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AGINFORM

Foglio di Corrispondenza comunista


Contributi
di analisi
e dibattito

Situazione operativa sui fronti siriani del 17-5-2018

Stefano Orsi [qui]

La strategia di Putin sta finalmente iniziando a funzionare?

Paul Craig Roberts, 14 maggio 2018, [qui]

Il nuovo governo e il viale del tramonto

Piotr, 16 maggio 2018, [qui]

La Corea del Nord e la diplomazia muscolare neocon

Piccole note, 16 maggio 2016, [qui]

Medio Oriente, siamo in guerra (nel caso non ve ne foste accorti)

Fulvio Scaglione, 10 maggio 2018, [qui]

I Costruttori di Guerre

il Saker, 4 maggio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 27-4-2018

Stefano Orsi, [qui]

La svolta coreana

Pierluigi Fagan, 28 aprile 2018, [qui]

"La Francia ha schierato truppe in 5 basi nella Siria settentrionale"

Agenzia Anadolu, 27 aprile 2008, [qui]

Vi spiego perché l'America e tutto l'Occidente hanno tanta paura dell'Iran

Alberto Negri, 25 aprile 2018, [qui]; vedi anche Iran, da che parte sta Macron?, Fulvio Scaglione, 26 aprile 2018, [qui].

Siria e Iraq - gli USA coccolano l'ISIS - i piani per la battaglia finale sono altri

Moon of Alabama, 24 aprile 2018, [qui]

Le menzogne e gli ignavi

Piotr, 16 aprile 2018, [qui]

Abbiamo finito con la crisi siriana provocata dagli USA e dal Regno Unito?

Paul Craig Roberts, 14 aprile 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 16 aprile 2018 [video]

Stefano Orsi, [qui]

Che prezzo dovrà pagare l'umanità per il crollo dell'Impero?

the Saker, 13 aprile 2018, [qui]

L'ora più buia

Pierluigi Fagan, 14 aprile 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 12-4-2018

Stefano Orsi, [qui]

Lula vale a luta

Beppe Grillo, 10 aprile 2018, [qui]

La voce del padrone (o come un cane obbediente va alla guerra)

il Saker, 8 aprile 2018, [qui]

Il Pentagono sta pianificando una "lunga guerra" su tre fronti contro Cina e Russia

Michael Klare, 4 aprile 2018, [qui]

A un passo dalla grande guerra

Piotr, 8 aprile 2018, [qui]

Idee per una sinistra nazionale e popolare

Ugo Boghetta, Carlo Formenti, Mimmo Pecoraro, 4 aprile 2018, [qui]

Come l'Oriente può salvare l'Occidente

Saker, 2 aprile 2018, [qui]

M5S-Lega: questo matrimonio non s'ha da fare?

Simone Santini, 29 marzo 2018, [qui]

L'Ambasciata Russa in Italia sulla espulsione di funzionari di rappresentanze russe

29 marzo 2018, [qui]

Agnello di Dio: meglio salvare l'agnello e sacrificare il palestinese

Pierluigi Fagan, 31 marzo 2018, [qui]

Il Caso Skripal è una bufala, la guerra dell'Occidente alla Russia è terribilmente vera

Fulvio Scaglione, 28 marzo 2018, [qui]

Socialisti e verdi ungheresi flirtano con l'estrema destra di Jobbik. Il "rossobrunismo" che piace all'Unione Europea e a Soros

Omar Minniti, 28 marzo 2018, [qui]

Vladimiro Giacché - Come fanno a privatizzare tutto? Sul modello del sacco della Germania est

Vladimiro Giacchè, 19 marzo 2018, [qui]

Uno scontro epocale, un momento pericoloso

Vincenzo Brandi, 27 marzo 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 22-3-2018

Stefano Orsi, [qui]

Una prova per la democrazia russa

Dimitri Orlov, 23 marzo 2018, [qui]

I candidati al mondo multipolare: dal caso Skipral al caso Facebook

Piotr, 23 marzo 2018, [qui]

La Cina corre e si prende un ruolo guida mondiale sui salari: ora la busta paga media cinese supera quelle dell'Est Europa

Tino Oldani, "Italia Oggi", 14 marzo 2018, [qui]

Con la Siria, contro la guerra

Una presa di posizione contro Global Action for Afrin e la sinistra imperialista PCI Bologna, 21 marzo 2018, [qui]

Libia: sette anni di sventura NATO

Manlio Dinucci, 20 marzo 2018, [qui]

Spigolature dal conflitto mondiale

Piotr, 19 marzo 2018, [qui]

Lettera ad Eurostop

Ugo Boghetta, Carlo Formenti, Mimmo Porcaro, 12 marzo 2018, [qui]

Donald Trump: "America first! Costi quel che costi!"

Piotr, 14 marzo 2018, [qui]

Le balle di Theresa May

Moon of Alabama, 14 marzo 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 13-3-2018

Stefano Orsi [qui]

Poteva andare peggio? Sì.

Piotr, 9 marzo 2018, [qui]

Lettera aperta delle Monache siriane: Chiamare le cose con il loro nome, è questo l'inizio della pace

sorelle Trappiste in Siria, 4 marzo 2018, [qui]

Il primo senatore nero della Repubblica Italiana

Piotr, 8 marzo 2018, [qui]

L'effetto Macronda sul post-elezioni

Simone Santini, 7 marzo 2018, [qui]

Populisti 50 - Comunisti 1. Vogliamo parlarne?

Mimmo Porcaro, Ugo Boghetta, 6 marzo 2018, [qui]

A botta calda

Carlo Formenti, 5 marzo 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 2-3-2018

Stefano Orsi, [qui]

Ghouta Est: quando i ribelli mettevano i civili in gabbie

Piccole note, 27 febbraio 2018, [qui]; vedi anche Un breve promemoria su chi sono i ribelli di Ghouta Est, Vietato parlare, 25 febbraio 2018, [qui]

Ecco perché uscire dall'euro non sarebbe storicamente regressivo

Vladimiro Giacchè, 26 febbraio 2018, [qui]. Vedi anche La gabbia dell'euro: perchè uscirne è internazionalista e di sinistra, Mimmo Porcaro, 27 febbraio 2018, [qui]<

Situazione operativa sui fronti siriani del 23-2-2018

Stefano Orsi, [qui]. Aggiornamento in video del 25 settembre [qui]

Nel quindicesimo anniversario della guerra contro l'Iraq, facciamo sì che il mondo ricordi la lezione

Caitlin Johmstone, 22 febbraio 2018, [qui]

Macerata: quando i fatti indicano la luna il sinistrismo guarda il dito

Ugo Boghetta, 21 febbraio 2018, [qui]

Le bugie di Ghouta

Piccole Note, 22 febbraio 2018, [qui]. Sugli ultimi sviluppi ad Afrin vedi anche [qui]

La situazione in Siria

Stefano Orsi, 20 febbraio, [qui]

BBC: "Come i nostri soldi stanno finanziando la Jihad ..."

Vietato Parlare, 18 febbraio 2018, [qui]

Il controcontatore

Il pedante, 14 febbraio 2018, [qui]

Perché votiamo per i nostri padroni ?

Fabio Conditi, 19 febbraio 2018, [qui]

Cinque Stelle: l'errore è una verità impazzita

Massimo Fini, 18 febbraio 2018, [qui]

A chi sono utili le "inutili guerre"

Manlio Dinucci, 13 febbraio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 11-2-2018

Stefano Orsi, [qui]

Genocidi Washington Style - tocca al Venezuela?

Peter Koenig, 7 febbraio 2018, [qui]

Bagnai

Ugo Boghetta, Mimmo Porcaro, 31 gennaio 2018, [qui]

Il massacro di Afrin poteva essere evitato

Antonello Boassa, 8 febbraio 2018, [qui]

A Sochi consenso dei siriani

Thierry Meyssan, 7 febbraio 2018, [qui]

Corea, Siria, Palestina:
il mondo che avanza e le elezioni italiane

Vincenzo Brandi, 26 gennaio 2018, [qui]

Per un superamento del superamento del Fiscal Compact

Marcello Spano, 25 gennaio 2018, [qui]

La battaglia di Afrin (2)

Piccole Note, , [qui]

Grecia - comoda vittima o compiacente masochista?

