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AGINFORM

Per un Fronte Politico Costituzionale


Una rilettura di Togliatti, da Salerno a Yalta, per uscire dalla cultura post-sessntottina e riaprire la prospettiva del socialismo in Italia.

336 pagine a cura di Roberto Gabriele e Paolo Pioppi
€ 7,00 compresa la spedizione
Le copie vanno richieste a pasti@mclink.it specificando l'indirizzo per la spedizione. Riceverete anche le modalitÓ di pagamento.


Il volume documenta l'impegno di analisi e di discussione dei compagni di Aginform rispetto agli avvenimenti internazionali e interni che hanno coinvolto i comunisti dalla controrivoluzione in URSS e dal crollo dei sistemi socialisti europei e fino ad oggi.
Le posizioni espresse contrastano la pervasiva propaganda anticomunista, ma denunciano insieme i danni prodotti dalle pretese di rifondare comunismi privi di basi reali e da partiti virtuali che hanno dimostrato di non reggere alla prova dei fatti.
Il metodo seguito dimostra, crediamo, la sua validitÓ non solo nel rivisitare gli avvenimenti del passato, ma anche per affrontare da comunisti le sfide del presente.

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544 pagine a cura di Roberto Gabriele e Paolo Pioppi
€ 7,00 compresa la spedizione
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Pagamento tramite Paypal con destinatario pasti@mclink.it
o con altra modalitÓ da concordare.

Il nuovo obiettivo
di Aginform

Abbiamo già annunciato che Aginform nella veste avuta finora, cioè di analisi e orientamento sulle questioni generali che hanno caratterizzato gli anni che vanno dalla crisi del movimento comunista degli anni '90 del secolo scorso ad oggi, avrebbe concluso la sua funzione. Di questo lavoro sarà testimonianza il volume che uscirà alla fine di marzo e che avrà come titolo 'AGINFORM, lettere ai compagni'.
   Ora Aginform avrà invece un altro ruolo, quello di aprire la discussione su come definire una prospettiva politica in questa fase.


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208 pagine a cura di Roberto Gabriele e Paolo Pioppi.

Un percorso comunista che va dall'Organizzazione Proletaria Romana alla formazione delle Rappresentanze di Base sui luoghi di lavoro e dal Movimento per la Pace e il Socialismo fino all'Associazione Stalin. Una riflessione sul passato ma anche e soprattutto una indicazione di metodo per l'avvenire.

INDICE [qui]

Si può richiedere all'indirizzo pasti@mclink.it al prezzo di € 6,00 a copia (di cui € 1 per spedizione), pagabili da Paypal con destinatario pasti@mclink, oppure con ricarica tessera Postepay n. 4023 6009 5876 7677 o su conto corrente postale n. 78741444 intestato a Paolo Pioppi.












































































































































































































































La battaglia dei vaccini

  Le sfilate identitarie contro il 'governo della finanza' si sono puntualmente ripetute e, come è naturale che fosse, hanno lasciato il tempo che hanno trovato.

  Ora però più che alla polemica bisogna pensare seriamente alla situazione in cui ci troviamo e come affrontarla. Dovrebbe essere il compito prioritario di chi ha intenzione di misurarsi seriamente con ciò che sta accadendo e soprattutto dovrebbe essere il dovere di una sinistra popolare.

  La prima questione da chiarire riguarda la pandemia e i vaccini. A questo proposito ci troviamo in una situazione di confusione totale, creata da chi ha anteposto interessi particolari alla necessità di tutelare la salute dei cittadini. Tra i tanti discorsi fatti per mesi da parte di esperti e decisori politici non si è sottolineato con la chiarezza dovuta che senza vaccini non si poteva reggere a lungo. Lo scontro o anche il teatrino tra rigoristi e aperturisti che è stato in primo piano per un anno non poteva certo esaurire il problema che abbiamo di fronte. Che i cacicchi a capo delle regioni e i fascioleghisti abbiano alimentato per ragioni di bottega le polemiche, contribuendo ad aggravare le questioni sul tappeto è fuor di dubbio. Ma contrapporre a questa logica il rigorismo dei provvedimenti restrittivi alla lunga non poteva essere una soluzione convincente. Solo quando si è parlato dei vaccini come condizione indispensabile per superare la pandemia, si è potuta intravedere una luce in fondo al tunnel e si è aperta la possibilità di rendere coscienti e partecipi i cittadini italiani del fatto che ogni sforzo andava fatto in quella direzione.

