' che hanno tentato di aggirare l'ostacolo firmando quello che padronato (per i privati) e governo (per la riorganizzazione dei comparti nel PI) proponevano e quella dei 'duri' che hanno attizzato la polemica contro queste posizioni senza mostrare la strada per una alternativa. Invece di guardare la luna hanno guardato il dito. Insomma, quella che doveva essere una grande battaglia politica di classe si è esaurita in una querelle tra sigle. Solo alla vigilia del referendum del 4 dicembre scorso qualcuno si è ricordato che la difesa della Costituzione era anche difesa dei diritti sindacali, ma era troppo tardi per rientrare in ballo con una posizione credibile. Ci si è limitati al NO sociale.

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