Peter Koenig, 19 gennaio 2018, [qui]; vedi anche Grecia fase finale: all'asta sul web tutto ciò che si può vendere, anche le case private, Maurizio Pagliassotti, 28 gennaio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 21-1-2018

Stefano Orsi, [qui]

Deficit in Francia e in Italia: due paroline a Moscovici

Alberto Bagnai, 17 gennaio 2018, [qui]

Nell'era di Trump. Un inizio d'anno in nome della crisi americana

Piotr, 15 gennaio 2018, [qui]

Italia in armi dal Baltico all'Africa

Manlio Dinucci, 15 gennaio 2018, [qui]

Potere al popolo: déjà vu o quasi

Ugo Boghetta, 16 gennaio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 13-1-2018

Stefano Orsi, [qui]

Il vero libro esplosivo è quello a firma Trump

Manlio Dinucci, 9 gennaio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 7-1-2018

Stefano Orsi, [qui]. Siria, i militari russi hanno bloccato un attacco con 13 droni dei jihadisti "prodotti da paesi con alta capacità tecnologica" [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 22-12-2017

Stefano Orsi, [qui]

Intervista a Aldo Barba e Massimo Pivetti, autori di "La scomparsa della Sinistra in Europa"

Collettivo Aristoteles, 21 dicembre 2017, [qui]

! In difesa del Socialismo Reale e del marxismo-leninismo

Due volumi, 24 capitoli, per complessive 2500 pagine , dicembre 2017, [qui]

La scuola siciliana va alla guerra

Antonio Mazzeo, 16 dicembre 2017, [qui]

Un breve commento sull'ultimo casino di Trump

The Saker, 13 dicembre 2017, [qui]

Paul Craig Roberts - L'America cammina verso l'Armageddon

Paul Craig Roberts, 5 dicembre 2017, [qui]

Russia e Cina costruiscono una nuova geografia economica

William Engdahl, 16 novembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 8-12-2017

Stefano Orsi, [qui]

USA: torna l'opzione apocalisse

Piccole note, 5 dicembre 2017, [qui]

Il popolo dell'Honduras nelle piazze sfida l'impero

Carlos Aznarez, 3 dicembre 2017, [qui]

L'Europa dello sfruttamento: l'industria tessile nell'Europa orientale

Campagna abiti puliti, 15 novembre 2017, [qui]

Rapporto sui progressi della guerra USA-Russia

Il Saker, 1 dicembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 1-12-2017

Stefano Orsi, [qui]

La condanna di Mladic e la "sinistra" italiana

Vincenzo Brandi, dicembre 2017, [qui]

A Ghedi 30 F-35 con 60 bombe nucleari

Manlio Dinucci, 28 novembre 2017, [qui]

L'asta di Amazon e i sindaci piazzisti

Simone Ramella, 23 novembre 2017, [qui]

"Mladic è un capro espiatorio per coprire i crimini della NATO"

Intervista di Alessandro Bianchi a Cristopher Black, 23 novembre 2017, [qui]. Per le falsità della propaganda NATO su Srebrenica [qui]

La hasbara sionista sta vincendo in Italia

Romana Rubeo e Ramzy Baroud, 21 novembre 2017, [qui]

Nasce la Pesco costola della Nato

Manlio Dinucci, 21 novembre 2017, [qui]

La Corea del Sud si sposta verso la Cina

Alexander Mercouris, 10 novembre 2017, [qui]

Israele si addestra a una guerra con l'Iran assieme agli aerei di Usa, Italia e Germania

Vincenzo Nigro, 10 novembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani e medio orientali del 10-11-2017

Stefano Orsi, [qui]

Il Qatar confessa i segreti della guerra siriana in un'esplosiva intervista virale

Tyler Durden, 29 ottobre 2017, [qui]

I sauditi che non ti aspetti e altri scherzi della crisi sistemica

Piotr, 7 novembre 2017, [qui]

Il riavvicinamento Germania-Russia è opportuno... e cruciale

Finian Cunningham, 27 ottobre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 3-11-2017

Stefano Orsi, [qui]

Il vero impatto del 'Pentagono Italiano'

Manlio Dinucci, 31 ottobre 2017, [qui]

Cina: un fatto fuori teoria

Pierluigi Fagan, 31 ottobre 2017, [qui]

Anna Frank non è nata a Donetsk

Cesare Corda, 31 ottobre 2017, [qui]

Kragujevac: 21 ottobre 1941- 21 ottobre 2017 - Per non dimenticare

Enrico Vigna, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 27-10-2017

Stefano Orsi, [qui]

L'Occidente mira alla ricolonizzazione dell'Africa tramite una guerra infinita; rimuovere Gheddafi fu solo il primo passo

Dan Glazebrook, 21 ottobre 2017, [qui]

L'Occidente è come un esercito di briganti

Intervista a Andre Vltchek, 14 ottobre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 20-10-2017

Stefano Orsi, [qui]

Omicidio Caruana Galizia: la "Guerra Fredda" è tornata anche a Malta

Federico Dezzani, 17 ottobre 2017, [qui]

Oro, petrolio, dollari, Russia e Cina

William Engdhal, 13 settembre 2017, [qui]

Antifa in teoria e in pratica

Diana Johnstone, 9 ottobre 2017, [qui]

La sinistra non abdichi alle proprie responsabilità

Sergio Cesaratto, 6 ottobre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 6-10-2017

Stefano Orsi, [qui]

Le Conseguenze del Referendum Curdo

Colonel Cassad, 27 settembre 2017, [qui]

Secessione in Catalogna: è tutta colpa di Putin

Massimo Mazzucco, 3 ottobre 2017, [qui]

La Cambogia scopre ed espelle una rete di interessi americana

Joseph Thomas, 27 agosto 2017, [qui]

Il segreto della vittoria siriana sulla coalizione NATO è la partecipazione popolare e il coinvolgimento delle comunità

Antonio de Martini, 2 ottobre 2017, [qui]

Catalogna e populismo di sinistra

Fulvio Scaglione, 2 ottobre 2017, [qui]

Germania: se Angela Merkel bevesse il siero della verità

Voci dall'estero, video, 1 ottobre 2017, [qui]

Indipendenza da cosa?

Alberto Micalizzi, 1 ottobre 2017, [qui]

La fine dell'oasi catalana

Andrea Geniola, 28 settembre 2017, [qui]

Siria - il comando centrale americano dichiara guerra alla Russia

Moon of Alabama, 25 settembre 2017, [qui]

Kurdistan: quello che il referendum nasconde

Thierry Meyssan, 26 settembre 2017, [qui]

Viva la Catalogna abbasso l'Italia

Mimmo Porcaro, Ugo Boghetta, 26 settembre 2017, [qui]

La crisi coreana nell'Occidente orwelliano

Finian Cunningham, 1 settembre 2017, [qui], vedi anche "Perchè gli Stati Uniti sono il IV Reich", 27 settembre 2017, [qui]

Un'escalation davvero pericolosa in Siria

The Saker, 25 settembre 2017, [qui]

Deir Ezzor. Collusione tra USA, SDF e ISIS. Ministero della difesa russo rilascia prove satellitari

Ancora fischia il vento, 25 settembre 2017, [qui]

Le forze speciali russe respingono un attacco pianificato dagli USA in Siria, denunciano gli USA e rilasciano un duro comunicato

The Saker, 21 settembre2017, [qui]

Gli USA e la riduzione di complessità

Pierluigi Fagan, 21 settembre 2017, [qui]; Riduzione di complessità 2 [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 20-9-2017

Stefano Orsi, [qui]

Dopo il Califfato, il Rojava. Una guerra può nasconderne un'altra

Thierry Meyssan, 18 settembre 2017, [qui]

! Passaggio del Mar Rosso o Diluvio Universale. La nuova partita a scacchi

Piotr, 13 settembre 2017, [qui]

"Qui nessuno si arrende". Venezuela al contrattacco: contro il dollaro, entra lo yuan

Geraldina Collotti, 11 settembre 2017, [qui]

L'Inferno del miracolo tedesco

Olivier Cyran, 10 settembre 2017, [qui]

Dopo i 16 morti sulle Ramblas, Barcellona "risponde" al terrorismo... con una conferenza contro il governo di Assad!

Omar Minniti, 11 settembre 2017, [qui]

11 settembre 2001: il grande inganno

Un video di sintesi di Massimo Mazzucco, [qui]; le considerazioni sulla "dissociazione cognitiva" di Roberto Quaglia su Pandora TV [qui]; si veda anche il dossier curato da Aginform nel 2007, [qui]

La sinistra fra vincoli economici autoimposti e vincoli veri

Sergio Cesaratto, 10 settembre 2017, [qui]; in video [qui].