  Questa possibilità e questa necessità si è però subito scontrata con il cinismo e la criminalità politica di chi ha da salvaguardare interessi assai diversi dal bene pubblico. Un primo elemento di freno e confusione è emerso con la crisi di governo provocata da Matteo Renzi nella fase più drammatica e risolutiva in cui il problema della pandemia doveva essere affrontato. Un fatto da tener ben presente nel giudizio su un personaggio che galleggia nel sistema politico italiano con una funzione di provocazione a servizio di lobbies che hanno interessi che certamente non coincidono con quelli della gente onesta. Ma questo è solo un dettaglio. Nonostante tutti i tentativi di dire e non dire e di edulcorare il problema, è venuta in primo piano, non solo per l'Italia ma per tutta l'Europa, la responsabilità dell'UE.

  L'Unione Europea ha dimostrato la totale inconsistenza dei proclami e dei progetti di tutela della salute e in definitiva anche dell'economia. I due amici 'atlantici' dell'UE, americani e inglesi, hanno privilegiato i loro interessi a scapito degli “alleati” e lasciato a secco l'Europa, salvaguardando solo lo stato sionista. E l'hanno fatto mentre con scandalosa arroganza e con la servile complicità dei governi europei e della stessa UE si impediva di fatto ogni possibilità di affrontare l'emergenza ricorrendo a vaccini prodotti in Russia o in Cina. L'Europa è rimasta così totalmente scoperta e – per quanto ci riguarda più direttamente – anche i due pupazzi che ci rappresentano a Bruxelles, Gentiloni e Sassoli, sono risultati non solo ininfluenti, ma corresponsabili del disastro vaccini.

  Adesso che il re è nudo si tratta finalmente di incominciare a risalire la china. La pandemia ci ha ricordato l'importanza prioritaria delle strutture sanitarie pubbliche mutilate per decenni e private di risorse per facilitare gli interessi privati. Ma il superiore interesse pubblico vale altrettanto e anche più di fronte allo strapotere delle multinazionali farmaceutiche e alla ricerca biomedica. Non è tollerabile che questo settore sia soggetto alla logica del profitto intrecciata con le mire imperialistiche dell'occidente.

  Al ministro Speranza e al governo tutto, in una ipotetica e rude manifestazione di protesta, dovrebbero, per cominciare, essere poste alcune domande:

  1) Perchè l'Italia non ha posto al centro della sua attività la questione dei vaccini, consentendo invece che l'agenda fosse dettata dai produttori privati e da una UE inesistente e perchè non sono state create le condizioni operative per arrivare al risultato?

  2) Perchè si è voluto subito escludere, su direttiva americana, la possibilità di utilizzare vaccini prodotti al di fuori del circuito angloamericano e in particolare quello russo e cinese che parecchi paesi (cui si è aggiunta anche l'Austria) stanno acquistando? I proclami atlantisti ed europeisti che si sono moltiplicati nelle ultime settimane in rapporto con dichiarazioni continue che annunciano e già mettono in atto una nuova guerra fredda servono dunque anche a questo?

  3) Perchè si continua a permettere alla destra fascio-leghista di strumentalizzare il disagio del settore del ristoro, alberghiero, sportivo non dicendo la verità e cioè che la vera soluzione è il vaccino e non la chiusura serale?

  4) Quali iniziative serie e non cosmetiche intende prendere il governo in proprio e nelle sedi internazionali per impedire la speculazione sui brevetti e l'appropriazione privata degli ingenti fondi pubblici che vengono elargiti?

  Se invece di proclamare al vento che la questione Draghi si riduce alla sua appartenenza al mondo della finanza ci fossimo occupati di creare un ampio fronte di lotta per spiegare alla gente disorientata qual è il problema e in che direzione bisogna andare forse avremmo ottenuto quella reazione popolare che oggi manca. E Draghi e il coro che lo sostiene avrebbe avuto la prima seria risposta alla sua vocazione 'europeista' e 'atlantista'. Non è il caso di pensarci sopra e uscire dalle nicchie?