! Situazione operativa sui fronti militari siriani al 9-9-2017

Stefano Orsi, [qui]

I BRICS colpiscono di nuovo

Pepe Escobar, 6 settembre 2017, [qui]

Sta per scoppiare una nuova bolla?

Andrea Baranes, 5 settembre 2017, [qui]

La Corea del Nord nel grande gioco nucleare

Manlio Dinucci, 5 settembre 2017, [qui]

L'Hub Nato che spia il Sud

Manlio Dinucci, 5 settembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 4-9-2017: "La Grande Battaglia per Deir Ezzour"

Stefano Orsi, [qui]

immigrazione: crisi ed ipocrisia della sinistra clintoniana italiana

Ugo Boghetta, 31 agosto 2017, [qui]

Ad esser franchi

Pierluigi Fagan, 2 settembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 31-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 21-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 20-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Intervista al generale Dino Tricarico, "Indagate sull'università di Cambridge che mandò Giulio Regeni incontro alla morte"

"E' più di un sospetto che la distensione e la restaurazione di rapporti virtuosi nel Mediterraneo, in Europa e nei confronti della Russia, siano meccanismi che qualche manina tende sistematicamente a fare inceppare" Claudia Fusani, 17 agosto 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 17-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Corea del Nord: fuoco, furia e fifa

Pepe Escobar, 10 agosto 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 13-8-2017

Stefano Orsi, [qui]

Danno collaterale

Diana Johnstone, 12 agosto 2017, [qui]

Migrazioni terapeutiche o i pericoli delle fiabe

Il pedante, 11 giugno 2017, [qui]

Venezuela e la sua Costituente: poco o molto?

Atilio Boron, , [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani

Stefano Orsi, 4 agosto 2017, [qui], 6 agosto 2017, [qui]; per un giudizio sulle prospettive, vedi l'intervista di Sputnik al Saker 3 agosto 2017, [qui]

Il Rojava tra la retorica e il Pentagono

Andrea Muratore, 4 agosto 2017, [qui]

Le nuove sanzioni USA esigono il cambiamento della strategia di sviluppo della Russia

Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR), 7 agosto 2017, [qui]

Venezuela - l'Assemblea Costituente Nazionale è al suo posto - ma la lotta per la sovranità non è finita

Peter Koenig, 2 agosto 2017, [qui]

Il Congresso USA ha dato scacco matto all'Europa-Merkel

Maurizio Blondet, 4 agosto 2017, [qui]

Confessioni di criminali di guerra

"Napolitano il passante e la guerra di Libia", Pino Cabras, 3 agosto 2017, [qui]; Napolitano: decise Berlusconi, non io [qui] - Reazioni risentite da destra, ma il governo con Forza Italia, Lega, La Russa e Fortini approvò (vedi Repubblica del 4 agosto, pag. 6)

Il Venezuela Bolivariano e la Vittoria Costituente

Antonio Cippolletta, 2 agosto 2017, [qui]

Il vero presidente USA aizza la NATO a Est per i war-games contro la Russia. E Oslo scodinzola

Mauro Bottarelli, 2 agosto 2017, [qui]

Sanzioni, fumo e specchi da una scuola materna fatta di LSD

The Saker, 31 luglio 2017, [qui]

La crisi tra Qatar e Arabia Saudita diventa anche finanziaria

Giuseppe Masala, 1 agosto 2017, [qui]

Le nuove sanzioni contro i russi sono il monumento di Washington alla sua criminalità (La guerra è all'orizzonte)

Paul Craig Roberts, 29 luglio 2017, [qui]

Macron-Libia: la Rothschild Connection

Manlio Dinucci, 1 agosto 2017, [qui]

La cronaca da Caracas dello storico voto di ieri: "Siamo qui per esercitare un diritto che nessuno ci può negare: né Trump, né i guarimberos. Ditelo, ai politici italiani..."

Geraldina Colotti, 31 luglio 2017, [qui]; intanto Renzi non perde l'occasione di tifare per i golpisti [qui]

L'espulsione della Russia di personale dell'ambasciata americana è enorme e senza precedenti

Alexander Mercouris, 31 luglio 2017, [qui]

L'establishment USA contro il resto del mondo

Thierry Meyssan, 31 luglio 2017, [qui]

Venezuela, le Magliette Rosse occupano la scena

Geraldina Colotti, 28 luglio 2017, [qui]

Venezuela, i Lavoratori respingono lo Sciopero indetto dall'Opposizione

Geraldina Colotti, 26 luglio 2017, [qui]

Non chiamatela crisi: è una guerra

Thomas Fazi, 26 luglio 2017, [qui]

"La nostra risposta alle sanzioni Usa sarà dolorosa". Mosca promette vendetta

Huffington Post, 26 luglio 2017, [qui]

Quantitative Easing, il più grande trasferimento di ricchezza della storia

Dan Glazebrook, 22 luglio 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 21-7-2017

Stefano Orsi, [qui]

Nicolas Maduro: "Hai sbagliato paese, Federica Mogherini: il Venezuela non è una colonia europea"

Geraldina Colotti, 19 luglio 2017, [qui]

A Napoli Hub di guerra per il sud

Manlio Dinucci, 13 luglio 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 13-7-2017

Stefano Orsi, [qui]

Il primo incontro fra Putin e Trump produce... qualcosa di molto simile al nulla

The Saker, 7 luglio 2017, [qui]; un diverso commmento Finian Cunninghar, 10 luglio 2017, [qui]

L'Italia e l'irreversibile crisi del parlamentarismo

Federico Dezzani, 29 giugno 2017, [qui]

Grecia-Cipro-Israele: la "triplice alleanza"

Solidnet, 23 giugno 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 28-6-2017

Stefano Orsi, 29 giugno 2017, [qui]

L'ultima escalation in Siria - cosa sta succedendo veramente

il Saker, 23 giugno 2017, [qui]

Gli Stati Uniti sono in guerra contro la Siria

Jim Kavanagh, Counterpunch, 21 giugno 2017, [qui]

Sulle elezioni francesi: il voto, la crisi, il futuro

Jacques Sapir, 19 giugno 2017, [qui]

[continua]    


La battaglia è iniziata

Scriviamo quando la vicenda iniziata dopo le elezioni del 4 marzo non è ancora conclusa. Non per anticiparne le conclusioni, ma perchè non ci sentiamo spettatori bensì partecipi della battaglia in corso, nel senso che - pur mantenendo tutta l'autonomia di comunisti - capiamo che i suoi esiti sono molto importanti per il futuro e ne viviamo i passaggi e capiamo anche che non tutto si concluderà con un no o un sì al governo Salvini-Di Maio. Lo scontro è destinato a protrarsi nel tempo.

Vogliamo ribadire ciò che abbiamo scritto all'indomani delle elezioni: il risultato costituisce un fatto di straordinaria importanza perchè rompe lo schema tradizionale della dialettica politica italiana, mettendo all'angolo il fascio-renzismo che ha rappresentato negli ultimi anni il colpo più duro contro i lavoratori e la maggioranza degli italiani.

Questo fatto, come è ovvio, ha scatenato una reazione rabbiosa, da destra e da sinistra.

A destra Berlusconi, che credeva di poter guidare la sua coalizione portandola come garanzia di continuità della tradizione europeista moderata, si è trovato scavalcato dalla Lega e ha dovuto rapidamente cambiare ruolo ritagliandosi quello del frenatore. Ma ingabbiare Salvini non era né facile né possibile e quindi ha dovuto, obtorto collo, accettare l'ostracismo da parte dei Cinque-stelle. L'ex cavaliere non è stato colpito a morte, ma il colpo pentastellato è andato a segno, ed è andato a segno anche quello di mettere all'angolo il PD e aumentarne visibilmente le contraddizioni. La reazione che si è scatenata contro la prospettiva del governo giallo-verde non è solo partitica, ma si estende a tutta l'impalcatura del vecchio sistema della cosiddetta società civile, ai giornali e alle televisioni, agli 'esperti' chiamati a dare il loro alto parere con le stupidaggini dei saccenti. E, cosa incredibile, a tirare la volata sono proprio i giornali della destra, quelli berlusconiani. Allora perchè Berlusconi non rompe? Per il semplice motivo che questa rottura sarebbe anche la fine del suo sogno governista, meglio dunque lavorare al sabotaggio e puntare al fallimento della coalizione giallo-verde. Questo a destra.

E a sinistra che cosa succede? Si cerca innanzitutto di accreditare l'immagine di un governo di destra, contro cui organizzare una nuova resistenza. All'appello ha già risposto LeU per bocca di Speranza, ma è verosimile che anche il movimento arancione degli 'alternativi' sarà spinto a tirare la volata a una 'sinistra' risorta. Il fronte che si muove contro l'accordo Lega-Cinquestelle è dunque ampio e convergente e naturalmente entrano in ballo anche i commissari europei, la borsa e lo spread.

A questo punto la domanda è: perchè, da destra e da sinistra, c'è una convergenza così ampia, con il Financial Time che parla dei 'nuovi barbari' al governo dell'Italia? Forse perchè si parla finalmente di cambiare le regole del gioco in Europa, rivedere la Fornero, decidere sul reddito di cittadinanza e su tante altre cose che - sotto l'egida di un governo 'modernamente di sinistra' - hanno reso così tragica la situazione sociale in Italia? E come mai tanta gente perbene ha perso il normale savoir faire politichese e si è lanciata violentemente nella mischia?

Tra le cose che sono saltate in questo periodo c'è anche la capacità di comprendere e interpretare il corso degli avvenimenti da parte di una sinistra defunta e questo spiega anche i risultati autistici delle sue liste 'alternative'.

La tragedia è che la situazione è in marcia, ma manca una forza strategica che possa intervenire in modo giusto per sfruttarla.

Aginform
17 maggio 2018


La rivoluzione del 4 marzo

20 giugno 1789: il giuramento della pallacorda
da www.glistatigenerali.com

Molti hanno stentato a capire che le elezioni del 4 marzo, aldilà della percezione dei vincitori, hanno rappresentato in Italia una sorta di rivoluzione, un punto di non ritorno dalla palude in cui stagnava la politica italiana.

Il terremoto era in parte annunciato, ma si trattava di voti e di percentuali che nascondevano il dato principale, che era di sostanza: la maggioranza dei votanti (oltre al 27% di astenuti) ha deciso di uscire dalla vecchia politica fatta di manovre, inciuci e interessi consolidati e di esprimere domande da cui non era e non è possibile derogare.

Vero è che le promesse possono anche non essere mantenute, ma i rosigoni del PD fanno male a pensare che in futuro ci potranno essere recuperi a loro favore. Non hanno capito che il voto del 4 marzo ha espresso contro il renzismo una rabbia molto profonda e solo l'imbecillità del senatore di Rignano può dar credito a ipotesi ottimistiche sugli effetti dell'Aventino in versione dem. In ballo ci sono infatti proprio le questioni su cui il PD renziano è andato a sbattere: il salario di cittadinanza, il jobs act, la legge Fornero, la riforma della scuola, i livelli di tassazione, i rapporti con l'UE, il carattere degli accordi internazionali e dei loro effetti 'automatici'. Questi sono gli argomenti all'ordine del giorno per il nuovo governo. Eluderli significherebbe non ritornare indietro, ma approfondire la crisi.

Siamo dunque in una situazione di non ritorno? Per certi versi sì, nel senso che la pressione che viene da milioni di persone che hanno votato Lega e Cinque Stelle ha lacerato il quadro in cui a tenere il banco erano i soliti noti, dai dem a Berlusconi. Sarà molto difficile far rientrare nei ranghi queste persone.

Certo, dentro la 'rivoluzione' del 4 marzo non si intravedono i bolscevichi intenti a preparare un ottobre e quindi da un punto di vista politico e di prospettiva bisognerà capire difficoltà e passaggi di una fase in cui non sarà facile orientarsi. Se parliamo del 4 marzo come di una rivoluzione bisogna perciò che ci intendiamo bene. L'atteggiamento 'rivoluzionario' degli elettori esprime certamente rabbia per lo stato di cose presente, ma mantiene una sostanziale ambiguità sociale e di classe, che solo una direzione politica salda potrebbe portare a un approdo giusto e soprattutto alla necessaria diversificazione e chiarificazione interna.

Inutile ribadire che un'operazione di questo genere non può essere tentata né dalle malandate truppe renziane o post-renziane, né da una sinistra che ha abbondantemente dimostrato di essere liquefatta. Di LeU si prevede la scomparsa in tempi brevi dal momento che i fondatori del PD si sono mescolati con i peggiori avventurieri della politica e la base 'buona' non ha consistenza ed ha anche preso il volo, come si è visto, verso i Cinque Stelle. Quanto alla sinistra 'alternativa', è riuscita a dimezzare persino il misero risultato elettorale di Ingroia del 2013.

Dal punto di vista politico, i simboli e i discorsi della 'sinistra' non hanno nessuna presa e sono diventati autistici, sia che a parlare sia Renzi o Bersani o Rizzo con la sua falce e martello. Dovremo allora morire leghisti o cinque stelle? La questione non è questa. E' capire, finalmente, che bisogna uscire dalla palude di questa 'sinistra', variamente rappresentata, che non è in grado di affrontare la fase storica che stiamo attraversando. Da tempo andiamo dicendo che bisogna uscire dalla logica donchisciottesca e sgomberare il terreno dalle macerie accumulate finora. Un compito né facile, né immediato. Smettiamo di parlare di 'sinistra dei valori' o di sinistra 'alternativa'. Questi sono discorsi che di fronte alla 'rivoluzione' del 4 marzo non hanno nessuna presa. Cerchiamo semmai di capire come dal marzo si possa arrivare all'ottobre.

Aginform
23 aprile 2018


La "coerenza" di Gentiloni




Sul dibattito parlamentare a proposito dell'ultimo attacco 'occidentale' contro la Siria segnaliamo un commento di Fulvio Scaglione da Occhi della Guerra [qui].

Per chi volesse misurare l'abisso di malafede con cui i mass media imperialisti giustificano la guerra a una opinione pubblica cloroformizzata riportiamo a lato il video russo (sottotitolato in inglese) con la testimonianza di Hassan Diab uno dei bambini utilizzati dai famigerati Elmetti Bianchi per la messa in scena sull'attacco chimico.


A proposito di una polemica
che contrappone S.I.-COBAS e ADL alla USB


Abbiamo dovuto leggere una penosa polemica [qui] tra SI-COBAS e ADL da una parte e USB dall'altra su fatti che riguardano scontri concorrenziali tra sindacati di 'base' finiti in malo modo.

Non entriamo nel merito della vicenda perchè non conosciamo direttamente i fatti. Riprendiamo però un paio di punti che emergono dal comunicato di cui sopra che sono uno squarcio di una realtà che andiamo denunciando da tempo [qui]. In esso si dicono due cose che per lungo tempo sono state nascoste e che invece ora si cominciano a dire: il sindacato di 'base' segue logiche di gruppo e di bottega.

Per gruppo si intende la pretesa di gruppetti politici di pilotare un progetto di ricostruzione del sindacato di classe, col risultato di condannarlo alla fine miserabile che i gruppi 'rivoluzionari' hanno fatto. Per interessi di bottega non si deve intendere la questione dell'appartenenza, bensì la logica materiale che sovraintende il proliferare dei sindacatini odierni.

C'è da augurarsi che finalmente ci sia una svolta e si ricominci a discutere di ciò che nell'assemblea di Bologna del 2016 si era detto sulle prospettive da imboccare. Contro quel tentativo le 'botteghe' si sono scatenate, continuando a proclamare scioperi 'generali' ridicoli e separati che insieme, nel PI, hanno raggiunto l'1% di adesioni. Fino a quando?


Aginform
5 aprile 2018

LE QUESTIONI ESSENZIALI
fuori dal parlamentarismo e dalla retorica

Da intermarketandmore.finanza.com

Siamo ad un punto delicato della vicenda post elettorale e gli avvenimenti potrebbero spingerci a perdere l'orientamento e ad adottare schemi non adeguati.

In agguato ci sono due realtà che stanno lavorando per riportare indietro 'l'orologio della storia': la destra berlusconiana e il PD. Ambedue tendono a ridividersi la torta ritornando ad essere i protagonisti del vecchio bipolarismo. Inciucio o non inciucio, questo è l'obiettivo. Come si sa, con la vittoria dei 5Stelle e l'affermazione della Lega a costoro la situazione è sfuggita di mano, ma su tutto incombe l'occhio vigile e discreto (per ora) della UE che potrebbe mettere in moto al momento giusto una soluzione in salsa greca.