Aginform
28 febbraio 2021

Non perdere l'occasione

  La rottura del pensiero unico attorno a Draghi operata dal Fatto quotidiano, dai deputati e senatori 5 stelle che hanno votato NO al nuovo governo e dalla posizione presa da Sinistra italiana rafforza il movimento unitario contro il liberismo e l'atlantismo.

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Fuori dal coro
Resistenza e riorganizzazione

  La sinistra inesistente, quella identitaria e quella movimentista, ha di fatto ignorato il passaggio politico da Conte a Draghi, così come prima faceva finta di ignorare le ragioni che portavano la quasi totalità degli organi di stampa e le istituzioni di regime a combattere il governo. E' un po' come Totò di “e che mi chiamo Pasquale?

  Noi abbiamo combattuto, invece, in tutti questi mesi per affermare un orientamento diverso e ci sembra che i fatti ci diano ragione. Sennò non si spiegherebbe il killeraggio di Renzi e l'arrivo di Draghi. Battuto nel tentativo di screditare, sul piano politico e mediatico, il governo Conte, il fronte liberista ha assoldato il suo sicario e organizzato un vero e proprio golpe. Con il consenso del capo dello stato è stato preparato un programma di 'unità nazionale' che rimette le cose a posto rispetto a una situazione che, a partire dal recovery fund, stava sfuggendo di mano ai gruppi di potere tradizionali, che poi sono i mandanti del golpe Draghi e da tempo svolgono, quasi in esclusiva una campagna agitatoria attraverso mass-media e stuoli di 'esperti'.

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UNITI
CONTRO IL GOLPE

Il governo Conte è stato rovesciato, organizziamo la protesta

  Il killer è stato un mercenario di nome Matteo Renzi, ma la mano che l'ha armato è fatta di tutta quella schiera di benpensanti, delle grandi e piccole consorterie economiche, delle logge massoniche, della finanza italiana ed europea, delle forze liberiste che rivogliono il controllo totale della gestione pubblica e degli strumenti del potere, di quella lurida accozzaglia di pennivendoli e opinionisti che hanno in tutti questi mesi remato per convincerci che il governo Conte era il peggiore e più sprovveduto dei governi.

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I due Matteo finalmente insieme: all'opposizione

  Il dibattito sulla fiducia alla Camera e al Senato non poteva andare meglio. Conte ha tenuto testa al bullo di Rignano e anche i suoi compari all'interno del PD hanno visto vanificati i loro sforzi per ridimensionarlo.

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La sorte di Conte
e il ruolo di un movimento popolare antifascista

  Per la sinistra inerte, come possiamo constatare, l'attuale feroce scontro politico che vede Conte al centro dell'attacco appare un fatto senza significato ed è meglio dunque starsene alla finestra. Ma, come abbiamo più volte sottolineato, bisogna spiegarsi come mai il 95% della stampa e dei media, a trazione liberista e fascio leghista, si è assunto il compito preminente di incitare al rovesciamento di questo governo: su qualsiasi argomento e con ogni pretesto, 'a prescindere'.

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Il governo Conte
e le alternative possibili

  Da quando si è costituito il governo Conte 2 incessante è stata l'azione della destra e delle forze del liberismo trasversale per recuperare terreno e imporre il controllo totale sulle scelte governative. L'equilibrio nelle forze di governo ha impedito finora che l'operazione andasse in porto, anche per la capacità' del presidente Conte di dare stabilità a un progetto di apertura su questioni importanti che hanno attinenza coi rapporti nell'UE e per le misure anticovid che nella prima fase della pandemia sono risultate efficaci.

   Ora che la situazione sanitaria sta precipitando si sono messi in moto però meccanismi che prefigurano scenari politici e sociali più cupi. La destra cerca di guadagnare spazi dopo un periodo di sofferenza ma, soprattutto, il liberismo istituzionale si è di nuovo scatenato accusando Conte e i suoi ministri di essere incompetenti e in taluni casi addirittura criminali.

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E' possibile evitare
un governo fascio-liberista?