Ai due interlocutori principali spetta ora il compito di dimostrare a milioni di sostenitori di essere in grado di dare alla situazione soluzioni diverse e migliori, dal salario di cittadinanza, alle pensioni, ai rapporti con l'Europa, all'indirizzo dell'economia. Il voto a Salvini e a Di Maio non è stato un voto ideologico, ma una richiesta concreta di cambiamento. Dopo la svolta elettorale ci sarà la svolta su queste questioni? E se non ci sarà, quali scenari si determineranno? Ritornare ai vecchi schemi di interpretazione degli scenari futuri significherebbe non capire che l'equilibrio italiano non dipende più dalle manovre di Berlusconi e del PD, ma da come verrà superata la prova da parte dei vincitori e affrontata la crisi.

Questo discorso vale anche per la cosiddetta 'sinistra'. Il PD e dintorni mostra di credere nella possibilità di una rimonta in caso di difficoltà degli avversari, ma è un'illusione. Il PD postrenziano non potrà essere un punto di attrazione elettorale, anche se quello che accadrà con l'approfondirsi della crisi non saranno rose e fiori. Anche al partitino dell'1% bisognerà togliere l'illusione che la demagogia sul popolo possa andare oltre dalla conquista di qualche decimale. Quindi?

Quindi bisogna fare due considerazioni, una di fase e un'altra sul lavoro concreto e di prospettiva. Rispetto alla fase politica bisogna capire che dobbiamo agganciarci alla prospettiva che si è aperta dopo il 4 marzo. Andare avanti dunque in rapporto a ciò che avverrà, misurandosi con la concretezza delle questioni e lavorare anche affinchè le forze che si autoproclamano 'alternative' non inquinino la discussione (a partire dalla visione neoimperialista, ormai consolidata, della realtà internazionale).

Quanto al lavoro concreto e di prospettiva dobbiamo affrontare una discussione vera su tre questioni essenziali: 1) la questione della guerra che l'imperialismo occidentale fa incombere anche sull'Italia; 2) la necessità di riorganizzazione del fronte di classe, superando le degenerazioni in atto nel sindacalismo di base per ridare potere contrattuale ai lavoratori e combattere il nuovo schiavismo; 3) la crisi di civiltà dell'occidente capitalistico che va affrontata sia sulla base dell'esperienza del movimento comunista che definendo in termini teorici la nuova fase epocale.


Aginform
20 marzo 2018

Seppellire i morti

Da sollevazione.blogspot.it

Si parla di funerali di terza classe quando si tratta di una sepoltura di poco conto. Parlarne in merito ai risultati conseguiti il 4 marzo da Potere al Popolo non fa dunque notizia. Serve però a mettere in evidenza che, se pensiamo a una prospettiva di classe, internazionalista e comunista, abbiamo la conferma che la paccottiglia trotsko-anarco-movimentista che viene richiamata in servizio quando serve a stendere una cortina fumogena sui nodi politici, non ha registrato novità di sorta. Il pesce nuota in acque troppo basse per avere un futuro.

Questa realtà, che ha aspetti pre-politici e ha a che fare con un romanticismo ideologico che assimila i suoi protagonisti ad arancioni a tinte un po' più scarlatte, continua a rimanere un ghetto sempre più ristretto, nonostante che a sostenerla elettoralmente questa volta si siano scomodati due 'partiti' (Rifondazione e il PCI , quello di derivazione dilibertiana), il maggiore - si fa per dire - sindacato di base, la massoneria trasversale trotskista, il movimentismo partenopeo di nuovo conio che le malelingue dicono di ispirazione del sindaco di Napoli, più una spruzzata di operatori culturali in vena di brividi. Il tutto per arrivare all'1,12 per cento. Come dire, non c'è trippa per gatti. E questo lo avevamo anticipato in una nota relativa all'assemblea dell'Ambra-Jovinelli che aveva preceduto le elezioni.

Perchè allora parlare di questo e non del resto, cioè di cosa indicano i risultati del 4 marzo? Perchè parlando di questo, a nostro parere, possiamo inquadrare meglio l'intero campo dei risultati elettorali e trarne le conclusioni che, da un punto di vista oggettivo e di prospettiva presentano novità e non tutte allettanti.

Certo, c'è l'aspetto centrale che è la sconfitta di Renzi, il quale ha subito l'effetto del tridente pronto ad essere scagliato in queste elezioni dai 5Stelle, dagli effetti della scissione di Bersani e soci e dall'astensionismo, che hanno portato al fallimento la sua politica. La bestia non è ancora domata, come indicano le dimissioni non dimissioni, ma si sta ritirando sempre più nella sua tana ed è questione di tempo.

Sulle macerie del PD si ergono però i due colossi che risultano vincenti, la coalizione della destra e la vittoria dei 5Stelle, e questo cambia tutto lo scenario, a meno che non si voglia considerare Di Maio la sinistra come noi l'abbiamo intesa storicamente. E' bene che coloro che ritengono di avere una posizione comunista guardino però attentamente la realtà che si sta delineando. Non c'è una destra e una sinistra nuova che si fronteggiano.

A destra abbiamo una realtà anomala a guida Salvini reduce da un bagno popolare su questioni sociali e di difesa nazionale che fanno breccia in settori popolari, dall'altra parte abbiamo i 5Stelle che rappresentano la nuova ipotesi legalitaria, anticorruzione e socialmente orientata. Quindi far emergere in questo contesto una posizione di classe quando essa è stata carente in condizioni di 'normalità' dialettica sarà molto più difficile.

La 'sinistra' che è annegata con Potere al popolo non avrà modo di misurarsi con questa nuova realtà, dati i risultati, ma costringe invece a cambiare la connotazione di coloro che si preparano a un'opposizione socialmente avanzata e politicamente non infantile. Niente demagogia movimentista e scorciatoie antifasciste, ma analisi corretta delle contraddizioni reali e di come gestirle politicamente. Su questo siamo ancora al dibattito culturale. Intanto però seppelliamo i cadaveri dei servitori del popolo e del PD renziano. Per guardare avanti c'è bisogno intanto di far questo.


Aginform
5 marzo 2018

FASCISMO E ANTIFASCISMO
Chi tira le fila?

Il nazista ucraino Parubij ricevuto in Italia con tutti gli onori

Se consideriamo le cose dal punto di vista oggettivo bisogna riconoscere che negli ultimi tempi alcune organizzazioni fascio-naziste hanno trovato una loro visibilità e hanno persino raccolto qualche risultato elettorale. Che cosa dinamizza questi rigurgiti di fascismo? Alla base c'è l'instabilità politica e sociale che alimenta l'idea che bisogna mettere 'ordine' nel paese e 'l'invasione' extra-comunitaria che minaccerebbe la supremazia della 'razza bianca'. Si ripropone così il repertorio tradizionale del neofascismo, con la variante dei pacchi dono ai diseredati di piazzale Gasparri a Ostia.

Le grida di allarme su questa rinascita neofascista non sembrano però troppo convincenti. Intanto perchè basterebbero Salvini e la Meloni, con il loro sponsor Berlusconi, a dimostrare che in Italia la destra ha una corposità che va ben oltre i confini di Casapound e di Forza nuova. Se di preoccupazione si deve parlare, la prima cosa da fare sarebbe scendere in piazza, da antifascisti, contro costoro. Ovviamente però questa scelta è interdetta da chi si è inventato il Nazareno e il Rosatellum e mantiene la mistificazione di rapporti istituzionali tra forze 'democratiche', passando sopra al fatto che Dell'Utri, fondatore di Forza Italia, è in prigione per mafia e che Mangano era un collaboratore di Berlusconi. Ma soprattutto passando sopra al fatto che gli immigrati, contro cui Salvini costruisce buona parte delle sue fortune, sono il prodotto delle guerre imperialiste, comprese le avventure militari che la Repubblica italiana, fondata sulla Resistenza, sta conducendo in vari scacchieri, dall'Afghanistan alla Somalia, passando per la Libia e il Niger.

Vedere l'albero e non la foresta può sembrare una questione di miopia. La miopia però nasconde la realtà preoccupante di un'operazione che viene da lontano e passa anche per la campagna elettorale. Il ministro Minniti, tanto apprezzato tutore della legalità, al pari di altri ministri e governi precedenti, ha sempre avuto a disposizione leggi contro il razzismo e le organizzazioni neofasciste, ma non le ha mai applicate. Il fatto è che tenere in piedi organizzazioni neofasciste fa comodo ai governi 'democratici' che, in caso di necessità, possono sempre evocare il pericolo degli opposti estremismi per dimostrare di essere tutori dell'ordine e garanti della democrazia o imbastire provocazioni come all'epoca della strategia della tensione delle stragi e di Gladio.

La manifestazione a Roma contro il fascismo indetta dall'Anpi e sponsorizzata da Renzi è la palese dimostrazione di quanto stiamo dicendo. Contro gli opposti estremismi si erge, alla vigilia del voto, la diga dei democratici - quasi a dire del PD - a garanzia dei valori costituzionali, quelli peraltro che vengono continuamente calpestati con le iniziative belliche e le politiche economiche e sociali.

Questa operazione viene facilitata anche dall'esistenza di una schiera di 'antagonisti' che è pronta a recitare la parte (assegnata da chi?) di un antifascismo 'militante' ad uso e consumo proprio di chi ha interesse ad alimentare l'immagine degli opposti estremismi. E' il caso che si incominci a discutere non solo di miopia politica, ma anche di registi interessati.

In piazza si deve scendere, ma contro il governo che consente la sopravvivenza di organizzazioni fasciste proibite dalla Costituzione. In piazza bisogna scendere, ma contro le guerre criminali che costringono gli immigrati a fuggire. In piazza bisogna scendere per liquidare questa classe politica e non per raccattare qualche voto.

Aginform
24 febbraio 2018


17 febbraio
La sinistra imperialista
infatuata dei curdi

Sabato 17 febbraio si presenta in piazza a Roma, con la manifestazione nazionale dei curdi, un condensato di tutta l'ipocrisia, l'idiozia e la malafede con cui da sinistra, con poche eccezioni, sono state accompagnate negli ultimi decenni le guerre scatenate dall'imperialismo USA e dai suoi interessati reggicoda europei.

Da sette anni ormai la Siria è dilaniata da una guerra atroce. Si è vista forse una sola mobilitazione significativa a sostegno del legittimo governo di Damasco? No? Ah già, ma quella in Siria viene correntemente chiamata "guerra civile" e Assad è il tiranno sanguinario!

Con la Libia e Gheddafi lo schemino della 'rivolta popolare' contro il tiranno ha funzionato bene, sia pure con l'aiutino di diecimila missioni aeree di bombardamento NATO in partenza dall'Italia. In Ucraina è stato ancora più facile: per portare i nazisti al potere sono bastati un buon flusso di dollari e l'uso sapiente di mercenari e cecchini. In Siria no!

[leggi tutto]


ASTENSIONISMO:
NON E' SOLO PROTESTA

Lettera ai compagni e alle compagne

Quando in previsione delle elezioni del 4 marzo abbiamo deciso di impegnarci nella campagna astensionista, siamo partiti dalla constatazione che una percentuale sempre più alta di elettori non andava a votare e che, allo stesso tempo, il non voto non aveva affatto un carattere qualunquista, ma piuttosto di rifiuto di un sistema politico che aveva perso credibilità. E' un fatto nuovo e dirompente che deve essere preso in seria considerazione da chi parla di alternativa.

Partendo da questa constatazione abbiamo tratto le necessarie conclusioni:

1. Il rifiuto del voto rappresenta una rottura col sistema corrotto e liberista che da anni gestisce la demolizione pezzo dopo pezzo delle conquiste realizzate a caro prezzo in passato dai lavoratori e lascia il nostro paese in balia delle scorrerie del grande capitale e al servizio dei guerrafondai.

2. Questa rottura preoccupa il potere ma viene considerata per ora un fattore inerte perchè non ha ancora una definizione politica collettiva.

3. La sfiducia di chi non vota si estende anche alle opposizioni, da quella demagogica della destra a quella dei Cinque Stelle, perchè il sistema truccato dei partiti, dell'informazione, delle regole elettorali e dei controlli istituzionali rende inattendibili le promesse di rinnovamento.

Oggi esiste dunque un enorme potenziale di rabbia che deve trovare un punto di riferimento per trasformarsi in una forza reale di difesa e trasformazione e mettere fuori gioco chi cerca di bloccare la situazione partecipando alla lotteria elettorale.

Questo potenziale deve essere il vero interlocutore dei comunisti, non quelli di nicchia o che ritentano fallimentari vie elettoralistiche, ma quelli che capiscono in modo dialettico e rivoluzionario le contraddizioni presenti nella società italiana e cercano di dare un contributo reale al cambiamento della situazione.

Se nella nostra battaglia quotidiana, indicando la luna, ci limitiamo a guardare il dito, dimostriamo, come è avvenuto negli ultimi decenni, di non avere il coraggio e la lucidità per impegnarci veramente a cambiare le cose e non limitarci ai riti.

A questo proposito i Cinque Stelle un insegnamento ce lo hanno dato: quello di osare misurarsi con la situazione vera che abbiamo di fronte e, a modo loro, combattere e vincere, anche se in un ambito di legalità e di compatibilità che facilmente li ingabbierà.

Invece certi comunisti, o perlomeno quelli che si definiscono tali, si limitano a barcamenarsi tra le avventure elettoralistiche movimentiste e le prese di posizione ideologiche, senza individuare il percorso che qui e oggi li renda veramente protagonisti. Si cimentano con liste elettorali formato francobollo, cercando l'albero e non vedendo la foresta che gli sta dietro.

L'appello al non voto è diretto principalmente a chi ha capito che questa è la scelta da fare, ma è anche l'apertura di una discussione con coloro che sono disponibili a imboccare un percorso serio contro il presente e ancor più il futuro di miseria e di guerre che aspetta i lavoratori e i giovani italiani disoccupati, precarizzati, sottopagati. Un percorso che abbia un respiro strategico vero, fuori dai riti di un movimentismo che ristagna nella dimensione in cui il sistema 'democratico' lo relega.

Onestamente dobbiamo dire che non ci aspettiamo granchè da questa sinistra. Una sinistra che spesso si definisce comunista, ma che non ha ancora capito, per esempio che i Curdi sono mercenari a stelle e strisce (e va in piazza a sostenerli) e che lo sviluppo del movimento di classe non è la ripetizione di logiche gruppettare già vissute, ma una esigenza oggettiva da interpretare e raccogliere con un progetto adeguato.

E' possibile riaprire una discussione su tutto questo? Noi ci proviamo. Anche se ci rendiamo conto, ad esempio, che dopo tante guerre a servizio degli americani e compartecipate dall'Italia non abbiamo ancora un movimento contro la guerra e per l'indipendenza nazionale. E' un caso? La discussione è aperta.

In altri momenti abbiamo dimostrato di osare e di saper cogliere l'obiettivo e anche stavolta cerchiamo di gettare il sasso nello stagno.


Aginform
8 febbraio 2018


ASTENSIONISMO O TRASFORMISMO?
Evitiamo l'imbroglio dei soliti noti

Se vogliamo considerare le cose da un punto di vista oggettivo e non velleitario, con tutte le loro implicazioni, conviene riprendere l'immagine del tridente che abbiamo già utilizzato per caratterizzare queste elezioni politiche. Se queste elezioni possono avere un senso rispetto alla gestione Gentiloni-Renzi dipende infatti da tre fattori che costituiscono il tridente che potrebbe infilzarli: il risultato dei 5Stelle, i voti di Liberi e Uguali e il livello delle astensioni. La combinazione di questi tre fattori potrebbe portare fuori scena il protagonista da farsa che ha curato gli interessi dei padroni in questi anni utilizzando la carota e picchiando sui lavoratori. E' ovvio che il nostro interesse è che Renzi venga battuto, in ogni modo. Questa è una precondizione.

E' vero anche che la destra monta, ma noi dobbiamo utilizzare la metafora di Bersani: per andare a cercare il nostro popolo nel bosco non possiamo ragionare sul meno peggio. Dobbiamo offrirgli una prospettiva per evitare che la destra cresca e vinca la partita.