Il Covid esiste e picchia duro. Non è solo una questione sanitaria, ma sta incidendo anche sugli equilibri politici e sul futuro. Non rendersene conto e seguire la corrente che sta montando in questi giorni ci porterà ad esiti inaspettati e negativi.

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Attuare la Costituzione
e impedire manipolazioni
e strumentalizzazioni

Lettera aperta al presidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena


Egregio presidente,

   dal momento che Lei è per noi un punto di riferimento per tutto ciò che concerne la difesa e la lotta per l'attuazione della Costituzione, come abbiamo sempre riconosciuto nei contatti avuti finora, cogliamo l'occasione di una Sua intervista, recentemente pubblicata sul sito Marx XXI, per fare alcune considerazioni su ciò che sta accadendo.



La risposta
di Paolo Maddalena

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Innanzitutto vogliamo chiarire che il movimento per la difesa e l'attuazione della Costituzione è bene che prenda nettamente le distanze - come Lei ha fatto - da gruppi che in nome di un malinteso sovranismo stanno contribuendo in realtà ad allargare l'area della destra, salviniana o di altra ispirazione, con una confusa agitazione sedicente libertaria, che viene strumentalmente giustificata anche con richiami assolutamente impropri alla Costituzione del 1948.

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Movimento politico
o diciannovismo da operetta?

  Tutti ricorderanno la definizione di diciannovismo attribuita al movimento di lotta che con molta drammaticità si sviluppò in Italia subito dopo la prima guerra mondiale. Si trattava, appunto, del 1919 quando operai e braccianti conducevano scontri durissimi con i padroni del vapore e con gli agrari perchè, dopo il massacro della guerra, le condizioni di lavoro - quando c'era - si dimostravano insopportabili. La questione all'epoca non era la mancanza di combattività dei lavoratori, ma la mancanza di direzione politica delle lotte e di chiarezza sugli obiettivi. Il massimalismo socialista era un misto di demagogia e opportunismo e ci volle la scissione di Livorno per tentare di raddrizzare la deriva. La parola giusta è appunto 'tentare' di raddrizzare, perchè ci vollero una dittatura di vent'anni e una nuova guerra mondiale per cambiare le cose.

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Socialismo e Costituzione

Per esplicitare la nostra posizione sul richiamo alla Costituzione abbiamo messo in chiaro alcune questioni di carattere preliminare. Tre in particolare:


1. Il discorso sulla difesa della Costituzione ha finora espresso solo un livello strettamente connesso a questioni di funzionamento delle istituzioni, relative al bicameralismo, alla autonomia differenziata, ai criteri numerici della rappresentanza, ai sistemi di votazione. Alcune di queste questioni hanno sicuramente un valore importante per impedire che la Costituzione venga manipolata introducendo differenziazioni tra italiani in base alle regioni in cui vivono, approvando leggi elettorali che stravolgono i criteri di rappresentanza, dando ai partiti e non agli elettori il diritto di scegliere i candidati che saranno effettivamente eletti. Nessuno di quelli che si mobilitano per difendere la Costituzione su questi temi si è posto però il problema di come viene applicato il diritto di associazione sindacale nei posti di lavoro. Eppure le norme relative riguardano più di venti milioni di lavoratori.

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La vittoria del SÍ al referendum
e la sconfitta della destra alle regionali
in Toscana, in Puglia e Campania
rafforza il fronte antiliberista

  Il 70% dei voti al SÍ, con una partecipazione di votanti che è andata oltre il 50% e il fatto che in Toscana, in Campania e in Puglia le liste della destra sono state sconfitte apre indubbiamente scenari diversi da quelli catastrofici descritti dai media di regime e da un nugolo di 'personalità' che si sono mobilitate per far prevalere il NO nonostante l'approvazione quasi unanime in parlamento della legge sulla riduzione del numero di deputati e senatori.


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Come difendere la Costituzione
e perchŔ

In questi ultimi tempi il discorso sulla Costituzione e sulla sua difesa ha visto un'accelerazione in rapporto al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Nel confronto in corso si cerca di far apparire che chi vota NO difende la Costituzione mentre chi vota SÍ sarebbe propenso a manipolarla.