Per questo chiediamo di rafforzare l'astensione e farne una clava contro i recuperi demagogici. Non possiamo pensare che le altre due opzioni di cui stiamo parlando, utili a livello tattico, possano costituire una prospettiva. Noi dobbiamo andare a cercare nel bosco proprio coloro che hanno capito che senza un rifiuto profondo del sistema corrotto e responsabile della sofferenza di milioni di italiani, di giovani, di anziani, di disoccupati e di precari non si può cambiare niente e si cade vittima dell'inganno, della demagogia, del cialtronismo. Questa è la battaglia che abbiamo aperto in queste elezioni contro il voto inutile e per l'astensione. E da questo bisogna partire.

All'ultimo momento però è riapparsa la cometa della lista alternativa (si fa chiamare Potere al Popolo) dove il gotha dell'antagonismo di facciata tenta di nuovo la partita delle elezioni. E' una sorta di malattia endemica, una febbre che agita quelli che aspettano solo l'occasione per riandare in parlamento per 'fare la rivoluzione'. Come Bertinotti e i suoi emuli insegnano.

Bisogna quindi mettere in chiaro alcune cose. Il tentativo elettoralistico ha uno scopo ufficiale di tipo pubblicitario di personaggi di un 'movimento' di trasformisti che campano alla giornata riproponendo un antagonismo senza una strategia e senza un'analisi delle forze in campo e della loro effettiva dinamica sociale. Lo scopo occulto di questa operazione potrebbe anche essere dettato da qualche regista interessato a far perdere voti alle liste che giocano un ruolo e i fili di questa operazione potrebbero risalire al PD. In ogni caso bisogna sgombrare il campo da una logica che si ripete da decenni e che ci porta fuori strada rispetto a questioni come quelle della pace e dell'organizzazione per la difesa dei lavoratori, delle lavoratrici e dei ceti colpiti dalla crisi.

Aginform
17 gennaio 2018


Per l'unità del fronte sindacale di classe

Il 3 gennaio scorso si è tenuto a Firenze l'incontro del Coordinamento per l'unità del sindacalismo di base scaturito dal convegno del 25 novembre 2017, promosso dalla rivista Ancora in Marcia, fondata da Ezio Gallori, per affrontare il tema dell'unità del fronte sindacale di classe.
Il Coordinamento ha ribadito l'intenzione di convocare nel prossimo mese di maggio, fuori dalla baraonda elettorale, l'assemblea di tutti coloro che militano nelle strutture sindacali di riferimento, ma sono intenzionati a costruire una prospettiva comune.
Quello che segue è il testo dell'
appello , che può essere anche scaricato come documento PDF, per diffonderlo e raccogliere firme di adesione e di impegno a partecipare.


APPELLO

"Lavoratori di tutto il mondo unitevi!"


La costante perdita dei diritti del mondo del lavoro, la destrutturazione dello stato sociale, gli attacchi permanenti alla Costituzione, ai servizi pubblici, alla sanità, alle pensioni, all'assistenza e alla democrazia, impongono a tutti la creazione di un fronte unitario di opposizione, che faccia da argine alla cultura neoliberista dominante portata avanti dall'Europa, dai Governi nazionali e con l'inerzia dei sindacati di regime. La necessità di una riduzione dell'orario di lavoro e dell'età pensionabile per garantire solidarietà e ricambio generazionale; di aumentare i salari, di uscire dalla precarietà per superare la povertà dilagante e le diseguaglianze sociali; l'esigenza di combattere le forme di autoritarismo e i potentati dell'economia, sono impegni a cui non possiamo sfuggire perchè imposti dalla realtà che viviamo.

I partiti che un tempo rappresentavano i lavoratori, con la loro forte opposizione nelle istituzioni e nelle lotte sociali, non esistono più ed i sindacati che difendevano il mondo del lavoro sono passati dalla famigerata "concertazione" all'aperto sostegno alle politiche distruttive dei diritti, praticate dai Governi, di privatizzazione dei servizi essenziali, di svendita dei beni comuni e di complicità per la "gestione" di fondi sanitari e pensionistici.

A questa grave involuzione si oppongono gruppi consistenti di lavoratori e di cittadini che rifiutano il ritorno alla barbarie e rivendicano diritti civili e modernità. Si oppongono con forza tutti i sindacati di base, anche se soffocati da leggi e vincoli contrattuali che ne limitano l'agibilità democratica sui luoghi di lavoro e l'esercizio del diritto di sciopero costituzionalmente garantiti.

Questa opposizione, tuttavia, è troppo frammentata per apparire credibile, per affrontare seriamente i problemi che abbiamo davanti e per dare la speranze di riconquista dei diritti perduti, obiettivi raggiungibili solo attraverso una più ampia unità dei lavoratori e più consolidati rapporti di forza. La necessità di unificare l'azione dei vari sindacati di base nelle analisi, negli obiettivi e nelle lotte si impone in nome degli interessi di classe, dell'uguaglianza e del progresso sociale!

Proponiamo, per ora, almeno un percorso d'azione unitaria per dare spessore politico alle mobilitazioni e agli scioperi - che non possono essere un rituale, che non possono passare senza lasciare il segno, che non possono svilire l'umore di coloro che vi partecipano, - ma l'obiettivo finale non potrà che essere un solo SINDACATO DEMOCRATICO DI CLASSE.

Percorsi unitari ed impegni che partono dal basso, dalle categorie, dalle vertenze contrattuali, dal sereno confronto, ma che incidano anche sulle mobilitazioni di carattere generale e sugli scioperi generali, che non possono tradursi in una conta insignificante di quell'uno per cento in più o in meno di partecipanti che forse gratificano vanamente chi li promuove, ma che non incidono nulla sulla realtà.

In buona sostanza, per creare una contrapposizione ai potenti, al governo e ai sindacati confederali che lasciano fare, non abbiamo alternative a praticare l'unità di classe!

Per affermare queste semplici ragioni e per superare le difficoltà di dialogo che permangono nel mondo del sindacalismo di base, lanciamo questo appello a tutti coloro che credono ancora in questi valori e che con umiltà, convinzione e fermezza vogliono rilanciare il tema dell'unità. A maggio, dopo le elezioni, se raggiungeremo adeguati livelli di attenzione da parte di tutti, con almeno MILLE FIRME DI IMPEGNO ALLA PARTECIPAZIONE, organizzeremo a Firenze una grande iniziativa per discutere forme e metodi per realizzare l'UNITA'.


L'AMBRA-JOVINELLI
prove di avanspettacolo elettorale

Ciò che indigna nell'iniziativa convocata dal gruppo napoletano che si richiama a Pino Daniele non è il fatto che abbia scelto di presentarsi alle elezioni sperando di ripetere l'esperienza di altri gruppi europei. In fondo l'Europa è lastricata di tentativi di questo genere che hanno attraversato come meteore lo scenario politico e ognuno si diverte come può.

Quello che rende discutibile la proposta del gruppo napoletano è che essa è diventata il paravento dei vecchi marpioni della nomenclatura gruppettara che per anni hann o imbrogliato il popolo della sinistra mettendo al centro dell'iniziativa sceneggiate politico-sociali finalizzate a null'altro che alla raccolta dei voti.Per fare che cosa? Siccome tra i pupari dell'Ambra Jovinelli ci sono il vecchio gruppo del Pdci, il nucleo residuo di Rifondazione comunista e infine gli ultimi arrivati di Eurostop e del Brancaccio, è bene ricordarne le caratteristiche per capire il senso strumentalmente elettoralistico della proposta.

Domandiamoci: è possibile che i residui di Rifondazione comunista, che è stata la culla di tutti i trasformismi e della cultura anticomunista, possa costituire un punto di ripresa? E' possibile che ciò che resta dell'avventura cossuttiana, finita col governo Cossutta-D'Alema possa rappresentare una voce credibile dell'opposizione a questo regime? E infine, quale credibilità può avere l'uso degli slogans anti-europeisti da parte di chi da tempo sta cercando solo un palcoscenico, dopo i precedenti fallimenti, per presentarsi ancora come soggetto politico?

Già questi interrogativi danno il senso della nuova impresa elettoralistica e fanno capire perchè si può ironizzare sulla scelta del teatro Ambra-Jovinelli di Roma, famoso in passato per l'avanspettacolo. Per questo più che una scelta politica ci sembra una trovata da varietà, appunto 'Je so pazzo'.

A noi spetta però oltre alla critica anche l'onere di spiegare, in previsione delle elezioni del marzo prossimo, come stanno le cose e ricavarne qualche indicazione politica.