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La posta in gioco

Appello alla sinistra del NO
perchè riconsideri la sua scelta


Nella sinistra, il SÍ e il NO non devono provocare una guerra di religione, ma essere un'occasione per riflettere e discutere non solo sulle opzioni relative al referendum, ma anche sulla fase politica che stiamo attraversando e su come una sinistra concretamente legata ai problemi politici e ai passaggi della fase dovrebbe collocarsi. Questo è il problema da cui partire, non se mantenere o ridurre il numero attuale dei seggi parlamentari.

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Perchè votare SÍ

La posizione del Fronte Politico Costituzionale
sul referendum per la riduzione del numero dei parlamentari


Aumentare o diminuire il numero dei parlamentari ha ben poco a che fare con il principio della rappresentanza democratica. Chi vuol far credere che questa dipenda da quanti deputati e senatori siedono in parlamento usa l'argomento a fini strumentali per un obiettivo dichiaratamente politico, che è quello di condurre una battaglia contro il governo Conte, e per mantenere in piedi un sistema di corruttela che passa anche attraverso la manipolazione della rappresentanza con le leggi elettorali maggioritarie e la compravendita di deputati e senatori raccolti nella palude del parlamento.

   Non è un caso che dopo che la legge sulla riduzione dei parlamentari è stata votata a larghissima maggioranza si è attivato un fronte trasversale per sostenerne l'abrogazione con il NO. I vecchi maneggioni della 'rappresentanza' non vogliono perdere la loro platea di riferimento.

29 agosto 2020

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I compiti
del movimento antiliberista oggi

   Il discorso politico che è già stato aperto, e in varie direzioni, con l'intenzione di suscitare un dibattito che ci porti fuori delle secche in cui una sinistra inesistente cerca di mantenere i suoi riti, senza intaccare minimamente i rapporti di forza, ha bisogno oggi di verifiche e di aggiornamenti continui.

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La sfida politica di Conte
Capire prima di aprir bocca

  Come era lecito aspettarsi, si continua a vedere l'albero e non la foresta. A destra, dopo qualche sbandamento iniziale, Salvini e Meloni hanno riproposto il loro show finto-sovranista qualificando l'accordo di Bruxelles sul ricovery fund come un bidone.

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Autostrade, Alitalia, ILVA
la posta in gioco della battaglia in corso

  Hanno perso la testa, ma la battaglia Ŕ ancora in corso e non si sono certo arresi.

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Due chiarimenti sulle prospettive

  L'aver imboccato la strada di creare un movimento politico organizzato con lo slogan Cambiare l'Italia attuando la Costituzione comporta la capacitÓ di individuare costantemente i nodi dello scontro politico e sociale che contraddistinguono da una parte la linea liberista e dall'altra le spinte politiche e sociali che al liberismo si oppongono.

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La linea del Fronte
Come organizzare la lotta contro la destra e i liberisti
nel periodo del coronavirus e della crisi economica


  Sulla questione della lotta al virus e alle sue conseguenze economico-sociali si sta conducendo nel nostro paese una grande battaglia tra le forze in campo. Da una parte la destra politica e l'ampio ventaglio dei liberisti diversamente collocati e dall'altro coloro che tendono a garantire la salute dei cittadini e ad esigere provvedimenti economici a favore dei lavoratori e dei cittadini colpiti dalla crisi.
   Il governo Conte ha dimostrato finora di saper gestire la situazione sanitaria nel modo pi¨ responsabile possibile, con limiti dovuti spesso a condizioni oggettive e nonostante il sabotaggio dei 'governatori' regionali della destra..


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Uscire dalla crisi attuando la Costituzione

Dal sito dell'associazione Attuare la Costituzione, fondata da Paolo Maddalena, presidente emerito della Corte Costituzionale, riprendiamo [qui] il documento "Uscire dalla crisi attuando la Costituzione". Si tratta infatti di un testo di estrema utilitÓ per l'elaborazione del programma e la definizione del ruolo del Fronte Politico Costituzionale


Per una rivoluzione democratica
basata sulla Costituzione

A proposito del manifesto
"Per la rinascita dell'Italia attraverso l'economia reale e l'osservanza della Costituzione"


Far nascere una formazione politica che raccolga le spinte al cambiamento è un'esigenza che sta maturando in molti, anche se l'obiettivo non è così a portata di mano. Questa esigenza, seppure non facile da tradurre in progetto politico, sta incrociando una situazione oggettiva, dovuta alla crisi del coronavirus e allo smascheramento del ruolo dell'UE come portatrice di un meccanismo al servizio della finanza e dell'Europa liberista. Per coloro che da tempo conducono la battaglia per cambiare lo stato di cose presente è arrivato il momento di porsi al livello che la nuova situazione impone.