Un tempo nel settore più radicale della sinistra non coinvolto nel trasformismo elettoralistico, pubblicando la foto di Marx, si diceva che "il nostro candidato non ha trovato posto nelle liste", ma oggi il nostro ragionamento sul voto ha una articolazione politica meno semplicista e tiene conto di vari fattori: la presenza di una destra rilanciata alla conquista del governo, di un Renzi che lancia l'ennesima sfida per la continuità di una politica liberista, di un movimento Cinque Stelle che si normalizza nella speranza di vincere senza più impaurire e infine la presenza dei Liberi e Uguali della lista Grasso, che promette un nuovo protagonismo della sinistra moderata. Con questi fattori, la futura caratteristica della nuova legislatura presenterà sicuramente delle novità. Ma fin qui siamo nello schema delle soluzioni istituzionali. C'è però un soggetto sullo sfondo che si chiama astensionismo e che è arrivato a rappresentare quasi il 50% del corpo elettorale.

Il rifiuto del voto, a nostro parere, non è certo qualunquismo, ma manifesta una radicalità per tutto il discredito di chi gestisce il potere ed esprime la convinzione che, per le sue caratteristiche, chi gestisce il potere non ha nessuna intenzione di affrontare i problemi sociali che la crisi pone.

Invece di inventarci liste elettorali inconsistenti e fraudolente, sarebbe il caso di discutere finalmente come dare un volto e un programma all'astensionismo per la prossima scadenza elettorale.


Aginform
27 dicembre 2017

IL TRIDENTE ANTIRENZIANO
e il cretinismo (extra)parlamentare

L'avventura renziana volge alla fine e il finale non è quello che ci si aspettava un po' di mesi fa: quello di un PD rampante e di un quasi avversario Berlusconi che si sarebbero contesi il governo dopo l'inciucio del Fascistellum. Nella scena difatti sono apparsi tre fattori che, rafforzati nel tempo, costituiscono un tridente difficile da evitare. Si tratta di un movimento, i 5stelle, rafforzato e reso credibile dal suo leader Di Maio, di una lista (per ora la definiamo così) di Liberi e Uguali e, infine, di un astensionismo che si consolida e riguarda almeno il 50% dei potenziali votanti.

In queste condizioni Renzi è diventato quasi ininfluente, una nuova versione della sconfitta siciliana. Da protagonista Renzi diventa un'opzione non credibile, perchè lo scontro vero si accentra tra la destra unita con Berlusconi e i 5stelle. Renzi arriva terzo e non ha neppure la possibilità di costituire una maggioranza col Cavaliere. I conti non tornano. Gli scissionisti del PD, che sembravano un riferimento di poco conto, riescono a guadagnare credibilità e a minacciare la stessa esistenza del partito. Non vogliamo anticipare le conclusioni, ma alla fine del tunnel quello che si può intravedere non è solo la fine di Renzi, ma anche di una esperienza fallimentare basata sul nulla strategico, quella appunto del PD.

Le prossime elezioni politiche presentano dunque alcuni elementi di novità di non poco conto. Non solo c'è la minaccia che una formazione fascistoide e razzista guadagni la maggioranza, ma c'è anche la possibilità che i 5 stelle risultino il primo partito e che la lista di Grasso abbia un risultato significativo e in qualche modo possa rientrare in gioco contribuendo ad affossare Renzi. Un astensionismo che non consente recuperi farà il resto.

Il movimento 5 stelle potrebbe andare al governo e se questo avvenisse quali ne sarebbero le ragioni e che cosa significherebbe? Se ciò accadesse non sarebbe una cosa di normale amministrazione o meglio sarebbe un tentativo, certamente non rivoluzionario, di rendere più decente un paese disastrato e corrotto come l'Italia. Almeno in partenza. Il cambio della guardia però può avvenire solo con il beneplacito di chi conta veramente e sa che non si può rischiare troppo. A costoro bisogna dare garanzie e sembra che Di Maio sia sulla buona strada.

In questo contesto abbastanza interessante fa capolino 'Je so pazzo', un gruppo napoletano il cui nome somiglia più ad una band che a qualcosa che possa avere a che fare con la lotta politica in corso. A questo tentativo si vanno aggregando i soliti patiti del cretinismo (extra)parlamentare, nostalgici del tempo in cui si definivano rappresentanti delle istanze antagoniste, anche se poi l'antagonismo annegava in una palude di trasformismo. Stando così le cose è bene dire, non c'è trippa per gatti.

Aginform
8 dicembre 2017



1917-2017
Cento anni dalla Rivoluzione di Ottobre

Nel centenario della Rivoluzione d'Ottobre segnaliamo ai compagni il prezioso lavoro di lettura di cento anni di storia del movimento comunista internazionale intrapreso dalla Associazione Stalin. Sulle motivazioni e il metodo scelto dall'Associazione rinviamo a quanto scritto al momento di intraprendere il lavoro, [qui].

Per quanto riguarda le conclusioni (ovviamente provvisorie) tratte fin qui, rimandiamo allo scritto I comunisti nel 21° secolo dopo la controrivoluzione in URSS [qui].

La documentazione proposta, suddivisa in 38 fascicoli, può essere scaricata direttamente dal sito dell'Associazione [qui], oppure, anche per facilitare la condivisione, dalla pagina Facebook, dove è raccolta nella sezione "foto" in 4 "album" in cui le fotografie sono le copertine dei 38 fascicoli sin qui prodotti, dalle quali è possibile accedere a tutti i testi con le relative premesse a cura dell'Associazione.

Ed ecco dunque i quattro album e i rispettivi collegamenti:

  1. GLI ANNI DI STALIN [qui].

  2. LA CONTRORIVOLUZIONE IN URSS [qui].

  3. LA CONTRORIVOLUZIONE IN URSS E IL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE [qui].

  4. LA DIVISIONE DEL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE. I FATTI OGGETTIVI [qui].





E' POSSIBILE USCIRE
DALLA PALUDE ITALIANA?

Appunti per una discussione necessaria


Se distogliamo l'attenzione dal teatrino quotidiano e cerchiamo di interpretare meglio le caratteristiche della situazione italiana dobbiamo prendere atto che essa evolve a senso unico. Va sempre più a destra, nonostante che siamo in presenza di acute contraddizioni sociali e politiche. Se si può fare un paragone, dobbiamo figurarci una zattera trascinata dalla corrente in cui i rematori si illudono di andare in senso opposto, ma a decidere il senso della marcia non sono loro.

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Un deterrente necessario

Dal Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea abbiamo ricevuto la seguente lettera, datata 4 agosto 2017


Il Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea porge i suoi omaggi ad Aginform e a tutti i compagni e coglie l'occasione per diffondere la seguente lettera in cui riaffermiamo la nostra ferma determinazione a eliminare il rischio di una guerra nucleare nella penisola coreana e salvaguardare la pace nella regione e nel mondo.

Come già abbiamo riferito, il 4 luglio scorso la Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC) nel quadro del piano di costruzione di una forza nucleare strategica ha effettuato con successo il lancio di prova del missile balistico intercontinentale (ICBM) "Hwasong-14", aprendo così la via al completamento della capacità nucleare del paese. Al primo lancio di prova ne è seguito un secondo pienamente riuscito il 28 luglio.

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SINDACALISMO DI BASE
Questioni aperte

Anche se siamo costretti ad assistere al ripetersi di rituali che sono propri di altre esperienze e che dal '68 in poi si sono ripetuti fino ad esaurirsi, la questione del sindacalismo di base in Italia non può essere assimilata a queste logiche. Per questo è necessaria una riflessione che ci consenta di capire, aldilà delle apparenze, a che punto siamo in questa esperienza, quali distorsioni si sono prodotte al suo interno e quali sono le prospettive necessarie e possibili da definire.

Il punto di partenza

La nascita del sindacalismo di base, è bene ricordare in premessa, ha segnato un passaggio dalla dimensione movimentista con cui l'opposizione radicale si era espressa in Italia dal '68 in poi a una dimensione strutturata e autonoma dei lavoratori dentro il conflitto sociale e politico in Italia. Questo passaggio, peraltro, non è stato pacifico, bensì segnato da polemiche abbastanza dure con coloro che, pur parlando di lavoratori e pretendendo di rappresentarli, ne ostacolavano di fatto l'organizzazione indipendente. Questa polemica storica conferma appunto la diversità del sindacalismo di base, anche se in corso d'opera ci sono state numerose conversioni che hanno reso più incerti i confini.

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