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IL 15 FEBBRAIO ERAVAMO
IN PIAZZA SS. APOSTOLI
PER SOSTENERE
LA BATTAGLIA DEI 5 STELLE
E FAR CONOSCERE
GLI OBIETTIVI DEL
FRONTE POLITICO COSTITUZIONALE








Articolo 11
Imponiamo il rispetto della Costituzione


Roma, 11 gennaio - piazza ss.Apostoli

  Nell'ambito della campagna iniziata dal Fronte Politico Costituzionale per il rispetto dell'art.11 della Costituzione che vieta la partecipazione dell'Italia ad azioni di guerra per la soluzione di controversie internazionali, sabato 11 gennaio si è svolto un presidio a Roma, in prossimità del Quirinale, finalizzato alla consegna al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella della lettera che [qui] pubblichiamo, in cui si chiede


- il ritiro delle truppe italiane dai teatri di guerra
- il divieto di usare basi italiane per azioni militari all'estero
- l'abolizione degli embarghi verso altri paesi.


Chiamiamo in causa il Presidente Mattarella perchè, come garante della Costituzione non può e non deve consentire le violazioni dell'art.11.

   Il Fronte Politico Costituzionale si augura che tutti coloro che condividono la battaglia per il rispetto dell'art.11 sapranno unirsi e collaborare al raggiungimento degli obiettivi.



Cambiare l'Italia
attuando la Costituzione

Su questo obiettivo bisogna che convergano tutte le forze popolari e progressiste.
L'applicazione dei punti fondamentali della Costituzione repubblicana non è un richiamo retorico a un glorioso passato, ma una necessità obiettiva che scaturisce dalla situazione economica e sociale creata dalle forze liberiste e un passaggio obbligato per uscire dalla logica liberista e privatistica che governa da decenni la società italiana.
Bisogna creare un vasto movimento unitario e organizzato per l'attuazione del dettato costituzionale su un programma che prevede in particolare:

il rifiuto delle guerre e degli embarghi economici contro altri paesi e il rispetto della sovranità nazionale

l'indirizzo dell'economia nazionale a fini sociali e non regolata dal profitto privato e dalla logica della finanza speculativa e il contrasto degli effetti devastanti dell'economia liberista a livello nazionale e internazionale

il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei cittadini in materia di condizioni di lavoro, di salute, di salario e pensioni, scuola e ambiente.


Su questo programma
stiamo costruendo il
Fronte Politico Costituzionale


PerchŔ un
Fronte Politico Costituzionale

Per aprire il discorso sul FPC ricorriamo a una frase celebre di Marx: "l'umanità si pone sempre solo i compiti che può risolvere". E' importante sottolineare questa frase per uscire da un dilemma in cui ci dibattiamo nella sinistra tra il trasformismo elettoralistico che passa per tattica e l'antagonismo 'a prescindere', senza una base razionale e strategica, che poi quasi sempre tracima nel trasformismo.

Il testo che segue deriva da un'analisi della fase che stiamo attraversando e serve ad aprire un discorso che sia la sintesi tra una necessità storica e il programma che ci consenta di affrontarla

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I comunisti
e il Fronte Politico Costituzionale

Sono circa due anni che si è aperta una fase nuova della politica italiana rispetto alla quale le forze tradizionalmente di opposizione sono rimaste spettatrici o anche inchiodate in una posizione di principio che ha congelato potenzialità e iniziative e che non ha certo contribuito a portare avanti la situazione.

Per questo, dopo un dibattito durato un periodo non breve e che viene documentato nel volume Lettere ai compagni ci siamo decisi ad avanzare una proposta attorno alla quale sollecitare una discussione e una definizione programmatica che avvii una nuova aggregazione unitaria in grado di incidere sul terreno dello scontro politico e di classe.


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